sabato 15 novembre 2014

L'orgasmo universale

La decadenza è incominciata con lo sfruttamento e la strumentalizzazione della sessualità, che da funzione meditativa è stata trasformata in mera funzione riproduttiva.

L’orgasmo è la meditazione alla portata di tutti.
In fondo il mondo ha avuto origine da un orgasmo di Dio.

La persuasione occulta

La violenza moderna, il fascismo moderno, non ha più bisogno del manganello e dell’olio di ricino. Basta la televisione.

A ben vedere, con la televisione, si persuade più a fondo e più efficacemente che con il manganello.

La nostalgia

Non si ha solo nostalgia delle cose perdute, ma anche di quelle mai avute.

Risolvere i problemi del mondo

Se chi ama, ha con ciò stesso la possibilità di odiare, come può l’amore risolvere i problemi del mondo?

Ci vuole qualcosa di non dualistico.

La pace eterna

Molti pensano che, una volta morti, sarà risolto ogni problema, cesserà ogni lotta ed entreremo in un mondo di pace (o di torture eterne).
Ma il saggio non si fa illusioni nemmeno sull’aldilà. E, vedendo come vanno le cose in questo mondo, pensa che anche in un’altra condizione non potranno essere troppo dissimili.
Ci sarà comunque da lottare, ci sarà da attaccare e da difendersi, ci sarà da amare e da odiare… purtroppo.

La pace è solo dentro di noi, qui o altrove.

Il principio della saggezza

Il motto della saggezza sembra essere: non farsi illusioni e guardare la realtà per quello che è, non per quello che vorremmo che fosse. Quindi, aspettarsi ogni avvenimento con gli occhi aperti e la coscienza vigile.

La vittoria del bene

Parlare della “vittoria finale del bene sul male” è come illudersi che la polizia possa sconfiggere una volta per tutte i delinquenti. Vi pare possibile?

Sarebbe come immaginare una calamita con un polo solo.

Amore ed odio

L’amore sarebbe un’ottima cosa… se non fosse l’esatto contrario e complementare dell’odio.
Invitare ad amare, come fa Gesù, è invitare a nozze l’odio.
Solo se non si ama e non si odia si esce dal giochetto dualistico di amore ed odio.

È per questo che, nonostante tanti nobili appelli, il cristianesimo non ha cambiato in nulla la natura umana.

venerdì 14 novembre 2014

Politica post-moderna

Pare che, nelle società post-moderne, non ci sia più distinzione tra destra e sinistra. E questo può anche andare.
Ma essere post-moderni non significa non avere un’opinione in testa, non avere un’idea di dove debba dirigersi un paese.
Eppure, è questo che succede ai nostri leader politici. Vivono alla giornata.

A pensarci bene, però, tutto ciò, in Italia, non è per niente né post-moderno né moderno. È molto antico: è sempre andata così. 

Superiori a Dio

Non dico, come Nietzsche, che non dobbiamo avere compassione dei disgraziati per il fatto che questa compassione ci indebolirebbe. È giusto soccorrere chi è meno fortunato. Ma dobbiamo farlo non per avere qualche ricompensa da Dio - Dio è spesso proprio colui che ha creato quegli infelici.
No, dobbiamo farlo per essere migliori di Dio, per insegnargli un po’ di etica.

Dio vuole infatti il bene e il male; solo noi pretendiamo di avere solo il bene.

Padroni di noi stessi?

Ci illudiamo di essere padroni di noi stessi.
Già quando diciamo “io respiro” o “io digerisco” affermiamo qualcosa di falso. Il respiro o la digestione non dipendono dalla nostra volontà. Non sono “io” che respiro o digerisco, ma è il mio corpo che funziona da solo.
Ma anche per molte funzioni psichiche avviene lo stesso. Per esempio possiamo dire “io penso” solo quando ci applichiamo ad un problema specifico. Per tutto il resto del tempo, i pensieri vanno e vengono quasi senza controllo, in automatico. E lo stesso avviene per le sensazioni, i pensieri e i vari stati d’animo. Non siamo noi che li produciamo: si producono in noi.
In realtà siamo come un teatro in cui gran parte degli avvenimenti avvengono ad opera di attori che non conosciamo, anche quando sono parti di noi. Insomma, più che vivere, siamo vissuti.
Tutto ci è stato dato senza che il nostro io abbia scelto niente: né il corpo, né il cervello, né il destino. L’io si appropria di eredità, funzioni e vicende che non gli sono affatto proprie. È la non conoscenza delle cose che ci fa credere che tutto questo sia nostro o sia voluto dal nostro io. Ma, alla fine, la morte ci dice la verità: abbiamo indossato vesti, forme e identità del tutto provvisorie e decise altrove, nella notte dei tempi, nell’infinito.
Solo quando ci poniamo il problema e incominciamo a rifletterci, ci rendiamo conto di quanto poco siamo padroni di noi stessi, di quanto ereditiamo, di quanto ci viene dato in prestito, di quanto poco siamo consistenti e reali. Fantasmi, siamo.
La nostra stessa consapevolezza ci appare come una barchetta sballottata dalle onde di un oceano sconfinato. Ma è l’unica cosa cui possiamo affidarci.


