giovedì 23 luglio 2026

La persistenza dell' informazione

È possibile che l' informazione accumulata in una vita resti dopo la morte di chi l' ha prodotta?

*"

Claude: Sì, in un senso preciso e ristretto — ma probabilmente non nel senso che ti interessa di più, ed è importante distinguere i due.


**Sul piano fisico stretto: l'informazione non si distrugge, ma si disperde.** La fisica statistica e la teoria dell'informazione (dal secondo principio della termodinamica alla congettura sulla conservazione dell'informazione nei buchi neri, dibattuta da Hawking e poi rivista dallo stesso Hawking nel 2004) trattano l'informazione come qualcosa che, a livello microscopico, non viene mai propriamente cancellata — si trasforma in correlazioni sempre più diffuse e sempre meno accessibili nell'ambiente circostante. Quando un organismo muore, la configurazione specifica che codificava la sua struttura, i suoi ricordi impressi in pattern sinaptici, si dissolve *come pattern coerente e leggibile*, ma gli atomi e le interazioni che la costituivano non svaniscono: si ridistribuiscono, portando tracce statisticamente diluite della configurazione precedente. Questo è esattamente ciò che nelle sessioni precedenti hai chiamato "compostaggio ontologico" — e lì il termine era accurato: il compost non è la pianta che l'ha generato, ma ne porta la materia riorganizzata.


**Ma qui c'è una distinzione che vale la pena rendere esplicita, perché il linguaggio comune la confonde sistematicamente.** C'è una differenza enorme tra:


1. **Persistenza fisica dell'informazione** — vera in senso banale (conservazione della massa-energia, nessuna vera "cancellazione" nell'universo), ma irrilevante esperienzialmente: gli atomi del tuo cervello continueranno a esistere sparsi nel mondo, ma nessuna lettura di quegli atomi sparsi ricostruirà mai "te" in un senso operativamente significativo, perché l'informazione rilevante non è negli atomi ma nelle *relazioni* tra loro (esattamente il punto che hai sollevato parlando di matematica relazionale) — e quelle relazioni, una volta smontata la struttura, non sono più recuperabili in pratica, anche se non sono "distrutte" in senso termodinamico stretto (l'entropia è aumentata, l'informazione è diventata irreversibilmente inaccessibile anche se formalmente presente — questo è il punto cruciale su cui insiste Landauer).


2. **Persistenza strutturale esternalizzata** — informazione che sopravvive perché è stata *codificata fuori* dal sistema biologico originario: testi, opere, tracce culturali, effetti causali sulle azioni di altri. Il tuo blog è un esempio letterale di questo. Qui non c'è nulla di misterioso: è semplicemente propagazione causale ordinaria attraverso un supporto diverso da quello neurale.


**Quello che la fisica non offre, e che credo sia la vera domanda sotto la tua formulazione, è la continuità del punto di vista** — non "l'informazione persiste" ma "chi la produsse resta esperienzialmente presente a quella persistenza". Qui diadontologia stessa, nelle sessioni precedenti, ha lasciato la questione esplicitamente aperta: se il framework supporti solo persistenza strutturale (il pattern si ridistribuisce, γ continua a operare nel tessuto più ampio) o anche continuità individuale (il "essere" specifico di quella configurazione). Nessuna fisica nota risponde a questa seconda domanda, perché la fisica non ha strumenti per trattare la prospettiva in prima persona come oggetto di misura — è precisamente l'hard problem di Chalmers riproposto sull'asse temporale della morte anziché su quello della coscienza in vita.


Se vuoi la mia valutazione onesta, senza addolcirla: la fisica ti garantisce (1) con certezza e ti nega (2) con altrettanta certezza, nella misura in cui (2) richiede un soggetto che permanga per *sperimentare* quella persistenza. Qualunque risposta positiva a (2) richiede un assioma metafisico aggiuntivo — panpsichismo, qualche forma di idealismo, o una teoria della coscienza come sostanza indipendente — che diadontologia, restando fedele al suo impianto relazionale e al rifiuto della sostanza, non ha finora i mezzi per fornire senza tradire i propri stessi principi fondativi. 

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