giovedì 8 dicembre 2011
Infantilismo religioso
Oggi la Chiesa cattolica celebra il mito dell'immacolata concezione di Maria, ossia il fatto che sia nata senza il peccato generale In realtà, quello che celebra è proprio il fatto che Maria sia rimasta vergine nonostante il concepimento e il parto. Come dire: una donna che non è mai cresciuta, una donna-bambina, una madre che non ha conosciuto il rapporto sessuale. Ma questo non è sano. Tutte le donne sono per un certo periodo della loro vita vergini, ma se lo rimangono anche dopo, vuol dire che avevano dei problemi: vuol dire che non si sono sviluppate, che non sono cresciute, che sono rimaste ad uno stadio infantile del loro sviluppo. E questo conferma quello che ripeto stesso: che il cristianesimo è una religione di uno stadio infantile dell'umanità, con papà eterni, madri vergini e figli santi. E poiché anche le altre religioni che dominano il mondo sono più o meno allo stesso stadio di infantilismo, c'è da chiedersi quando mai la spiritualità passerà ad uno stadio successivo - quello dell'uomo finalmente cresciuto.
Amore e odio
Che cos'è l'amore? L'amore è la forza fondamentale che unisce e l'odio è la forza fondamentale che divide. Ma bisogna considerarli insieme. Noi esaltiamo e cantiamo l'amore, e ci dimentichiamo di esaltare anche la forza opposta. Diciamo: se non ci fosse l'amore, niente nascerebbe; d'accordo, ma anche se non ci fosse l'odio niente potrebbe esistere. Noi nasciamo da un atto d'amore, ma senza la forza di divisione non potremmo mai maturare. Dio è amore? State tranquilli: è anche odio. Prendiamo l'universo - senza una forza di divisione, non sarebbe mai nato e non potrebbe continuare a svilupparsi. Non è così che si spiega il Big Bang? Una forza che si odia, che non può più contenersi, che non può più sopportarsi e che, perciò, esplode e si frammenta, si allontana da se stessa. Mettete sugli altari anche il Dio Odio.
mercoledì 7 dicembre 2011
Rilassamento chimico
Qualcuno mi chiede se è possibile usare sostanze chimiche per rilassarsi. La risposta è: sì, è possibile, ma bisogna stare attenti. È possibile perché in effetti queste sostanze aiutano a rilassare il corpo e la mente... anche se un po' intontiscono. Ma bisogna stare attenti perché possono dare dipendenza, e questo è male per chi cerca sollievo, relax e liberazione. In ogni caso, ciò che è utile in queste esperienze di rilassamento chimico è capire come ci si può sentire quando ci si trova in uno stato di quiete, quando cade lo stato abituale di tensione che ci sorregge. Capire che c'è un'altra via. D'altronde ogni emozione, ogni stato mentale ha un suo risvolto chimico, naturale.
Dialettica
Alla fine i giusti trionferanno? Il bene trionferà sul male? Non diciamo sciocchezze... tipiche d'altronde di chi non sa vedere la realtà così com'è e ricorre a un vacuo sentimentalismo religioso. Non vinceranno i giusti. No, ma nemmeno i cattivi. Perché il mondo è fatto per mantenersi dialetticamente in equilibrio fra due opposti. Per l'eternità.
venerdì 2 dicembre 2011
Il senso della morte
Alla fine dovremo rinunciare a tutto: agli amici, agli amori, ai conoscenti, alle proprietà, alle case, ai beni terreni, ai soldi, agli oggetti cari, ai vestiti, al corpo, ecc. Questo è il senso dell'ultimo atto della vita: la perdita di tutto. Con la morte dobbiamo lasciare tutto, anche quella proprietà più preziosa che chiamiamo "io". Tutto ciò che abbiamo accumulato, tutto ciò per cui abbiamo sofferto, tutto ciò che abbiamo amato, tutto ciò cui siamo stati attaccati fino all'ultimo, dovrà essere abbandonato. Questo ci dice alcune verità inoppugnabili: primo, che la vita è qualcosa di temporaneo; anche se vivremo cento o più anni sarà sempre qualcosa di breve; dunque non c'è tempo da perdere: quello che dobbiamo fare, dobbiamo farlo subito - mai rimandare le cose essenziali, mai accumulare più del necessario. Secondo, niente è veramente nostro: tutto ci viene per così dire prestato e poi ripreso, perfino il nostro io. Con la morte non saremo più noi stessi. Che cosa saremo? Non "saremo", appunto. E dove andremo? Da nessuna parte, appunto. Infatti l'unica "parte" era questa. E, allora, perché vivere? In realtà nessuno ci ha chiesto se volevamo venire al mondo: sono le forze dell'universo che ci hanno messo temporaneamente qui. E che alla fine ci riprendono. Non voglio sembrare pessimista. Questa è la realtà. Forse vorrete sentire parlare di reincarnazione o di paradisi, e io non voglio escludere niente. Ma si tratta di articoli di fede - nessuno può provare niente. La saggezza ci suggerisce di non fuggire nei mondi della fantasia, ma di accettare la realtà per quello che è. E a considerare che proprio questa brevità della vita ci rende ancora più prezioso ogni istante che viviamo. Se esiste qualcosa che ci sopravvive, il senso della morte ci dice che è l'essenza delle nostre esperienze, depurata da tutto il superfluo. E dunque l'imperativo non è accumulare, ma spogliarsi sempre di più.
lunedì 28 novembre 2011
L'inquinamento dello spirito
Noi uomini abbiamo ridotto la natura ad un immondezzaio. Dopo averla sfruttata fino in fondo tagliando foreste, attingendo acqua, contaminando sorgenti e fiumi, inquinando l'aria, estraendo petrolio e minerali, ecco che la usiamo per buttarci i nostri rifiuti. Perfino sulle montagne o nel profondo degli oceani troviamo le nostre immondizie. Perfino l'aria delle nostre città è irrespirabile. Ma ci siamo dimenticati di una cosa fondamentale: che noi siamo parte della natura, che siamo natura; e quindi il modo in cui trattiamo la natura esterna è indicativo del modo in cui trattiamo la natura interna, la nostra mente, il nostro spirito. Stiamo segando il ramo su cui viviamo. Ecco perché siamo confusi e non possiamo fermarci un attimo a riflettere, a meditare, a contemplare. Non abbiamo rispetto né della natura esterna nè della nostra stessa natura, che attingono alla stessa fonte. L'inquinamento materiale non è che un riflesso di un inquinamento mentale. E il risultato è sotto i nostri occhi. Un mondo devastato, in cui tutti stanno male. Chi è che ha incominciato questa folle corsa dominata solo dagli imperativi economici? Forse non siamo la creatura più evoluta del mondo, forse siamo un errore, una variabile impazzita... della natura. Nei momenti di crisi bisogna fermarsi, fare il punto della situazione e poi riprendere con un ritmo diverso, con una nuova consapevolezza. Ma non può nascere un mondo nuovo se non ci si ferma a meditare.
domenica 27 novembre 2011
I totalitari
Di fronte ai totalitarismi la Chiesa è sempre stata pavida, in tutta la sua storia. Lo conferma ogni studio. Come scrive lo spagnolo Miguel Dalmau in La notte del Diavolo (Gremese ed.), "quel che accadde con Pio XII ai tempi del nazismo è accaduto in tutte le dittature dei paesi cattolici, per esempio in America Latina. La spada e la croce non sopravvivono separate". Ma non si tratta soltanto di pavidità, è qualcosa di ben più grave: di tratta di consonanza fra regimi totalitari. Nel DNA della Chiesa non c'è né libertà né democrazia, ma la dittatura. Non propugna la religione del Capo Supremo, del Padrone Assoluto? Dunque... La disgrazia italiana, la sua vocazione per il fascismo, sta tutta qui: nell'essere la sede della Chiesa.
lunedì 21 novembre 2011
Il problema di Dio
Da una parte c'è la teologia tradizionale che ci parla di un Dio onnipotente che sarebbe anche Bontà e Amore, e dall'altra parte c'è la constatazione che l'universo da lui creato è un'immane macelleria in cui tutti divorano tutti, in cui tutti combattono tutti e in cui gli esseri viventi sono specie di cavie da laboratorio, destinate comunque ad essere sacrificate per il progresso generale. Date un'occhiata all'Africa o a certi paesi del terzo mondo, dove milioni di bambini muoiono di fame e di malattie, dove si muore giovani e dove chi comanda è semplicemente l'individuo più feroce. Questa è la storia del mondo. I conti non tornano. Come può un Dio così buono creare un mondo così violento e concepire un meccanismo infernale come quello dell'evoluzione, dove i più deboli finiscono ammazzati? Chiunque di noi, se potesse concepire e creare un mondo per i propri figli, lo farebbe migliore - non questa specie di teatro di guerra. Ma forse siamo noi che abbiamo messo il carro davanti ai buoi, e all'origine non c'è affatto un Dio come quello immaginato dai teologi. C'è piuttosto un'oscura forza confusa che cerca faticosamente, dolorosamente, di venire alla luce. Dunque, Dio non sarebbe all'inizio, ma alla fine. Dio deve ancora nascere. E può nascere solo da uno sviluppo ulteriore della nostra consapevolezza. C'è ancora un salto evolutivo da compiere.
domenica 20 novembre 2011
Conversioni celebri
Certe conversioni di personaggi della politica o dello spettacolo, che poi ne fanno ostentazione nelle interviste televisive o giornalistiche, non mi convincono. Soprattutto se vengono presentate come un ritorno alla tradizione. Non ci vedo spiritualità, profondità, autenticità. Loro forse sono sinceri, ma non si rendono conto di continuare a recitare una parte, prima quella dei trasgressivi e ora quella delle pecorelle che tornano all'ovile. Come diceva Schopenhauer, "le religioni come le lucciole, per splendere, hanno bisogno dell'oscurità". I preti si fregano le mani perché per loro è tutta pubblicità, e anche quei personaggi si fanno pubblicità. Ma, da individui supeficiali, che lavorano per lo spettacolo, ossia per l'esteriorità, non sanno che cosa sia la vera religione. Come sosteneva Spinoza, "per il volgo religione significa tributare un grande onore al clero". Troppo poco, anzi niente. Gesù li conosceva bene... quelli che, quando fanno l'elemosina, "suonano la tromba davanti a sé", quelli che, quando pregano "stanno ritti nelle sinagoghe o agli angoli delle piazze per farsi vedere dagli uomini" (Mt 6). E consigliava: "Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo in segreto...". Tutto un altro stile.
venerdì 18 novembre 2011
Vecchiaia e saggezza
Invecchiare è perdere, diminuire, disfarsi, alleggerirsi, restringersi, ecc. Ogni giorno diminuiscono le forze, ogni giorno si perde qualcosa.
