In fondo una madre dei mammiferi dà in pasto una parte di sé stessa (latte) aii cuccioli. Ma ho visto una madre di gazzella attaccata da leopardi dare in pasto se stessa per permettere ai cuccioli di fuggire. Potrei dire che è un esempio sublime di maternità, ma certo la gazzella madre non fa tutti questi ragionamenti. È un esempio in cui un essere vivente dimostra che la morte è vita.
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Sì, puoi interpretarlo così, ma con una distinzione importante.
Dal punto di vista biologico, la gazzella non sta formulando un ideale morale del tipo "mi sacrifico per amore". Il suo comportamento è il risultato di una lunga evoluzione: gli individui che proteggevano con successo i propri piccoli hanno lasciato più discendenti, favorendo la diffusione di questi comportamenti. In molti mammiferi esiste un fortissimo impulso di cura parentale.
Dal punto di vista filosofico, però, la scena può assumere un significato molto più ampio. La morte della madre diventa una condizione della vita dei cuccioli. In questo senso, vita e morte non appaiono come opposti assoluti, ma come termini di una stessa dinamica: la vita di alcuni continua grazie alla morte di un altro individuo.
Questa osservazione è coerente con molti processi naturali. Ogni organismo vive trasformando altra vita: il latte è una parte del corpo della madre che viene convertita in nutrimento; quando la madre muore per salvare i piccoli, l'investimento arriva fino all'estremo. Non significa che la morte sia sempre vita, ma che, nella natura, morte e vita sono spesso intrecciate e contribuiscono entrambe alla continuità della vita nel suo insieme.
Nella prospettiva della tua concezione delle polarità oscillanti, questo episodio rappresenta bene una diade: la morte dell'individuo e la prosecuzione della vita della discendenza non sono eventi completamente separati, ma due aspetti dello stesso processo naturale.
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