Spie cattoliche

Continua il controllo occhiuto della Chiesa sulla società italiana. Si è scoperto che gli insegnanti di religione in Lombardia avevano ricevuto l’incarico di schedare le scuole dove si palava e si rispettava l’omosessualità (anziché perseguitarla, così come vorrebbero i cattolici). Ma già ogni Natale arrivano nelle nostre case preti curiosi che, con la scusa della benedizione, possono prender nota dell’orientamento delle famiglie.
C’è un controllo da parte della Chiesa che va avanti da secoli, e che risale ai bei tempi dell’Inquisizione. In questa funzione, gli insegnanti di religione sono la quinta colonna. Scelti dai vescovi, ma pagati dallo Stato, possono osservare chi è presente alle loro lezioni e chi ha chiesto l’esonero, e riferire a chi di dovere.
Le famiglie lo sanno benissimo e, pur non credendo in nulla, costringono i figli a frequentare simili lezioni di indottrinamento. Così come li costringono a farsi battezzare e cresimare.
Tutto ciò è altamente incostituzionale e addirittura delinquenziale. Ma in Italia funziona così bene che i giovani ripetono il comportamento dei genitori.
D’altronde, non c’è cerimonia pubblica dove accanto alle autorità pubbliche non compaiano le autorità religiose. E non c’è governo che abbia mai rivendicato l’autonomia della società laica. Tutti pappa e ciccia con la Chiesa. Quando il Papa entra ed esce dal Vaticano, subito arriva qualche Presidente a fare il baciamano.
Che poi l’Italia sia il paese europeo più corrotto, questo non scandalizza. In effetti, quando mai essere cattolico ha  significato essere onesto o pagare le tasse? Il buon esempio lo dà la Chiesa, che ha sempre evaso ogni imposta e ha utilizzato la banca del Vaticano per traffici illeciti.

E i cittadini, così bene indottrinati, si conformano.

Femen

La partecipazione delle cinque attiviste di Femen ad “Announo” dimostra bene lo stato di arretratezza della cultura italiana e la sua sudditanza verso la Chiesa cattolica.
Le Femen hanno detto che la nostra libertà è in pericolo perché non c’è separazione tra Stato e Chiesa e hanno protestato contro l’annunciato intervento di Papa Francesco al Parlamento europeo per il prossimo 25 novembre.
L’imprenditore Gian Luca Brambilla, in collegamento da Milano, si è alzato e ha lasciato lo studio dopo aver detto: «Scusate, ma non sono venuto in una trasmissione in cui si offende la Chiesa cattolica e il Papa».
Questa è l’Italia. Un paese condizionato dai preti.
E poi ci domandiamo perché siamo bloccati. Abbiamo ancora la testa nel Medioevo. Non ce la facciamo a vivere nel mondo moderno. Non ce la facciamo a pensare con la nostra testa. Non abbiamo ancora un'idea di Stato laico.


giovedì 13 novembre 2014

Il miracolo dell'io

Quando parliamo dell’io in termini negativi, sembra che vogliamo eliminarlo o combatterlo come un nemico. Ma non è questo l’atteggiamento giusto.
L’io è certamente fonte di egoismo, di parzialità, di illusione, di arroganza e di limitazione. Ma è una funzione indispensabile alla vita in questo mondo.
Si può far molto, comunque, per uscire dall’individualismo e dall’egocentrismo, ed assumere una posizione di più ampie vedute. Si tratta innanzitutto di essere consapevoli dei nostri peggiori difetti.
Si può vedere non il singolo fatterello isolato, ma l’insieme delle cose – avvicinandoci così ad una visione il più possibile imparziale ed ampia.
È vero che la Totalità si è dovuta limitare per diventare una molteplicità di io. Ma è anche vero che l’io è una fioritura, un prodigio, un’evoluzione della Totalità, non una degenerazione. La coscienza limitata dell’io è pur sempre una scintilla della coscienza universale.

