lunedì 6 gennaio 2014

Il peccato: il gioco di Dio

Il concetto di peccato è legato a quello di consapevolezza, non a quello di Dio. I "peccati contro Dio" sono in realtà peccati contro un gruppo di peccati stabiliti dagli uomini in determinate epoche. I "decaloghi" non sono stabiliti da Dio, ma dall'uomo - che crea sia una propria immagine di Dio sia un proprio elenco di peccati. Un tempo si pensava che l'omosessualità, i rapporti prematrimoniali e la masturbazione fossero peccati. Ma oggi non lo si crede più. Nell'elenco dei peccati biblici, non c'è quello di non pagare le tasse. Ma chi non paga le tasse, danneggia un'intera società, anche se va a messa tutte le mattine. Questo ci deve far dubitare dell'intera impalcatura.
Forse mentire è un peccato? Ma si può mentire a fin di bene. Rubare è peccato? Ma se rubo a coloro che si sono arricchiti rubando o truffando? Non è dunque il caso di stilare elenchi fissi di peccati. Questo lo fanno i codici penali, e li chiamano "reati". Ma anche qui è tutto approssimativo, relativo e mutevole, perché cambiano le opinioni degli uomini.
Si dirà: uccidere è certamente un peccato. Però, attenzione, il più grande assassino è proprio Dio. Lui ammazza tutti. Dunque Dio è il più grande peccatore? E perché in tempo di guerra diventa lecito uccidere? Perché tante nazioni hanno la pena di morte? Perché capi di Stato, anche di paesi democratici (Stati Uniti, Israele, ecc.), ordinano impunemente di uccidere chiunque ritengono un nemico, e non si preoccupano tanto di ammazzare anche vittime innocenti? Anche Obama finirà all'inferno?
Ci si preoccupa tanto della condotta "immorale" di leader che hanno amanti, ma non degli assassinii che hanno ordinato ai loro eserciti o ai loro servizi segreti. Quanti morti ha fatto George Bush con la guerra in Iraq, dopo aver mentito spudoratamente sulle armi chimiche? Eppure nessuno lo tratta come un criminale. E non mi risulta che nessuno abbia eccepito niente sull'uccisione di Saddam o di Bin Laden. Dov'è finito "nessuno tocchi Caino"?
E non parliamo dei peccati di tanti Papi, che con le loro guerre e le loro persecuzioni hanno fatto morire certamente più persone di Hitler o di Stalin.
Allora, dov'è il concetto di un peccato "oggettivo"? Tutto è soggettivo. Il peccato sembra essere una convenzione come tutte le altre. Ed è inevitabile. Non potete non fare il male. "Quando voglio fare il bene, il male è accanto a me" (San Paolo, Lettera ai Romani 7, 21)
E veniamo alla coscienza. Eugenio Scalfari, folgorato dalle parole di Papa Francesco, sembra essersi convinto che se uno agisce in base alla propria coscienza non può commettere peccato - e Dio lo perdonerà. Povero Scalfari, a cosa si è ridotto! Perciò, se Stalin o un criminale nazista hanno ucciso migliaia di persone perché così dettava loro la coscienza, non hanno commesso nessun peccato e saranno perdonati da Dio?
Paradossalmente, più uno è sensibile e consapevole, più gli sembra di sbagliare e più si sente in colpa. Questo perché si rende conto di non essere cosciente di tante cose. Il criminale, invece, vive tranquillo e sereno. Un nazista tedesco per esempio, colpevole di aver ucciso trecento e più italiani per rappresaglia dopo un attentato, è morto recentemente a cento anni e non risulta che avesse il minimo senso di colpa: anzi si era convertito al cattolicesimo... forse perché gli avevano detto che il Dio cattolico perdona tutti.  D'altronde era convinto che Dio fosse un Hitler in grande, o che Hitler fosse Dio, non so. Ha fatto quel che gli dettava la coscienza.
Pochi sono consapevoli dei reati ambientali. Eppure, oggi le cose cambiano e si affaccia una nuova coscienza: se getto in mare plastica, petrolio o scorie chimiche o se utilizzo un'automobile particolarmente inquinante, posso provocare danni agli altri uomini, agli animali, all'ecosistema e alla Terra intera - e magari posso far venire il cancro a qualcuno. Non è un peccato da poco. Ma un peccato di cui fino a poco tempo fa nessuno era consapevole.
La verità è che noi in tanti casi non siamo sicuri se quello che facciamo sia un peccato o meno. Tutto è incerto e troviamo sempre mille giustificazioni. Pochi sono i casi in cui ci sentiamo veramente in colpa. Un capo mafioso raramente ha il senso del peccato, tant'è vero che molti, prima di uccidere qualcuno, si rivolgono per protezione a Dio o alla Madonna. Anche questi saranno perdonati? Perché non erano consapevoli? O anche Dio è una grande mafioso?
Solo i consapevoli hanno un senso di colpa. Ma anche la coscienza è condizionata. Magari ciò che riteniamo un peccato non lo è e ciò che non riteniamo un peccato lo è.
Insomma non serve a niente compilare liste di peccati. Bisogna fare i conti tutti i giorni con la propria coscienza, e anche questa ha limiti evidenti. L'incertezza regna evidente in campo etico...

... Questo per una dimensione umana, quotidiana, di gente che deve affrontare problemi impellenti. Ma, per una dimensione più profonda o più elevata, il peccato può essere non solo fare il male, ma anche fare il bene. Lo dicono chiaramente non i testi biblici, ma le Upanishad o il taoismo. Qui Scalfari dovrebbe allargare un po' l'orizzonte.
Bene e male, infatti, sono una coppia indissolubile, l'uno il complemento dell'altro. Se c'è l'uno, state sicuri che c'è anche l'altro. Ed è stupido pensare che un Dio li abbia creati per vedere che cosa avremmo scelto. Un piccolo gioco sadico, che vorrebbe continuamente metterci alla prova... solo per punirci o per premiarci - insomma un gioco da biscazziere, dove alla fine vince sempre il banco.
Anche perché non c'è scelta: devi scegliere il bene. E, allora, devi scegliere in base a un gioco truccato. Se ci fossero tre, quattro o dieci alternative, potremmo scegliere. Ma così no.
E se uno non volesse giocare a questo gioco scemo? E se uno sapesse contare le carte, verrebbe espulso dal Casinò? Allora, qui non si vuole che uno vinca, qui si vuole che uno perda comunque. Ah, il nostro Dio ci imbroglia!
Il domatore che ammaestra l'elefante e che gli dà uno zuccherino se fa bene (cioè se obbedisce agli ordini) o una bastonata se fa male (cioè se disobbedisce), non è un tipo simpatico... non è uno che ti dà una vera scelta. È solo un prepotente, uno che la fa da padrone. Così appare l'odioso Dio della tradizione giudaico-cristiano-islamica. Che cosa può fare l'elefante se non chinare il capo e diventare un automa? Ma lui avrebbe preferito non essere costretto a fare questo gioco scemo; lui avrebbe preferito andarsene libero per la foresta, là dove nessuno lo avrebbe costretto a scegliere tra lo zuccherino e la bastonata.
Ma se il male è il prezzo che paghiamo per essere un po' liberi all'interno di una scelta che ci viene imposta, allora il male è prezioso, allora è superiore addirittura al bene - e il bene è soltanto una museruola. Se il male è ciò in base al quale si manifesta il bene, allora il peccato è una condizione necessaria, addirittura benedetta. Felix culpa! Tutto a gloria di Dio, anche il male.

"Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: 'Rabbi, chi ha peccato lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?' Rispose Gesù: 'Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio'" (Vangelo di Giovanni 9, 1-2).
Avete capito bene? È Dio che ha creato il male per manifestare la propria potenza! Ragazzi, guardatemi! Io sì che sono grande! E ora acceco qualcuno, così se ne accorgono tutti...

D'altronde, san Paolo che "tutti hanno peccato, e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia" (Lettera ai Romani 3, 23-24).
Avete capito il gioco di Dio? Fa tutti peccatori in modo da poterli graziare... Grazie tante!

... No, sarebbe molto "meglio" cambiare il gioco, cioè cambiare coscienza. E questo è un compito difficilissimo, il prossimo passo evolutivo - o l'effetto dell'illuminazione che vi fa uscire dai giochetti del grande Illusionista.
Nel frattempo, rifiutatevi di fare il male... rifiutatevi di fare il bene. Fate lo sciopero etico. Dite al vostro Dio che ne avete abbastanza di zuccherini e di bastonate. E che voi aspirate alla vera libertà, non alla "libertà condizionata", alla "libertà vigilata" dei carcerati con permesso di uscita.
Fate in modo che la mente duale (e illusoria) con il suo inutile conflitto si ritiri, e, al suo posto, compaia la mente universale... con la sua armonia.

