domenica 20 ottobre 2019

Prestare attenzione


Meditare, nella sua essenza, non è nient’altro che prestare attenzione. Infatti viviamo sempre come se fossimo un po’ distratti, poco presenti, superficiali. La cosa è paradossale perché noi siamo sempre in compagnia di noi stessi. Ma, distratti dalle mille attività del mondo, non vediamo una parte fondamentale di noi stessi. Questa parte è esattamente il centro, il nucleo di noi stessi, l’anima.
La religione ci ha parlato per secoli di questa anima, ma non ci ha mai aiutati a percepirla. Come mai? Forse perché è stato tutto esteriorizzato ed è stata rivolta la nostra attenzione nel guardare fuori, nell’adorare un Dio esterno o nello svolgere un’azione sociale caritatevole.
Dunque, ci perdiamo sempre qualcosa – qualcosa che è sempre dentro di noi e che è in grado di guidarci ed ispirarci dandoci una grande autonomia. Ma forse è proprio questo che le religioni osteggiano. Esse vogliono mantenere il loro controllo su di noi, impedendoci di essere in prima persona.

“Ma se non sarò me stesso, chi lo sarà per me?
E, se non ora, quando?”

Lo strumento per liberarci dai vincoli di chi vuole imprigionarci e comandarci è l’attenzione, la consapevolezza. Quanto più sarai te stesso, tanto più sarai libero.
Essere consapevoli significa rivolgere l’attenzione verso l’interno, chiudersi come in un bozzolo e cercare di percepire il soggetto ultimo delle nostre azioni, delle nostre sensazioni, dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri. Questo soggetto ultimo è il testimone di tutto, colui che osserva e rispecchia tutto, pur restando distaccato. È come uno specchio che rimane se stesso pur riflettendo ogni genere di immagine.
Non è qualcosa di astratto, è qualcosa di molto concreto. Tant’è vero che noi possiamo percepirlo, non come un oggetto, ma proprio come il soggetto ultimo. Si tratta di fare attenzione, di renderci più sensibili e di identificare un giorno dopo l’altro questo nucleo interiore.
Dapprima lo avvertiremo con una certa fatica. Apparirà velocemente e poi sparirà di nuovo. Ma, a lungo andare, se insistiamo, se non molliamo la presa, se siamo determinati e seri, se manteniamo la mente chiara e limpida, si delineerà sempre più chiaramente e sempre più a lungo. Fino a rimanere come fonte di ogni ispirazione, come guida. E come prova che siamo noi i creatori del nostro mondo.
Continuate a dirvi di non essere il corpo, di non essere la mente e cercate di percepire il vero soggetto. “Chi sono io?” Un giorno apparirà come una sensazione precisa e concreta, come una luce o un centro, come una presenza viva e fresca. Allora non sarete più soli in un mondo ostile e troverete la vostra guida spirituale e concreta che vi aiuterà a risolvere tutti i vostri problemi.

3 commenti:

  1. Gentile Lamparelli,
    questo lavoro quotidiano di attenzione e consapevolezza, per arrivare a percepire il soggetto ultimo, può essere fatto da soli o abbiamo bisogno di una guida spirituale umana, visto che si parla di pericoli per la salute mentale e anche fisica di coloro che si addentrano profondamente nella propria interiorità? Grazie...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E, aggiungo, non servono delle tecniche precise da applicare man mano che si progredisce nel lavoro di scavo, che forse solo un maestro esperto può assegnare oculatamente al meditante? Grazie...

      Elimina
  2. Sarebbe bello avere un maestro. Ma dove sono queste guide illuminate? Spesso si tratta di persone non all'altezza o addirittura degli imbroglioni. Molto meglio allora ricordarsi che anche i maestri esteriori non sono che riflessi dell'unico vero maestro interiore, che va ricercato dentro di noi, facendo tacere ogni altra voce. Esistono anche i libri, dove i grandi maestri hanno lasciato importanti indicazioni.

    RispondiElimina