Ma anche la saggezza segue lo stesso percorso. Non è un accumulare, ma un disfarsi dei fardelli e dei condizionamenti culturali, sociali e psicologici. Lo conferma Lao-tzu quando dice: "Chi segue la via del mondo guadagna ogni giorno, chi segue la via del Tao perde ogni giorno". Lo conferma Gesù quando dice: "Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l'avrà perduta la salverà... il più grande tra voi diventi come il più piccolo... chi è il più piccolo tra voi questi è il grande... se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso".
Saggio non è dunque chi accumula beni, nozioni o forza egoica, ma colui che si alleggerisce, colui che lascia andare a poco a poco ogni avere, ogni idea di possesso. Perché questo è il senso dell'ultima parte della vita: disfarsi a poco a poco di ogni cosa, fino a perdere quell'ultima "proprietà" che è il proprio ego.
Se la saggezza è la via che porta all'illuminazione, allora la vecchiaia è il momento più favorevole per giungere ad una chiara visione di noi stessi, delle persone e del mondo.
Ma anche la saggezza segue lo stesso percorso. Non è un accumulare, ma un disfarsi dei fardelli e dei condizionamenti culturali, sociali e psicologici. Lo conferma Lao-tzu quando dice: "Chi segue la via del mondo guadagna ogni giorno, chi segue la via del Tao perde ogni giorno". Lo conferma Gesù quando dice: "Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l'avrà perduta la salverà... il più grande tra voi diventi come il più piccolo... chi è il più piccolo tra voi questi è il grande... se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso".
Saggio non è dunque chi accumula beni, nozioni o forza egoica, ma colui che si alleggerisce, colui che lascia andare a poco a poco ogni avere, ogni idea di possesso. Perché questo è il senso dell'ultima parte della vita: disfarsi a poco a poco di ogni cosa, fino a perdere quell'ultima "proprietà" che è il proprio ego.
Se la saggezza è la via che porta all'illuminazione, allora la vecchiaia è il momento più favorevole per giungere ad una chiara visione di noi stessi, delle persone e del mondo.
venerdì 11 novembre 2011
Le vie dello spirito
"Ispirazione" è una parola molto vicina a respirazione e dunque a spirito. Questo significa che c'è ispirazione solo quando c'è spiritualità. E lo stato di spiritualità si identifica con uno stato di quiete anche fisico. In tedesco "respiro", Atmen, proviene dal sanscrito Atman, che è l'anima individuale. In greco spirito si dice pneuma, ma pneuma indica anche il vento.
Respirare, spirare, soffiare... nella Bibbia si dice che Dio, per creare l'uomo, "soffiò" nelle sue narici "l'alito della vita". E nel Nuovo Testamento si dice che lo spirito è come il vento, che soffia dove vuole. Nelle Upanishad, il soffio vitale, il prana, è identificato con il respiro, il soffio e il principio vitale dell'universo (l'Atman), ed è un riflesso del Brahman, ossia del divino.
"Entusiasmo" è un termine che in greco significa "essere ispirati in Dio". Questo significa che la vitalità, la creatività, la calma, la concentrazione, il benessere e la spinta vitale sono considerati qualcosa di divino, in tutte le culture.
Quando si è nello spirito e nel divino si è sulla strada giusta. Quando invece mancano ispirazione ed entusiasmo si è in crisi, si è depressi, non si progredisce.
Allora domandiamoci ogni giorno: c'è ispirazione e c'è entusiasmo nella mia esistenza? Non a caso in italiano si dice "essere su di spirito" o "essere giù di spirito" per indicare se siamo vitali, creativi e tonici o al contrario negativi e depressi.
Naturalmente, se le cose vanno male, se accadono fatti spiacevoli o drammatici, non si può essere su di spirito. Ma si può comunque essere spirituali, perché possiamo capire verità che non potremmo capire in nessun altro modo. Questo dà un senso agli alti e bassi della vita, e alla sofferenza stessa.
L'importante è non perdere di vista il nostro stato d'animo, fare continuamente un esame di coscienza. Il che è un altro aspetto della meditazione come spiritualità. Tutto torna. Tutte le strade portano da un'unica parte... se si è consapevoli.
Respirare, spirare, soffiare... nella Bibbia si dice che Dio, per creare l'uomo, "soffiò" nelle sue narici "l'alito della vita". E nel Nuovo Testamento si dice che lo spirito è come il vento, che soffia dove vuole. Nelle Upanishad, il soffio vitale, il prana, è identificato con il respiro, il soffio e il principio vitale dell'universo (l'Atman), ed è un riflesso del Brahman, ossia del divino.
"Entusiasmo" è un termine che in greco significa "essere ispirati in Dio". Questo significa che la vitalità, la creatività, la calma, la concentrazione, il benessere e la spinta vitale sono considerati qualcosa di divino, in tutte le culture.
Quando si è nello spirito e nel divino si è sulla strada giusta. Quando invece mancano ispirazione ed entusiasmo si è in crisi, si è depressi, non si progredisce.
Allora domandiamoci ogni giorno: c'è ispirazione e c'è entusiasmo nella mia esistenza? Non a caso in italiano si dice "essere su di spirito" o "essere giù di spirito" per indicare se siamo vitali, creativi e tonici o al contrario negativi e depressi.
Naturalmente, se le cose vanno male, se accadono fatti spiacevoli o drammatici, non si può essere su di spirito. Ma si può comunque essere spirituali, perché possiamo capire verità che non potremmo capire in nessun altro modo. Questo dà un senso agli alti e bassi della vita, e alla sofferenza stessa.
L'importante è non perdere di vista il nostro stato d'animo, fare continuamente un esame di coscienza. Il che è un altro aspetto della meditazione come spiritualità. Tutto torna. Tutte le strade portano da un'unica parte... se si è consapevoli.
domenica 6 novembre 2011
L'io e Dio
Le religioni che dominano il mondo - cristianesimo, islam e giudaismo - sono vecchie e tragicamente obsolete, perché incatenano le coscienze dei loro credenti a idee superate. Ed è anche per questo che l'umanità fa così fatica a progredire. La convinzione più superata è naturalmente quella di Dio, intesa come una persona cui ci si possa rivolgere per chiedere aiuto. Ma se questo aiuto esistesse il mondo non sarebbe così pieno di orrori, di guerre e di sofferenze. In sostanza, quando l'uomo non sa più a chi rivolgersi ecco che pensa a un Dio, perché così gli è stato insegnato. In tal modo, credenti e non credenti sono indotti a rivolgersi ad una specie di padrone o padre supremo che avrebbe il potere di sovvertire le leggi naturali, le sue stesse leggi. Idea quanto mai ingenua e soprattutto fallace. Tutti coloro che si rivolgono a Dio nei momenti di difficoltà grave non sviluppano alcun tipo di spiritualità. Pregano qualcuno, e basta. Con questo noi non voglio dire che Dio non esiste, ma che non è affatto una persona esterna a noi. Non è qualcosa di diverso dalla nostra più profonda interiorità. Ecco il punto. Dio non si trova in qualche posto fra le nuvole, come sembrano credere i fedeli delle religioni. Non si trova né qui né là. In tal senso Dio è solo una scorciatoia, una semplificazione. Nessuna religione, per quanto superficiale, spinge a credere che basti una preghiera qualsiasi per "comunicare" con Dio. Tutte precisano che ci vogliono concentrazione e attenzione. Salvo poi non svilupparle affatto nella vita di tutti i giorni. Solo la cultura della meditazione ci indica la strada della concentrazione e dell'attenzione per cercare di "comunicare", anzi di sintonizzarsi, con questo Dio - inteso come Essere. L'Essere non è una persona, non è nè un padre né una madre, non è un padrone. E si trova non in qualche iperuranio, ma dappertutto. E soprattutto "dentro" di noi. Quindi la maniera più diretta per entrare in contatto con esso è fare silenzio nella mente, raccogliersi, concentrarsi e cogliere il nostro stesso Essere. Infatti il nostro Essere è parte dell'Essere. E questo Essere non c'è bisogno di pregarlo, perché sa già ciò di cui abbiamo bisogno. Se per esempio mi concentro sul mio respiro, lo percepisco, lo sento, i miei pensieri "profani" si arrestano, io mi raccolgo, mi interiorizzo e sciolgo il mio Essere individuale nell'Essere universale. E' così che comunico con il Tutto senza bisogno di pregare un Padrone, senza commettere l'errore di dividere l'io da Dio. Ogni tanto qualcuno parla di guarigioni miracolose, ma, a parte il fatto che molti guariscono da strani mali anche senza pregare Dio, ci si dimentica sempre di dire lo stato d'animo in cui si è pregato Dio - lo stato d'animo di chi si sente in punto di morte. Non è insomma lo stato d'animo di chi dice la sua preghierina serale. E' lo stato d'animo di chi esclude tutto il resto e penetra nella propria anima. Lo stato d'animo... dell'anima.
mercoledì 2 novembre 2011
Illuminarsi
Quando si parla di meditazione, molti credono che si tratti di astrarsi dalle faccende del mondo. E questo è vero per il tempo in cui si medita. Ma lo scopo è in realtà un veder più chiaro (a questo si riferisce la parola "illuminazione"). Si fa tacere la mente non per rincretinirsi, ma per liberarsi dai condizionamenti... e per vedere con più chiarezza se stessi, gli altri e il mondo. Il meditante non è dunque affatto uno che si isola dal mondo. E' una persona che, vedendo più chiaro, è in grado di agire e di giudicare in tutti i campi dell'esistenza compiendo meno errori degli altri. Questo significa anche che parliamo di un processo, non di uno stato fisso.
Il regno dei cieli
Non c'è solo l'Oriente a dare indicazioni. Tutti i mistici hanno qualcosa in comune. Per esempio, Gesù ha detto: "Il regno di Dio non viene in modo che si possa osservare. Nessuno potrà dire 'eccolo qui' o 'eccolo là', perché il regno di Dio è già in mezzo a voi" (Lc 17, 20-21). La frase è stata variamente interpretata. I più materialisti hanno detto che Gesù si riferiva a se stesso, ossia al Redentore; ma in tal senso egli apparirebbe troppo presuntuoso. Altri hanno detto che Gesù si riferiva a quello stato di felicità che è sempre dentro di noi e che può essere recuperato (con la meditazione) astraendosi dalle preoccupazioni e occupazioni quotidiane. In effetti questo "regno dei cieli", questo stato di gioia dell'essere, è sempre dentro di noi ed è sempre in mezzo a noi nel senso che è uno stato mediano tra gli estremi. Un senso di benessere, come quando si contempla, senza pensieri, un bel tramonto o la distesa del mare, la pioggia o il vento, un fiume o una montagna, ecc. Momenti di liberazione dalle tensioni (e dalle sofferenze) del mondo. Non a caso, nella cultura della meditazione, si utilizza la metafora del cielo sgombro dalle nuvole. Lo spazio interiore è esattamente il regno dei cieli.
