sabato 25 agosto 2018

Oltre l'uomo


Scopo della meditazione non è semplicemente essere felici, ma superare la condizione umana abituale, quella contraddistinta da alti e da bassi, da piacere e da dolore, da felicità e da infelicità. Infatti, negli ultimi jhana (livelli di meditazione) ci si lascia alle spalle ogni squilibrio psicologico per approdare ad uno stato di equanimità, ossia di lucida e limpida visione. Sto parlando non di esperienze mistiche, ma di esperienze alla portata di tutti. Anche il quotidiano, infatti, può essere una via per lo straordinario.
              Quando vediamo che l'infelicità è il risultato di un lungo condizionamento, capiamo che anche l'equanimità può essere il risultato di un addestramento - stavolta positivo.
              Ci si può allenare da subito. Tutti possiamo sperimentare e superare gli estremi del dolore e della gioia, per tornare verso un centro virtuale. Si deve notare, infatti, che le grandi gioie e i grandi dolori sono esperienze estreme. Mentre la vita procede per lo più su una via mediana.
              Possiamo fare della centralità/equanimità - e, sì, anche della medietà - una via di chiarezza. Perché in fondo la medietà è neutralità, imparzialità, è non sbandare né da una parte né dall'altra, è vivere centrati.
              Se riusciamo a far rimanere la mente in uno stato di immobilità e di silenzio, senza fluttuazioni, la ripuliremo del tutto e potremo veder chiaro.

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