Etimologicamente, "tragico" deriva dal greco τραγικός (tragikós), che significa "relativo alla tragedia". Questo aggettivo deriva da τραγῳδία (tragōidía), cioè "tragedia".
L'etimologia di τραγῳδία è tradizionalmente ricondotta a due elementi:
τράγος (trágos) = "capro";
ᾠδή (ōidḗ) = "canto".
Quindi, letteralmente, tragedia significa "canto del capro".
Sul perché di questa espressione esistono diverse ipotesi:
il capro poteva essere l'animale sacrificato durante le feste in onore di Dioniso;
oppure il premio assegnato al vincitore delle gare tragiche;
oppure un riferimento ai satiri, figure metà uomo e metà capra legate al culto di Dioniso.
L'origine precisa resta discussa dagli studiosi.
Sul piano filosofico, però, "tragico" ha assunto un significato molto più ampio. Non indica semplicemente qualcosa di triste o doloroso, ma una condizione in cui l'essere umano si confronta con limiti inevitabili: la morte, il tempo, il destino, il conflitto tra beni incompatibili, la perdita di ciò che ama.
In questo senso, quando dici che ogni famiglia, ogni civiltà e ogni ordine sono destinati a dissolversi, stai usando "tragico" in un'accezione filosofica: la consapevolezza che la finitezza è una caratteristica strutturale dell'esistenza, non un incidente eliminabile. È diverso dal pessimismo, che afferma che tutto è male o senza valore. La visione tragica riconosce invece che anche ciò che è prezioso è destinato a essere transitorio. Proprio questa transitorietà conferisce alle cose il loro carattere drammatico.
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