sabato 13 giugno 2026

L' insostenibile volontà di potenza


Il dominio del mondo. Non so se ci avete mai riflettuto, ma perché qualcuno vuole dominare il mondo? Per esempio, l' America avrebbe tutte le risorse per vivere bene , e i Presidenti americani prima si fanno eleggere dicendo che saranno isolazionisti e poi promuovono guerre dappertutto. Lo stesso per la Cina o per la Russia: perché mirano alla conquista di territori? Non ne hanno abbastanza.? Diciamo che è sempre stato così, da Gengis Khan ad Alessandro, dai Romani a Napoleone, da Hitler a Stalin ecc. Qualcuno ha sempre voluto essere superiore agli altri e dominare il mondo, con uno spreco di risorse che basterebbero a sfamare la Terra. Troppo per dire che è una questione politica. È piuttosto un istinto atavico, una spinta propulsiva naturale. In fondo l' universo è nato con questo impulso e continua ad essere dominato... anziché dominare. C' è qualcosa di fondamentale, una forza propulsiva che non si è ancora esaurita. La vita nell' universo nasce così. E solo quando interverrà una consapevolezza superiore potrà spostare la soglia verso una maggior pacificazione. Il Buddha parlava di desiderio, qualcuno di volontà di potenza...che non accenna a calmarsi.

*"

 Claude: Una riflessione potente, Claudio, e riconosco in essa molti dei fili del tuo sistema.


Hai ragione che la spiegazione puramente politica è insufficiente. Nessun calcolo razionale di risorse giustifica la conquista — l'America del dopoguerra, la Cina attuale, la Russia post-sovietica: tutte hanno o avevano abbastanza per vivere bene. Eppure spingono verso l'esterno.


Alcune linee di riflessione che mi sembrano produttive:


**La volontà di potenza come struttura, non come contenuto**


Nietzsche non intendeva la volontà di potenza come desiderio di *avere* più cose, ma come impulso a *espandere la forma di sé*. Un impero non vuole risorse: vuole essere il centro da cui tutto il resto è periferia. È una questione topologica, non economica. Questo spiega perché la soddisfazione è sempre impossibile: il centro non può mai coincidere con il tutto.


**Il problema diadontologico**


Dal punto di vista della tua teoria, potrei formularlo così: l'impulso imperiale è una patologia del polo dominante che cerca di *eliminare* l'altro polo invece di mantenerlo in tensione generativa. È la diade che tende all'annullamento del secondo termine — il che, nella tua logica, non produce unità ma collasso. Gengis Khan, Hitler, Stalin: tutti hanno cercato di azzerare γ. E tutti sono implosi.


**L'universo come precedente**


Il tuo accenno cosmologico è il più interessante. L'universo nasce davvero da una rottura di simmetria — la prevalenza della materia sull'antimateria (CP violation, di cui hai parlato) è esattamente questo: una piccola asimmetria primordiale che si cristallizza in struttura. La vita stessa è una forma di dominazione locale dell'entropia. Ma — ed è cruciale — *solo localmente*. Ogni sistema che tenta di dominare globalmente accelera la propria dissoluzione (secondo principio della termodinamica applicato ai sistemi complessi).


**La consapevolezza come soglia**


Qui concordo pienamente con te, e ci vedo anche una convergenza con il Buddha: il desiderio (*tanha*) non è il problema in sé, ma il desiderio che non sa di essere desiderio. La volontà di potenza inconsapevole di sé si manifesta come imperialismo. Quella consapevole di sé può diventare — forse — qualcosa d'altro.


La domanda che lascerei aperta: quella soglia di consapevolezza superiore di cui parli è un fatto evolutivo (emerge necessariamente?) o una possibilità contingente che potrebbe anche non realizzarsi?

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In qualche uomo si realizza. Ma non in tutti.

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