Quando ci guardiamo in uno specchio o nell' acqua, in realtà vediamo un'immagine inversa di noi stessi. Quando invece ci fotografiamo, l'immagine catturata non è una riflessione speculare come quella che vediamo in uno specchio. La fotografia riproduce l'immagine esattamente come la vedono gli altri, senza invertirla.
Ma l'impressione è sempre straniante: siamo noi quelli?
Chissà perché sembriamo sempre degli altri. Io so che, nel processo di crescita, bisogna arrivare a un compromesso tra ciò che vediamo di noi stessi e ciò che vedono gli altri.
Chi vede meglio? Nessuno dei due, né noi né gli altri... Bisogna mettere insieme queste due visioni - che poi sono molteplici visioni, perché ognuno ha la sua.
Uno, nessuno e centomila - diceva Pirandello.
In realtà ci facciamo un' idea di noi stessi dall' interno, e quello che vediamo con gli occhi non ci soddisfa mai.
Ma chissà come siamo?
Gli altri ci vedono in una maniera e noi in un' altra. Però è tutto confuso, incerto.
Chi ha ragione? Non è detto che gli altri abbiano ragione. Anche loro ci vedono solo dall' esterno. E ognuno a modo suo.
E, allora?
Nessuno sa chi siamo - nemmeno noi. Anche la nostra è un' ipotesi, un' opinione, un punto di vista... spesso sbagliato, certo impreciso, parziale.
In assoluto, nessuno lo sa. Perché noi viviamo nel regno del relativo.
Dovremmo poter uscire da noi stessi e guardarci come estranei.
E già forse lo facciamo, perché la coscienza è proprio questo fenomeno.
Ma, sicuramente, abbiamo una visione parziale e condizionata anche noi.
Se cerchiamo un vero Sè, un vero "noi stessi", troviamo solo un punto di vista, non più validi di quello degli altri.
E, dunque, questo Sé esiste o è una pura illusione?
Dovremmo cercare colui che si illude. Ma ho paura che scopriremmo... semplice vuoto. Siamo processi, transeunti, non entità fisse.
Nessun commento:
Posta un commento