Peccato che i seguaci di Gesù non l'abbiano capito e abbiano interpretato tutto in senso materialistico. Il regno dei cieli sarebbe il paradiso ultraterreno e Gesù sarebbe il figlio di Dio. Ma anche un mistico musulmano come al-Hallag disse: "Io sono Dio" intendendo riferirsi al fatto che in ogni uomo alberga il divino, il regno dei cieli appunto. Mai ridurre la spiritualità a religione.
Peccato che i seguaci di Gesù non l'abbiano capito e abbiano interpretato tutto in senso materialistico. Il regno dei cieli sarebbe il paradiso ultraterreno e Gesù sarebbe il figlio di Dio. Ma anche un mistico musulmano come al-Hallag disse: "Io sono Dio" intendendo riferirsi al fatto che in ogni uomo alberga il divino, il regno dei cieli appunto. Mai ridurre la spiritualità a religione.
martedì 1 novembre 2011
Le anime morte
E' morto James Hillman, lo psicoanalista americano che sosteneva che gli uomini moderni hanno perso l'anima perché non pensano più con il cuore ma concepiscono ogni relazione in termini di interesse, di profitto, di convenienza e di utilità. Forse il colpo di grazia glielo ha dato il degrado dell'attuale capitalismo, per cui i valori si riducono a uno solo: il valore del denaro che ognuno riesce ad arraffare, costi quel che costi; un capitalismo selvaggio in cui pochi speculatori mettono sul lastrico milioni di individui per fare più soldi, incuranti delle conseguenze.
venerdì 28 ottobre 2011
Stranieri nel mondo
Nei campi di concentramento nazisti sopravviveva solo chi si sentiva al di fuori, al di sopra di quella situazione terribile, solo chi non si identificava con l'odio, con la violenza e con lo stato di costrizione che venivano imposti su tutti, solo chi riusciva a vedere uno sprazzo di cielo pur in mezzo a quelle tenebre, solo che aveva la capacità di sognare, di sperare, di astrarsi o di mirare in alto... nonostante tutto. Ma lo stesso succede nel mondo che in fondo è un campo di concentramento solo più grande, solo più confortevole. Ad esso sopravviverà chi si sente al di sopra, chi non smette di tendere ad un'altra dimensione, chi percepisce di vivere nel mondo ma di non essere del mondo, chi sa di essere qualcosa di più, chi cura la propria anima e la consolida. Non a caso Platone pensava nel mito della caverna che gli uomini vivessero in una specie di prigione nella quale potevano vedere solo ombre della realtà. Comunque, a poco a poco, ci si può avvicinare all'uscita della caverna, rivedere la luce e contemplare il cielo... purché si mantenga viva la capacità di vedere al di sopra e al di fuori della prigione e ci si alleni a disidentificarsi da questi quattro muri. La meditazione ha proprio questo scopo: percepire che si è qualcosa di più, che al proprio centro c'è il centro dell'essere e che è possibile uscire dalla prigionia mantenendo desta l'attenzione. Non c'è altra via. Non c'è nessun salvatore. Ci siamo solo noi.
lunedì 24 ottobre 2011
Viva la Grecia
Faccio un discorso culturale, non economico. Non è possibile che la Grecia sia buttata fuori dall'Europa. Gli ometti e le donnette che governano l'Europa lo sanno questo? Sanno che senza la Grecia non ci sarebbe stata l'Europa? Ho l'impressione che l'attuale crisi mondiale sia provocata dall'aver dato la supremazia al denaro. Il Dio denaro. Ormai i valori di questo capitalismo selvaggio e autodistruttivo sono solo valori numerari. Se vogliamo superare la crisi, buttiamo fuori piuttosto gli economisti e i finanzieri e mettiamo al loro posto gli uomini di cultura.
Le radici della felicità
Le radici della felicità non sono fuori di noi, negli avvenimenti fortunati che possono capitarci. Perché per un po' potremo gioire, ma poi nuovi avvenimenti, ci riporteranno in basso. Le difficoltà non mancheranno mai. Se dunque faremo affidamento sulle cose esterne, dovremo vivere sempre come in un'altalena, e certe avversità potrebbero distruggerci. Tutta la saggezza del mondo converge su un unico punto: la fonte della felicità, che nessun avvenimento esterno potrà cancellare, è dentro di noi, nel profondo del nostro essere. E' questa fonte che dobbiamo scoprire e curare; su di essa potremo avere il controllo. Ecco perché meditare.
domenica 23 ottobre 2011
Come foglie
Morto Gheddafi. Non aveva neanche tentato di fuggire dal suo paese. Pensava di essere insostituibile e invincibile; non aveva consapevolezza che la cosa più importante è la vita, non il potere. Il meno che si possa dire è che aveva presunto troppo da se stesso. Non si rendeva conto di essere lui il più grande ostacolo allo sviluppo del suo paese. Che sia di lezione ai palloni gonfiati di casa nostra, che si credono insostituibili, uomini della Provvidenza, unti da Dio. Nei nostri ruoli sociali, tutti siamo sostituibili. Solo il nucleo dell'essere personale è individuale e unico. Anche il più grande potente è importante quanto una foglia.
venerdì 21 ottobre 2011
Perché meditare?
Ogni tanto qualche lettore mi domanda: ma a che cosa serve la meditazione? Ed evidentemente non ha mai provato a meditare o si aspettava risultati miracolistici. Ora, al di là dei benefici spirituali (che però non interessano tutti), la risposta terra terra è la seguente: serve a potenziare calma e chiarezza . Non costa nulla, non ha bisogno di nessun maestro e non porta via molto tempo. La calma nasce dalla posizione ferma che si deve assumere nella meditazione e dalla necessità di tranquillizzare il corpo e la mente; e la chiarezza della mente nasce dallo scopo dichiato della meditazione: l'illuminazione. Lasciando perdere la mitologia e la mistica, il termine "illuminazione" sta a indicare proprio lo schiarimento della mente, il vedere le cose come in una mattina serena, l'improvvisa liberazione del cielo dalle nuvole che lo coprivano. Si ottiene allora uno stato di benessere. Calma, chiarezza e benessere permettono di vivere meglio e soprattutto di capire più se stessi, gli altri e il mondo; sono fattori che sviluppano la consapevolezza.
domenica 16 ottobre 2011
Gli effetti nefasti della Chiesa
Hans Kung, nel suo ultimo libro Salviamo la Chiesa (Rizzoli), sostiene che la Chiesa cattolica sta attraversando la sua crisi più grave dai tempi della Riforma luterana; e il motivo è la sua struttura monarchica, che impedisce ogni rinnovamento. Infatti, dopo aver affossato il Concilio, i due ultimi papi si sono arroccati nei dogmi e nella tradizioni più oscurantiste senza più tener conto delle esigenze dei fedeli e nascondendo deliberatamente scandali come quello della pedofilia. Concordo e aggiungo che sull'Italia - l'unico paese al mondo che ha ceduto parte della sua sovranità alla Chiesa - questa Controriforma di sapore medievale ha avuto effetti nefasti, non solo sulle innumerevoli leggi sociali che sono state stoppate e che avrebbero ammodernato il paese, ma anche sull'ultimo regime politico, che dalla Chiesa prende esempio per esercitare impunemente forme di neofascismo, in dispregio anch'essi delle esigenze dei cittadini. Proprio come nel ventennio fascista, nel ventennio berlusconiano la Chiesa ha benedetto e appoggiato il regime, e ha osannato l'uomo della Provvidenza. Uno di questi osannatori era don Verzé, un altro uomo della Provvidenza che è finito fallito. Più volte ha dichiarato la sua amicizia e il suo appoggio a Berlusconi. Io però, a differenza di Hans Kung, ritengo che questa sia semplicemente la Chiesa cattolica, un'istituzione che non può essere in nessun modo salvata. Il suo autoritarismo, il suo totalitarismo è costituzionale. Non è bastato un papa come Giovanni XXIII a salvarla. E infatti lui è stato subito dimenticato. Era l'eccezione, non la regola.
sabato 15 ottobre 2011
Respiro e spirito
Di solito quando si incomincia a meditare si parte dalla consapevolezza del respiro. Il respiro infatti ci accompagna tutta la vita e, quando siamo morti, si dice che siamo "spirati". Il respiro è vita, quando si ferma è morte. Inoltre segue tutte le nostre emozioni: se siamo agitati è agitato; se siamo tranquilli è calmo; se siamo nervosi è irregolare; se siamo ansiosi ci stringe il petto; se siamo gioiosi si allarga, e così via. Portare l'attenzione al respiro è dunque un modo per diventare consapevoli dei nostri stati d'animo. E calmare il respiro, renderlo lento, regolare e profondo, quasi impercettibile, significa portare la mente nel suo stato più meditativo. Un piccolo trucco: prima di mettervi a osservare il respiro, fate qualche movimento di ginnastica o muovetevi un po', in modo da accelerarlo. A quel punto fermatevi e seguite il processo con cui il respiro si calma. Vedrete che anche la mente si calmerà. Quando la mente-respiro si sarà calmata, la vostra visione delle cose sarà più chiara... il che è una forma di piccola illuminazione.
Non ci dimentichiamo che le parole "respiro" e "spirito" hanno la stessa origine etimologica. In altri termini si è sempre saputo istintivamente che l'essenza della vita è nello stesso tempo il respiro e lo spirito. In India si chiama prana. Chi dunque affonda nelle profondità del respiro affonda nelle profondità dello spirito.
Non ci dimentichiamo che le parole "respiro" e "spirito" hanno la stessa origine etimologica. In altri termini si è sempre saputo istintivamente che l'essenza della vita è nello stesso tempo il respiro e lo spirito. In India si chiama prana. Chi dunque affonda nelle profondità del respiro affonda nelle profondità dello spirito.
venerdì 14 ottobre 2011
Il peccato del cristianesimo
Come raccontano gli Atti degli apostoli, quando san Paolo arrivò ad Atene cercò di diffondere la sua fede discutendo anche con filosofi epicurei e stoici, e fu invitato ad esporre la sua dottrina all'Areopago. Qui trovò un'ara con l'iscrizione "Al Dio ignoto" e subito si lanciò a proclamare che lui Dio lo conosceva e sapeva chi era - era un uomo, morto sulla croce. Gli intellettuali dell'epoca si misero a deriderlo e lo presero per un ciarlatano. Come poteva Dio, che è infinito e inconoscibile, presentarsi sotto forma di uomo? Era certamente un'assurdità. Ma non potevano prevedere che quell'assurdità sarebbe prevalsa sull'idea di un Dio trascendente. Come mai? In effetti si trattava di una riduzione antropomorfa, ovvero di un desiderio di deificarsi - se Dio si fa uomo, l'uomo è Dio. Ebbe così inizio la grande opera di distruzione della trascenza operata dal cristianesimo. E ormai oggi, nei popoli cristiani o ex-cristiani, non è più possibile pensare a Dio. La teologia stessa è incapace di concepire la trascendenza. In verità, quel "Dio ignoto" era tale solo perché veniva considerato inconoscibile. Era una forma di rispetto per Dio stesso. Ma la mente ristretta di san Paolo non poteva capirlo. Lui non poteva concepire niente al di là dei suoi piccoli limiti. La volgarità teologica avrebbe avuto la prevalenza. La moneta cattiva avrebbe cacciato la moneta buona.
