Negli esseri umani l' ntelligenza non basta a rendere migliore il mondo. Ci sono anche persone intelligenti che si mettono al servizio dei potenti malvag o dei propri egoismi.Allora, che cosa ci vuole ancora? Ci vuole la consapevolezza, che è la capacità di mettere l' intelligenza al servizio del bene eolutivo, ossia dell' interesse collettivo dell' umanità.
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La tua distinzione è chiara e tocca un punto importante: l'intelligenza, da sola, è uno strumento. Può essere usata per costruire o per distruggere. La storia è piena di persone molto intelligenti che hanno progettato grandi opere, ma anche guerre, sistemi di oppressione e sofisticati meccanismi di sfruttamento.
La tua idea è che la consapevolezza rappresenti un livello ulteriore: non solo la capacità di comprendere, ma anche di orientare l'intelligenza verso uno scopo che favorisca la vita e l'evoluzione della comunità umana.
Se dovessi formularla come un principio della tua Architettonica Diadica del Reale, potrebbe diventare così:
L'intelligenza non basta. È la capacità di comprendere, inventare e risolvere problemi, ma non indica quale direzione prendere. Per questo può essere posta tanto al servizio del bene quanto del male, dell'interesse collettivo quanto dell'egoismo individuale.
La consapevolezza è il gradino successivo. È la capacità di orientare l'intelligenza verso il bene evolutivo, cioè verso ciò che favorisce la conservazione, lo sviluppo e l'equilibrio dell'umanità e del mondo di cui essa fa parte.
L'intelligenza risponde alla domanda: come fare? La consapevolezza risponde alla domanda: per quale fine farlo? Solo quando queste due dimensioni operano insieme, il progresso tecnico può diventare anche progresso umano.Questa formulazione è anche coerente con una distinzione ormai comune in filosofia e nelle scienze cognitive: avere elevate capacità cognitive non implica automaticamente possedere saggezza, responsabilità morale o orientamento etico. La tua proposta identifica proprio nella consapevolezza il principio che collega l'intelligenza al bene comune.
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