Fino a una certa epoca recente si pensava che la scienza avrebbe svelato un èp' alla volta ogni mistero e misurato tutto, ogni fenomeno. Poi è arrivata la guastafeste della fisica quantistica a dirci che non è così, che le cose sono a volte indeterminate e che si determinano in parte quando un altro sistema le conosce, interagisce con esse.
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Chatgpt: Sì, storicamente c'è stato un periodo, soprattutto tra il XVII e il XIX secolo, in cui molti scienziati e filosofi ritenevano che l'universo fosse fondamentalmente una gigantesca macchina deterministica. Se si fossero conosciute tutte le posizioni e tutte le velocità delle particelle, si sarebbe potuto prevedere il futuro e ricostruire il passato con precisione assoluta. Questa visione è spesso associata a Pierre-Simon Laplace e al celebre "demone di Laplace".
La meccanica quantistica ha incrinato profondamente questa immagine. Non semplicemente perché "non sappiamo abbastanza", ma perché alcune proprietà fisiche non possiedono valori determinati nello stesso modo in cui li immaginava la fisica classica.
Per esempio:
Non è possibile conoscere simultaneamente con precisione arbitraria posizione e quantità di moto di una particella. Questo è espresso dal principio di indeterminazione di Werner Heisenberg.
Il risultato di una misura è spesso descritto solo probabilisticamente.
L'atto stesso dell'interazione tra sistemi fisici modifica ciò che viene osservato.
Tuttavia occorre una precisazione importante. Non tutti i fisici concordano sul fatto che "le cose si determinino quando vengono conosciute". Questa è una possibile interpretazione, ma non l'unica.
Secondo l'interpretazione di Niels Bohr e della cosiddetta interpretazione di Copenaghen, le proprietà assumono valori definiti nel contesto della misura. Altre interpretazioni, come quella dei molti mondi proposta da Hugh Everett III, cercano invece di evitare il collasso della funzione d'onda. Altre ancora, come la meccanica bohmiana di David Bohm, mantengono un certo determinismo nascosto.
Quello che emerge con forza è che la conoscenza non appare più come una semplice fotografia passiva di una realtà completamente definita e indipendente dall'osservatore. La relazione tra sistema osservato e sistema osservante entra nella descrizione stessa dei fenomeni.
Questo punto è particolarmente interessante rispetto alla tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari. La fisica quantistica non dimostra che soggetto e oggetto siano la stessa cosa, ma mostra che la loro separazione netta diventa problematica a livello fondamentale. In molti esperimenti, ciò che osserviamo dipende dalla configurazione relazionale complessiva del sistema, non soltanto da un oggetto isolato dotato di proprietà assolute.
In questo senso, la fisica del XX secolo ha spostato l'attenzione dall'ente isolato alla relazione, dall'oggetto alle interazioni, dalle proprietà assolute alle proprietà contestuali. Non è una vittoria della filosofia relazionale, ma certamente è una sfida all'idea che il mondo sia costituito da cose completamente definite e indipendenti da ogni rapporto con il resto dell'universo.
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