Felicità e serenità
Un mio libro che è stato scritto nel 1997 e che continua a essere ristampato s'intitola L'arte della serenità. Insomma non un best-seller ma un long-seller, come dice l'Editore. L'avevo intitolato così, e non L'arte della felicità, perché mi pareva troppo pretenzioso voler scrivere addirittura un manuale sul come essere felici. Chi può darci dei consigli sul come essere felici? E come fare a essere felici senza essere anche infelici? La saggezza infatti ci spinge a cercare, più che un sentimento passionale come la felicità, uno stato d'animo più pacato, la serenità. La felicità non è controllabile e dipende in gran parte da circostanze esterne. La serenità invece è qualcosa su cui si può lavorare. Inoltre, quando le cose ci vanno male, è possibile essere sereni, ma non è possibile essere felici. Forse la serenità è un poco più grigia, ma in tempi duri è un bene prezioso. Certo, la felicità è un'altra cosa, però ha un grande difetto. Quando se ne va - e in genere dura poco - lascia una grande sofferenza. Nel mondo duale in cui viviamo raggiungere un picco significa prima o poi dover discendere in un baratro. Meglio allora tenersi a mezza altezza, né troppo esaltati né troppo depressi. Una via di mezzo. Questa è la serenità: la capacità di barcamenarsi tra gli opposti, mantenere l'equilibrio. Il che non significa respingere la felicità quando arriva; significa piuttosto non perdere il senso della realtà. E già questo è uno strumento per non perdersi.
domenica 9 ottobre 2011
Spaccio legale
Domenica mattina. Alla radio, prima le omelie papali e poi lo sport. Insomma, l'oppio dei popoli nelle sue due versioni: religiosa e laica. La legge se la prende con la droga distribuita nelle strade e si dimentica di questo duplice oppio, ben più pericoloso, perché instupidisce senza farsene accorgere. E così il gregge segue mansueto: ha assicurato il divertimento su questa terra e la sopravvivenza nell'aldilà. Non deve più preoccuparsi di niente: basta che segua i pastori della Chiesa e dello Stato. Nessuno deve fare più il minimo sforzo, nessuno deve più pensare, nessuno deve più cercare; basta che segua la corrente - il rincretinimento è sicuro. Lo sfruttamento anche. In tal modo la gente perde la sua occasione, l'unica che ha per essere se stessa.
venerdì 7 ottobre 2011
La saggezza di Steve Jobs
Del fondatore della Apple, morto ieri, ricordo alcune frasi di un discorso tenuto nel 2005 all'Università di Stanford che risentono della cultura orientale degli anni '70. Sono in realtà i principi da seguire in ogni tempo per una vita realizzata:
"Il vostro tempo è limitato, ragion per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, il che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra vita interiore. E, cosa più importante di tutti, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario."
"Il vostro tempo è limitato, ragion per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, il che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra vita interiore. E, cosa più importante di tutti, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario."
L'arte della felicità
Scrive il Dalai Lama: "Per essere veramente felici in modo duraturo è necessario riconoscere innanzi tutto la realtà della sofferenza. Forse all'inizio è deprimente, ma alla lunga ci si guadagna" (OM, Mondadori, 20009). E' dunque necessario partire col piede giusto: non pretendere che un qualsiasi stato d'animo sia durevole, nel bene e nel male. Ma poi bisogna intervenire attivamente per evitare di cadere in balia di stati depressivi o comunque negativi. C'è gente infatti che - incredibile a dirsi - si coltiva con costanza la sofferenza; vuole in un certo senso soffrire più del necessario.
Bisogna infatti rendersi conto che gran parte della nostra infelicità nasce dalla mente. Al di là dei desideri fondamentali (il cibo, il sesso, ecc.), esistono numerosi desideri che sono semplicemente indotti da ambizioni inutili o sbagliate. Pensate all'uomo più ricco d'Italia che avrebbe tutto per godersi la vita, ma che vuole essere un grande statista e che, per questo motivo, si amarreggia la vita tutti i giorni. Forse quest'uomo è convinto che la felicità sia nel potere, nel dominio, nel far fare agli altri quel che vuole lui. Poveretto - intanto anche lui è schiavo della sua smania di potere, e sta male.
No, c'è una felicità elementare, comune a tutti, al ricco e al povero, che consiste nell'assaporare la gioia fondamentale del vivere che è dato da cose semplici e alla portata di tutti, come una giornata di sole dopo un periodo di maltempo, superare una malattia, scampare a un pericolo, essere sani, un'alba, un tramonto, una pioggia dopo la siccità, amare, crescere, imparare, leggere un bel libro, vedere un bel film, dormire quando si è stanchi, bere acqua quando si è assetati, fare un bagno in mare, passeggiare in un bosco, ecc.
Anche nella meditazione c'è al fondo una felicità: essere consapevoli di essere. Infatti nella teologia orientale, il principio di tutto viene definito sat-cit-ananda, ch significa "essere-coscienza-gioia". Il fondamento è dunque un'inestricabile connessione tra l'essere, l'essere consapevoli e l'essere felici. L'essere è di per sé una gioia, e chiunque ne sia consapevole viene inestito da questa luce.
Bisogna infatti rendersi conto che gran parte della nostra infelicità nasce dalla mente. Al di là dei desideri fondamentali (il cibo, il sesso, ecc.), esistono numerosi desideri che sono semplicemente indotti da ambizioni inutili o sbagliate. Pensate all'uomo più ricco d'Italia che avrebbe tutto per godersi la vita, ma che vuole essere un grande statista e che, per questo motivo, si amarreggia la vita tutti i giorni. Forse quest'uomo è convinto che la felicità sia nel potere, nel dominio, nel far fare agli altri quel che vuole lui. Poveretto - intanto anche lui è schiavo della sua smania di potere, e sta male.
No, c'è una felicità elementare, comune a tutti, al ricco e al povero, che consiste nell'assaporare la gioia fondamentale del vivere che è dato da cose semplici e alla portata di tutti, come una giornata di sole dopo un periodo di maltempo, superare una malattia, scampare a un pericolo, essere sani, un'alba, un tramonto, una pioggia dopo la siccità, amare, crescere, imparare, leggere un bel libro, vedere un bel film, dormire quando si è stanchi, bere acqua quando si è assetati, fare un bagno in mare, passeggiare in un bosco, ecc.
Anche nella meditazione c'è al fondo una felicità: essere consapevoli di essere. Infatti nella teologia orientale, il principio di tutto viene definito sat-cit-ananda, ch significa "essere-coscienza-gioia". Il fondamento è dunque un'inestricabile connessione tra l'essere, l'essere consapevoli e l'essere felici. L'essere è di per sé una gioia, e chiunque ne sia consapevole viene inestito da questa luce.
mercoledì 5 ottobre 2011
Meditazione e benessere
Ormai anche la scienza dimostra l'effetto positivo che le emozioni hanno sulla mente e sul corpo, nonché l'inestricabile connessione tra i due. Così qualunque cosa, anche un bicchiere di acqua zuccherata, può diventare un principio di benessere e di guarigione. Anche un canto, un suono o un simbolo possono diventare catalizzatori delle nostre energie - cosa che gli sciamani di un tempo sapevano molto bene. Ecco perché è bene coltivare le emozioni o le passioni positive. Una volta si parlava di "pensiero positivo", ma il termine pensiero non rende l'idea. Non è la mente razionale che deve lavorare: è tutto il nostro essere. Non basta ripetersi delle frasi positive; bisogna saper utilizzare le emozioni più interiori.
Tutto sommato, la meditazione, in quanto sviluppo della consapevolezza, al di fuori della mente razionale, segue lo stesso percorso. La consapevolezza infatti di cui parliamo è una forma di concentrazione o di attenzione verso quell'essere profondo che è la fonte del benessere e della gioia. Se così non fosse, l'essere, e quindi la vita, non esisterebbero... perché non avrebbero alcun vantaggio ad esistere. Con questo si risponde ad un'antica domanda della filosofia: perché c'è l'essere? perché il mondo esiste?
Ma noi non facciamo filosofia. Noi cerchiamo stati d'animo profondi che coincidono con le motivazioni fondamentali della vita... e della morte.
Tutto sommato, la meditazione, in quanto sviluppo della consapevolezza, al di fuori della mente razionale, segue lo stesso percorso. La consapevolezza infatti di cui parliamo è una forma di concentrazione o di attenzione verso quell'essere profondo che è la fonte del benessere e della gioia. Se così non fosse, l'essere, e quindi la vita, non esisterebbero... perché non avrebbero alcun vantaggio ad esistere. Con questo si risponde ad un'antica domanda della filosofia: perché c'è l'essere? perché il mondo esiste?