Epifania

Quanto sono infantili i miti cristiani! Addirittura una festa della "manifestazione" non riferita all'apparizione dell'universo mondo (che sarebbe stata una bella festa, una festa col botto del Big Bang), ma di un unico bambinello, di cui nessuno in realtà si era mai accorto. Bella favoletta! E dov'erano Biancaneve e i sette nani?
Ma che esibizionista, questo Dio!
E poi quel bambinello non era tanto umile... se venivano a visitarlo addirittura i Re Magi dal lontano Oriente. Chissà Giuseppe e Maria dove avranno messo l'oro, l'argento e la mirra? Forse in qualche banca, per far studiare il figlio in vista della futura professione... di Messia?

domenica 5 gennaio 2014

Intelligenza e bisogno

C'è un vuoto creativo e una vuoto sterile. Il primo è quello di un'energia che non si è ancora manifestata e ribolle in modo magmatico in attesa di esplodere in un'azione: per esempio il vuoto prima della creazione o il vuoto mentale prima dell'illuminazione. Il secondo è quello della stagnazione, della pigrizia, della rinuncia. Un esempio di quest'ultimo si trova nel film di Paolo Sorrentino La grande bellezza, dove viene ritratta una società di ricchi e di alti prelati che non hanno niente da fare e niente da dire, che passano le giornate fra banchetti, chiacchiere oziose e spettacoli futili. Il film è la rappresentazione di una società dorata che non avendo nessuno stimolo a cambiare fa della conservazione e della contemplazione della bellezza la sua unica attività. Forse, se avessero bisogno di lavorare, non sarebbero così inetti.
L'intelligenza non fiorisce tra i ricchi. È il bisogno che spinge a capire e a darsi da fare.

Unioni gay

Ma come mai, mentre il Papa dice:"Chi sono io per giudicare?", i nostri politici di destra subito si oppongono ad ogni idea di riconoscere le unioni gay? Sono più papisti del Papa?
Questo dimostra che l'ideologia cattolica rappresenta il più grande ostacolo alle riforme sociali in questo Paese. Il cattolicesimo si conferma così una catena che impedisce allo Stivale di fare qualunque passo in avanti, come invece fanno gli altri Stati europei. E noi rimaniamo indietro, perdiamo tutte le occasioni.
L'argomento che le unioni omosessuali sarebbero contro natura è infondato... perché ci sono sempre state e quindi sono naturali.
Ma, attenzione, la mancanza di riforme sociali, e quindi culturali, si traduce anche in una decadenza economica.

sabato 4 gennaio 2014

L'India sacra


Ci sono persone che vanno in India alla ricerca di guru, i quali si limitano a spillare loro quattrini. Cercano l'India della spiritualità e trovano un paese materialista, superstizioso, con differenze sociali spaventose e fortemente arretrato sul piano dei diritti civili e del trattamento delle donne. È vero che ci sono stati grandi maestri, ma, per conoscere il loro pensiero, basta leggere qualche libro. A che serve andare in India?
La vera India della spiritualità è dentro di noi, nel nostro cuore e nella nostra mente. È lì che bisogna "andare", non in qualche luogo fisico.
"Più si va lontano, meno si conosce" diceva Lao-tzu.
Non andate in India, non andate a Gerusalemme, non andate a Roma, non andate a Lourdes, non andate alla Mecca... Se cercate la religione, Dio è dappertutto e soprattutto dentro di voi. Se cercate la spiritualità, lo spirito dove volete che sia... se non dentro di voi?


... E se siete cristiani...
E se siete cristiani, non andate a san Pietro e nelle altre chiese. Lì non c'è niente di più che nella vostra stanza. Volete che Dio abiti in qualche edificio? Non siate così ingenui! Quando viene un terremoto, le chiese sono le prime a crollare. Lì troverete una casta di preti che vuole spillarvi quattrini, come in ogni altra parte del mondo. Lì troverete qualcuno che vuole vendervi la sua idea di Dio e che vuole influenzare, per dominarvi meglio, la vostra mente. Ma siete voi che dovete farvi la vostra idea di Dio, la vostra esperienza di Dio. Non dovete prendere a prestito quella di altri.
Se siete cristiani, leggete le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo (6, 6): "Quando preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega Dio in segreto". Vi risulta che nei Vangeli Gesù consigli di andare nelle chiese?
Ora, che cosa sono più importanti, le parole di Gesù o le parole dei preti e dei papi?
Imparate a pensare con la vostra testa: già questo è un atto spirituale.

venerdì 3 gennaio 2014

Diventare consapevoli

È più facile moltiplicare pani e pesci che rendere consapevole un uomo.
Eppure è proprio questo il prodigio dell'illuminazione, allorché un uomo diventa per la prima volta consapevole di essere... di essere un frammento della natura universale. In quel momento non è soltanto lui che diventa cosciente, ma l'intero universo che prende coscienza di se stesso.
Si ripete il prodigio della creazione.

Tra gli opposti

Da evitare sia la volontà di potenza di tipo occidentale, che pretende di imporre il proprio dominio alla natura, sia il fatalismo di tipo orientale, che crede di non poter cambiare nulla e si abbandona al destino, a Dio o al karma.
Anche se viviamo in un mondo di illusioni e di apparenze, per gli anni che ci sono stati dati in sorte dobbiamo fare i conti con il gioco delle ombre e degli opposti. Dobbiamo agire "come se" tutto fosse migliorabile. D'altronde, non possiamo fare diversamente. L'illusione del progresso è parte integrante del gioco.
La natura è più forte dell'uomo e in un momento può spazzare via ogni individuo. Ma, per quel momento, questi può dire: "Io c'ero...ero consapevole e ho fatto quel che potevo". Non gli si chiede altro.

Migliorare il mondo

Tutti siamo partiamo dall'idea di migliorare la nostra condizione, noi stessi e il mondo, e siamo convinti che ciò sia possibile e necessario. Ma lo è davvero? Osserviamo bene le cose.
La legge dialettica degli opposti fa sì che, non appena qualcosa migliora, subito ne peggiora un'altra. Guardate le nostre società, guardate il cosiddetto progresso, guardate l'andamento dell'economia e della politica... ad ogni movimento in avanti corrisponde un movimento all'indietro, ad ogni spostamento in un senso corrisponde uno spostamento nel senso opposto. Se c'è crescita, subito dopo ci sarà decrescita.
Così è per esempio la vita dell'uomo e di tutti gli esseri: si va avanti, si raggiunge un'acme e poi si comincia a tornare indietro. Si cresce e poi si decresce. Se oggi c'è sviluppo, state certi che domani ci sarà crisi. Se oggi c'è aumento, state certi che domani ci sarà diminuzione. Se oggi c'è giovinezza, domani ci sarà vecchiaia. Se oggi c'è nascita, domani ci sarà morte.
In realtà, l'ideale di un miglioramento ininterrotto e irreversibile è una pia illusione. I limiti del mondo sono quelli che sono. Tutto cambia, è vero; ma leggi del cambiamento rimangono immutabili. Almeno per ora.

Il fascino del male

"Perché l'uomo è tanto attratto dal male?", si chiede qualche ingenuo filosofo. Evidentemente non ha riflettuto a fondo sul fatto che bene e male, yang e yin, devono sempre stare in equilibrio, e che quindi l'uomo non può non fare il male... anche quando decide o crede di fare il bene.
Chiedetelo a Dio perché il mondo è stato fatto così, non all'uomo.
Evidentemente, come dal male nasce il bene, dal bene nasce il male. E, dunque, il male non è tutto male e il bene non è tutto bene. Il che equivale a dire che bene e male sono come i due poli di una stessa calamita. Noi di volta in volta vediamo uno dei due poli - ma non vediamo mai l'insieme. Ecco perché ci lambicchiamo il cervello.

giovedì 2 gennaio 2014

L'illuminazione per tutti

L'illuminazione non è un fenomeno né strano né insolito.
L'illuminazione è sentirsi parte del tutto. E non si tratta tanto di un pensiero quanto di un'esperienza, di una sensazione, di una consapevolezza, di una intuizione. A questa scoperta si oppongono tutti gli atteggiamenti di rigidità, di discriminazione, di durezza e di separazione, in particolare quello di ritenersi un ego diviso, solitario e indipendente. Di indipendente in questo mondo non c'è niente. Ogni cosa dipende da altre cose, ogni cosa esiste perché sono esistite ed esistono altre cose. Ogni cosa è dunque interconnessa. Ma se uno di noi si rinchiude in se stesso, si contrappone agli altri e al mondo e si crede orgogliosamente un individuo a sé stante, non solo non ha un atteggiamento aperto, ma va anche incontro ad una sofferenza senza fine. In fondo questo genere di sofferenza mentale è la cartina di tornasole del nostro grado di saggezza.
Il problema è che vorremmo accettare solo un polo delle innumerevoli coppie di opposti (il piacere e non il dolore, il bene e non il male, il bello e non il brutto, la vita e non la morte, il sé e non l'altro da sé, ecc.). Non esistono né cose né esseri separati. La realtà ultima è unità, è un tutto interconnesso.

