domenica 11 febbraio 2018

Ai limiti del pensabile


Ma come si fa a pensare a ciò che il nostro cervello non è fatto per pensare?
Intanto ci portiamo al limite del pensabile (contrassegnato dalle solite aporie logiche – sempre le stesse) e incominciamo a pensare che ci possa essere qualcosa al di là. La mente che è consapevole che si trova al limite è già un tantino al di là.
Se siamo consapevoli dei limiti, incominciamo a pensare all’impensabile. È come il pesce che si avvicina alla superficie dell’acqua, ma non riesce ancora a fare un salto per guardare che cosa c’è oltre, sopra. Però vede che c’è qualcosa.
Questa operazione non è inutile. A forza di avvicinarci al confine e guardare la situazione confusa che ci si presenta, incominciamo a compiere nuovi balzi, dando furtivi e meravigliati sguardi all’al di là.

Il problema della meditazione è che noi operiamo a un livello che ha due limiti: l’uno superiore e l’altro inferiore, ossia il supercoscio e l’inconscio.
Paradossalmente è nei momenti di crisi che ci si rivela più chiaramente la realtà – la vera realtà, non quella costruita dalla ragione, basata sul principio di non-contraddizione.
È negli stati di transizione o subliminali che possiamo operare con più efficacia.
Lo stato meditativo ha poco a che fare con il livello razionale e conscio, che è sempre un’interpretazione , una riduzione e un aggiustamento, ma è tutto ciò che sta sopra e sotto.
È piuttosto uno stato di transizione, di bardo, di coscienza affievolita. È lì che possiamo operare più efficacemente, come il chirurgo che deve fermare per un po’ il cuore per poter operare su di esso.

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