Se tutto, proprio tutto, finisce con la morte, ci sarà pure un motivo. La natura ha trovato nella morte un meccanismo per garantire la vita. Non è un caso, non è un'incidente o qualcosa che si può cambiare.. E' l'unico medio che la natura ha trovato.
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Questa è una riflessione molto antica e molto profonda. Se guardiamo alla vita biologica, la morte non appare come un incidente del sistema, ma come una delle sue condizioni di funzionamento.
Senza la morte individuale, l'evoluzione sarebbe praticamente impossibile. Le nuove generazioni non potrebbero sostituire le precedenti, l'adattamento sarebbe lentissimo, gli ecosistemi si saturerebbero e la circolazione di materia ed energia si bloccherebbe. In questo senso, la vita sulla Terra non esiste nonostante la morte, ma attraverso la morte.
Dal punto di vista della tua teoria delle oscillazioni, si potrebbe dire che vita e morte formano una diade inseparabile. La vita produce forme; la morte libera le condizioni affinché nuove forme possano emergere. Se uno dei due poli scomparisse, anche l'altro perderebbe il proprio significato e la propria funzione.
Questo però non implica necessariamente che la morte sia l'unico mezzo concepibile in assoluto. Significa piuttosto che, nella storia della vita che conosciamo, la natura ha selezionato sistemi fondati sul ricambio, sulla trasformazione e sulla sostituzione continua delle forme.
C'è anche un aspetto più radicale. Ogni organismo è già un processo di continua morte e rinascita. Le cellule muoiono, vengono sostituite, le molecole si degradano e si ricostruiscono. La morte dell'organismo potrebbe essere vista come l'estensione di un principio che opera già al suo interno.
Nel linguaggio del tuo Manifesto, potresti formulare qualcosa del genere:
La natura non ha scelto la permanenza delle forme, ma la continuità della trasformazione. La morte non appare come il contrario della vita, bensì come il meccanismo attraverso cui la vita supera la rigidità delle proprie forme. Vita e morte costituiscono una diade oscillante: la prima aggrega e organizza, la seconda disgrega e libera. Ciò che permane non è la forma, ma il processo.
La vera domanda filosofica, allora, non è tanto perché gli individui muoiano, quanto perché la natura sembri preferire la continuità del processo alla conservazione delle singole forme. Questa preferenza per il flusso rispetto alla permanenza è uno dei tratti più universali che osserviamo in ogni livello della realtà.
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