"Strappa un filo d'erba, e l'universo tremerà."

mercoledì 1 gennaio 2014

"Chi sono io?"

Porsi la domanda "chi sono io?" è la nostra grandezza e la nostra disperazione. La nostra grandezza perché nessun altro animale è in grado di porsela. La nostra disperazione perché, ponendoci la domanda, ci mettiamo al di fuori della Totalità e ce ne separiamo, come se fossimo individui isolati.
Eppure dobbiamo porci questa domanda. Ma la risposta è che siamo particelle di un unico insieme, di un unico organismo, non esseri separati.
Comprendere - e sentire - questa semplice verità-realtà è già una forma di illuminazione.
Quando ci sentiamo soli e scoraggiati, quando ci sentiamo abbandonati, quando perdiamo una persona cara, ricordiamoci che siamo parti di una Totalità che non ci abbandona mai - che non può abbandonarci.

La sofferenza mentale

Gran parte dei nostri guai deriva dal fatto che siamo convinti che gli opposti siano separati. E così cerchiamo il piacere senza il dolore, il bene senza il male, la pace senza la guerra, la vita senza la morte, e ci disperiamo quando non li troviamo: ci sembra che il mondo sia incomprensibile e assurdo.
Ma siamo che noi che non comprendiamo. Perciò, alla sofferenza che inevitabilmente ci colpisce aggiungiamo la sofferenza dell'ignoranza delle cose.

La giornata mondiale della pace

Affidare la pace alle religioni è come affidare la custodia dell'agnello al lupo. Non abbiamo bisogno di ricordare il tipo di pace voluto dai fanatici islamici o da quelli induisti. Ognuno mira al proprio predominio, ognuno odia e vorrebbe distruggere chi ha una fede diversa, l' "infedele". Quanto alla pax Christi, è scritta in tutti i libri di storia: prendiamo il caso dell'invasione del Sud America in seguito alla scoperta dell'America. "Stimiamo cosa sicura e veritiera" scriveva Bartolomé de Las Casas, il missionario spagnolo domenicano che scrisse nel Cinquecento sulla brutalità degli spagnoli verso gli Indios dei Caraibi "che sono morti, nel corso di questi quarant'anni, più di dodici milioni di anime, uomini, donne e bambini, per la tirannia e le opere infernali dei cristiani..." Ma lo stesso comportamento si ebbe nei confronti dei nativi dell'America Settentrionale, dei negri in Africa, degli asiatici e degli aborigeni in Australia. Dove arrivava la civiltà cristiana, arrivavano l'intolleranza religiosa, l'imperialismo e la volontà di sfruttamento degli indigeni. Mai una civiltà fu più sanguinaria e sfruttatrice di quella cristiana, che fece la guerra non solo contro alle altre religioni, ma anche contro le diverse interpretazioni del messaggio cristiano. "Non sono venuto a portare la pace, ma una spada!" disse profeticamente Gesù.
La pace si può avere soltanto quando c'è pace nei cuori, non quando c'è volontà di prepotenza o presunzione di superiorità.

lunedì 30 dicembre 2013

Oltre il peccato

Eugenio Scalfari esagera: ormai pensa di essere il nuovo teologo della Chiesa e va scrivendo che il Papa ha abolito il peccato. Niente di meno.
Ma, senza il peccato, di cosa vivrebbe la Chiesa?

Il potere della coscienza

È vero che la fede sposta le montagne, anzi è perfino in grado di crearle.
In fondo, quel che noi crediamo reale è sempre un prodotto mentale. Per esempio, tutti siamo convinti che esista un mondo là fuori, un mondo che persisterà anche quando non ci saremo più.
Ma pensiamoci un po': come potrebbe esistere qualcosa se non ci fosse una mente che lo percepisce e lo pensa? Se non ci fosse una mente che percepisce e pensa in nessuna parte dell'universo, niente esisterebbe. Il mondo esiste in funzione e in compagnia di una coscienza. Niente coscienza = niente di niente.

Nel regno della truffa

Come è noto, molta gente crede a quello che vuole credere. Se si trova di fronte a un quadro che ritiene di un grande pittore, si estasia, si commuove e piange realmente... anche se si tratta di un falso, di una copia. Lo stesso capita nella religione.
Se molta gente vuol credere che Gesù sia il "Figlio di Dio", ci crederà - e continuerà a crederci anche se si tratta di un falso, di un mito, di un prodotto pubblicitario, dell'invenzione di una mente fertile. Questo perché il credere corrisponde ad un'esigenza psicologica, che non ha niente a che fare con la realtà storica. Si tratta di due piani diversi.
In effetti, Gesù, il Gesù della fede, ha lo stesso grado di realtà di Babbo Natale o della Befana.
Ma coloro che s'inventano certi miti o certi messaggi pubblicitari del tutto falsi, quelli sì che sono i re delle truffe.

sabato 28 dicembre 2013

L'ambiguità di Gesù

Ognuno può ritagliarsi il Gesù che preferisce: quello buono o quello cattivo. La verità è che nei Vangeli sono presenti entrambi e, per secoli, il messaggio cristiano fu interpretato come un invito alla militanza contro chi aveva un'altra fede - la croce usata come una spada.
Per la maggior parte della sua storia il cristianesimo fu una religione sanguinaria. I cristiani si sentivano in dovere di prendere le armi per perseguitare e distruggere tutti coloro che avevano un altro Dio. Gesù era visto come un re che veniva a portare il suo dominio sulla Terra. Da qui nacquero le varie crociate contro gli "eretici" e contro i musulmani.
Nel 1098, i capi della crociata, spinti da un Papa imperialista e bellicoso, Urbano II, intendevano andare a riprendersi la Terrasanta che era stata occupata dagli "infedeli". E già che c'erano se la presero anche contro le comunità ebraiche in Europa. Incominciarono così i massacri di ebrei in varie città europee: Worms, Magonza, Treviri, Metz, Ratisbona, Praga, ecc. Come si vede, lo sterminio nazista di qualche secolo dopo non fu un'invenzione peregrina del solo Hitler, ma aveva solide radici - radici cristiane.
È vero che ci fu un santo come Francesco di Assisi. Ma diciamo la verità: non contò mai niente e fu sempre considerato un uomo fuori dal mondo. Ben piantati nel mondo erano invece santi come Bernardo di Chiaravalle, Tommaso d'Aquino, Caterina da Siena, re Luigi di Francia e Brigida di Svezia che invitarono alle crociate per combattere i nemici della loro fede. Quando nel 1217, Francesco cercò di recarsi in Francia, dove infieriva la crociata contro gli albigesi, fu subito bloccato dal cardinale Ugolino.
Ancora oggi, parecchi movimenti politici di destra, neofascisti o tea-party, considerano Gesù il loro vero condottiero. Come mai? Non hanno letto i Vangeli?
Li hanno letti, ma hanno preso il Gesù cattivo, quello che ordina ai suoi: "Chi non ha una spada, venda il mantello e ne compri una" (Luca 22, 36) o quello della parabola in cui si dice che il padrone "verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri" (Marco 12, 9) o quello del re che riferendosi a chi non gli ubbidisce ingiunge: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti" (Matteo 22, 13-14).
Insomma, ognuno può immaginarsi il Gesù che vuole: quello zuccheroso, tutto amore, o quello prepotente e vendicativo. Ma resta il fatto che nei Vangeli ci sono tutt'e due.