L’io non va dunque combattuto o punito, così come facevano certi santi che lottavano sia contro le naturali esigenze del corpo sia contro le migliori espressioni dell’io. Il problema non è quello di conculcare la nostra piccola luce, ma di espanderla il più possibile nei suoi aspetti migliori... ossia nello sviluppo stesso della coscienza.

mercoledì 12 novembre 2014

Essere felici

La prima forma di felicità è pensare alle cose belle. La seconda è dimenticare il tempo che passa. E la terza è non pensare affatto. 

La fama

Perché arrabattarsi tanto per la fama?

Qualcuno diceva che è solo un pettegolezzo in grande.

L'ambiguità del mondo

Volete capire l’ambiguità strutturale del mondo?
Se il male non fosse piacevole, chi lo farebbe? E se il bene non fosse spesso spiacevole, chi non lo farebbe?
Dunque, fin dalle origini, si vuole che le contrapposizioni non siano così nette.

È il gioco di Dio. Lui si diverte così.

martedì 11 novembre 2014

Il Dio dell'Occidente

Come può dirsi cristiana questa civiltà? Mentre Gesù aveva cacciato i mercanti dal tempio, questa civiltà ha fatto del mercato il suo tempio.

Spirito e materia

Noi abbiamo idee stereotipate sulla spiritualità. Crediamo che consista nell’essere eterei, disincarnati, casti e schifiltosi del corpo e della materia.
Allora lasciatemi dire che c’è più spiritualità in rapporto sessuale d’amore che in cento messe cantate.
Il fatto è che tutto è manifestazione d’energia e che la stessa materia è non per niente qualcosa di “materiale”.
Un prete, un monaco o una suora casti possono essere molto meno spirituali dell’uomo che desidera una donna o della donna che vuole accoppiarsi con un uomo. La forza del sesso è una potente energia spirituale.
Ma esiste un pregiudizio antico secondo cui la materia e lo spirito sono contrapposti e la materia viene considerata uno spirito degenerato, un prodotto di scarto o qualcosa di inferiore. Non parliamo del desiderio sessuale, considerato l’origine di tutti i peccati.

Domandate però ad un fisico di che cosa è fatta la materia: vi accorgerete che è costituita da pacchetti di energia che provengono dal vuoto di una coscienza infinita. E il desiderio? Non è l’espressione prima di quel vuoto che vuole porsi in essere?
Aggiornate la vostra cultura. Non vi fidate di religioni che sono nate in epoche di grande ignoranza.

Obiezione di coscienza

Due deputate che si erano recate all’ambulatorio della Camera per farsi prescrivere la pillola del giorno dopo, hanno scoperto che non era disponibile, perché il servizio era stato appaltato ad un istituto religioso. Anziché fare un’interrogazione parlamentare, le due si sono rivolte ad un servizio esterno. E così nemmeno le nostre deputate fanno qualcosa per risolvere questo problema. Ma che cosa ci stanno a fare?

Il problema della nostra residua mentalità cattolica non sta nel fatto che dappertutto si ricorre ad un’ipocrita obiezione di coscienza per non svolgere compiti sgradevoli, ma che quello che manca è proprio la coscienza del servizio pubblico. 

Sperimentare il vuoto

Nel sonno profondo o nell’intervallo tra due pensieri, abbiamo situazioni di vuoto mentale – un’immersione di cui però non rileviamo l’esperienza.

Nel domandarsi: “Chi sono io?” cerchiamo invece di cogliere intuitivamente e direttamente quella vacuità che è la fonte di ogni possibilità.

Trascendere l'io

Lo scopo della spiritualità è proprio quello di trascendere il piccolo io.
Nella meditazione, per esempio, cerchiamo di far tacere la mente, mettendola tra parentesi.
Ma anche nella devozione o nelle attività caritatevoli si cerca lo stesso stato: mettere da parte l’ego.
In Oriente si distingue tra yoga mentale e yoga dell’azione, ma il risultato rimane sempre quello del superamento del senso di un agente individuale… fino a raggiungere quella fonte impersonale da cui ha origine tutto.

Attenzione, però, a non confondere l’impersonalità con l’indifferenza. 

lunedì 10 novembre 2014

Il mutamento

Il salto antropologico: non è per questo che lottiamo tutti da milioni di anni? 

