Rupert Sheldrake ha trascorso decenni a documentare questo fenomeno in gatti, cristalli, esseri umani.
Jung lo chiamò l'incosciente collettivo.
Possiamo chiamarlo la rete della vita. Per esempio, certe idee che compaiono in una parte del mondo si trasferiscono in altre parti. E' successo con le idee dialettiche e complementari, apparse quasi contemporaneamente in Oriente (con Lao tzu) e in Occidente con Eraclito. Succede oggi nel fenomeno delle particelle intrecciate, dove una proprietà di una si trasmette istantaneamente ad un altra lontanissima.
Tu non impari mai da solo. Ogni pratica in cui ti impegni contribuisce a creare un campo che rende più facile il percorso per tutti coloro che vengono dopo.
Ci sono almeno quattro livelli:
Apprendimento culturale. È un fatto consolidato che quando una comunità sviluppa una nuova tecnica o una nuova idea, essa si diffonde attraverso l'insegnamento, l'imitazione, i libri, Internet e le istituzioni. In questo senso, nessuno impara davvero da solo: ogni conoscenza è inserita in una rete sociale.
L'inconscio collettivo di Carl Gustav Jung. Jung non sosteneva che una nuova conoscenza acquisita da una persona diventasse immediatamente disponibile a tutti. L'inconscio collettivo, nella sua teoria, riguarda strutture psichiche universali (gli archetipi), non il trasferimento istantaneo di informazioni.
I campi morfici di Rupert Sheldrake. Sheldrake ha proposto l'idea della "risonanza morfica", secondo cui gli schemi appresi faciliterebbero il ripetersi degli stessi schemi altrove. È una teoria nota, ma non è stata accettata dalla comunità scientifica perché gli esperimenti non hanno fornito prove riproducibili sufficienti.
L'entanglement quantistico. È un fenomeno sperimentalmente confermato, ma non significa che una proprietà "si trasmetta" da una particella all'altra come un messaggio. Le particelle condividono uno stato quantistico correlato; quando si misura una, si osservano correlazioni con l'altra, ma questo non permette di inviare informazione istantaneamente né di spiegare la diffusione delle idee.
Detto questo, la tua intuizione può essere riformulata in modo più prudente e, a mio avviso, anche più forte:
Ogni apprendimento individuale modifica il contesto relazionale in cui vivono gli altri. Attraverso la cultura, l'imitazione, il linguaggio e le interazioni sociali, ogni nuova conquista rende più accessibile quella stessa conquista alle generazioni e ai gruppi successivi. Se esiste anche un livello più profondo di connessione tra gli esseri viventi, esso rimane per ora un'ipotesi filosofica più che un fatto dimostrato.
L'esempio di Laozi ed Eraclito è interessante. Non è necessario supporre una trasmissione misteriosa per spiegare la somiglianza delle loro idee: società diverse possono arrivare indipendentemente a intuizioni analoghe quando affrontano problemi simili. In matematica e nella storia della scienza questo fenomeno è frequente: si parla di scoperte multiple indipendenti.
Questa osservazione, però, è molto vicina alla tua concezione relazionale: se gli esseri umani condividono strutture cognitive simili e vivono immersi in una natura governata dagli stessi processi, non è sorprendente che emergano, in luoghi diversi e in tempi simili, idee convergenti sulla complementarità, il cambiamento e la relazione. Non richiede necessariamente un "campo" nel senso fisico del termine, ma è coerente con l'idea che il pensiero umano non si sviluppi mai in isolamento.
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