Staccarsi dal mondo

Se volete il Dio della pace, dovete prendervi anche il Dio della guerra; se volete il Dio della misericordia, dovete prendervi anche il Dio della violenza; se volete il Dio dell'amore, dovete prendervi anche il Dio dell'odio... Non c'è via d'uscita. Tutto ciò che entra in questo mondo non può che essere duale. Anche l' "altro mondo, che è solo l'altra faccia di questo mondo, non può che prevedere paradisi e inferni, salvezze e perdizioni, premi e castighi. Non c'è via d'uscita.
Ogni incarnazione del Divino è una degradazione del Divino, che dalla sua originale Unità si scinde in innumerevoli coppie di opposti. Piacere-dolore, bene-male, essere-non essere, vita-morte, ecc. Non c'è modo di sfuggire alla trappola del conflitto e della contrapposizione.
Naturalmente questo dualismo è ciò che la mente umana pensa e contribuisce a creare (e potremmo domandarci se fosse possibile una diversa evoluzione, se il contrasto non fosse già presente nella Mente originaria; di sicuro, se una unità si scinde, si frammenta e si espande, finisce per creare coppie di opposti).
... A meno che non si smetta di concettualizzare, a meno che non ci si renda conto dell'intero meccanismo. Dopo aver tanto pensato, già questo sarebbe un risultato formidabile.
Ma i piccoli esseri umani, con le loro religioni e le loro filosofie, con le loro menti primitive, sono ancora impregnati di dualismo, sono tutti presi dalla competizione e dalla lotta. E non sono capaci nemmeno per un attimo di astrarsi da questo mondo per concepire e contribuire a creare qualcosa di meglio. Eppure, questa è la prima delle meditazioni.

La "sacre" scritture

Tutti i cosiddetti "libri sacri" sono pieni di violenza e incitano a combattere gli "infedeli", quelli che non credono. Basta prendere la Bibbia ebraica, il Corano e la Bhagavad Gita per trovare un Dio che spinge i suoi fedeli alla guerra, alla distruzione fisica di chi non condivide la stessa fede.
Un discorso a parte meritano i Vangeli, in cui Gesù invita all'amore - perfino dei nemici. Da una parte... Perché, dall'altra, anche lui è impregnato di dualismo, di buoni e di cattivi, di amici e di nemici, di coloro che si salveranno e di coloro che si perderanno in eterno (perché mai?). E la sua stessa storia è una vicenda di sangue, un assassinio che, secondo l'interpretazione che ne danno gli stessi cristiani, è voluto dallo stesso Dio - un Dio ancora una volta violento e sanguinario.
Ecco perché la storia del cristianesimo è stata una delle più truci della civiltà umana, piena di razzismo, di schiavismo, di colonialismo, di discriminazioni, di antifemminismo, di inquisizioni, di guerra sante, di crociate, di guerre mondiali e di bombe atomiche. Per una religione che predicava l'amore, non è un bel risultato.
E qualcuno si ostina ancora a credere che queste "sacre" scritture siano state ispirate direttamente da Dio. Un violento che ispira violenze.

giovedì 26 dicembre 2013

La saggezza

La saggezza è riconoscere che viviamo in un mondo di sogni, di immagini evanescenti, di illusioni mentali e di apparenze, e, ciononostante, cercare di sfruttare al meglio questo gioco di illusioni impegnandosi a migliorarlo. Come cercare di migliorare un film, nient'altro.
Poiché nessuno è mai vissuto, nessuno può morire. E noi né esistiamo né non esistiamo. Il nostro "essere" è al di fuori del binomio essere/non essere, esistere/non esistere.

mercoledì 25 dicembre 2013

Fulmini divini

Una volta si credeva che i fulmini li scagliasse Giove dal cielo, e ancora oggi sembrano un segno del volere divino. Ebbene, proprio il giorno di Natale, un fulmine ha colpito il santuario alla Vergine della Barca a Muxia, una dette tappe-simbolo sul cammino di Santiago di Compostela, incendiandolo.
E pensare che qualcuno è ancora convinto che Dio stia nelle chiese.
Noi vorremmo che Dio fosse racchiuso e rinchiuso nelle nostre chiese e nelle nostre religioni. Ma a Dio - come si vede in tante occasioni - non interessa niente delle nostre chiese e delle nostre religioni.
Le religioni degli uomini non hanno niente a che fare con la religione di Dio. Dovremmo rendercene conto.
L'unico atto religioso non può che essere un atto che nasce dall'interiorità, una presa di coscienza che si traduce in azione, non un'azione pura e semplice, fosse pure benefica, e men che meno un'azione rituale.
Spagna, fulmine sul santuario di Muxia: in fiamme la tappa del cammino di Santiago

La tempesta di Natale

A Natale siamo stati investiti da una terribile tempesta, da una vera e propria alluvione... sì, quella dei discorsi del Papa, che ha imperversato da mane a sera in tutte le radio e le televisioni.
L'uomo è ancora convinto che basti parlare dei mali per farli sparire. Ci vuole ben altro - ci vorrebbe qualche esercizio spirituale che fosse in grado di cambiare l'animo nel profondo. Altrimenti, solo parole...

martedì 24 dicembre 2013

La natività

I presepi natalizi, con il bue, l’asinello, gli angeli, i re Magi, i pastori e la stella cometa, ci dicono che abbiamo a che fare con semplici favole. La realtà è che nessuno si accorse mai di questa coppia che partorì il figlio in condizioni disagiate, nessuno sapeva chi fossero. Forse c’era la stalla, ma di certo non c’era altro. Le favole sulla natività furono introdotte per abbellire in qualche modo una nascita oscura. Favole che ci rivelano lo spirito con cui furono interpolati i Vangeli, che mescolarono qualche dato storico con fantasie di ogni tipo. Lo scopo di questi racconti non era infatti quello di fornire dati reali, ma di costruire un mito. Tante altre cose, come le genealogie e le citazioni bibliche, furono costruite a posteriori per dare un certo senso agli avvenimenti. Il Vangelo di Marco, il meno “adattato”, non riporta niente di tutto questo.
            Se queste sono le radici del cristianesimo, è chiaro che si tratta di radici debolissime che possono sempre essere messe in discussione.

            Ma che importanza ha? In fondo, il successo di questa religione dimostra proprio la forza del mito, non della realtà. Dimostra che la forza fantastica della mente ha sempre la meglio su ogni altro dato… nel bene e nel male.

lunedì 23 dicembre 2013

Masterpiece

Ormai sono più le persone che scrivono di quelle che leggono. Questo non sarebbe un male, se non fosse che chi legge poco scrive per lo più opere scadenti. Comunque il problema è che tutti si ritengono grandi scrittori e se la prendono quando ricevono un giudizio negativo, quando qualcuno dice loro che ciò che hanno scritto vale poco.
La stessa questione si pone per quel che siamo. Ci crediamo tutti grandi uomini, dotati di pensieri eccezionali e di sentimenti sublimi. E anche qui la delusione è grande quando ci accorgiamo che siamo individui comuni, senza doti né difetti particolari.
Il confronto dei nostri sogni con la realtà può essere devastante. Ma è necessario. È meglio essere delusi che restare illusi.
La verità segna sempre la fine delle illusioni, è l'uscita dal mondo dei sogni per entrare nel mondo del reale.

domenica 22 dicembre 2013

Il risveglio

Non ha senso dire: "Io mi risveglio", perché il risveglio è il riconoscimento che quell' "io" è un'illusione, un sogno. Chi si risveglia non è il mio io, è il mondo che si risveglia dal suo sogno.

sabato 21 dicembre 2013

Feste natalizie

Ogni volta che arrivano le feste natalizie, mi domando perché siamo colpiti da questa ondata di idiozie planetarie: dai film più stupidi ai regali più inutili. Se fossi un cristiano, mi preoccuperei. Qualcuno potrebbe pensare che esiste un rapporto stretto tra il messaggio cristiano e l'osceno spettacolo natalizio.
Se Gesù tornasse sulla terra, non gli basterebbe più rovesciare qualche bancarella - dovrebbe rovesciare un intero sistema politico-economico, e soprattutto la mente umana. E qui anche i Messia sono falliti: è più facile moltiplicare i pani e i pesci che moltiplicare persone consapevoli.

