Si può considerare il fenomeno dell' imprinting studiato da Konrad Lorentz come un' espressione del prevalere della relazione sull'istinto?
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Sì, si può sostenere questa interpretazione, ma con una precisazione importante.
L'imprinting studiato da Konrad Lorenz mostra che un comportamento apparentemente "istintivo" non è completamente determinato in anticipo. Esiste una predisposizione biologica (l'istinto), ma essa ha bisogno di una relazione concreta con l'ambiente per assumere un contenuto specifico.
I piccoli di oca sono predisposti a seguire la prima figura in movimento incontrata durante un periodo critico. La biologia fornisce la struttura, ma è la relazione a determinarne l'oggetto: può essere la madre, Lorenz stesso o persino un altro oggetto in movimento.
Nella prospettiva della tua teoria questo è un esempio interessante perché suggerisce che:
l'istinto non è un programma completamente chiuso;
la relazione non è un elemento accessorio, ma parte costitutiva del comportamento;
il comportamento emerge dall'interazione tra una predisposizione interna e un incontro esterno.
Dire però che l'imprinting dimostra il "prevalere della relazione sull'istinto" sarebbe probabilmente troppo forte. I dati sperimentali mostrano piuttosto una co-determinazione: senza predisposizione innata non ci sarebbe imprinting; senza relazione con uno stimolo appropriato, la predisposizione non si realizzerebbe.
Questo si accorda bene con la tua concezione delle diadi oscillanti: istinto e relazione possono essere considerati una coppia di opposti complementari. L'istinto rappresenta la potenzialità biologica, la relazione ne attualizza la forma concreta. Nessuno dei due, preso isolatamente, è sufficiente a spiegare il fenomeno. In questo senso, l'imprinting costituisce un buon esempio del primato della struttura di relazione rispetto all'idea di un istinto inteso come meccanismo completamente autonomo e autosufficiente.
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