martedì 4 dicembre 2018

Oltre la sofferenza


Esistono molti libri che si occupano del tema della felicità (“come essere felici”) e magari associano questo argomento al buddhismo. Niente di più sbagliato.
Il buddhismo, come via di saggezza, vi permette di ridurre la sofferenza e quindi l’infelicità. Ma non vi illude dicendo che la condizione umana possa essere sempre felice. Niente e nessuno può sfuggire al dolore. Nessuno può sfuggire a nascita, vecchiaia, malattia e morte.
Lo scopo del buddhismo è un altro: raggiungere il nirvana, ovvero come sfuggire al condizionato, come fuggire al desiderio di felicità e di infelicità, di vita e di non vita, di essere e di non essere.
E, per sfuggire a tutto ciò, bisogna vedere la vita per quello che è, con il suo carico di bene e di male, di gioie e di dolori, e cercare di portarsi oltre il desiderio di qualche rinascita, che sarebbe comunque condizionata, sia in questo mondo sia in qualche altro mondo o paradiso.
Bisogna capire l’essenza della vita e passare oltre. Bisogna capire che anche il nostro io, che noi vorremmo eterno, è un prodotto condizionato. E quindi bisogna passare per l’esperienza del vuoto, del suo vuoto, per approdare ad uno spazio più vasto.

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