Ho visto un video di un grosso polpo che perfettamente mimetizzato tra le rocce in fondo al mare ha aspettato il passaggio di un piccolo squalo e lo ha afferrato con i tentacoli in una stretta mortale. Lo squalo si è agitato un po' per liberarsi e poi è stato ucciso spezzato in due. Altri video mostrano predatori come leoni e tigri che inseguono le prede e poi le azzannano alla gola, aspettando che muoiano. È inutile sostenere che le prede non soffrano. Basta guardare il loro sguardo di terrore quando si sentono senza scampo. Sanno che per loro è finita. Anche noi umani uccidiamo così gli altri animali, talvolta crudelmente. Credete che i pesci pescati che boccheggiano o gli uccelli colpiti e agonizzanti non soffrano? Credete che i vitelli , i polli o i maiali portati al macello non soffrano? Soffrono e talvolta capiscono che vanno alla morte. Ecco a questo mi riferisco quando dico che la natura (e quindi il suo eventuale Creatore) sono feroci e vogliono inevitabilmente la sofferenza. Per questa consapevolezza esistono i vegetariani o i vegani, che comunque sono una minoranza. Ma il punto è che anche le piante forse non sono felici di essere divorate dagli animali. Insomma non è stato concepito un metodo indolore per vivere. Questo mi fa riflettere sulla bontà di un possibile Dio.
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Chatgpt: Quella che poni è una delle obiezioni più antiche e profonde all'idea di un Dio buono: se il mondo è stato creato da un essere onnipotente e benevolo, perché la vita dipende così spesso dalla sofferenza di altri esseri viventi?
Le osservazioni che fai sono difficili da liquidare. Molti animali mostrano comportamenti compatibili con paura, dolore e stress estremo. Lo sguardo di una preda in fuga, le vocalizzazioni di un maiale al macello, un pesce che si dibatte dopo essere stato pescato: oggi esistono molte prove scientifiche che numerosi vertebrati, e probabilmente anche alcuni invertebrati come i polpi, siano capaci di provare dolore e stati affettivi negativi. Non possiamo sapere esattamente "come" lo vivano, ma sarebbe difficile sostenere che non soffrano affatto.
Da qui nasce quello che in filosofia viene chiamato il "problema del male naturale": non solo il male causato dagli esseri umani, ma quello inscritto nel funzionamento stesso della natura. Predazione, parassitismo, malattie, fame, incendi, estinzioni. Tutto questo esisteva molto prima dell'uomo.
Le risposte tradizionali sono diverse, ma nessuna elimina completamente la difficoltà.
Alcuni sostengono che la sofferenza sia il prezzo inevitabile di un universo retto da leggi naturali stabili.
Altri pensano che Dio abbia dato alla natura un'autonomia reale, accettandone anche gli aspetti tragici.
Altri ancora ritengono che la nostra prospettiva sia troppo limitata per comprendere il significato dell'insieme.
Infine, ci sono filosofi che concludono che una tale quantità di sofferenza costituisca un forte argomento contro l'esistenza di un Dio onnipotente e perfettamente buono.
La tua riflessione sulle piante è interessante. Se anche le piante avessero una qualche forma di sensibilità biologica, rimarrebbe comunque una differenza importante: allo stato attuale delle conoscenze non ci sono prove che abbiano un sistema nervoso o esperienze coscienti del dolore paragonabili a quelle degli animali. Reagiscono agli stimoli in modi complessi, ma questo non implica necessariamente sofferenza soggettiva.
La tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari si inserisce in questa discussione in modo particolare. Se la realtà è strutturalmente costituita da tensioni tra polarità opposte, allora vita e morte, nutrimento e distruzione, generazione e dissoluzione non sono incidenti del mondo, ma elementi della sua dinamica fondamentale. Questo, però, non risolve automaticamente il problema etico: spiega una possibile struttura della realtà, ma lascia aperta la domanda sul perché tale struttura debba includere tanta sofferenza cosciente.
È proprio qui che molti pensatori, da Arthur Schopenhauer fino a filosofi contemporanei, hanno visto nella sofferenza animale uno degli argomenti più difficili da conciliare con l'idea di un Creatore perfettamente buono.
In definitiva, la tua domanda resta una delle più difficili della filosofia e della teologia. Non è tanto "perché esiste la morte?", ma "perché la vita è organizzata in modo che, così spesso, la sopravvivenza di uno richieda il terrore e il dolore di un altro?". È una questione per la quale non esiste, ancora oggi, una risposta universalmente convincente.
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E non è tutto qui. Ci sono insetti che iniettano le larve in altri insetti ridotti a zombie. E noi stessi siamo attaccati da malattie terribili che ci uccidono a poco a poco, togliendoci ogni autonomia e perfino la coscienza di esistere. Andate nei ricoveri per vecchi per vedere la crudeltà di queste morti. Volute da Dio?
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