Interiorità ed esteriorità

Quando sentiamo il bisogno di guardarci dentro, magari chiudiamo gli occhi e ci sembra che la distinzione fra dentro e fuori sia chiara. Ma non è così.
Noi guardiamo sempre in una direzione, che non è né dentro né fuori. Guardare interiormente non è diverso dal guardare un film.
In realtà la distinzione fra dentro e fuori è puramente mentale e quindi convenzionale. La mente, infatti, per conoscere, deve dividere e contrapporre. Questa contrapposizione però è artificiale. Tutto è come un film, sia che guardiamo “dentro” sia che guardiamo “fuori”.
Lo stesso vale per altre contrapposizioni. Per esempio, noi pensiamo di essere un “uno” separato, un io. Ma non è così: ognuno di noi è collegato al tutto. La separazione dipende dalla mente che la pensa. Se potessimo guardare senza la mente, lo vedremmo chiaramente.

Finita la mente, finita la separazione. L’uno rientra nel tutto. Il palloncino si sgonfia e l’aria racchiusa in una data forma, in un dato involucro, ritorna all’aria aperta.

L'eterno

Molti si domanderanno: ma come possiamo parlare di qualcosa di eterno? Dove troviamo la prova dell’esistenza dell’eterno?
Semplice.
L’eterno è adesso.
Perché è sempre adesso – anche quando pensiamo al passato o al futuro.

Non si può sfuggire dal momento presente: il presente c’è sempre.

Il sole e le nuvole

Spesso ricorriamo alla metafora del sole oscurato dalle nuvole. Le nuvole sono i pensieri, le preoccupazioni e i tanti condizionamenti che creano una specie di schermo tra noi e la verità.
Si pone quindi il problema di come scacciare queste nuvole, di come far tacere le attività mentali che impediscono la visione della realtà.
Da qui l’idea di tante tecniche di meditazione.
Ma c’è un metodo più diretto: comprendere che non ci sono affatto nuvole da spostare, perché in realtà il nostro stesso sé è già il sole.
Finora ci siamo identificati con le nuvole. Ora dobbiamo ricordarci che noi siamo il sé luminoso. Anche se ci sono le nuvole, il sole splende sempre, al di sopra di tutto.
Anziché identificarci con il corpo e con la mente, dobbiamo identificarci con “Quello”.

Cambiamo identificazione, cambiamo identità. Non dobbiamo cercare al di fuori di noi. Siamo già quello che cerchiamo.

domenica 9 novembre 2014

Mirare all'infinito

Uno dei metodi più semplici e più efficaci di meditazione avanzata è tenere l’attenzione concentrata sull’infinito.
Ogni tanto, anzi spesso, dobbiamo alzare lo sguardo.
Perché immergersi e perdersi nei labirinti del finito quando si può tenere l’occhio fisso sull’infinito? Perché restare sempre legati alle piccole vicende della nostra vita e alla nostra importanza individuale?
Questo atteggiamento permette di ridimensionare tutto ciò che ci capita. Si esce dalla piccola lotta condizionata, si esce  dalle bassezze e meschinità dell’esistenza. La realtà quotidiana ci apparirà come vista a volo d’uccello, dall’alto, e assumerà un significato che non avevamo mai colto.
Non dimentichiamoci della infinita consapevolezza se vogliamo capire chi siamo e che cosa stiamo facendo. Cambiamo continuamente la prospettiva. Rimaniamo in silenzio.
L’infinita consapevolezza sta sempre in silenziosa contemplazione, testimone di tutto: degli eventi che vanno e vengono, dei piaceri e dei dolori, degli stati d’animo mutevoli, dei pensieri che appaiono e scompaiono, delle illusioni e delle delusioni, degli amori e degli odi, delle vittorie e delle sconfitte, delle nascite e delle morti.

Tutto passa. Ma lei non passa.

Chi ha creato il mondo?

Chi ha creato il mondo?
Se rispondete “Dio”, arriva l’altra domanda: “E chi ha creato Dio?” e così via all’infinito.
Ma, allora, come si esce dall’impasse logica?
C’è un modo.

Se il mondo è eterno, non c’è bisogno di nessun creatore: c’è sempre stato e sempre ci sarà, non ha inizio e non ha fine. In tal caso, il creatore è superfluo. E, infatti, esistono molte religioni che non ricorrono al concetto di un Dio creatore.

sabato 8 novembre 2014

Chiedere aiuto

Se sei disperato, se sei sopraffatto dalla paura, se ti senti perduto, se sei confuso – chiedi aiuto.
Non pensare a chi chiedere aiuto, non ti rivolgere a qualcuno di preciso. Ripeti dentro di te, con tutta la tua forza, con tutta la tua concentrazione: “Aiuto… aiuto… aiuto… aiuto!” Poi mettiti in ascolto.
Stai sicuro che l’aiuto arriverà, magari non nella forma che ti aspettavi, magari sotto forma di calma o di forza d’animo.
L’aiuto è sempre presente. Perché nell’universo siamo tutti collegati. E nessuno è veramente isolato.

