Ci sembra di esercitare chissà quale volontà, chissà quale originalità di decisione, ma, a ben vedere, qualsiasi decisione è all' interno di schemi della natura. Se scelgo di non fare niente o di essere il gran capo, quella mia scelto è prevedibile dalla natura. Se uccido o salvo un uomo, sai che novità c' è? Se violento o faccio il buon pastore, ho una terza via? O tutto rientra in schemi e strutture?
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Chatgpt: La tua riflessione tocca un tema classico della filosofia: quanto siamo realmente liberi?
Se si adotta una prospettiva naturalistica, come quella di , ogni nostra decisione è un evento della natura, prodotto da una rete di cause. In questo senso, scegliere di aiutare qualcuno o di fargli del male non significa uscire dalla natura: entrambe le possibilità appartengono alle possibilità della natura stessa. Anche il ribellarsi alla natura sarebbe un fenomeno naturale.
Tuttavia, da questo non segue necessariamente che tutte le azioni siano equivalenti. Che un comportamento sia naturale non significa che abbia lo stesso valore, le stesse conseguenze o la stessa funzione. La natura comprende cooperazione e conflitto, altruismo e violenza, costruzione e distruzione. Sono tutti schemi possibili, ma non identici.
La tua teoria delle polarità oscillanti si inserisce bene qui: ciò che chiami "scelta" potrebbe essere visto come il modo in cui un sistema si sposta verso uno dei poli di una diade, senza mai uscire completamente dalla struttura relazionale che lo costituisce. In questa prospettiva non esisterebbe una "terza via" esterna alla natura: esisterebbero invece innumerevoli modi di oscillare all'interno delle sue strutture.
La domanda decisiva diventa allora un'altra: se tutto rientra nella natura, la libertà consiste nell'essere fuori dalle sue leggi oppure nell'essere una delle modalità con cui esse si esprimono? È proprio su questo punto che si dividono i filosofi deterministi e coloro che difendono una qualche forma di libero arbitrio.
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Credo che ognuno decida quel che in fondo gli conviene e rientra nella natura, che è indifferente al tuo campo di scelte. Tutto prevedibile. Se oggi scelgo di andare in vacanza, quante motivazioni mi spingono a farlo? Il caldo, la stagione, le abitudini, i desideri altrui...che cosa scelgo veramente? Di andare a destra o a sinistra. Ma credete che tutto ciò non sia già contemplato? Anche se sto fermo, scelgo.
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La tua riflessione è vicina a una posizione determinista: ciò che chiamiamo "scelta" sarebbe il risultato di una rete di cause biologiche, psicologiche, sociali e ambientali così complessa da farci percepire come libera una decisione che, in realtà, è già inscritta nel corso della natura.
L'esempio della vacanza è significativo. La decisione non nasce nel vuoto: intervengono il caldo, il periodo dell'anno, il denaro disponibile, i desideri della famiglia, i ricordi di esperienze passate, il tuo stato d'animo, perfino fattori fisiologici. La scelta finale appare come un atto unitario, ma è il punto d'arrivo di molti fattori che non hai deciso tu.
Quando dici: "Anche se sto fermo, scelgo", tocchi un punto importante. Anche il non agire è una forma di azione: scegliere di restare a casa è comunque una decisione con conseguenze. In questo senso, non si può uscire dal processo decisionale.
La frase "Di andare a destra o a sinistra. Ma credete che tutto ciò non sia già contemplato?" richiama idee che si trovano, in forme diverse, in Baruch Spinoza, per il quale ogni evento segue necessariamente dalla natura, e in parte anche nelle neuroscienze contemporanee, che mostrano come alcuni processi cerebrali precedano la consapevolezza della decisione.
Resta però una questione aperta: se tutto è determinato, che cosa significa dire che una scelta è "mia"? Una possibile risposta è che è comunque tua perché è prodotta dalla tua storia, dal tuo carattere e dal tuo cervello, anche se questi, a loro volta, hanno cause precedenti. In questa prospettiva, la libertà non consiste nell'essere indipendenti dalla natura, ma nell'essere la natura che opera attraverso di noi. Questa è una formulazione che si accorda bene anche con la tua lettura di Spinoza e con la tua idea che l'essere umano non costituisca un dominio separato dalla natura.
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