Ritiri periodici sono importanti per
ritrovare se stessi, il proprio equilibrio e le proprie energie – ormai lo
riconoscono tutti. Per esempio, oggi si parla di silent retreat mania o
di esperienza interiore dell’èremos per indicare la necessità si isolamento e
di raccoglimento, oppure va di moda il libro di Erling Kagge, Il silenzio,
dove si parla del bisogno di cercare nella natura grandi spazi vuoti e privi di
affollamento e di chiasso. Del resto estraniarsi dagli affanni e dagli assilli del quotidiano è
ormai diventata una pratica sempre più richiesta da persone stressate, nervose,
tese e corrose dal rumore dei nostri ambienti. Ritrovare queste esperienze è
ciò di cui abbiamo bisogno per recuperare pace e tranquillità.
D’altronde, come diceva Wittgenstein, “su ciò di cui non si
può parlare, si deve tacere” .
Ma lasciamo stare
le mode e lasciamo anche perdere gli innumerevoli benefici a livello
psicofisico sciorinati dagli studi scientifici. E leggiamo qualche libro dei
grandi meditanti del passato. C’è già tutto per capire la nostra condizione,
che oggi come ieri non può mai essere veramente felice se non ci si applica
quotidianamente o periodicamente alla meditazione, alla natura e alla ricerca
della calma e della consapevolezza.
“Il silenzio, da un certo punto di vista, è il contrario di tutto
questo. Ci chiede di andare dentro le cose che stiamo facendo. Di
"esperire" e di non pensare troppo. Di lasciare che ogni istante
abbia una sua grandezza. Di non vivere la vita attraverso le esperienze degli
altri o gli oggetti. Chiudiamo fuori il mondo e creiamo il nostro silenzio
personale quando corriamo, prepariamo da mangiare, facciamo sesso, studiamo,
chiacchieriamo, lavoriamo, abbiamo una nuova idea, leggiamo oppure balliamo.”
(Einaudi Editore)
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