In effetti, quando hai toccato il fondo, sei nel fondo dell’essere – là da dove scaturisce ogni soccorso.

Gli eretici

Molti hanno il terrore della verità, neanche fosse uno spaventoso virus. Preferiscono vivere nella menzogna condivisa.
Del resto, sono molti i casi nella storia di uomini condannati o uccisi per aver detto la verità. Chissà quante persone, in qualche vita precedente, sono state perseguitate per questo motivo, e ne hanno ancora un ricordo.
Chi dice la verità è sempre un eretico agli occhi degli uomini conformisti, dogmatici, opportunisti, dei politicanti, dei preti e dei potenti. Per questi individui la verità è l’eresia che va nascosta e combattuta ad ogni costo.


Il salvatore

Povero Gesù che s’illudeva di salvare gli uomini.
Non sapeva che nessuno può salvare un altro.

Nel campo dello spirito, ognuno deve salvare se stesso.
Nessuno può essere consapevole al posto tuo.

venerdì 7 novembre 2014

I dieci comandamenti

Non far questo, non far quello; fa’ questo, fa’ quello…
Sono ordini secchi e perentori, figli di una mentalità autoritaria e semplicistica.
No, questo non è il linguaggio di Dio, ma il linguaggio del Super-io.
Ognuno di questi ordini ha eccezioni; tutto dipende dalle circostanze.
Onora il padre e la madre… Ma se sono dei farabutti?
Non rubare… Ma se non hai da mangiare?
Non ammazzare… Ma se vieni aggredito?
… e così via.

Lascia questi principi al moralismo ristretto e ingessato delle religioni ufficiali. Il primo dei comandamenti è: “Sii consapevole!” Il resto viene di conseguenza.

Demoni e dei

Non t’illudere: non viviamo in un mondo benigno.
Non appena cercherai di liberarti e di risvegliarti, sarai assalito da innumerevoli demoni.
C’è dunque una volontà precisa di mantenerti in una condizione di sudditanza, di ignoranza e di paura.
Tienilo a mente se sei su questa strada: la libertà ha un prezzo, alto.
Ma non è un Dio nemico che ti ostacola, come credevano per esempio i manichei o gli gnostici. Sei tu stesso che ti imprigioni, sei tu stesso che proietti dei e demoni. È spiegato chiaramente per esempio nel “Libro tibetano dei morti”.

Questi demoni sono una “legione”, così come è detto nei Vangeli. Ma non hanno i nomi esotici delle teologie mitologiche. No, si chiamano mancanza di autostima, senso di inadeguatezza o di indegnità scoraggiamento, depressione, la convinzione di non poter essere amato, ecc. Sì, sono un esercito… di pensieri.

Gli interpreti di Dio

Dio non è umano, Dio non parla con parole umane.
Dio viene fatto parlare. Da chi?
Dai preti (delle varie religioni), che si chiamano così perché sono degli interpreti.
Ma ogni interprete – come sanno bene i traduttori – è costretto a tradire e a metterci molto del suo.
Dunque, non vi fidate mai di quel che vi impongono i preti in nome di Dio.



Capire per potere

Noi pensiamo: a che serve conoscere la verità o la natura ultima delle cose quando dobbiamo cercare lavoro o riparare la nostra auto? L’illuminato non sa fare niente di più dell’uomo comune che non ha alcuna spiritualità. Se non possiamo influire sugli elementi della natura, a che serve meditare?
Capire per capire di non potere niente non è particolarmente attraente.
In realtà, siamo tutti alla ricerca di potere – se non altro di poter cambiare la nostra vita.

Ma la sfida è proprio questa, ed è molto simile a quella della scienza. Prima si cerca di conoscere e poi si cerca di utilizzare concretamente le nostre conoscenze. Capire i segreti dello spirito è come capire i segreti della materia. Serve, eccome! Ogni nostro progresso si basa sulla conoscenza.

giovedì 6 novembre 2014

Il niente e il tutto

Se pensi (con sconforto) di non valere niente e di non essere niente, sei più vicino alla realtà di chi vuole e crede di essere “qualcuno”.
Questo voler essere qualcuno, infatti, è un tentativo di bluffare.
Riconoscere di essere niente ti toglie ogni presunzione e ti permette di raggiungere la sorgente o il fondo delle infinite possibilità – dunque la via per individuare il tuo valore, ciò che sei.
Il niente da cui sfuggi attribuendoti la qualifica di “qualcuno” è niente di meno che… il tutto.


