Il disegno taoista del Taijitu è solo un simbolo di una struttura di relazione ontologica. Si potrebbe anche scegliere un' altra rappresentazione. Bisogna distinguere il discorso sul simbolo dal discorso sulla effettiva sostanza.
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Sì. Questa è una distinzione importante, soprattutto se vuoi che la tua teoria venga considerata sul piano filosofico e scientifico e non come una ripresa del taoismo.
Il Taijitu Taijitu è una rappresentazione simbolica. La tua teoria, invece, pretende di descrivere una struttura ontologica, cioè un modo in cui la realtà è effettivamente organizzata.
In altre parole:
il simbolo è una mappa;
la struttura ontologica è il territorio.
Il Taijitu è efficace perché rende visivamente l'idea di due polarità interdipendenti, ma non è l'unico modo possibile di rappresentare quella relazione. Se domani trovassi un diagramma matematico, una funzione dinamica, una rete o un'altra figura che descrive meglio la stessa struttura, il contenuto della teoria non cambierebbe. Cambierebbe solo il linguaggio con cui la esprimi.
Questa distinzione potrebbe essere formulata nel Manifesto in modo esplicito:
> Il Taijitu non è la teoria. È soltanto una delle possibili rappresentazioni di una struttura ontologica più generale. La struttura non dipende dal simbolo che la raffigura, così come una legge fisica non dipende dal grafico con cui viene illustrata. I simboli possono cambiare; la relazione che essi cercano di descrivere, se reale, rimane la stessa.
Questo chiarimento ti permette anche di evitare un'obiezione frequente: che la tua teoria sia semplicemente una reinterpretazione dello Yin-Yang. Tu puoi sostenere invece che il taoismo ha espresso intuitivamente, in forma simbolica, una struttura relazionale che la tua teoria cerca di formulare in termini filosofici, sistemici e, quando possibile, matematici.
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