mercoledì 30 ottobre 2019

Gli interpreti di Dio


È un'antica pretesa quella dei sacerdoti di essere mediatori tra l'uomo e Dio. Un'idea curiale, burocratica e gerarchica... sostenuta ovviamente da una casta che in tal modo ottiene una funzione, un riconoscimento e una ricompensa. Nell'India antica esistevano i brahmani, i quali affermavano che il rapporto con il divino e anche l'ordine sociale dipendessero dai loro rituali. Oggi, questa concezione è ancora presente nel cristianesimo, dove il prete si pone come l'unico interprete autorizzato della volontà divina.
       Non a caso ritroviamo alti prelati in tutte le cerimonie pubbliche, a fianco delle autorità statali.
       Il cattolico si rivolge al prete un po' come si rivolge ad un patronato. Spera di essere trattato con più considerazione e con più cura; e spera di poter mercanteggiare meglio.
       Ma domandiamoci: che bisogno c'è di ricorrere a sacerdoti e a rituali per rivolgersi a Dio? Chi ci vieta di farlo direttamente, in prima persona? Crediamo che Dio sia una specie di Papa con tutta la sua corte, che bisogna ingraziarsi?
       Non a caso nel cattolicesimo si parla di gerarchie divine o di gerarchie angeliche. Idee che furono riprese da san Tommaso e dalla scolastica.
       Ma chi ci ha messo in testa un'idea del genere?
       Dio non solo non è un Potere esterno. Addirittura è... ciascuno di noi. Ma, poiché non ne siamo consapevoli, ci rivolgiamo prima all'esterno e poi ad un mediatore. E rivolgendoci all'esterno e a un mediatore, ecco che manchiamo completamente il divino. Siamo irrimediabilmente divisi da Dio. Cioè, è Dio che si divide da se stesso.
       Così ci toccherà rimandare tutto al prossimo giro. Cioè, Dio dovrà rimandare tutto al prossimo giro. Tempo perso.
       Questa storia dei mediatori e degli interpreti è il principio di ogni alienazione. Quando vi rivolgete a vostro padre o a vostra madre – o a voi stessi – avete bisogno di un mediatore? Neppure Gesù la pensava così:

       Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto…” [Matteo 6, 5]

          Se questo è vero per la preghiera, figuriamoci per la meditazione, dove il divino non è qualcosa che sta in un regno celeste ma esattamente nel centro di te stesso.

       Dio è il centro dell’anima” diceva san Giovanni della Croce.

Le gerarchie, le chiese e le burocrazie servono solo ad allontanarti da te stesso e dal divino che è in te stesso.


2 commenti:

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  2. "Ma domandiamoci: che bisogno c'è di ricorrere a sacerdoti e a rituali per rivolgersi a Dio?"

    Mafia dell'anima (cit.)

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