L'autoconoscenza

Vuoi la giustizia e credi che l’intero mondo la voglia? Ma non è così: la maggioranza degli uomini vuole l’ingiustizia perché crede di sfruttarla a proprio vantaggio.
Vuoi trovare la verità e credi che tutti la vogliano? Ma quasi tutti vogliono restare nella menzogna, che permette di loro di credersi ciò che vogliono.
Vuoi la pace e l’armonia, e credi che tutti le vogliano? Ma quasi tutti vogliono il conflitto, la lotta, la competizione e lo scontro, perché solo così credono di essere vivi e attivi.
Vuoi l’amore e credi che tutti lo vogliano? Ma i più vogliono l’amore solo per sé e per una o due persone, mentre coltivano l’avversione verso tutti gli altri.
Questa è la realtà, al di là delle chiacchiere. Non si possono imporre giustizia, verità, pace e amore ad un’umanità che a parole dice di volerle, ma nei fatti le rifiuta. Se prima di tutto non si prende coscienza di questo autoinganno (e ognuno deve farlo da solo), non serve a niente tenere nobili discorsi.

Hai mai analizzato te stesso?

Religione e spiritualità

Qualche intellettuale parla di un ritorno di una spiritualità che credevamo di aver superato una volta per tutte. Ma, poiché ci si riferisce prevalentemente alle guerre islamiche, fomentate da un arcaico elemento religioso, dobbiamo parlare di un ritorno della religione come elemento di coesione politica e sociale, capace di dare un senso alla vita (per quanto possa essere distorto). Ma non dobbiamo parlare di spiritualità.
Religione e spiritualità si escludono a vicenda.
La spiritualità è quella di chi cerca la verità dentro di sé; la religione è quella che si illude di averla trovata in qualche rivelazione esterna e organizzata.
La spiritualità cerca di fare a meno dei condizionamenti mentali; la religione ci sguazza dentro creando miti, immagini, teologie e dogmi.



Contro lo stress

Stress significa sofferenza – una sofferenza che dipende dalle troppe cose da fare, dall’ansia, dall’attività incontrollabile della mente.
Essendo un disturbo di natura mentale, il rimedio consiste in un intervento mentale, in un’operazione che si può chiamare meditazione, ma che è solo la sua anticamera. Dato che lo stress è provocato da un uso spropositato delle preoccupazioni e quindi della mente, riuscire a rallentare queste attività è indispensabile.
Per prima cosa bisogna dunque far diminuire l’affollamento e la confusione mentale. Un metodo efficace è quello ripetere mentalmente un mantra, ossia una parola che abbia un significato rilassante, come “pace” o “calma”. È necessario però farlo con una certa continuità, per esempio per un quarto d’ora. A questo proposito si può usare un contaminuti.
Un secondo metodo è consiste nel seguire il respiro, anche questo per 15-20 minuti. Si può ripetere mentalmente “inspirazione” ed “espirazione”, oppure “dentro” e “fuori”, oppure si possono contare le inspirazioni o le espirazioni. In ogni caso, è meglio non forzare il ritmo naturale, se non per espirare profondamente all’inizio.
Un terzo metodo è il rilassamento muscolare. Stendersi o sedersi e passare in rivista mentalmente i muscoli, dalla testa ai piedi, cercando di rilassare quelli che percepiamo contratti.
Un quarto metodo è quello di schiacciare un pisolino, il che porta naturalmente ad un rilassamento dei muscoli e alla scomparsa dei pensieri. Se dormiamo senza pensare e senza sognare, entriamo in uno stato di profondo riposo. Molto importanti sono le fasi immediatamente prima dell’addormentamento e immediatamente dopo.
Si tratta di operazioni volte a ridurre le attività mentali e la tensione psicofisica, generatrici di stress.
La meditazione vera e propria, però, non è un’attività della mente. È ciò che avviene quando non c’è mente, per esempio tra un pensiero e l’altro o nel sonno profondo senza sogni. È raggiungere un silenzio consapevole che è nello stesso tempo una purificazione e una vivificazione. Non è insomma un vuoto o un nulla, ma qualcosa di simile al silenzio, alla pausa tra una nota e l’altra nella musica – che è il fondamento del tessuto musicale.
Una volta raggiunta la quiete, la concentrazione e la chiarezza mentale, le pratiche avanzate di meditazione consistono nell’identificare o riconoscere l’essere più profondo, quello che si chiama anche sé o consapevolezza. Essendo prima e al di là della mente dualistica, questo essere o sé ha una natura paradossale: per esempio, è contemporaneamente dentro e fuori, personale e impersonale, individuale e cosmico.



mercoledì 5 novembre 2014

La sacra evasione

Pur non capendo niente di Dio (anzi, proprio perché non capiscono niente di Dio), i credenti e la Chiesa sono molto bravi a far evadere le tasse (IMU e ICI non pagate dal 2008)  agli enti ecclesiastici. Oggi la Corte europea ha ammesso un ricorso che tende a far pagare le imposte non pagate a questi enti: alberghi, cliniche, scuole, ecc., tutti di proprietà del Vaticano.
Ammontare delle tasse evase: quattro miliardi di euro.

