Nel corso di quasi tre milioni di anni, il genere Homo si è diversificato in molte specie che hanno abitato Africa ed Eurasia. Durante questa lunga storia evolutiva sono avvenuti eventi cruciali: migrazioni fuori dall’Africa, uso del fuoco, sviluppo di strumenti complessi e incroci tra specie diverse.
In questo quadro complesso, gli studiosi hanno individuato due tendenze evolutive relativamente lineari:
Encefalizzazione: aumento progressivo delle dimensioni del cervello.
Riduzione dell’apparato masticatorio: diminuzione di prognatismo, robustezza delle mascelle e dimensioni dei denti.
Questi trend sono stati spesso interpretati come il risultato di selezione naturale adattativa: cervelli più grandi per migliori capacità cognitive, apparati masticatori più piccoli grazie alla dieta trasformata da taglio e cottura dei cibi, con conseguente risparmio energetico.
Un recente studio pubblicato su Nature Communications, basato sull’analisi di circa 60 crani fossili e 20 crani moderni, ha messo alla prova questa interpretazione. Pur confermando l’esistenza dei due trend, i risultati mostrano che tali cambiamenti sono spiegati meglio da processi evolutivi neutrali e da lunghi periodi di stasi, piuttosto che da una selezione adattativa costante e direzionale.
Questa è un'altra prova che non esistono moti, soluzioni e selezioni previste fin dall'inizio. Ma che si va avanti per prove, tentativi, fallimenti, insuccessi e successi. Se una cosa va bene ed è utile, viene adottata: ma se è sbagliata o inutile, viene scartata, Voi capite che non si può prevedere tutto ciò. Nei sistemi complessi, quello che si mette all'inizio non è quello che emerge alla fine. Nessuno dei nostri Iddii avrebbe potuto prevedere tutto ciò.
In sintesi, anche dietro apparenti regolarità evolutive, l’evoluzione umana si rivela più complessa e meno lineare di quanto sembri.
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