martedì 6 settembre 2016

Le forche caudine della sofferenza

Potete anche essere le persone migliori del mondo, le più buone, oneste e caritatevoli, potete essere ricche e potenti, ma non sfuggirete alla sofferenza. Ci sono nella vita passaggi obbligati cui nessuno può sottrarsi: la nascita, la crescita, la vecchiaia, la malattia e la morte. E, oltre alle sofferenze fisiche, ci sono quelle morali: insuccessi, delusioni, rabbie, abbandoni, perdite, sbagli, tradimenti, rimorsi, depressioni, nevrosi, ecc.
Ce ne è abbastanza per dire che questo non è un bel mondo. D’accordo, ci sono anche le gioie e le soddisfazioni, ma, per bene che vada, si compensano con le esperienze negative e, alla fine, la somma è zero. Potete dare la colpa a Satana, al karma o al peccato originale, però questa è la realtà.
I più non vogliono pensarci e cercano di annegare le sofferenze in mille attività, negli amori, nella famiglia, nel lavoro, nei divertimenti, nella fede o nelle droghe. Ma questa non è una strategia vincente. La sofferenza resta ineliminabile.
Una prima strategia consiste nel minimizzare il danno. Prima di tutto, nella vita possiamo evitare molte di quelle attività che in realtà non ci danno niente e servono solo a creare problemi. Si tratta in altre parole di semplificare l’esistenza e di ridurre gli impegni fasulli, che non producono altro che stress e perdite di tempo e di energie.
Secondariamente, possiamo ricorrere a pratiche meditative che ci permettano di capire che cosa succede in noi, come ci sentiamo e che cosa proviamo (sembra incredibile, ma i più non lo sanno: sono perfettamente alienati) e che favoriscono il flusso di gioia e di felicità che viene da un contatto profondo con il sé.
E, terzo, si tratta di prendere il toro per le corna: capire che la vita stessa e la coagulazione in un io diviso non possono in nessun caso eliminare le forche caudine della sofferenza, e che è necessario eliminare il desiderio di ritrovarsi in una situazione del genere.
Sì, perché i più muoiono con una sacco di desideri insoddisfatti e con l’illusione che se rinascessero ( in questo mondo o altrove) potrebbero finalmente avere quel che vogliono.
Ma non è così: anche se fossero puri spiriti, anche se rinascessero nel mondo degli dei, avrebbero motivi di sofferenza e alla fine dovrebbero evolversi e morire.
La via è interminabile e piena di sofferenza se non capiamo che stiamo girando in tondo e su noi stessi.


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