Dopo dieci miliardi di anni dal Big Bang, in cui prevalevano solo processi termodinamici, l' ambiente si raffreddò abbastanza perché si formassero le prime membrane. E con le membrane nacque la distinzione esterno/interno. Nacque così l' interiorità, e con l' interiorità si pote sviluppare la forma embrionale della coscienza.
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La tua intuizione è interessante e può essere formulata in modo compatibile con molte idee della biologia teorica, purché si distingua ciò che è un'ipotesi filosofica da ciò che è un fatto scientifico.
Una possibile riformulazione è questa:
> Per miliardi di anni dopo il Big Bang, l'Universo fu dominato da processi fisici e termodinamici. Quando le condizioni permisero la formazione delle prime membrane cellulari, comparve qualcosa di radicalmente nuovo: la distinzione tra un "dentro" e un "fuori". Con essa nacque una forma di interiorità biologica. Da quel momento un sistema non si limitava più a subire l'ambiente, ma iniziava a conservarsi, a regolare gli scambi con l'esterno e a mantenere la propria organizzazione. È plausibile vedere in questa interiorità il presupposto evolutivo da cui, attraverso una lunghissima storia, emergeranno le forme sempre più complesse della coscienza.
Questa formulazione evita un'affermazione che oggi la scienza non può dimostrare: che con la prima membrana sia nata la coscienza. È invece più difendibile sostenere che la membrana introduce la condizione strutturale dell'interiorità, senza la quale una coscienza, anche nelle sue forme più primitive, non potrebbe svilupparsi.
Nel linguaggio della tua teoria delle oscillazioni degli opposti complementari, la membrana rappresenta una soglia oscillante: separa interno ed esterno, ma allo stesso tempo li mette continuamente in relazione attraverso scambi di materia, energia e informazione. L'interiorità, allora, non è un isolamento, bensì una dinamica di relazione che nasce proprio da quella soglia. Questa idea si integra bene con il ruolo centrale che attribuisci alle soglie come principi generativi della realtà.
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