Cultura e società

La cultura dei singoli e delle masse è il nostro vero patrimonio, ciò che contraddistingue una società avanzata. Ma va intesa soprattutto come capacità critica. Come negare, per esempio, che molta parte dei nostri problemi derivi dai molti cittadini che, privi di senso critico e di conoscenze, credono a tutte le fandonie che vengono loro propinate da abili truffatori e manipolatori dell'opinione pubblica? E questo in tutti i campi: dalla politica alla religione, dall'economia alla pubblicità.

venerdì 20 dicembre 2013

Cuore e testa

Diciamo "una persona di cuore" per indicare qualcuno che è buono e generoso. Ma non è il cuore che comanda i sentimenti, tant'è vero che il cuore può essere sostituito senza che cambi la qualità dei sentimenti. Dunque, dovremmo dire, anche in questo caso, "una persona di testa".
I sentimenti sono semplicemente prodotti da una parte diversa del cervello. Ciò che conta è la mente, ossia la parte immateriale del cervello, che governa sia la razionalità sia i sentimenti. È la mente che bisogna addestrare.
A uno stupido o a un individuo inconsapevole non si possono neppure applicare le categorie di buono o di cattivo. È come un animale.

martedì 17 dicembre 2013

Il Padrone divino

Quanto è difficile togliere dalla testa dell'uomo la convinzione che il Divino sia un Padrone nei confronti del quale dobbiamo solo inchinarci, un Padrone da implorare, da pregare, da blandire, da venerare, un Padrone che può fare tutto e a cui tutto è permesso. La perfetta rappresentazione dei nostri potenti, qui sulla Terra.
Ma il Divino non è un Essere distaccato che un bel giorno si è svegliato e ha deciso, per bontà, di creare il mondo. Il Divino è esattamente il Tutto, e nel Tutto ci siamo anche noi. Quindi non chiedere al Divino di intervenire a tuo favore, ma chiedi a te stesso come puoi intervenire a favore del Divino, cioè di te stesso. Se sei te stesso, sei il Divino. Se cambi te stesso, cambi il Divino. Non è una responsabilità da poco.
Ma salva la tua dignità. Non ti prostrare davanti a qualche presunta rappresentazione del Divino. Non serve a niente ed è idolatria. Tu sei il Divino.

Essere se stessi

Se sono così, dovevo essere così. Nulla di più, nulla di meno, nulla di diverso.
Tutte le forze dell'Universo hanno congiurato per farmi essere così. E questo faccio, questo è il mio lavoro di uomo.
Anche l'esistenza più (apparentemente) inutile è prodotta dall'energia divina. Questa è la nobiltà di ogni essere. Ricordiamocelo quando ci sembra di essere delle nullità.
Non c'è bisogno di essere grandi uomini. Non c'è bisogno di essere Napoleone, Einstein o Obama. Nessuno ti chiederà perché non sei stato Gesù o Buddha. Ti chiederanno piuttosto perché non sei stato te stesso. Anzi, te lo chiederai tu stesso quando ti si allargherà la mente e potrai rivedere tutta la tua vita.

Gesti papali

D'accordo, il Papa viaggia con un'auto modesta; d'accordo, non porta più gli scarpini di Prada; d'accordo, indossa una croce di ferro anziché una d'oro; d'accordo, invita alla sua mensa quattro barboni... D'accordo, è un bravo attore. Ma perché tutti questo gesti mi suonano artificiali, atti di propaganda studiati da una sapiente regia? Perché mi ricordano certi spot televisivi, sdolcinati e falsi, con cui la Chiesa ci chiede soldi?
Forse perché il cattolicesimo non è che sacra rappresentazione.

Il Padrone divino

Quanto è difficile togliere dalla testa dell'uomo la convinzione che il Divino sia un Padrone nei confronti del quale dobbiamo solo inchinarci, un Padrone da implorare, da pregare, da blandire, da venerare, un Padrone che può fare tutto e a cui tutto è permesso. La perfetta rappresentazione dei nostri potenti, qui sulla Terra.
Ma il Divino non è un Essere distaccato che un bel giorno si è svegliato e ha deciso, per bontà, di creare il mondo. Il Divino è esattamente il Tutto, e nel Tutto ci siamo anche noi. Quindi non chiedere al Divino di intervenire a tuo favore, ma chiedi a te stesso come puoi intervenire a favore del Divino, cioè di te stesso. Se sei te stesso, sei il Divino. Se cambi te stesso, cambi il Divino. Non è una responsabilità da poco.
Ma salva la tua dignità. Non ti prostrare davanti a qualche presunta rappresentazione del Divino. Non serve a niente ed è idolatria. Tu sei il Divino.

lunedì 16 dicembre 2013

Radici cristiane?

Radici cristiane? Sì, certo.
Ma soprattutto radici pagane. Profondissime.
Il cristianesimo si è innestato su queste antiche radici. E quindi ha dato vita all'ultimo atto del paganesimo.
Ed eccoli lì, i nostri cattolici, che adorano in processioni santi, papi, statue, uomini in forma di dei e dei in forma di uomini. Paganesimo, appunto.

domenica 15 dicembre 2013

Risvegliarsi al reale

Non ci si può illudere che il risveglio sia un attimo di illuminazione, un'esperienza estatica, in cui si capisce ogni cosa e si risolve ogni problema. Questa è una rappresentazione mitologica. "Illuminazione" significa veder chiaro, ma ogni illuminazione permette di vedere solo uno spicchio della realtà. Nessuno vede tutto e capisce tutto. Bisogna applicarsi ad ogni campo e ad ogni spicchio; e forse non basta una vita a comprendere tante questioni.
Alcune cose si possono capire subito, altre no. In realtà il risveglio è un processo che dura tutta la vita e che va ripetuto in vari momenti e in vari campi. È come un faro di luce che va puntato qua e là. Ecco perché ci sono illuminati che capiscono alcune cose, ma sbagliano in altre. I campi di applicazione della visione penetrante sono parecchi: non solo le leggi che regolano gli altri, ma anche quelle (psicologiche) che regolano se stessi e i singoli individui; non solo le leggi che regolano il cosmo, ma anche quelle che regolano la società. E proprio quest'ultimo è un campo spesso trascurato.
È vero che il mondo, oltre un certo limite, non è redimibile. Ma è comunque migliorabile. E spesso gli illuminati si tirano fuori dalla società umana, lasciando che tutto vada per il suo verso - sbagliato.
Un campo che non andrebbe trascurato è quello della politica e dell'economia. Un illuminato che colga le leggi cosmiche, ma che non comprenda nulla di politica e di economia, è poco utile all'umanità.
Sono possibili mille illuminazioni. Capire il carattere degli uomini, capire i meccanismi economici, capire le dinamiche e i comportamenti politici è importante come comprendere le leggi del cosmo. È penoso vedere mistici o santi che colgono qualcosa del divino, ma poi sostengono regimi infami o fanno finta di non vedere i soprusi dei potenti di questo mondo.
Lo scopo dell'illuminazione è sempre quello di svegliarsi dal sonno della mente , ossia dall'ignoranza. E chi vede con più chiarezza ha il dovere di applicarsi ai problemi della società , anche a quelli più concreti, e lottare contro le ingiustizie e le prepotenze che accrescono le sofferenze umane oltre il dovuto.
Risvegliarsi alla trascendenza, d'accordo; ma risvegliarsi anche al sociale. Se no, si è illuminati a metà.

venerdì 13 dicembre 2013

La stanza della meditazione

Leggo che all'Istituto dei Tumori di Milano è stata allestita, accanto alla cappella, una "stanza della meditazione", ossia un luogo in cui anche i non cattolici possono pregare e meditare. Ecco una buona idea. Che andrebbe attuata non solo in tutti gli ospedali ma anche sui luoghi di lavoro. Un piccolo spazio al di fuori delle beghe, dei rumori e del caos quotidiano, in cui potersi rifugiare ogni tanto.
Negli ospedali, sarebbe utile sia per sfuggire all'invadenza di di preti e suore, che vengono a cercarsi i "clienti", sia per raccogliersi in momenti così difficili.
Personalmente non ci metterei nessun simbolo religioso, ma qualche pianta, un bonsai, un acquario, un dipinto di paesaggio, quadri o foto del cielo, dei tramonti o delle albe, sassi, un gatto, una pietra oppure un po' d'acqua. Credo infatti che tutti i simboli religiosi siano falsi e artificiali, e ricordino, accanto a cose piacevoli, cose sgradite, mentre il miglior simbolo religiosa sia la natura stessa - o il vuoto. Ognuno poi se la deve vedere con ciò in cui crede, perché anche chi non crede crede in qualcosa.

Le tecniche e lo spirito

In campo spirituale, ciò che conta è... lo spirito. Non sono quindi le varie tecniche che fanno la differenza, ma lo spirito con cui si praticano. Qualunque tecnica - anche la più semplice (per esempio seguire il respiro) - può andar bene, purché ci sia lo spirito.
Se non c'è questo spirito, allora la tecnica è inutile, sterile o, quel che è peggio, un semplice rituale.

