venerdì 13 marzo 2020

Il ritorno alla base


Se arrivi a vedere il mondo in modo non tanto dissimile da uno stato di sogno, devi convenire che anche il tuo io cosciente ha la stessa natura evanescente.
In effetti, quando non c’è coscienza – come nel sonno profondo, in un’anestesia o nella morte – dove vanno a finire il tuo io e il tuo mondo con tutta la sua dualità? Sparita la coscienza, sparisce tutto..
Ma è tutto qui? Un io sognato che sogna altri sogni? Una semplice apparizione in una coscienza che deve sparire? Un fantasma che deve svanire non appena spunta l’alba? Sarebbe deludente. La vita sarebbe un epifenomeno senza importanza.
Se però ragioni bene, e se vai al di là dei concetti, ti rendi conto che la coscienza è dualismo soggetto-oggetto, piacere-dolore, bene- male, nascita-morte, ecc. E, quando sparisce il dualismo con la sua frammentazione, ritorna il tutto che, per qualche motivo, si era autolimitato per dare origine al mondo fenomenico. Dall’essere una parte ritorni ad essere il tutto.
Ecco perché la morte dovrebbe essere vista come una liberazione.
Ma il punto di ritorno non coincide con il punto di partenza. C’è stato un valore aggiunto – l’esistenza.
L’attore che ha recitato la sua parte, quando ritorna dietro le quinte, non è più l’attore che era prima di entrare. È diverso, più ricco. Il viaggiatore che ritorna dopo un lungo viaggio, guarda il paese natale con occhi diversi.

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