I nostri governi, da quello di Berlusconi a quello di Renzi, hanno agevolato questa colossale evasione. Eppure agli enti laici o ai poveri cittadini non si fanno sconti di nessun genere.

Credere in Dio?

Come mai con miliardi di persone che credono in Dio, il mondo è più che mai violento e ingiusto? A che cosa serve credere in Dio se non si eliminano conflitti e disuguaglianze?
Forse perché queste persone credono ad una loro idea di Dio. Forse perché queste idee di Dio sono tutte differenti e in contraddizioni fra loro. Forse perché, quando si pensa a Dio, lo si fa partendo da religioni e da culture che danno interpretazioni diverse.
Ma allora questi miliardi di persone non credono in Dio: credono in un fantoccio costruito dalla loro mente. Hanno idee, interpretazioni, teorie, dottrine, dogmi… tutto, tranne che un’esperienza del divino. E, quando si crede di inquadrare la trascendenza nelle proprie categorie mentali, in qualunque categoria mentale, si sbaglia sempre. Questi vari Iddii sono idoli, non la divinità – quella che è al di là della mente, quella che non può essere pensata.

Ecco perché credere in Dio non fa nessuna differenza, rispetto ai comportamenti umani. Ci vuole un’altra mente, anzi una non-mente.

martedì 4 novembre 2014

La buona morte

È noto che il dogmatismo e il buon senso non vanno d’accordo. Una ragazza, in America, ha scelto l’eutanasia dicendo: “Ho scelto di morire con dignità”, ed ecco che il solito portavoce del Vaticano apre bocca per sostenere che questa non è morte con dignità.
E quale sarebbe la morte con dignità? Quella di agonizzare giorni e giorni in un letto di ospedale?
Il buon senso ci dice che, quando si è colpiti da una malattia terminale, scegliere di morire finché si ha ancora un barlume di coscienza, prima di cadere in un coma irreversibile, è una via ragionevole… per chi se la sente.
Per fortuna che il Papa aveva detto: “Chi sono io per giudicare?”
Ma i preti non fanno altro che giudicare. È da loro che nascono discriminazioni e condanne. Vivono per sputare sentenze. Si credono investiti da Dio per insegnare agli altri come si deve vivere e morire. Sono pieni di presunzione.

Proprio oggi, in Pakistan, una folla di musulmani ha ucciso una coppia di cristiani accusandoli di blasfemia. Anche loro sono convinti di farlo in nome di Dio.

Fare i conti con la morte

L’intero nostro io è strutturato sulla paura della morte. Poiché abbiamo il terrore di morire, sviluppiamo varie attività per sfuggire a questa sensazione che ci dà il panico. Fuggiamo, ci allontaniamo, ci separiamo da noi stessi e, soprattutto, ci mettiamo in attività – attività di evitamento, sia fisico sia mentale.
Pensiamo che la morte sia estranea al processo vitale, un nemico da combattere e da cancellare. Non è così che si esprime per esempio san Paolo: “L’ultimo nemico da sconfiggere sarà la morte”?
Dalla paura della morte nasce un movimento di fuga diretto dall’interno all’esterno. Quindi, per fronteggiarla, dobbiamo compiere il cammino inverso: dall’esterno all’interno… fino a rimanere nel centro di questo terrore. Affrontiamo la paura rimanendo immobili in essa, anziché metterci come al solito a scappare.
Riconciliarci con la morte significa riconciliarci con la vita, lasciar cadere la tensione, la febbre della vita. E risvegliarci alla realtà.