Ma noi non facciamo filosofia. Noi cerchiamo stati d'animo profondi che coincidono con le motivazioni fondamentali della vita... e della morte.
domenica 2 ottobre 2011
Le sette
Quando sento parlare di sette, mi colpisce sempre il gran numero di persone che sono pronte a farsi plagiare: evidentemente alleviamo un gran numero di psicolabili che sono disponibili a seguire il primo imbonitore che passa. E mi viene in mente che non esiste una differenza tra piccole sette e grandi sette: tutte hanno il loro santone, tutte predicano l'obbedienza,la fede e la sottomissione e tutte spillano soldi in una maniera o nell'altra. Certi movimenti ecclesiali o certi ordini religiosi della "setta maggiore", la Chiesa cristiana, si comportano esattamente come le sette minori: fanno di tutto per condizionare i loro adepti e farsi finanziare da loro. Il fatto è che non c'è da noi l'esaltazione del valore dell'autonomia mentale, la rivendicazione orgogliosa delle libertà di coscienza, l'abitudine a pensare con la propria testa e l'addestramento a giudicare da soli. C'è invece l'esaltazione dei valori del gregge: seguire il capo, il leader (anche politico), fidarsi ciecamente di lui, sacrificarsi per lui e non fare mai domande scomode. C'è dunque tutto un sistema educativo che spinge molte, troppe persone, a consegnarsi nella mani degli sfruttatori.
venerdì 30 settembre 2011
La morte incivile
Ora sappiamo come si muore oggi in Italia grazie alle leggi clericali approvate dal Parlamento. Ce lo racconta la compagna di Walter Bonatti, Rossana Podestà, in un'intervista su Repubblica del 30 settembre 2011. Lo scalatore aveva un cancro al pancreas incurabile. Per mancanza di posti altrove, fu portato in una "clinica privata religiosa, tutta marmi e stucchi". Errore: i due non erano sposati. Walter stava sempre peggio, respirava a fatica e fu portato in una stanza dove fu impedito l'ingresso alla compagna. Su un lettino rantolava, si dibatteva, scalciava, chiedeva aiuto, non riusciva a respirare e chiamava Rossana. Ma la compagna di una vita fu tenuta a lungo fuori perché non era la moglie. Lei chiese che gli dessero la morfina. Non fu fatto, perché aveva la pressione troppo bassa e rischiava di morire. Avete capito? Un uomo in stato terminale rischiava di morire..."Non lo sa, signora, che c'è una legge? Chi è lei per violarla? Lo sa, quest'uomo, che lei lo vuole uccidere? E lei non è neanche la moglie. Esca dalla rianimazione" le disse un medico... cattolicissimo. Così Walter fu lasciato solo a rantolare senza morfina. Dopo qualche ora, dopo molte insistenze, fu permesso a Rossana di entrare nella camera. E trovò il suo compagno morto. Ecco come si muore oggi in Italia grazie alle leggi volute dai cattolici e dalla loro religione così piena di amore e di pietà.
domenica 25 settembre 2011
Scienza e fede
E' noto che scienza e fede non hanno niente in comune. D'altronde, se di ciò che affermano le religioni si potesse dimostrare qualcosa non ci sarebbe bisogno della... fede. Ma è soprattutto il metodo che è diverso. La scienza è umile: cerca la verità sapendo che ciò che trova non è mai definitivo e sarà superato. La fede afferma con arroganza che i dogmi concepiti migliaia di anni fa siano sempre validi. La scienza è il meglio di ciò che ha concepito l'umanità, la religione è il peggio. La prima è sperimentale e sottoposta a verifica, la seconda è apodittica, dogmatica, assiomatica e crede di possedere la verità rivelata. Le religioni si sono sempre fatte la guerra, la scienza mai.
Il CERN di Ginevra è un esempio illustre della ricerca scientifica. In quei laboratori lavorano fianco a fianco israeliani e palestinesi, americani e iraniani, tutti uniti da uno stesso obietttivo, tutti pronti a rivedere ciò che scoprono, e nessuno pensa ai miserabili conflitti ideologici e religiosi dei loro rispettivi paesi.
L'umanità potrà essere unificata solo in nome della scienza. mai della fede. Eppure le nostre società danno molta più importanza e molti più soldi alle religioni che alla scienza. Un segno inequivocabile che la gran massa delle popolazioni non è in grado di pensare con la propria testa e vuole essere guidata da qualche messia, con conseguenze disastrose per la democrazia. Finché l'umanità non uscirà dallo stato di minorità, dal desiderio di dipendere ancora dalla madre o dal padre , finché non diventerà essa stessa maggiorenne e non assumerà sulle proprie spalle la responsabilità di vivere e di decidere, ci troveremo in uno stadio infantile, con uomini-bambini che si fanno dominare.
Il CERN di Ginevra è un esempio illustre della ricerca scientifica. In quei laboratori lavorano fianco a fianco israeliani e palestinesi, americani e iraniani, tutti uniti da uno stesso obietttivo, tutti pronti a rivedere ciò che scoprono, e nessuno pensa ai miserabili conflitti ideologici e religiosi dei loro rispettivi paesi.
L'umanità potrà essere unificata solo in nome della scienza. mai della fede. Eppure le nostre società danno molta più importanza e molti più soldi alle religioni che alla scienza. Un segno inequivocabile che la gran massa delle popolazioni non è in grado di pensare con la propria testa e vuole essere guidata da qualche messia, con conseguenze disastrose per la democrazia. Finché l'umanità non uscirà dallo stato di minorità, dal desiderio di dipendere ancora dalla madre o dal padre , finché non diventerà essa stessa maggiorenne e non assumerà sulle proprie spalle la responsabilità di vivere e di decidere, ci troveremo in uno stadio infantile, con uomini-bambini che si fanno dominare.
Religione ed economia
Non mi riferisco ai soldi che ci costano le religioni e alla loro pretesa di essere mantenute dallo Stato che odiano, ma al fatto che alla loro base si trovi un principio economico: l'equilibrio del dare e dell'avere. Tutte le religioni infatti partono dal presupposto che le azioni umane verranno giudicate da qualche Dio che stabilirà una specie di partita doppia, dove da una parte ci saranno le azioni positive e dall'altra parte le azioni negative. Poi si farà il bilancio, e chi non ha messo da parte abbastanza, chi non ha alimentato il proprio conto corrente, verrà irrimediabilmente punito. Il principio dell'economia - d'altronde ben espresso da Gesù quando dice nei Vangeli: "A chi ha sarà dato sempre di più e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha". Insomma è la mentalità economico-finanziaria che vediamo in azione in questi giorni. Non a caso, sempre Gesù utilizza spesso parabole a base di soldi (talenti), di banchieri e di mercanti. Per lui il regno di Dio può essere paragonato ad un mercante, a un banchiere o a un saggio amministratore che chiede ai suoi di render conto di come hanno investito il denaro loro affidato. E chi non lo avrà fatto rendere... sarà punito. Insomma la religione così concepita è soltanto un sottoprodotto della mente economica, pur illudendosi di essere qualcosa di spirituale. Se l'umanità è ridotta in uno stato miserevole, se la nostra vita è determinata dai soldi che abbiamo, se preti e papi sono degli affaristi, lo dobbiamo proprio a queste religioni della partita doppia. In Italia, a capo di una nota fondazione bancaria si trova direttamente una suora! E nessuno se ne meraviglia. Non c'era bisogno del protestantesimo per risvegliare lo spirito del capitalismo: c'era già tutto nei Vangeli.
venerdì 23 settembre 2011
Attenzione e pensiero dualistico
Esiste o non esiste Dio? Esiste o non esiste l'anima? Esiste o non esiste l'aldilà?
E' possibile rispondere a queste domande. Ma la risposta non può essere espressa né con le parole né con i pensieri. Se lo fosse, non sarebbe la realtà ultima, al di là della mente dualistica.
La mente di "Dio" non è affatto la mente umana.
Questo significa che alla realtà ultima non possono attingere le teologie (giochi mentali), ma soltanto una mente che tace e che si fa pura presenza.
Ecco che cos'è la meditazione.
Può essere disperante non poter esprimere ciò che si coglie. Ma il cerchio piccolo non può comprendere il cerchio grande. La rana nel pozzo non può sapere che cosa sia il mare.
E' possibile rispondere a queste domande. Ma la risposta non può essere espressa né con le parole né con i pensieri. Se lo fosse, non sarebbe la realtà ultima, al di là della mente dualistica.
La mente di "Dio" non è affatto la mente umana.
Questo significa che alla realtà ultima non possono attingere le teologie (giochi mentali), ma soltanto una mente che tace e che si fa pura presenza.
Ecco che cos'è la meditazione.
Può essere disperante non poter esprimere ciò che si coglie. Ma il cerchio piccolo non può comprendere il cerchio grande. La rana nel pozzo non può sapere che cosa sia il mare.
domenica 18 settembre 2011
Decidere per sé
Coloro che negano il diritto ad esprimere le proprie volontà nel testamento biologico o comunque nella fine della vita o nel corso di qualche malattia terminale, sostengono che chi si trova in cattive condizioni di salute, magari vecchio, abbandonato e depresso, non è in grado di valutare obiettivamente il suo stato ed è "condizionato" da fattori psicologici ed esterni; di conseguenza è meglio che decida per lui un terzo, il medico. Ma si tratta di un argomento capzioso per negare il diritto alla libertà di scelta. Infatti, chi può mai essere obiettivo quando si tratta di prendere decisioni in momenti delicati? Nessuno è mai obiettivo: siamo tutti condizionati dai nostri stati d'animo e dall'ambiente esterno. Chi vota per un partito è obiettivo? E' solo la sua opinione. Chi decide di sposarsi è obiettivo? Chi decide di fare un figlio è obiettivo? Chi abbraccia una fede non è condizionato da chi gli sta intorno? Eppure nessuno gli contesta il diritto a decidere. Chi non vuole il testamento biologico non è spinto da motivazioni religiose o da ideologie?
L'uomo è questo - è un essere che deve decidere continuamente in maniera del tutto soggettiva. Certo, qualcuno può aiutarlo. Ma chi ci assicura che anche chi lo aiuta sia obiettivo o non sia condizionato? In ogni caso la decisione ultima non può che essere del soggetto stesso.
Piuttosto sarebbe opportuno che ci si abitui a sviluppare un atteggiamento consapevole. Ma a questa cultura delle consapevolezza si oppongono proprio coloro che negano al singolo il diritto di scegliere, il diritto di pensare con la propria testa.
L'uomo è questo - è un essere che deve decidere continuamente in maniera del tutto soggettiva. Certo, qualcuno può aiutarlo. Ma chi ci assicura che anche chi lo aiuta sia obiettivo o non sia condizionato? In ogni caso la decisione ultima non può che essere del soggetto stesso.
Piuttosto sarebbe opportuno che ci si abitui a sviluppare un atteggiamento consapevole. Ma a questa cultura delle consapevolezza si oppongono proprio coloro che negano al singolo il diritto di scegliere, il diritto di pensare con la propria testa.
venerdì 16 settembre 2011
Crimini religiosi
Le vittime della pedofilia dei preti cattolici chiedono alla Corte Internazionale dell'Aja di arrestare il papa per "crimini contro l'umanità". Naturalmente non vedremo mai il papa in galera. Ma un processo alla Chiesa per "crimini contro l'umanità" dovrebbe veramente essere aperto, per discutere non solo del crimine della pedofilia, a lungo nascosto, ma per tutte le persecuzioni, le conquiste e i genocidi avvenuti nel corso e in nome del cristianesimo. Intere popolazioni sono state conquistate e sterminate da gente che portava la croce e che si giustificava dicendo che voleva diffondere il messaggio cristiano. E tutta la storia della Chiesa è una vicenda di persecuzioni... contro i pagani, contro gli ebrei, contro i musulmani, contro le donne emancipate, contro il libero pensiero, contro chiunque dissentisse dai dogmi, ecc.). Sono questi i crimini contro l'umanità, ammessi d'altronde dal papa precedente.
giovedì 15 settembre 2011
I ritardatari della storia
C'è ancora qualcuno che crede che il problema religioso si riduca a domandarsi se esiste o non esiste Dio. Noi invece pensiamo che consista nel chiedersi se siamo o non siamo consapevoli. Due diverse concezioni del "religioso".
