domenica 29 marzo 2020

La persistenza della religione


Non so se avete notato che, in un primo momento, con la comparsa del virus era scomparsa anche la religione. Chiuse le messe e le chiese, chiuse le cerimonie pubbliche, chiusi i conventi, chiuse le processioni, i preti si erano dichiarati impotenti e si erano nascosti: la parola era passata alla scienza, che era diventata la verità. Soprattutto la gente si era convinta che le solite parole di conforto erano inutili.
Dov’è Dio in queste circostanze, dov’è la sua presunta potenza, dov’è il suo amore per gli uomini? Ma il credente non si dà mai per vinto. Se c’è una sciagura, la colpa è tutta degli uomini, che vengono giustamente puntiti per i loro peccati. La mentalità è sempre la stessa, da millenni.
Di questo vuoto si sono accorti i preti e i clericali, che si sono impegnati a riconquistare lo spazio pubblico. Ed ecco la ricomparsa del Papa a ripetere come un disco rotto e assurdo le consuete formule senza senso. Anche le televisioni e il nostro potere mediatico sono subito corse ai ripari. Ed ecco i rosari e le messe trasmesse vie etere.
Il Papa non ha perso l’occasione. E si è messo a recitare nelle piazze e nelle cappelle vuote. In fondo i mass media non hanno bisogno di un pubblico reale. E in fondo il mestiere di un Papa è proprio questo: fare l’attore, recitare una parte nell’incredibile commedia umana.
Quando fra qualche mese sarà scomparsa l’epidemia, i credenti diranno che sono intervenute la Divina Provvidenza o la Madonna. Vi ricordate ciò che si dice ne I promessi sposi?
Gli uomini sono fatti così. Anche di fronte alla prova dell’inesistenza delle loro Divinità, non possono smettere di illudersi e di illudere.
La religione non muore mai, perché è uno dei fondamenti di Maya, l’illusione, la dea che domina questo mondo.

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