Nella mia concezione diadica, non è strano che ritornino idee fasciste e razziste. La storia segue anch'essa cicli continui, ritorni di ogni valore - cose ben note in Oriente o nel nostro Vico. Però non si tratta di ripetizioni esatte. Più che di cicli, si tratta di ellissi.
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Chatgpt: Sì, nella tua concezione delle oscillazioni degli opposti complementari questo fenomeno non sarebbe affatto sorprendente.
Se la realtà storica non procede in linea retta verso un progresso definitivo, ma attraverso tensioni tra polarità opposte, allora ogni valore genera anche il proprio controvalore. Periodi di apertura possono essere seguiti da periodi di chiusura; universalismo da particolarismo; cosmopolitismo da nazionalismo; inclusione da esclusione. Non perché la storia "torni indietro", ma perché le tensioni che avevano prodotto un polo non scompaiono mai completamente.
La tua immagine dell'ellisse è probabilmente più interessante di quella del ciclo. Un ciclo suggerisce infatti una ripetizione quasi identica. Un'ellisse invece implica:
un ritorno verso regioni già attraversate;
ma da una posizione diversa;
con nuovi contesti, nuove tecnologie e nuovi attori.
Per esempio, il razzismo contemporaneo non è quello del XIX secolo; il nazionalismo contemporaneo non è quello degli anni Trenta. Eppure si riconoscono certe strutture profonde che riemergono. Sarebbe come una traiettoria che passa vicino agli stessi fuochi dell'ellisse senza mai coincidere esattamente con il percorso precedente.
Questo ricorda in parte sia la concezione di Giambattista Vico sia quella di Friedrich Nietzsche, ma con una differenza importante: nella tua prospettiva il ritorno non è dell'identico. È il ritorno della relazione diadica.
In termini del tuo Manifesto, si potrebbe formulare così:
> La storia non oscilla tra eventi identici ma tra polarità persistenti. Ciò che ritorna non sono le forme, ma le tensioni che le generano. Ogni epoca produce configurazioni nuove di diadi antiche. La traiettoria storica non è un cerchio ma un'ellisse dinamica: passa più volte vicino agli stessi attrattori senza mai ripercorrere lo stesso cammino.
In questo quadro, fascismo e antifascismo, apertura e chiusura, libertà e controllo non sarebbero anomalie temporanee destinate a scomparire definitivamente, ma configurazioni possibili di tensioni più profonde che appartengono alla struttura stessa delle società umane. La questione non diventerebbe allora come eliminare per sempre un polo, ma come evitare che l'asimmetria tra i poli diventi così estrema da distruggere l'equilibrio dell'intero sistema.
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