Credere in Dio significa in realtà credere che esista un Padrone supremo, il Creatore e Giudice ultimo. E' l'istinto del cane fedele, che cerca il capobranco cui sottomettersi.
Il cane è un animale che ha bisogno che il mondo sia inquadrato in precise gerarchie e che ci sia chi comandi. Così è anche per i credenti in Dio. In loro prevale l'istinto gerarchico, il bisogno del padrone.
Se pensiamo che milioni di persone delle varie religioni ragionano ancora in questi termini e quindi si accaniscono sull'inutile dilemma dell'esistenza di un Capo supremo, ci rendiamo conto di quanto questa umanità sia arretrata. Siamo ancora a livello degli animali da branco.
Credere in Dio significa in realtà credere che esista un Padrone supremo, il Creatore e Giudice ultimo. E' l'istinto del cane fedele, che cerca il capobranco cui sottomettersi.
Il cane è un animale che ha bisogno che il mondo sia inquadrato in precise gerarchie e che ci sia chi comandi. Così è anche per i credenti in Dio. In loro prevale l'istinto gerarchico, il bisogno del padrone.
Se pensiamo che milioni di persone delle varie religioni ragionano ancora in questi termini e quindi si accaniscono sull'inutile dilemma dell'esistenza di un Capo supremo, ci rendiamo conto di quanto questa umanità sia arretrata. Siamo ancora a livello degli animali da branco.
venerdì 9 settembre 2011
La coscienza nel cristianesimo
Ho paura che Vito Mancuso abbia sbagliato religione. Lui continua a professarsi cattolico, ma quando mai il cattolicesmo si è basato sul primato della coscienza? E in effetti gli "ortodossi" da tempo lo hanno stigmatizzato. Ci sono stati papi che hanno addirittura condannato l'uso della coscienza. Questa è la tradizione del cattolicesimo reale, storico. Ciò che conta non è quello che pensa o sente il singolo, ma ciò che decide la Chiesa, ciò che stabilisce il dogma.
Vito Mancuso vorrebbe costruire un cristianesimo gioioso e libero, in cui l'individuo possa trovare un rapporto non tanto con un Dio esterno, un Dio Persona che comanda e pontifica dall'alto, ma un Dio che si riflette innanzitutto interiormente - nella coscienza appunto. "Il mio assoluto, il mio dio" scrive "... non è nulla di esterno a me" (Io e Dio, Garzanti). Già, lo vada a dire ai teologi ufficiali, per i quali Dio è esattamente una "Persona" che comanda, giudica e condanna.
A Mancuso fa orrore il Dio biblico che ordina ad Abramo di sgozzare il figlio Isacco. E anche a me. Ma la Chiesa ci ha presentato da sempre questa esecrabile prova come un fulgido esempio di fede. E fede e fanatismo, fede e violenza, sono sempre andate a braccetto ed esaltate dai credenti, oggi come ieri.
Una seria introspezione non ha niente a che fare con la tradizione cattolica. Ha a che fare con altre tradizioni, con la cultura della meditazione, ma non con il cristianesimo... e neppure con nessuna delle tre maggiori religioni che dominano il mondo.
Tutto il male che viene oggi dalle religioni nasce proprio da queste tre fedi (cristianesimo, islam e giudaismo), pervicacemente legate al passato, sostenitrici di un Dio Padre e Padrone, fautrici di regimi politici autoritari.
La coscienza è qualcosa di sconosciuto al fedele; è piuttosto un fastidio, è qualcosa che non riesce a risolvere... perché è difficile da trattare, sfugge alle categorie dogmatiche e non riconosce gerarchie. Ed è poi qualcosa che richiede sforzo, studio, approfondimento, isolamento, incertezza e lotta. Richiede di affrontare vie sconosciute, terre inesplorate, ostacoli ignoti. Tutte cose estranee alle folle plaudenti e superficiali dei raduni papali, tutte cose che non danno confortevoli e rassicuranti risposte.
La coscienza sa che deve oltrepassare un dio che è un fantoccio costruito dagli uomini e buttare a mare dogmi e teologie. E sa che le religioni del Dio Persona non sono che l'ultimo atto del vecchio paganesimo.
Consiglio dunque a Vito Mancuso di cambiare religione, di rivolgersi per esempio all'Oriente, dove la consapevolezza ha un ruolo centrale, e di rendersi conto che questa sua concezione del cattolicesimo è pura illusione. Già altri pensatori del passato hanno tentato la stessa strada e hanno sognato un cristianesimo dello spirito, ma sono tutti miseramente falliti.
C'è solo la cultura delle meditazione che fa della coscienza il perno di un'esperienza autenticamente religiosa. Perché di questo si tratta. Che cos'è la religione? Seguire i dettami di qualche profeta del passato o di qualche istituzione, o scavare nel proprio spirito? E che cos'è lo spirito? Il dogma o la propria coscienza?
Vito Mancuso vorrebbe costruire un cristianesimo gioioso e libero, in cui l'individuo possa trovare un rapporto non tanto con un Dio esterno, un Dio Persona che comanda e pontifica dall'alto, ma un Dio che si riflette innanzitutto interiormente - nella coscienza appunto. "Il mio assoluto, il mio dio" scrive "... non è nulla di esterno a me" (Io e Dio, Garzanti). Già, lo vada a dire ai teologi ufficiali, per i quali Dio è esattamente una "Persona" che comanda, giudica e condanna.
A Mancuso fa orrore il Dio biblico che ordina ad Abramo di sgozzare il figlio Isacco. E anche a me. Ma la Chiesa ci ha presentato da sempre questa esecrabile prova come un fulgido esempio di fede. E fede e fanatismo, fede e violenza, sono sempre andate a braccetto ed esaltate dai credenti, oggi come ieri.
Una seria introspezione non ha niente a che fare con la tradizione cattolica. Ha a che fare con altre tradizioni, con la cultura della meditazione, ma non con il cristianesimo... e neppure con nessuna delle tre maggiori religioni che dominano il mondo.
Tutto il male che viene oggi dalle religioni nasce proprio da queste tre fedi (cristianesimo, islam e giudaismo), pervicacemente legate al passato, sostenitrici di un Dio Padre e Padrone, fautrici di regimi politici autoritari.
La coscienza è qualcosa di sconosciuto al fedele; è piuttosto un fastidio, è qualcosa che non riesce a risolvere... perché è difficile da trattare, sfugge alle categorie dogmatiche e non riconosce gerarchie. Ed è poi qualcosa che richiede sforzo, studio, approfondimento, isolamento, incertezza e lotta. Richiede di affrontare vie sconosciute, terre inesplorate, ostacoli ignoti. Tutte cose estranee alle folle plaudenti e superficiali dei raduni papali, tutte cose che non danno confortevoli e rassicuranti risposte.
La coscienza sa che deve oltrepassare un dio che è un fantoccio costruito dagli uomini e buttare a mare dogmi e teologie. E sa che le religioni del Dio Persona non sono che l'ultimo atto del vecchio paganesimo.
Consiglio dunque a Vito Mancuso di cambiare religione, di rivolgersi per esempio all'Oriente, dove la consapevolezza ha un ruolo centrale, e di rendersi conto che questa sua concezione del cattolicesimo è pura illusione. Già altri pensatori del passato hanno tentato la stessa strada e hanno sognato un cristianesimo dello spirito, ma sono tutti miseramente falliti.
C'è solo la cultura delle meditazione che fa della coscienza il perno di un'esperienza autenticamente religiosa. Perché di questo si tratta. Che cos'è la religione? Seguire i dettami di qualche profeta del passato o di qualche istituzione, o scavare nel proprio spirito? E che cos'è lo spirito? Il dogma o la propria coscienza?
mercoledì 31 agosto 2011
Infantilismo religioso
Don Mazzi sostiene che, per combattere la pedofilia tra i preti, vanno eliminati i seminari inferiori. L'ho sempre sostenuto. Si tratta di ambienti malsani che bloccano la normale evoluzione psicologica dei futuri sacerdoti. Del resto quanti preti, con le loro vocette in falsetto, con le loro compagnie omosessuali, con i loro travestimenti con sottane e con i loro culti del Bambin Gesù, sono evidentemente individui infantili.
Ma io sostengo che l'intero cattolicesimo, con il suo padre, la sua madre e il suo figlio, è una religione per uno stadio infantile dell'umanità. Quando supereremo l'idea del Padre eterno?
Ma io sostengo che l'intero cattolicesimo, con il suo padre, la sua madre e il suo figlio, è una religione per uno stadio infantile dell'umanità. Quando supereremo l'idea del Padre eterno?
Religione e fascismo
C'è uno stretto rapporto fra fascismo e religione: entrambi vogliono istituire un regime totalitario in cui i cittadini non possano scegliere niente ma solo ubbidire. Un esempio di leggi di questo genere è la norma sul fine-vita che il nostro parlamento sta per approvare: si vuole che la coscienza individuale non abbia il primato: ciò che decide è l'istituzione, la Chiesa, lo Stato. Non si vuole lasciar libero l'inviduo neppure in punto di morte.
I regimi islamici sono un esempio di tale commistione fra fascismo e religione. Lì l'individuo non conta nulla: decide tutto lo Stato religioso, in base ai dettami dei libri sacri interpretati da religiosi di professione.
In Italia la tentazione dello Stato totalitario è sempre presente, perché siamo noi gli inventori del fascismo, che è il prodotto naturale del cattolicesimo. Dopo la presa di Roma, lo scontro fra Stato e Chiesa fu appianato dal fascismo, che da quel momento riconobbe alla Chiesa i privilegi di uno Stato con relativo territorio. In compenso la Chiesa fece di Mussolini "l'uomo della Provvidenza".
Dopo il crollo del nazi-fascismo, furono i conventi e i monasteri cristiani a offrire rifugio ai criminali nazisti e la Chiesa fornì loro denaro e documenti falsi per farli espatriare in Sudamerica. Perché lo fece? Perché costoro si dichiaravano cristiani e avevano sempre visto nella Chiesa il naturale baluardo del totalitarismo. Anzi, la Chiesa è sempre stato il modello Ideale di regime totalitario dove l'individuo non conta nulla e tutto viene deciso dall'alto. Per esempio il capo degli Ustascia croati, Ante Pavelic, un cattolico integralista filo-nazista, sosteneva che "la forza morale del popolo croato sta nella regolata vita religiosa e familiare..." Insomma vedeva nel cattolicesimo lo strumento fondamentale per fondare un regime totalitario. E naturalmente fu aiutato a fuggire dalla Chiesa cattolica.
