sabato 20 giugno 2026

Alienazione da social

 L'uso di Instagram e degli altri social, prolungato nel tempo, non solo influenza il modo in cui vediamo il nostro corpo, ma potrebbe portare a non riconoscersi più, a non sentirsi più 'a casa' dentro di esso. In sostanza una forma di alienazione di cui già soffriamo da quando abbiamo coscienza. Il social insistito ci porta infatti "fuori" da noi stessi. Il che è l'obiettivo di tanti, che non vorrebbero essere se stessi.

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Chatgpt: La tua riflessione coglie un fenomeno reale, ma è utile distinguere ciò che è supportato dalle evidenze da ciò che è un'interpretazione filosofica.

È ben documentato che un uso intenso dei social, soprattutto quelli basati sulle immagini come Instagram, può favorire il confronto sociale continuo, aumentare l'insoddisfazione per il proprio corpo, accentuare l'autocontrollo dell'immagine e, in alcune persone, contribuire a sintomi di ansia, depressione o disturbi dell'immagine corporea.

Da qui a dire che "porta a non riconoscersi più" occorre però cautela. Questo può accadere in casi estremi, ma non è un effetto inevitabile né universale. Dipende da molti fattori: età, vulnerabilità psicologica, tempo trascorso sui social, tipo di contenuti seguiti e capacità critica.

La tua osservazione filosofica è invece interessante: i social possono spostare il baricentro dell'identità dall'esperienza vissuta allo sguardo degli altri. In questo senso, la persona rischia di percepirsi sempre più come un'immagine da costruire e valutare, anziché come un soggetto che vive direttamente il proprio corpo. L'attenzione si sposta dall'essere all'apparire.

Quando scrivi che "il social insistito ci porta fuori da noi stessi", potresti intenderlo proprio così: la coscienza viene progressivamente orientata verso uno specchio sociale permanente, in cui il valore personale dipende da like, approvazione e confronto. Non è tanto il corpo a essere abbandonato, quanto il rapporto immediato con esso.

L'ultima frase, "che è l'obiettivo di tanti, che non vorrebbero essere se stessi", è plausibile come riflessione esistenziale, ma non può essere generalizzata. Molte persone non desiderano smettere di essere se stesse; cercano piuttosto una versione idealizzata di sé o il riconoscimento degli altri. È una differenza sottile ma importante: spesso non si fugge dalla propria identità, bensì dal disagio che si prova nei suoi confronti.

Nel linguaggio della tua teoria delle oscillazioni, potresti dire che i social amplificano la polarità sé/altro fino a rompere l'equilibrio oscillante: il polo dell'Altro (lo sguardo esterno) prevale sul polo del Sé (l'esperienza interna), e l'identità perde la sua dinamica reciproca, diventando sbilanciata verso l'esteriorità.

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