È vero che la fisica dice che la coscienza può essere descritta solo in termini quantistici?
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No, non è vero — o almeno, è una affermazione molto più controversa di quanto venga spesso presentata.
Ecco la situazione reale:
Cosa dice la fisica mainstream
La fisica non afferma che la coscienza richieda una descrizione quantistica. La meccanica quantistica descrive il comportamento di sistemi a scala subatomica; il cervello opera prevalentemente a scale termiche e biologiche dove gli effetti quantistici coerenti vengono rapidamente distrutti dalla decoerenza — il rumore termico dell'ambiente biologico. Per la maggior parte dei fisici e neuroscienziati, non c'è ragione di principio per cui la coscienza non possa emergere da processi classici complessi.
Le teorie quantistiche della coscienza esistono, ma sono minoritarie
La più nota è la teoria Orch-OR di Penrose e Hameroff, che ipotizza che collassi della funzione d'onda nei microtubuli neuronali siano alla base dell'esperienza soggettiva. È una proposta seria ma resta altamente speculativa e non ha conferme sperimentali solide. Molti fisici e neuroscienziati la considerano implausibile.
Il vero problema
Il nodo non è quantistico vs. classico: è il problema difficile della coscienza (Chalmers), ovvero perché e come processi fisici di qualsiasi tipo diano origine all'esperienza soggettiva. Questo problema rimane aperto indipendentemente dalla scala fisica considerata.
Perché circola questa idea
In parte per un equivoco: siccome la meccanica quantistica è misteriosa e la coscienza è misteriosa, si tende a collegare i due misteri. Ma "entrambi sono oscuri" non è un argomento scientifico.
In sintesi: la fisica non dice questo. È una ipotesi filosoficamente motivata, difesa da alcuni scienziati, ma lontana dall'essere un consenso o un dato acquisito.
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