Oggi non cambia nulla: la religione cattolica, dominata da un papa che fece parte della gioventù hitleriana, resta il punto di riferimento dei fascisti, molti dei quali sono nel governo. Se si legge il programma del Partito nazionalista italiano (PNI), fondato da Gaetano Saya, un leader del MSI ed ex massone, creatore di un servizio segreto parallelo, troviamo tutti gli stereotipi del fascismo: la cacciata degli stranieri, l'istituzione di ronde nere, il razzismo, l'istituzione della pena di morte (da applicare anche ai gay e ai politici), la statalizzazione delle banche e delle industrie, la censura sulla stampa, la lotta contro i "comunisti", l'arruolamento di "legioni per la sicurezza della Patria", l'immediata uscita dall'Unione Europea ecc...
Un tessera di questo movimento è stata inviata a Domenico Scilipoti, che si è dichiarato "onorato" dell'invito e ha proposto di fare entrare in Parlamento anche questo partito neo-nazista.
I regimi islamici sono un esempio di tale commistione fra fascismo e religione. Lì l'individuo non conta nulla: decide tutto lo Stato religioso, in base ai dettami dei libri sacri interpretati da religiosi di professione.
In Italia la tentazione dello Stato totalitario è sempre presente, perché siamo noi gli inventori del fascismo, che è il prodotto naturale del cattolicesimo. Dopo la presa di Roma, lo scontro fra Stato e Chiesa fu appianato dal fascismo, che da quel momento riconobbe alla Chiesa i privilegi di uno Stato con relativo territorio. In compenso la Chiesa fece di Mussolini "l'uomo della Provvidenza".
Dopo il crollo del nazi-fascismo, furono i conventi e i monasteri cristiani a offrire rifugio ai criminali nazisti e la Chiesa fornì loro denaro e documenti falsi per farli espatriare in Sudamerica. Perché lo fece? Perché costoro si dichiaravano cristiani e avevano sempre visto nella Chiesa il naturale baluardo del totalitarismo. Anzi, la Chiesa è sempre stato il modello Ideale di regime totalitario dove l'individuo non conta nulla e tutto viene deciso dall'alto. Per esempio il capo degli Ustascia croati, Ante Pavelic, un cattolico integralista filo-nazista, sosteneva che "la forza morale del popolo croato sta nella regolata vita religiosa e familiare..." Insomma vedeva nel cattolicesimo lo strumento fondamentale per fondare un regime totalitario. E naturalmente fu aiutato a fuggire dalla Chiesa cattolica.
Oggi non cambia nulla: la religione cattolica, dominata da un papa che fece parte della gioventù hitleriana, resta il punto di riferimento dei fascisti, molti dei quali sono nel governo. Se si legge il programma del Partito nazionalista italiano (PNI), fondato da Gaetano Saya, un leader del MSI ed ex massone, creatore di un servizio segreto parallelo, troviamo tutti gli stereotipi del fascismo: la cacciata degli stranieri, l'istituzione di ronde nere, il razzismo, l'istituzione della pena di morte (da applicare anche ai gay e ai politici), la statalizzazione delle banche e delle industrie, la censura sulla stampa, la lotta contro i "comunisti", l'arruolamento di "legioni per la sicurezza della Patria", l'immediata uscita dall'Unione Europea ecc...
Un tessera di questo movimento è stata inviata a Domenico Scilipoti, che si è dichiarato "onorato" dell'invito e ha proposto di fare entrare in Parlamento anche questo partito neo-nazista.
venerdì 19 agosto 2011
Il sacro della vacanza
Che cosa può esserci di religioso in una vacanza, per esempio nel raduno dei giovani cattolici a Madrid? In apparenza niente. Ma nella vacanza c'è veramente qualcosa di sacro. Non a caso, in inglese "vacanza" si dice holiday, che significa "giorno sacro". D'altronde anche in italiano il termine "vacanza" indica qualcosa di vacante, di vuoto. E perché il vuoto è considerato sacro? Perché è un cambiamento del proprio modo di essere, dell'io consueto, della mente abituale. Il sacro si rivela dunque non in ciò che siamo abitualmente, ma nello svuotamento, nell'annullamento, ossia nel salto che il nostro essere compie quando affronta all'improvviso qualcosa di nuovo e di ignoto, qualcosa che ci provoca un dislocamento, un disorientamento della coscienza. Purtroppo, nella nostra cultura il sacro viene ancora posto nel pieno, nell'essere, nel noto, nel tradizionale, nell'abituale. In Oriente invece è stato colto da tempo il sacro del vuoto, e la meditazione insegna per prima cosa la necessità di fare il vuoto mentale. Che è dunque come una vacanza. Non c'è perciò bisogno di andare a Madrid o in India per trovare il sacro. Basta svuotare la propria mente o trovare o vedere qualcosa di nuovo.
Il sacro tuttavia non si fa avvicinare impunemente: richiede sacrifici. Ed ecco infatti che alla vacanza si sacrifica tutto - oltre al denaro, gli animali che vengono abbandonati, le piante sul balcone o nel giardino che muoiono di siccità e gli anziani che vengono lasciati soli nelle città inospitali. Poi ci sono le vittime della strada, ogni anno centinaia. Ma per il sacro, per la vacanza, siamo disposti a sacrificare tutto, proprio come Abramo con il figlio Isacco.
Chissà comunque quanti saranno gli adoratori delle vacanze che torneranno dopo aver fatto una simile esperienza, con un sentimento nuovo. E chissà in quanti durerà più dello spazio di un mattino. Subito dopo saranno infatti ripresi dalle preoccupazioni e dalle ansie della vita quotidiana, e si dimenticheranno che cosa sia davvero il sacro. Ritorneranno a credere che sia qualche Salvatore divino o, peggio ancora, qualche Papa.
giovedì 18 agosto 2011
Pubblicità religiosa
L'uso della pubblicità per promuovere la religione è caratteristico del cattolicesimo. A partire da Gesù che istituì quello spettacolino che è la ripetizione dell'ultima cena, ogni rituale della Chiesa non è che sacra rappresentazione, ossia rappresentazione del sacro - di un sacro però stereotipato ed elementare, qualcosa che ben si adatta ad una religione infantile qual è il cristianesimo. In fondo siamo ancora alla religione degli dei che scendono sulla terra, si accoppiano con fanciulle vergini e mettono al mondo esseri straordinari. Una religione appartenente ancora ad uno stadio infantile dell'evoluzione dell'umanità. I papi si sono adattati benissimo a queste sacre rappresentazioni, un tempo illustrate da grandi pittori come Raffaello e Michelangelo, ed oggi veicolate dalla televisione. Che cosa devono fare? Solo gli attori di uno spettacolo. Vestiti come antichi monarchi orientali se ne vanno in giro a compiere rituali, a benedire e a ripetere luoghi comuni, ma a chiedere in cambio sostanziosi contributi in denaro... in nome della carità, s'intende.
giovedì 11 agosto 2011
Le radici della violenza
Sono d'accordo con il regista inglese Graham Vick che, in un'intervista sul Corriere della Sera dell'11/08/2011, sostiene che nell'Antico Testamento sono contenuti i germi del fanatismo e della violenza. "Quello invocato da Mosè è un Dio di rabbia e di distruzione. E' strano che arrivi il comandamento 'non uccidere' proprio da colui che ha ucciso tutti i primogeniti dell'Egitto e ha permesso di essere brandito come un'arma dal suo profeta. Bisogna sempre diffidare di chi si definisce 'il popolo di Dio', di chi dichiara guerra in suo nome. Credersi gli eletti del Signore è una forma bella e buona di razzismo. Un veleno per l'umanità".
Ma nel passaggio dall'Antico al Nuovo Testamento le cose non cambiano sostanzialmente. Il Dio è sempre quello, semmai camuffato da Essere bonario. E si presenta sempre come un sanguinario Dio dei sacrifici e della violenza. Il povero Gesù si era illuso che il Padre fosse cambiato. Ed è finito come è finito.
No, abbandoniamo questi Iddii che covano odio, gelosia, passione e vendetta nel loro animo. Liberiamoci delle loro religioni.
Crisi spirituale e crisi economica
Sappiamo che la natura umana può essere molto malvagia, la peggiore di tutti gli esseri viventi. C'è gente che per arricchirsi sarebbe disposta ad ammazzare o a mandare in miseria milioni di individui. La vediamo in azione in questi giorni. Che cos'è in fondo la crisi attuale? Banchieri, affaristi e speculatori vogliono arricchirsi facilmente senza preoccuparsi delle conseguenze per il mondo - che gli altri vadano a farsi friggere! L'importante è accumulare denaro, costi quel che costi. Questa è anche l'essenza del capitalismo che, dopo la scomparsa del comunismo, ha rivelato il suo volto più disumano. E alla base di tutto c'è una crisi spirituale per cui non esiste più il bene comune: esiste solo l'interesse di qualche individuo paranoico, dominato da un delirio di onnipotenza. Visto che la crisi è partita dagli Usa, è giusto domandarsi dove sia finita la civiltà che una volta si definiva cristiana. Eccola qui in tutto il suo orrore.
mercoledì 10 agosto 2011
Liberazione e risveglio
Un lettore mi chiede se sia necessario meditare dato che alcuni maestri (per esempio Krishnamurti) affermano che la meditazione come tecnica serve a poco. In effetti, anche noi diciamo che la meditazione è più un non fare che un fare. Che significa? Significa che, al di là delle tecniche, si tratta più di liberarsi di qualcosa che di ottenere o di acquisire qualcosa. Per questo si parla di liberazione. Liberarsi dai pesanti condizionamenti (culturali, sociali, religiosi, sociali, ecc.) che ci opprimono e che ci costringono a ripeterci. In tal senso meditare è liberarsi delle abitudini e delle categorie mentali acquisite. Qui la tecnica serve poco; e la meditazione si trasforma in una presa di coscienza il più possibile ripetuta e prolungata. E' un vedersi e uno svuotarsi per isolare il proprio essere sostanziale, quello che si trova oltre l'ego abituale. E' un guardare con consapevolezza, è uno svuotarsi. Ed è un'operazione della coscienza. Ma un'operazione della coscienza è comunque un'azione, un lavoro che si fa su di sé, come una psicoterapia, anche se del tutto speciale. Di fronte a questo tipo di meditazione, le varie tecniche sono puramente introduttive, sono strumenti utili ma non certo sufficienti, perché hanno il compito di riportarci ogni volta al centro di noi stessi, là dove ha inizio la vera meditazione. Mantenere vivo lo spirito, mantenersi attenti e consapevoli, uscire dal sonno della coscienza, meditare in tal senso, è dunque la condizione indispensabile per risvegliarsi.
lunedì 8 agosto 2011
Il nuovo Dio
Un nuovo Dio è apparso tra gli dei. Si chiama Mercato. Non dimora però sull'Olimpo, ma nella Borsa. I suoi sacerdoti si chiamano finanzieri. Come tutti gli dei, crea per distruggere e distrugge per creare. Insomma è irrazionale, umorale e cattivo - richiede continui sacrifici.
