lunedì 17 febbraio 2020

Trascendere il corpo e tutto il resto


Non è detto che la morte sia un’esperienza dolorosa - mentre siamo sicuri che lo è spesso la vita. La maggior parte di coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte hanno riferito che la sensazione di liberarsi dal peso del corpo è una meraviglia indescrivibile e che ritornare nel corpo è come rientrare in una prigione. Soma (corpo) = sema (tomba) dicevano gli antichi greci. E anche noi troviamo che nelle nostre più felici esperienze ci dimentichiamo del corpo.
Con questo non vogliamo svalutare il corpo e la materia che hanno il grande merito di convogliare la coscienza, ma hanno un grande difetto: durano poco.
Qual è dunque la nostra vera natura? Se ci identifichiamo con il corpo, sappiamo che ben presto invecchierà, si ammalerà e lo perderemo. Quando invece perdiamo l’identità corporea (in meditazione, nel sonno profondo, in un orgasmo, tra due pensieri, un attimo prima del risveglio dal sonno o nella morte), scopriamo che abbiamo un’identità più vasta, più lucida e più leggera.
In fondo sia la nostra nascita sia  la nostra schiavitù hanno inizio con l’emergere del corpo. Per molti mesi, nell’utero materno e dopo la nascita, non abbiamo ancora un’idea di avere ed essere un corpo. Ma a poco a poco questa idea si consolida. È sì la nascita della vita, ma anche il consolidamento dell’ignoranza… di un’origine ben diversa, anteriore ed al di là del corpo, della veglia, del sonno e perfino della coscienza-conoscenza sempre dualistica e sofferente.
Non si tratta quindi di ricercare o rimpiangere un’anima che avremmo perduto chissà quando, ma di liberarsi di ogni identità – fisica, mentale o spirituale – togliendosi da tutti i confinamenti. Una cura radicale contro la malattia dell’essere.

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