L'interdipendenza universale

Il Buddha pensava che non esistesse un'anima individuale perché riteneva che tutte le cose fossero interconnesse e relative l'una all'altra: niente può esistere di per sé.
Constatazione ineccepibile. Ma non si tratta di una diminutio dello statuto del sé. Perché, se tutto è interdipendente, tutto è parte dell'esistenza di ogni singolo ente, e ogni singolo ente ha in sé il tutto.
Il problema, allora, non è rendere indipendente il sé - un sé isolato -, ma abbattere le barriere e le limitazioni che lo separano dal tutto. Che Dio sia "tutto in tutti" diceva san Paolo.
Questo sembra essere in effetti il Nirvana buddhista.
L'emancipazione è un abbattimento delle barriere, non una accentuazione della differenza e della separazione.

mercoledì 11 dicembre 2013

Bodhidharma

Il fondatore dello zen viene considerato Bodhidharma, un monaco che si recò verso il sesto secolo in Cina a diffondere questa particolare interpretazione del buddhismo. A quel tempo in Cina regnava l'imperatore Wu, che aveva favorito il buddhismo facendo costruire vari monasteri.
Un giorno l'imperatore fece convocare il monaco e gli domandò: "Con tutto quello che ho fatto, quali meriti ho acquisito per la vita futura?"
Bodhidharma rispose: "Assolutamente nessuno".
L'imperatore ci rimase male e domandò : "Ma qual è il significato della santa verità?"
"Vuoto sconfinato. Non c'è proprio nessuna santità."
Wu si irritò. "E allora chi c'è qui davanti a me?"
"Non lo so."
Inutile dire che i due non s'intesero e che Bodhidharma alla fine si spostò altrove, nel monastero di Shaolin, nella Cina settentrionale. Il fatto è che l'imperatore, come tutti i ricchi benefattori, era convinto di ricevere qualcosa in cambio dei suoi finanziamenti. E Bodhidharma gli rispose che, con quella mentalità, con quella intenzione, non avrebbe acquisito mai nessun merito.
L'imperatore aveva una serie di convinzioni e di aspettative, che poi sono quelle della gente comune, ancora oggi. Credeva di poter in qualche modo "comprarsi" un buon posto o qualche vantaggio nella vita futura. In effetti, in tutte le religioni, chi fa offerte crede di ricevere qualcosa in cambio - in un certo senso, lo pretende. Anche da noi è così. Chi fa offerte alla Chiesa o i ricchi finanziatori sono convinti, inconsapevolmente o consapevolmente, di ottenere dei benefici in cambio. Non è così che vanno le cose in questo mondo? Se vuoi qualcosa, devi dare a tua volta qualcosa. Tutto si compra e tutto si vende.
Ma Bodhidharma gli ricordò che questa "logica" non funziona con la verità o realtà ultima. Lì non puoi comprare niente, lì non puoi contrattare, lì non puoi mercanteggiare. L'unico valore è ciò che tu hai capito e ciò che veramente sei. Lì si scopre il gioco tutto mondano del comprare e del vendere.
Anzi, la verità ultima non ha niente a che fare con ciò che noi consideriamo "sacro". Lì niente è sacro, perché niente è profano. Le nostre distinzioni, il nostro dualismo mentale, cessa di colpo e si presenta un'altra dimensione. Che non è più quella economica. Sì, perché la mentalità economica pervade tutto in questo mondo, anche la religione. Se fai offerte, otterrai questo. Se compi buone azioni, otterrai quest'altro... Dio ti premierà o ti punirà, a seconda di come avrai investito in questa vita. La gente crede che nell'aldilà ci sia una specie di conto profitti e perdite, con tanto di interessi. Dio, il supremo ragioniere, governa in base alla logica economica. Dio è una specie di banchiere in grande. Queste sono le nostre "pie" concezioni.
Non è finita. L'imperatore si aspettava da Bodhidharma qualche rivelazione stupefacente, qualcosa di grandioso: fiori che piovessero dal cielo, angeli svolazzanti, suoni ultraterreni, comparsa di dei e di demoni... insomma qualche bel film della mente. Perché è questo che la gente si aspetta dall'aldilà o dall'illuminazione. Voleva qualcosa di bello, di meraviglioso. E quel monaco era distaccato e freddo, parlava poco, non gli dava nessuna soddisfazione. Addirittura sosteneva di non sapere neppure chi fosse. Ma come? E l'anima? E il paradiso? E Dio? E i testi sacri? E i rituali?
Niente, Bodhidharma intendeva tagliar corto con la scolastica e con le cerimonie religiose, e non accettava nessun abbellimento, nessun sentimentalismo. La verità per lui era spoglia, nuda, vuota e "fredda". Lui puntava all'essenza del risveglio, all'essenza universale della coscienza, che non ha più niente di mentale, niente di spettacolare e niente di egoico.
La verità non è un film hollywoodiano, non è uno starnazzare di galline, non è una messa cantata - ma una calma e limpida visione penetrante, dove scompaiono anche i confini dell'io.

martedì 10 dicembre 2013

Nelson Mandela

In tutta la sua vita e negli anni di prigionia, Nelson Mandela faceva riferimento ad una poesia dell'inglese William Ernest Henley che s'intitola "Invictus", colui che resiste, colui che non si dà per vinto. Gli ultimi versi di questa poesia dicono:

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.


Per quanto stretto sia il passaggio,
Per quanto la vita sia piena di castighi,
Io sono il padrone del mio destino,
Io sono il capitano della mia anima.

Questo è l'uomo che non si arrende mai, per quanto dure siano le sue condizioni. L'uomo che non è disposto a chinare la testa, a fare il servo... né degli uomini né degli dei.
Questo è anche lo spirito del testo buddhista Dhammapada, dove si dice:

"Ognuno è signore di se stesso,

quale altro signore potrebbe esistere?
Dopo aver dominato se stesso non si può trovare

un altro signore così difficile da dominare."

Ci sono spiritualità che esaltano l'autonomia e l'emancipazione dell'uomo, e ci sono religioni che lo invitano alla schiavitù e alla sottomissione. Anche dalla scelta della religione si capisce di che pasta sia fatta una persona.

domenica 8 dicembre 2013

Aprire gli occhi

Il sindaco di Londra, in un discorso commemorativo di Margareth Thatcher, ha sostenuto che l'avidità, le disuguaglianze e le ingiustizie sono tutte cose positive. Potremmo stupirci che qualcuno esalti questi valori che a noi sembrano negativi, ma in realtà si tratta dei valori della destra politica, che vengono continuamente messi in atto nelle nostre società. Queste persone pensano che se non ci fossero ingiustizie e disuguaglianze, il mondo resterebbe fermo, e tutti ne risentirebbero. Se non ci fosse competizione, se non ci fossero ricchi e padroni, se non ci fossero poveri e schiavi, nessuno avrebbe la spinta a migliorarsi - mancherebbe la dinamica sociale. Di questo molti sono convinti.
D'altronde, questi sono i valori che recentemente hanno fatto fallire il referendum in Svizzera su una riduzione degli enormi stipendi dei manager e che hanno portato in tutta Europa ad aumentare vertiginosamente le distanze fra ricchi e poveri. Anche in America esiste la stessa convinzione, al punto che la destra - appoggiata dalla Chiesa cattolica - ha combattuto la riforma di Obama che voleva portare la sanità pubblica a milioni di poveri. La gente di destra è convinta che sia giusto così: che i ricchi siano sempre più ricchi e che esistano eserciti di miserabili.
Ma la cosa più sorprendente è che questi valori siano condivisi proprio dai poveri. Anche loro ritengono che sia giusto che il mondo sia ingiusto. E la Chiesa non fa che ribadire questa convinzione. Il suo Dio, il principio dell'arbitrarietà, vuole le disparità, vuole i ricchi, vuole i poveri; anzi, ha un occhio di riguardo per i potenti e un certo disprezzo per i deboli, almeno nei fatti. Tutt'al più, si può fare un po' di carità verso i poveri... Ma guai a cambiare le condizioni sociali. Deus vult!
A questo punto, come fare a cambiare la situazione? Queste idee sono radicate nella mente umana da migliaia di anni, forse da sempre. Ed è difficile aprire gli occhi a chi, per stupidità o per paura, è convinto della giustezza dell'ingiustizia, a chi vuole tenerli chiusi.
Bisogna risvegliarsi non solo spiritualmente, ma anche socialmente.