Quando mai gli uomini impareranno a non adorare più dei esterni e ad assumersi sulle proprie spalle la responsabilità del mondo?
Quando mai gli uomini impareranno a non adorare più dei esterni e ad assumersi sulle proprie spalle la responsabilità del mondo?
martedì 2 agosto 2011
Diffondere la meditazione
Un lettore (che ringrazio) mi scrive per chiedermi se sia possibile ampliare la platea dei meditatori attraverso le moderne tecniche di divulgazione di massa: tv, web, pubblicità, radio, cinema, ecc. Ed ecco la mia opinione.
Allo stato attuale, queste tecniche possono funzionare solo per diffondere religioni e credenze religiose, basate su fedi e rituali. Si tratta infatti di strumenti che possono creare seguaci, sette e movimenti, ma non veri meditatori. La meditazione è il contrario della religione; non si tratta di credere in qualcosa e neppure di diventare dei seguaci di un credo o di un maestro.
Naturalmente contano molto i momenti storici, le mode e i maestri. Tuttavia nessun maestro può fare di noi degli illuminati. Come si dice, il maestro può indicare la via, ma poi ognuno deve percorrerla individualmente, di persona. E questo è un gran bene, perché spesso i sedicenti maestri sono mossi o da ambizioni personali o da interessi economici e di potere. Tutti noi siamo spesso mossi da desideri egoici e di affermazione di cui non ci rendiamo conto; tutti noi siamo una miscela di elementi sattvici, tamasici e rajasici. Troppe persone poi cercano nei maestri o nelle figure religiose un padre, una madre o un'autorità, cui assoggettarsi.
La meditazione è il contrario dell'infatuazione e del marketing. E' piuttosto un entrare in se stessi, un cercare dentro di sé, eliminando i pregiudizi e i condizionamenti. E ognuno ha propri tempi di evoluzione. Se siamo in questo mondo, è perché non siamo troppo evoluti, ma neppure del tutto inconsapevoli come gli altri animali.
Comunque, qualcosa è possibile fare. E' possibile parlare, informare, divulgare, far conoscere, in modo che l'idea, la percezione o il seme della meditazione penetrino nello spirito di più gente possibile. In tal senso sono utili tutti gli strumenti di divulgazione, antichi e moderni. Un bel film, un bel libro, un maestro che parli o che stia in silenzio possono contribuire a far nascere un desiderio di spiritualità. Possiamo spargere semi, che prima o poi (magari in qualche vita futura) germoglieranno.
Perché non introdurre un'ora di meditazione così come come si fa con l'ora di religione? mi domanda ancora il lettore. E' possibile farlo e già viene fatto. Per esempio, è semplice e giovevole insegnare a seguire il respiro o a svuotare la mente dai pensieri abituali. Ma non è sufficiente e non si può imporre la meditazione a chi non ne sente l'esigenza. Ci vuole qualcosa che si risvegli dentro di noi: la cosiddetta mente dell'illuminazione. E non è pensabile che in questo momento dell'evoluzione umana le masse sentano il bisogno di meditare. Oggi la maggioranza degli uomini pensa ancora in termini di Dio e di religioni, anche se si tratta di tradizioni ormai morte.
In conclusione la divulgazione è sempre utile. E si possono comunque diffondere i valori della meditazione, che sono l'interiorità, l'attenzione, il distacco e il silenzio mentale. Ma ogni azione di indottrinamento è contraria allo spirito della meditazione.
Allo stato attuale, queste tecniche possono funzionare solo per diffondere religioni e credenze religiose, basate su fedi e rituali. Si tratta infatti di strumenti che possono creare seguaci, sette e movimenti, ma non veri meditatori. La meditazione è il contrario della religione; non si tratta di credere in qualcosa e neppure di diventare dei seguaci di un credo o di un maestro.
Naturalmente contano molto i momenti storici, le mode e i maestri. Tuttavia nessun maestro può fare di noi degli illuminati. Come si dice, il maestro può indicare la via, ma poi ognuno deve percorrerla individualmente, di persona. E questo è un gran bene, perché spesso i sedicenti maestri sono mossi o da ambizioni personali o da interessi economici e di potere. Tutti noi siamo spesso mossi da desideri egoici e di affermazione di cui non ci rendiamo conto; tutti noi siamo una miscela di elementi sattvici, tamasici e rajasici. Troppe persone poi cercano nei maestri o nelle figure religiose un padre, una madre o un'autorità, cui assoggettarsi.
La meditazione è il contrario dell'infatuazione e del marketing. E' piuttosto un entrare in se stessi, un cercare dentro di sé, eliminando i pregiudizi e i condizionamenti. E ognuno ha propri tempi di evoluzione. Se siamo in questo mondo, è perché non siamo troppo evoluti, ma neppure del tutto inconsapevoli come gli altri animali.
Comunque, qualcosa è possibile fare. E' possibile parlare, informare, divulgare, far conoscere, in modo che l'idea, la percezione o il seme della meditazione penetrino nello spirito di più gente possibile. In tal senso sono utili tutti gli strumenti di divulgazione, antichi e moderni. Un bel film, un bel libro, un maestro che parli o che stia in silenzio possono contribuire a far nascere un desiderio di spiritualità. Possiamo spargere semi, che prima o poi (magari in qualche vita futura) germoglieranno.
Perché non introdurre un'ora di meditazione così come come si fa con l'ora di religione? mi domanda ancora il lettore. E' possibile farlo e già viene fatto. Per esempio, è semplice e giovevole insegnare a seguire il respiro o a svuotare la mente dai pensieri abituali. Ma non è sufficiente e non si può imporre la meditazione a chi non ne sente l'esigenza. Ci vuole qualcosa che si risvegli dentro di noi: la cosiddetta mente dell'illuminazione. E non è pensabile che in questo momento dell'evoluzione umana le masse sentano il bisogno di meditare. Oggi la maggioranza degli uomini pensa ancora in termini di Dio e di religioni, anche se si tratta di tradizioni ormai morte.
In conclusione la divulgazione è sempre utile. E si possono comunque diffondere i valori della meditazione, che sono l'interiorità, l'attenzione, il distacco e il silenzio mentale. Ma ogni azione di indottrinamento è contraria allo spirito della meditazione.
venerdì 29 luglio 2011
Quando sorge il sole
Un discepolo andò a trovare un maestro zen e gli domandò che cosa dovesse fare per raggiungere l'illuminazione.
"Devi fare come il sole quando sorge ogni mattina."
"Ma il sole non fa nulla."
"Appunto."
"Allora a che cosa serve meditare?"
"Ad avere gli occhi aperti quando sorge il sole."
"Devi fare come il sole quando sorge ogni mattina."
"Ma il sole non fa nulla."
"Appunto."
"Allora a che cosa serve meditare?"
"Ad avere gli occhi aperti quando sorge il sole."
sabato 23 luglio 2011
Le maschere di Dio
Si sentono ancora antiquati dibattiti sul credere o non credere in Dio. In realtà credere o non credere in Dio non fa differenza. Quel che conta è l'immagine di Dio cui si crede o non si crede, perché di immagini ce ne sono centomila. Anche i terroristi islamici credono in Dio. Oggi, in Norvegia, un uomo che ha ucciso in due attentati più di 90 persone dice di essere un fondamentalista cristiano. Dunque, bisogna precisare a quale immagine di Dio si crede o non si crede, perché un'immagine non è affatto uguale all'altra, perché il Dio cristiano, per esempio, non è affatto uguale al Dio dell'Islam, degli ebrei o degli indù. Esistono Iddii della vendetta, della guerra, dell'odio, della punizione, dell'amore, del masochismo, del sadismo, della giustizia, dell'arbitrio... di tutto. Esistono Iddii che sono proiezioni dei nostri genitori. Esiste il Dio Padre e il Dio Figlio. Esiste il Dio maschio e il Dio Femmina. Ciò significa che si può credere in Iddii completamente sbagliati, perché, indipendentemente dal fatto che Dio esista o non esista, è la mente umana che lo immagina, che la fa a sua immagine a somiglianza. Ecco perché, come uno è così è il suo Dio.
venerdì 22 luglio 2011
Risvegliarsi alla realtà
C'è una distanza incolmabile tra la dogmatica di questa o quella religione e la ricerca spirituale che cerca la verità. La prima è il frutto di una sclerosi mentale, la seconda di un'apertura mentale che cerca nell'esperienza ogni conferma di validità. I primi sono la negazione della vita, la seconda è l'esaltazione dell'esperienza. La prima è un preconcetto al di fuori del mondo, la seconda è uno stare totalmente nel mondo. La prima è la ricerca di una pace irreale, morta, la seconda è la ricerca dell'immediatezza, sia nel piacere sia nel dolore. La prima è una droga artificiale, la seconda è la bastonata che il maestro zen dà sulla spalla di chi si sta addormentando o uscendo dalla realtà. La prima è un addormentamento, la seconda è un risveglio.
sabato 16 luglio 2011
Incomunicabilità
A volte crediamo di parlare la stessa lingua e dello stesso argomento. Ma chissà se viviamo nello stesso mondo. Forse ognuno vive in un suo mondo parallelo, che non s'incontra mai veramente con quello degli altri. C'è una famosa storia zen che ce lo ricorda. C'era un maestro zen che, dovendo andare in città e aspettando un teologo, disse al fratello scemo e orbo: "Quando arriva il teologo, tu non dire niente. Accoglilo e basta!" Quando tornò, domandò al teologo: "Ti ha accolto bene mio fratello?" "Benissimo, è un grande saggio.Quando gli ho mostrato un dito indicando l'unità di Buddha, lui me ne ha mostrati due indicando che il Buddha è inseparabile dalla sua dottrina. Allora io gli ho risposto con tre dita indicando che oltre al Budda e alla dottrina c'è il mondo. E lui mi ha mostrato il pugno chiuso indicando che queste tre cose sono un tutt'uno." Il maestro si meravigliò e, quando il teologo ripartì, domandò al fratello: "Ma che cosa è successo fra voi due?" Il fratello rispose: "Lui mi ha mostrato un dito per indicarmi che avevo un occhio solo. Io gli ho mostrato due dita per indicare che lui ne aveva due. Quando però mi ha mostrato tre dita per indicare che insieme avevamo tre occhi, mi sono irritato e gli ho mostrato un pugno per dirgli che, se continuava a sfottermi, gli avrei spaccato la faccia!"
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