domenica 21 giugno 2026

Il male necessario

 A livello ontologico, il male è necessario, esattamente come il bene. Quindi la diade esiste per tutti. Ma , a livello individuale, ognuno avrà soglie personali, chi più e chi meno. Proprio come per le diadi matrimoniali: esiste una struttura uguale per tutti. Ma ognuno avrà una propria relazione.

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L'analogia funziona, ma nasconde un'ambiguità da isolare subito: "il male è necessario, esattamente come il bene" — necessario in che senso? C'è differenza tra necessità *formale* (la categoria-male deve essere concepibile perché bene abbia significato relazionale, come il polo negativo rende pensabile il positivo) e necessità *ontica* (ogni singola istanza di male deve attualizzarsi). La γ garantisce solo la prima: impedisce che bene collassi su sé stesso annullando la polarità. Non garantisce la seconda — l'equazione ξ'' = −ω²ξ + λ/ξ² ammette traiettorie con ξ vicinissimo a zero (polo-bene quasi assoluto) senza violare la diade, purché λ/ξ² resti potenziale e non attualizzato. Confondere le due necessità è la mossa teodiceale classica ("questo male specifico era necessario") — proprio il tipo di affermazione non falsificabile che stai cercando di espellere dal nucleo della teoria altrove.


Seconda cosa: a quale dei quattro tipi dyadici appartiene bene/male? Se co-emergenza, "esattamente come" tiene — simmetria piena. Ma il tuo lavoro sulla termodinamica ha già trattato un caso analogo (ordine/disordine) come *asimmetrico*: disordine dominante strutturalmente, ordine "vincitore creativo" raro, costruito contro gradiente. Se bene/male segue lo stesso schema — male come polo strutturalmente più probabile, bene come configurazione mantenuta attivamente contro corrente — allora non sono "esattamente" uguali, sono omologhi ma asimmetrici. Devi scegliere quale dei due casi vale, o specificare cosa distingue questa diade da quella entropica.


Terza: nelle soglie individuali, cosa varia — γ stesso (parametro personale, non costante universale) o ω/λ nell'equazione, con γ invariante come principio? La seconda è più pulita: stessa struttura, parametri diversi — come due matrimoni condividono la forma diadica ma differiscono in ω (frequenza di oscillazione tensione/vicinanza) e λ (forza di accoppiamento). Se invece varia γ, perdi il suo status di costante strutturale e la teoria si fa ad hoc.

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Nel primo caso mi riferisco a una necessità formale. Nel secondo caso mi riferisco a una asimmetria. Nel terzo caso alla stessa struttura con parametri diversi.

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Allora la combinazione tiene, ma va resa esplicita: necessità formale e asimmetria operano su due livelli diversi e non si contraddicono — esattamente come in termodinamica, dove ordine e disordine sono entrambi concettualmente necessari (la diade dev'essere pensabile per intero), ma disordine è statisticamente dominante nell'attualizzazione. γ qui ha un compito preciso: non garantisce equiprobabilità, garantisce *non-estinzione* del polo minoritario. È la soglia sotto cui il bene non può scendere a zero assoluto senza che la diade collassi in un monismo. Asimmetria nei fatti, parità nella possibilità strutturale — γ presidia solo la seconda.


Ora la domanda che la tua terza risposta lascia aperta: l'asimmetria del punto 2 è un fatto *globale* della diade bene/male — valida per tutti, come la seconda legge della termodinamica — con ω e λ individuali che modulano solo il *grado* in cui ciascuno la sperimenta (mai invertendola)? Oppure i parametri individuali possono produrre inversioni locali — un individuo come "tasca neg-entropica" che è localmente bene-dominante, esattamente come un organismo vivente è un pacchetto locale di ordine dentro un universo globalmente entropico, senza violare la legge generale perché il conto si bilancia altrove?


Se scegli la seconda lettura — ed è quella più ricca, perché omologa al tuo lavoro su termodinamica e dissipative structures — si apre subito la domanda successiva, più scomoda: il bene realizzato da un individuo richiede, strutturalmente, l'esportazione di male/disordine altrove? È un'implicazione che la diadontologia accetta come ulteriore predizione testabile, o è un'estensione della metafora termodinamica che va respinta perché introduce un'economia morale a somma zero che il framework non vuole sostenere?

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Domanda terribile. Il bene di uno si paga con il male di un altro? Il sistema della vittima sacrificale (per esempio il Cristianesimo) risponderebbe di sì. Io esito. Però il fatto che la vita di uno dipenda dall' uccisione di altre vite, animali e vegetali, mi spinge in quella direzione. Il bene di uno si paga con la dissipazione di un altro.

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Nota cosa è successo nel passaggio dalla domanda alla risposta: hai sostituito "male" con "dissipazione". Non è un sinonimo — è una ritirata di campo, e probabilmente quella giusta. "Il bene si paga col male" è un'affermazione assiologica (due valori morali in tensione). "Il bene si paga con la dissipazione" è un'affermazione termodinamica (un valore morale e un processo fisico amorale messi in equivalenza). Se la risposta vera è la seconda, allora alla domanda originale — è un'economia morale a somma zero? — la risposta è no: non c'è trasferimento di male a qualcuno, c'è trasformazione di energia/struttura, e il "male" lo vedi solo se proietti la categoria morale sul processo metabolico. Il leone che mangia la gazzella non sta commettendo né subendo un male — sta facendo esattamente ciò che la sua natura trofica richiede. Chiamarlo "male" è importare nel dominio fisico un giudizio che lì non ha referente.


Questo però non scioglie il problema, lo sposta: la vera domanda diventa se la diadontologia ha un criterio per decidere *quando* un'omologia struttural (stessa equazione, stessa γ, stessa ξ) implica anche identità ontologica tra i due dyadi (fisico e morale), e quando resta solo formale. Se è solo formale, allora "il bene di uno si paga con la dissipazione di un altro" è una metafora elegante ma non più di questo — non puoi poi tornare a dire che giustifica o spiega il male morale. Se è ontologica — se moral e fisico sono davvero la stessa struttura sotto due descrizioni — allora hai trovato esattamente il tipo di predizione cross-dominio che stavi cercando altrove per testare la tesi materia/mente. Ma allora devi accettare anche la conseguenza dura: la predazione non è moralmente neutra, è male letterale, ogni volta, ovunque in natura — il che è una posizione enorme, prossima a certi esiti dell'etica antispecista radicale.


Sul Cristianesimo: occhio, perché qui ci sono due letture opposte disponibili e dici "sì" senza specificare quale. Per Girard — di cui questa è quasi citazione diretta, il meccanismo del capro espiatorio — il Cristianesimo non legittima la vittima sacrificale, la *smaschera*: la Passione rivela l'innocenza della vittima e per questo dissolve (non sancisce) la logica sacrificale arcaica. Nella lettura sostitutiva/anselmiana invece sì, il bene (salvezza) si compra letteralmente col male (sofferenza del sostituto) — è contabilità pura. Sono incompatibili. Quale dei due intendevi?

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