venerdì 6 dicembre 2013

La santa trasgressione

Trascendenza e trasgressione sono strettamente imparentate. Indicano entrambe uno spirito che vuole uscire dai limiti convenzionali.
Non saranno mai i piccoli bigotti, i pretini obbedienti, i monaci sottomessi o i Papi dogmatici ad ottenere l'illuminazione... o il "regno dei cieli".
I grandi mistici o i fondatori di religioni furono tutti dei trasgressori - se non altro delle tradizioni precedenti. Ecco perché accanto a Gesù, sulla croce, c'erano due malfattori. Quel giorno, tre trasgressori fuono messi a morte - secondo l'opinione corrente.
Conoscete un grande mistico che non sia entrato in rotta di collisione con la religione di provenienza?
Mentre il religioso di professione o il fideista è pur sempre un conformista che non ha il coraggio e la capacità di guardare oltre i limiti di ciò che gli è stato insegnato, il mistico spezza (e disprezza) le catene della tradizione, non si accontenta di conoscenze o di fedi di seconda mano, vuole sperimentare in prima persona e parla per autorità propria.
D'altronde Dio dovrebbe essere un creativo, non un grigio burocrate dello spirito.

giovedì 5 dicembre 2013

Che cos'è l'illuminazione

Intuitivamente sappiamo che l'illuminazione è una specie di folgorazione improvvisa che permette di uscire dalla rete delle parole e dei concetti per cogliere quale sia la vera natura delle cose. Poiché il processo concettuale ha bisogno di contrapposizioni, di discriminazioni e di categorie, non è in grado di oltrepassare la dimensione fenomenica. Dunque, solo contando sulle proprie capacità intuitive si può arrivare a conoscere quale sia la realtà. E nessuna tradizione, neppure il buddhismo, può pensare di offrire una via sicura alla verità. Ci si arriva non perché si è ligi a qualche religione o sottomessi a qualche maestro o a qualche Dio, ma perché si giunge ad un improvviso scatto di senso.
Per giungere a risvegliarsi, bisogna di colpo cambiare prospettiva, uscire dal senso comune e dalla logica convenzionale. Però questo non significa che non sia necessario un lungo lavoro su di sé.
I metodi perciò sono i più vari, talvolta contraddittori. Ma possono essere tutti validi. In Giappone, per esempio, esiste una contrapposizione fra le due scuole maggiori dello zen, la Rinzai e la Soto. La prima sostiene che bisogna utilizzare particolari paradossi verbali e concettuali (i koan) che portino ad uno stallo insuperabile e insopportabile della mente razionale; coltiva quindi il dubbio, la domanda e la parola. Dal lavorio della mente su questi problemi o enigmi può venire la folgorazione improvvisa che mette da parte il dualismo mentale e porta a intuire che cosa sia la realtà. La seconda scuola sostiene, invece, che è molto meglio sospendere ogni discorso intellettuale e mettersi seduti (in zazen) cercando di fare, a poco a poco, giorno dopo giorno, il vuoto mentale dei concetti. Quando la mente si libera di ogni pensiero ottiene la concentrazione "senza oggetto" che permette di cogliere l'unità intrinseca di ogni cosa.
A noi occidentali, queste distinzioni non interessano. È evidente che le due scuole non sono contrapposte, ma solo due metodi che possono essere alternati.
E perché non utilizzare anche la via del tantrismo, la quale considera che tutto sia manifestazione di un'unica energia? Se questa energia, che è la stessa nel macrocosmo e nel microcosmo, viene opportunamente sollecitata e incanalata nell'essere umano, permette un superamento della limitata condizione umana. Il desiderio stesso, che alle tradizioni religiose convenzionali sembra essere l'origine di tutti i mali, è in realtà la pulsione dell'energia creativa che tutto pervade. Non va quindi represso, ma utilizzato al meglio, in modo da abbattere i confini umani... per giungere a illuminarsi.
Esistono dunque varie strade e vari livelli e tipi di illuminazione. E non è detto che il risveglio sia solo quello spirituale. Anche nella vita di tutti i giorni ci si deve risvegliare dalle illusioni nostre e dalle truffe e dalle prepotenze perpetrate dalle sedicenti autorità di questo mondo. L'illuminazione si chiama anche "liberazione".

mercoledì 4 dicembre 2013

Il "nobile silenzio"

Un giorno fu chiesto al Buddha: "Venerabile Gotama, esiste un'anima?"
Il Buddha rimase in silenzio.
"Allora, venerabile Gotama, non esiste un'anima?"
Il Buddha rimase in silenzio.
Essendo convinto che non esistesse un sé eterno, il Buddha non rispose la prima volta; e questo ci pare logico. Ma perché non rispose la seconda volta?
Il fatto è che le due domande erano concepite da qualcuno che, come tutti noi, ragionava in maniera condizionata, e pretendeva che le cose fossero in un modo o al contrario. Si chiama mente dualistica - una ragione che opera contrapponendo nettamente i concetti: bianco o nero, alto o basso, bene o male, essere, non-essere, vita e morte, sì o no, ecc. Ma la realtà ultima, quella cui accennava la domanda, non è qualcosa di cui possa darsi il contrario.
Questo significa che la nostra mente non è in grado di concepire niente che non sia limitato dalle categorie antinomiche. Parlare di un'esistenza o non-esistenza di un'anima o di Dio significa porre la domanda in modo sbagliato. Quando parliamo di questi problemi, dovremmo dismettere la solita mente razionale, che divide tutto in due parti distinte e contrapposte.
Ogni volta che facciamo un'affermazione in un senso, ecco che si affaccia il senso opposto. Non siamo capaci di vedere le due cose insieme. Ecco perché smettere di parlare sarebbe la soluzione migliore. Questo tipo di silenzio sarebbe comunque più vicino alla realtà di quanto non siano le risposte antinomiche.
Ma allora dobbiamo smettere di porci il problema? No, dobbiamo smettere di darci le solite risposte. E lasciare uno spazio in cui si possa introdurre un po' di luce.
I teologi non lo hanno mai capito e sono migliaia di anni che arzigogolano sugli attributi di Dio - la rana in fondo al pozzo che vorrebbe discutere del mare.

lunedì 2 dicembre 2013

Il superconscio

Possiamo dire che trascorriamo buona parte della nostra vita dormendo. Questa frase può essere interpretata in due sensi: uno negativo e uno positivo. Dormiamo in modo negativo quando, nella vita quotidiana, non siamo consapevoli di ciò che facciamo o pensiamo. Ma dormiamo in modo positivo - e necessario - quando ci riposiamo, quando ci distendiamo, quando lasciamo andare lo stress dell'esistenza e quando, la notte, ci addormentiamo.
Quando dormiamo di notte, entriamo in un altro mondo: un mondo in cui prevalgono le forze dell'inconscio, su cui non abbiamo nessun controllo. Se abbiamo la necessità di dormire tutti i giorni, vuol dire che la natura non è soltanto quella che conosciamo, ma qualcosa di ben più vasto e profondo, in cui si aprono passaggi sconosciuti e forze immense. Noi proveniamo da un mondo del genere e, alla fine della vita, ci ripiombiamo dentro.
Questo mondo inconscio è ciò che dirige anche il mondo conscio, che se ne sia consapevoli o meno.
Ecco perché consigliamo di familiarizzarsi con esso, adottando una forma di meditazione che segua il percorso del processo di addormentamento fino ad un certo punto: la distensione fisica, la diminuzione dei pensieri, il rallentamento del respiro, il calo della pressione (fisica e mentale), il distacco, ecc. Insomma predisporsi ad una specie di sonnellino.
Questo metodo può essere utilizzato per far emergere materiali e messaggi dell'inconscio. Recenti ricerche di psicologia hanno dimostrato, per esempio, che il nostro inconscio ci dice chiaramente se il nostro rapporto di coppia finirà bene o male, se ci sono difficoltà. Si tratta di sensazioni "di pancia", di intuizioni, cui però non sempre prestiamo attenzione.
Se invece ci allenassimo ad "ascoltare" simili messaggi, capiremmo tante più cose su noi stessi e sul nostro rapporto con gli altri. D'altronde, già nel buddhismo zen, ci si addestra a respirare e a concentrarsi sul "tandem", ossia sulla zona tra pancia e addome, su cui si scaricano tante tensioni, in cui esiste per così dire un "secondo cervello". Se solo prestassimo attenzione a queste sensazioni, a queste emozioni, riusciremmo a captare i messaggi provenienti non dalla mente razionale, ma da quella inconscia. Che - lo ripeto - è ciò da cui proveniamo e cui torneremo.
L'inconscio è una funzione sempre attiva, non solo di notte ma anche quando siamo desti. E diminuendo le difese e le tensioni diurne, adottando le tecniche di meditazione già dette, rilassandosi, riposandosi e concentrandosi sulla zona del respiro e del "tandem", possiamo arrivare a percepirne i messaggi... con enormi benefici, psicofisici e spirituali.
Non esiste soltanto un conscio, un subconscio e un inconscio, ma esiste anche un superconscio, uno stato di grande chiarezza e luminosità che si ottiene proprio attraverso la meditazione.

venerdì 29 novembre 2013

Il senso della laicità

Il sindaco di Ravenna, Fabrizio Matteucci, per celebrare la laicità della Repubblica, vorrebbe addobbare una piazza della città con i simboli del cattolicesimo, del giudaismo e dell'islam.
Idea balzana.
Io conosco almeno altre cento religioni. Quindi, o tutte o nessuna.
L'unico modo per essere laici non è quello di esporre i simboli di alcune o di tutte le religioni, ma di non esporne nessuno.

