I sogni possono durare qualche secondo o qualche minuto - e più sono
lunghi più lasciano un’impressione sulla mente del sognatore.
Poi esiste un sogno più lungo: quello che dura una vita. Ma, benché più
lungo e più vivido, è anch’esso inconsistente, contraddittorio, confuso e
insoddisfacente. Chi lascia la vita sa benissimo di non aver vissuto a pieno.
In realtà, noi non sappiamo chi siamo né perché agiamo in un certo modo. E gli
eventi ci appaiono spesso casuali, ambigui, sfuggenti, altalenanti e
incomprensibili.
Il motivo è che si tratta pur sempre di sogni, senza capo né coda.
Appaiono non si sa perché e scompaiono senza che noi possiamo farci niente. Il
nostro controllo è minimo.
Viviamo comunque in uno stato di confusione e di instabilità. Anche la
mente è instabile e torbida.
Per renderla più stabile, per vedere più chiaramente, dobbiamo
innanzitutto renderci conto che viviamo in un sogno. È come trovarsi in un
cinema, con la mente che fa da proiezionista.
L’importante è ricordarsi continuamente che viviamo in un mondo irreale
e privo di fondamento.
Dobbiamo quindi sviluppare una consapevolezza sempre più lucida. Perché
la natura profonda del mondo e di noi stessi è proprio questa consapevolezza,
senza inizio e senza fine. Il problema è che, su una scala da uno a dieci, oggi
ne sviluppiamo sì e no due o tre, con differenze anche individuali.
La concentrazione, la calma, la quiete emotiva, il rilassamento, l’attenzione
non-concettuale e la presenza mentale – ecco i mezzi, alla portata di tutti, per
aumentare la consapevolezza. E uscire dal sogno.
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