giovedì 4 giugno 2026

Moorcha Pranayama

 **Moorcha Pranayama** — il "respiro dello svenimento" o "respiro della mente svenuta"


**Tecnica**


Seduti in una posizione meditativa stabile, si esegue un'inspirazione lenta e profonda con lieve **Khechari mudra** (lingua rivolta verso il palato molle) e **Jalandhara bandha** allentato — il mento non completamente abbassato ma inclinato leggermente in avanti. Si trattiene il respiro (*kumbhaka interno*) con una sensazione di espansione verso l'alto e verso la testa. Poi, nell'espirazione lenta, si lascia andare il controllo — come se la mente "cedesse."


Il nome deriva da *moorcha* — svenimento, perdita temporanea della coscienza ordinaria.


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**Cosa produce**


L'ipercapnia controllata seguita dalla ritenzione genera una pressione intracranica lievemente aumentata. Il risultato soggettivo è uno stato di **sospensione della coscienza discorsiva** — non sonno, non veglia ordinaria, ma qualcosa di intermedio: il flusso del pensiero si interrompe, il senso del corpo si attenua, rimane una presenza silenziosa.


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**In chiave diadontologica**


È interessante: Moorcha non porta all'annullamento né alla piena presenza. Porta esattamente sulla soglia γ — il punto in cui il polo "io osservante" e il polo "mondo osservato" perdono la loro tensione ordinaria senza collassare in nessuno dei due. Non è samadhi. È l'anticamera — la curvatura del sistema su sé stesso prima che si stabilizzi.


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**Cautele**


È una pratica avanzata. Controindicata in caso di ipertensione, problemi cardiaci, epilessia. Non va eseguita senza guida ne lle fasi iniziali. Può essere eseguita anche su una poltrona o su un divano, lasciando cadere la testa all' indietro.

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