Il problema dell'aldilà

Di solito il problema dell'aldilà viene posto in termini secchi: o si crede in qualche religione che ce lo promette o si pensa che tutto finisca con la morte. Il presupposto di queste posizioni estreme è ritenere che l'esistenza di un io, di una coscienza, di un'anima, sia il bene massimo - quello a cui tutti aspiriamo. Chi non vorrebbe continuare a vivere in un altro pianeta o in un'altra dimensione?
C'è solo il buddhismo che mette in discussione questo assunto. La prima cosa che dice è che non esiste un'anima, un ego autonomo, a sé stante, perché tutti gli enti sono interdipendenti. Cioè, esistono non di per sé, ma come parti di un tutto. Non esiste un sé permanente.
Ma allora dopo la morte c'è il nulla? No, dice il Buddha, perché rimangono tendenze e predisposizioni karmiche che, affamate di vita come sono, finiscono per reincarnarsi. Insomma, anche se non c'è un sé permanente, esiste qualcosa che si reincarna. Dunque, il sé non sarà eterno, ma permane a lungo, attraverso varie esistenze.
Il problema per il Buddha è che questo sé non eterno, ma a lungo permanente, è sostanziato di sofferenza. Che lui vorrebbe eliminare. Perché solo eliminando il sé, si elimina la sofferenza.
Ma eliminare la sofferenza non significa buttar via il bambino con l'acqua sporca? Certo, se non c'è il sé, non ci sarà dolore. Ma a che serve, se finisce tutto? Non è meglio vivere con il dolore anziché non vivere affatto?
Però, attenzione: il Buddha è contrario tanto al nichilismo quanto all'eternalismo, che vede come ideologia contrapposte ed altrettanto sbagliate. Perché il Nirvana, da lui cercato, non è certo il nulla: rimane qualcosa. Che cosa? Qualcosa che la nostra mente non può concepire, perché "non è né un venire, né un andare, né uno star fermi, né un recedere, né uno scendere, né un salire". E comunque è qualcosa di "non-nato, non-divenuto, non-creato, non composto". Che cosa è?
Non si può dire, non si può pensare. Ma esiste.
Dunque, chi dice che dopo la vita non c'è nulla o che la fine del sé significa sparire nel nulla, o viceversa chi dice che tutto è eterno, si limita a non capire il problema. E continua ad applicare categorie mentali duali, contrapposte. Dovrebbe rendersi conto che è meglio lasciar perdere queste antinomie di una logica che non è in grado di comprendere l'aldilà. Sbaglia tanto chi dice che la vita è eterna, quanto chi dice che dopo la morte non c'è nulla. Meglio sospendere i giudizi e riorientare il problema a livello mentale.
La verità è che è sbagliata o insufficiente l'impostazione antinomica della domanda - e quindi le risposte sono sbagliate o insufficienti.

giovedì 28 novembre 2013

Il viaggio dell'anima

C'è viaggio e viaggio. C'è un viaggio per arrivare da qualche parte e c'è un viaggio che consiste semplicemente nel procedere continuamente, nel cambiare continuamente, nell'evolversi continuamente. Questo è il viaggio della vita, che tutti, anche i pigri, sono costretti a compiere.
Già, nolenti o volenti, siamo tutti viaggiatori... anche se stiamo seduti su un cuscino.

martedì 26 novembre 2013

Il Messia selvaggio

Inutilmente cerchiamo maestri che ci illuminino: non è così che funziona. Non c'è qualcuno che possa infonderci la luce. Al massimo i maestri possono indicarci la via, ma poi ognuno deve percorrerla da solo, perché ogni strada è personale. Il maestro zen Ikkyu Sojun (1394-1481) scriveva in una sua poesia:

"Dal principio del mondo
la verità non ha avuto maestri:
la si coglie da soli
per un guizzo spontaneo del cuore."  [traduzione di Ornella Civardi]

Il Buddha stesso paragonava la sua dottrina ad una zattera che si utilizza quando si deve attraversare un fiume. Una volta giunti al di là, bisogna lasciarla perdere. In tal senso le tradizioni e i maestri, se rimaniamo ad attaccati ad essi, sono grandi trappole. Linji diceva: "Se incontri sulla tua strada il Buddha, uccidilo!" Anche Freud sarebbe stato d'accordo: per ottenere l'emancipazione, bisogna superare il legame di dipendenza dal padre.
Uccidiamo gli idoli, uccidiamo le religioni! Le strade non sono segnate una volta per sempre e non sono uguali per tutti. Ognuno deve aprirsi la sua. Finché cercheremo la verità altrove, non scopriremo mai che essa è in nostro potere.
Chiunque vede la propria natura e la natura del mondo è illuminato. Ma, per far questo, è necessario unire ad una grande ricettività una sana diffidenza per le fedi rivelate, tramandate e piovute dall'alto.
La capacità di vedere oltre gli ingannevoli aspetti fenomenici e le ideologie non è tanto una capacità intellettuale quanto una forza che nasce dall'introspezione, dall'intuizione e da una forte concentrazione sulla propria realtà interiore, al di là dei dualismi mentali e dei concetti pietrificati.

domenica 24 novembre 2013

Il "motore di Dio"

Con il concetto di "meditazione" reifichiamo, semplifichiamo e riduciamo un processo di sviluppo mentale che è ben più complesso. Indichiamo in realtà lo sviluppo dell'essere umano, della sua esperienza e della sua consapevolezza che può prendere l'intera vita di un individuo e innumerevoli vite umane. Insomma, l'evoluzione dell'uomo non è cosa da poco e non è racchiudibile in formule schematiche. La meditazione è un sistema sintetico, abbreviato e concentrato di evoluzione. Risvegliarsi è uscire dal proprio bozzolo per diventare un'altra persona, talvolta un altro essere. Ecco perché non sempre è possibile giungere a risultati immediati e tangibili. La strada può essere lunga. Ma, una volta compiuto il primo passo, il seme è stato gettato; e prima o poi germoglierà. In questa vita o in altre.
Comunque, sentire l'esigenza di meditare è già il primo segno del risveglio, perché è sentire la limitazione del proprio stato di partenza, è avvertire la necessità di procedere oltre.
Parlo di uscire dal "bozzolo" perché mi riferisco al passaggio dalla pupa alla farfalla. La farfalla è l'evoluzione della pupa. Che cosa avrà provato al momento di trasformarsi? Che cosa avrà provato il primo pesce che ha sentito la necessità di uscire dall'acqua per trasformarsi in un altro essere? Che cosa prova ognuno di noi quando passa dall'infanzia all'adolescenza?
Questo processo inarrestabile è il motore della vita, il "motore di Dio". In tal senso, il "conservatore" è colui che più di tutti si oppone al movimento di evoluzione. Se Dio fosse stato un conservatore, l'essere non si sarebbe mai messo in divenire.

"Un tempo io fui già fanciullo e fanciulla,
arbusto, uccello e muto pesce che salta fuori dal mare"
Empedocle

giovedì 21 novembre 2013

Scalare la montagna

Non dobbiamo seguire una strada già tracciata da altri. Dobbiamo cercarne una nostra.
Al massimo possiamo utilizzare qualche chiodo, già lasciato dai precedenti scalatori, e a nostra volta possiamo aggiungerne di nuovi perché gli altri siano facilitati. Ma, alla fin fine, ognuno deve scalarsi la montagna da solo - e rischiare.