La morte non è contrapposta alla vita. I due poli sono la nascita e la morte. E, in mezzo, prima e dopo… è tutta vita.

lunedì 3 novembre 2014

La mente aperta

L’americana Gangaji, maestra di Advaita Vedanta, dice che “la mente aperta riflette l’apertura infinita del nucleo dell’essere.”
È vero. E ciò significa che coloro che hanno la mente chiusa – i conservatori, i tradizionalisti, i dogmatici – sono al di fuori della verità.
Tenere la mente aperta vuol dire vedere gli eventi, i rapporti e se stessi alla luce di questo “nucleo dell’essere”, non cadere nella trappola delle identificazioni tradizionali, non attaccarsi ma neppure reprimersi ed osservare ciò che ci capita come un “divino gioco tragicomico.”
Noi siamo “Quello”, non piccole cose.
Purtroppo, noi ci identifichiamo e ci racchiudiamo in tanti ruoli prestabiliti e in tante realtà frammentarie, dimenticando che siamo una Realtà ben più vasta, praticamente infinita, che può assumere varie forme.
Molti credono che la verità consista in qualche principio, in qualche immagine del divino o in qualche personaggio religioso, ma si tratta pur sempre di identificazioni mentali, limitate, chiuse. Mentre la verità è qualcosa di aperto, di fresco, di vivo e di nuovo.
Possiamo dire che, invece di guardare le cose alla luce di fuochi o di lampadine umane, dovremmo osservarle direttamente alla luce del sole.

Se oggi piove e le nuvole oscurano la luce, non per questo il sole non c’è più. Continua a stare in alto, sopra.

domenica 2 novembre 2014

Il vuoto come assoluto

Per riferirsi alla realtà ultima, il buddhismo parla spesso di “vuoto” o di “vacuità”. Ma, nella nostra cultura, il concetto di “vuoto” ha connotati negativi, perché sembra indicare una mancanza o il nulla.

In realtà, se per “vuoto” intendiamo qualcosa di non definibile con i nostri concetti, una libertà incondizionata e una potenzialità infinita, allora l’idea è affine a quella di assoluto, che viene dal latino ab-solutus, “sciolto da tutto”.

Credere a Dio?

Se per “Dio” intendiamo la realtà ultima, l’energia creatrice o la coscienza cosmica, nulla osta a crederci – e fa bene.

Ma se per “Dio” intendiamo un Potere che invia profeti o “figli”sulla Terra per fondare religioni, queste sono invenzioni umane – e crederci fa male.

La meraviglia dell'uomo

Gli uomini viaggiano per ammirare i paesi, le montagne, i laghi, i mari, le foreste, i monumenti e le opere d’arte, ma poi passano accanto a sé senza meravigliarsi.


[da un pensiero di sant’Agostino]

Il potere della mente

Ognuno ha ciò che si merita.

Ognuno ha ciò che medita.

Uomini d'ordine

Finalmente il ministro Alfano ce l’ha fatta. Ha ordinato al prefetto di cancellare la trascrizione dei matrimoni gay dai registri del Comune di Roma, con grande soddisfazione dei suoi sponsor, i vescovi.
Certo, con i disoccupati e i clandestini che aumentano di giorno in giorno, questa era una questione urgente, anzi impellente.
La politica italiana è ben strana: abbiamo un partito di maggioranza che si dice di sinistra che ha affidato il ministero degli Interni ad un uomo di destra, il quale, facendo una faccia feroce e strabuzzando gli occhi da batrace, fa di tutto per dimostrare che lui è un uomo d’ordine, ligio ai dettami della morale cattolica.

Di fronte a queste sue uscite, il resto del governo non dice nulla o stigmatizza blandamente. Così avviene anche quando la nostra polizia “cilena” manganella i cortei di operai che manifestano pacificamente o picchia i detenuti e qualche volta li ammazza. Schizofrenia e ipocrisia italiche. Bisogna pur fare qualche concessione al fascismo nostrano.

L'insegnamento della religione

Un’ insegnante di religione di Moncalieri ha tenuto una lezione per spiegare che l’omosessualità è “un problema psicologico da cui è dimostrato scientificamente che si può guarire”. Bocciatela. E cacciatela.
Non c’è da meravigliarsi che a fare questa dichiarazione di arrogante ignoranza sia stata un’insegnante di religione. Questa sua convinzione apparteneva fino a ieri all’intera Chiesa cattolica, e gli insegnanti di religione sono la punta di diamante dell’arretratezza culturale italica.
D’altronde, sono stati introdotti nella scuola pubblica e scelti dai vescovi per diffondere miti, fantasie e strafalcioni di questo tipo. Giusto per rendere più ignorante una popolazione che lo è già abbastanza.

E li paghiamo anche. Se ci fossero scuole coraniche a spese dello Stato, che cosa direste? E perché, allora, ci sono le scuole e gli insegnanti di religione a spese nostre? La religione la si insegni nelle parrocchie, non nelle scuole pubbliche.