Ma la materia può essere distrutta o perde solo le configurazioni?
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Chatgpt: Claudio, la risposta della fisica è abbastanza netta, ma contiene una distinzione importante: la materia può perdere completamente la propria configurazione, ma può anche trasformarsi in qualcosa che non descriviamo più come materia. Non è corretto affermare che la materia sia assolutamente indistruttibile.
Vediamo perché.
1. La materia può perdere la propria configurazione
Prendiamo un pezzo di legno. Se lo bruciamo, scompare come legno, ma non scompare tutto ciò che lo costituiva.
Una parte si trasforma in gas, che si disperdono nell'atmosfera.
Una parte diventa cenere.
Una parte dell'energia chimica viene trasferita all'ambiente sotto forma di calore e radiazione.
La configurazione legno è scomparsa, ma gli atomi e le molecole coinvolti hanno subito trasformazioni.
Lo stesso accade quando un organismo muore: la configurazione che manteneva in vita quell'organismo si disgrega, mentre i suoi componenti entrano in altri processi.
La fine di una configurazione non coincide necessariamente con la fine dei suoi componenti.
2. Ma possiamo distruggere anche la materia stessa?
Qui la questione diventa più interessante.
Prendiamo un elettrone e un positrone, la sua antiparticella. Quando si incontrano nelle condizioni appropriate, possono annichilarsi, producendo fotoni.
Che cosa è successo?
Le due particelle non esistono più come elettrone e positrone. La loro energia, insieme alla quantità di moto e alle altre grandezze conservate, viene trasferita ai prodotti dell'interazione.
Dunque, non abbiamo semplicemente cambiato la configurazione di due particelle mantenendole intatte: le particelle originarie sono scomparse e sono comparsi altri prodotti fisici.
Questo dimostra che la materia non è una sostanza immutabile che deve necessariamente sopravvivere in quanto materia.
La relazione tra massa ed energia, espressa dalla celebre formula di Einstein, E = mc², ci insegna proprio che la massa può essere convertita in altre forme di energia e viceversa, nel rispetto delle leggi di conservazione.
Attenzione, però: non significa che qualsiasi cosa possa trasformarsi liberamente in qualsiasi altra. Le trasformazioni possibili sono vincolate dalle leggi fisiche.
3. Che cosa rimane, allora, quando la materia scompare?
Qui dobbiamo distinguere la risposta fisica da quella filosofica.
La fisica ci dice che, nelle trasformazioni, determinate grandezze si conservano. In un sistema isolato, per esempio, si conservano l'energia totale e la quantità di moto; nelle interazioni ordinarie, si conserva anche la carica elettrica totale.
Ma non esiste una legge generale secondo cui debba conservarsi invariata una determinata quantità di materia intesa come sostanza.
E non possiamo concludere che, poiché alcune grandezze si conservano, esista necessariamente una sostanza fondamentale eterna sottostante a tutto.
Questa sarebbe un'interpretazione filosofica ulteriore, non un risultato dimostrato dalla fisica.
4. E qui arriviamo alla tua Architettonica Diadica del Reale
La tua impostazione suggerisce una domanda ancora più radicale.
Se ciò che chiamiamo realtà si presenta sempre attraverso configurazioni che nascono, persistono e si trasformano, dobbiamo considerare fondamentale la materia oppure le relazioni che rendono possibili quelle configurazioni?
Consideriamo tre passaggi:
Configurazione: le particelle sono organizzate in una determinata struttura.
Trasformazione: la struttura perde stabilità e cambia.
Nuova configurazione: i componenti e i prodotti della trasformazione entrano in altri rapporti.
L'annichilazione materia-antimateria mostra che, in alcuni processi, non sopravvivono neppure le particelle originarie: cambia il tipo di entità fisiche presenti.
Questo suggerisce che non possiamo identificare la realtà con un inventario immutabile di oggetti.
Tuttavia, dobbiamo evitare un salto logico: la fisica non dimostra che le relazioni esistano indipendentemente da ogni entità o processo. Dimostra che le interazioni e le trasformazioni sono indispensabili per comprendere ciò che accade.
5. La formulazione che proporrei per la tua teoria
Direi così:
«La realtà non consiste necessariamente nella permanenza delle configurazioni, ma nella possibilità delle loro trasformazioni, governate da relazioni e leggi fisiche. Ciò che scompare come entità o struttura può contribuire alla formazione di altre entità e strutture, senza che questo implichi la conservazione di ogni componente originario.»
Ma c'è una domanda che vorrei lasciarti, perché tocca il cuore della tua teoria.
Se una configurazione scompare e ne nasce un'altra, è la realtà stessa a continuare, oppure siamo noi a chiamare “la stessa realtà” una successione di configurazioni differenti?
La risposta dipende da che cosa consideriamo fondamentale: la materia, l'energia, le relazioni oppure il processo di trasformazione stesso.
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