sabato 9 novembre 2019

I muri umani


Mentre festeggiamo i trent’anni della caduta del muro di Berlino, dobbiamo registrare la costruzione di decine di altri muri in tutto il mondo: in Europa, in America, in Israele e in tanti altri paesi.
Così sono fatti gli uomini: sono per i muri, per le divisioni, per le barriere, per i confini, per le distinzioni. E costruiscono muri non solo sulla Terra, non solo tra un popolo e l’altro, ma anche tra un individuo e l’altro. Ci sono infatti le divisioni di classe, di ceto e di reddito. E queste ultime sono ancora più rigide di quelle dei muri fisici. Se i muri fisici possono essere abbattuti, quelli sociali esistono da sempre e non sono mai stati distrutti.
Come se non bastasse, esistono anche muri interiori che dividono l’individuo da se stesso. E questo è ancora più grave, perché pochi se ne accorgono. Siamo tutti in preda a divisioni e a conflitti. La coscienza stessa è una divisione tra conoscente e conosciuto, i quali in teoria dovrebbero essere la stessa persona, ma in pratica non riescono mai a conciliarsi. Così l’individuo è frammentato in se stesso e abitato da pulsioni provenienti da regioni sconosciute della propria interiorità. È una specie di mosaico o di puzzle di tanti centri che lo dilaniano e lo abitano tra mille conflitti.
Le persone credono di essere individui unitari e non si rendono conto che sono abitate da una moltitudine di altri individui più o meno estranei e che sono ben poco padrone di se stesse. Quale sarà l’io vero?
Chiaramente bisogna puntare verso una sintesi. Noi abbiamo ereditato pezzi di personalità e tendenze da tutti coloro che ci hanno preceduti e spesso queste cozzano fra di loro. È come se nel nostro io abitassero tante altre persone e tutte vogliono dire la loro.
Bisogna dunque operare una sintesi, accettare i conflitti che ci abitano e cercare in fondo in fondo qualcosa di stabile e di immutabile, che sia in grado di resistere alle tempeste della vita.

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