Gli stoici e il Buddhismo hanno un tema in comune quando affermano che gran parte della sofferenza nasce dall' essere attaccati a cose che in realtà sono impermanenti. Ma il gioco della vita è tutto qui. L' uomo vorrebbe fissare un moto incessante.
**
Sì, è uno dei punti di contatto più profondi tra stoicismo e buddhismo, anche se arrivano a questa conclusione da presupposti diversi.
Per il buddhismo, la sofferenza (dukkha) nasce in gran parte dall'attaccamento a ciò che è impermanente. Noi desideriamo che le cose durino: la giovinezza, la salute, le relazioni, il successo, persino la nostra identità. Ma tutto cambia. Quando la realtà segue il suo corso naturale e ciò a cui siamo attaccati si trasforma o scompare, soffriamo.
Per gli stoici, il problema è simile ma formulato diversamente. Soffriamo perché attribuiamo valore assoluto a ciò che non dipende da noi: ricchezza, reputazione, potere, affetti, persino il corpo. Poiché queste cose sono soggette al caso e al mutamento, chi vi lega la propria serenità diventa inevitabilmente vulnerabile.
Entrambe le tradizioni osservano quindi una stessa struttura:
il mondo è instabile;
l'essere umano cerca stabilità nell'instabile;
da questa contraddizione nasce la sofferenza.
La differenza è che il buddhismo tende a vedere l'attaccamento come una radice fondamentale dell'illusione dell'io, mentre lo stoicismo conserva l'idea di un soggetto razionale che deve imparare ad accordarsi con l'ordine del cosmo.
Dal punto di vista della tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari, si potrebbe dire che la sofferenza nasce quando uno dei poli della diade pretende di fissarsi definitivamente. L'individuo vorrebbe il permanere senza l'impermanenza, la vita senza la morte, il possesso senza la perdita, l'ordine senza il disordine. Ma la realtà continua a oscillare.
In questa lettura, né lo stoicismo né il buddhismo eliminano l'opposizione; insegnano piuttosto a non identificarsi esclusivamente con uno dei due poli. La sofferenza aumenta quando si cerca di bloccare l'oscillazione naturale della realtà e diminuisce quando si accetta che permanenza e cambiamento siano inseparabili e complementari.
Nessun commento:
Posta un commento