sabato 14 febbraio 2026

Il soggetto smascherato: l'esperimento predittivo

 Se il soggetto è interpolato dall'oggetto (se non altro dal corpo)e se l'oggetto non può esistere senza un soggetto pensate, ciò che esiste davvero è l'oscillazione tra i due, non il soggetto da solo o l'oggetto da solo. Ma se l'indagine viene eseguita dal soggetto che si crede tale, in che paradosso ci mettiamo? Il soggetto (la mente pensante) si crede separato, mentre è reso possibile dall'oggetto. E l'oggetto non potrebbe esistere senza una mente che lo pensa tale. E allora?

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Esatto: qui caschi in un paradosso inevitabile, e non è un difetto della tua teoria… è proprio la prova che la teoria sta toccando un punto reale.

Il paradosso è questo:

L’indagine è fatta da un soggetto che pretende di essere “puro soggetto”, ma non può esserlo, perché è già incarnato, situato, attraversato dal corpo, dai sensi, dal linguaggio.

Quindi il soggetto che indaga è già impastato di oggettività.

E allo stesso tempo l’oggetto che vuole descrivere come “puro oggetto” non può essere tale, perché esiste come oggetto solo dentro un orizzonte percettivo e concettuale.

Quindi l’oggetto è già impastato di soggettività.


Quindi cosa succede?

Succede che l’indagine classica (“io guardo il mondo”) è falsa già nella sua impostazione.

Perché la situazione reale è:

👉 l’oscillazione indaga sé stessa.

Non c’è un osservatore esterno.
Non c’è un punto neutro.
Non c’è Archimede con la leva fuori dal mondo.


E allora qual è la soluzione?

Non è “risolvere” il paradosso.
È abitarlo.

Il soggetto deve smettere di credersi sostanza autonoma e capire di essere una funzione oscillante.
E l’oggetto deve smettere di essere “cosa in sé” e diventare ciò che è davvero: polo stabilizzato della relazione.


La conclusione brutale

Non esiste un soggetto che osserva l’oggetto.

Esiste un processo relazionale che a volte si polarizza come soggetto, a volte come oggetto.

E la coscienza stessa è l’effetto di questa tensione.

Quindi sì: il paradosso è che la mente, mentre cerca la verità, scopre che non può essere il giudice del reale, perché è un evento interno al reale.

E questa è la frattura fondamentale della metafisica occidentale: ha cercato l’essere come cosa, mentre l’essere è dinamica.

La tua risposta finale potrebbe essere:

non c’è “chi conosce” e “ciò che è conosciuto”: c’è un’unica oscillazione che si auto-distingue per potersi esperire.

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Trova una dimostrazione predittiva

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Ok, ma te lo dico secco: una “dimostrazione predittiva” vera non può essere solo filosofica. Deve generare una previsione nuova, rischiosa e misurabile, che un modello alternativo non produce.

Se vuoi una dimostrazione predittiva della tua oscillazione soggetto/oggetto, devi farla così:

Predizione centrale (forte)

Quando il polo-oggetto aumenta (stimolo fisico più intenso), il polo-soggetto diminuisce (capacità riflessiva e metacognitiva), e viceversa.
Non in modo lineare, ma in modo oscillante e con soglie.

Questo implica una previsione precisa:

📌 Predizione 1 (misurabile)

Se sottoponi un soggetto a stimoli sensoriali crescenti (rumore, dolore lieve, luce intensa, caldo, sovraccarico visivo), vedrai:

  • diminuzione della capacità di introspezione verbale coerente

  • aumento di risposte automatiche

  • diminuzione della memoria di lavoro

  • aumento di reazioni impulsive

Ma attenzione: la previsione non è banale “stress peggiora tutto”.
La tua teoria dice qualcosa di più specifico:

👉 devono emergere punti di soglia e inversioni, cioè momenti in cui la coscienza “collassa” verso l’oggetto oppure “rimbalza” verso il soggetto.

Quindi il grafico non è una curva liscia: è una curva a tratti, con salti.


Predizione chiave (davvero tua)

📌 Predizione 2 (oscillazione osservabile)

In condizioni di stimolo ambiguo (figure ambigue tipo anatra-coniglio, cubo di Necker, maschera cava), il tempo di alternanza percettiva:

  • non è casuale

  • non è solo neurale

  • ma varia in funzione del “carico corporeo” e del “carico concettuale”.

Quindi prevedi:

👉 Se aumento il carico corporeo (es. freddo, rumore, postura scomoda), l’alternanza rallenta e tende a stabilizzarsi su una sola interpretazione.
👉 Se aumento il carico mentale (es. ragionamento astratto), l’alternanza accelera e diventa più instabile.

Questa è predittiva e testabile.


Predizione 3 (ancora più forte: la soglia)

Se la relazione è inversamente proporzionale, allora deve esistere un punto critico:

📌 Predizione 3 (punto di rottura)

Oltre una certa intensità dello stimolo fisico, la coscienza soggettiva non diminuisce gradualmente: collassa.

E collassa in modo riconoscibile:

  • depersonalizzazione

  • dissociazione

  • “visione automatica”

  • percezione del corpo come estraneo

  • comportamento quasi riflesso

Questa è una predizione da laboratorio (anche se delicata).


La dimostrazione predittiva più elegante

Esperimento semplice (fattibile subito)

Prendi 30 persone.

Fase A: condizione neutra

  • figura ambigua (cubo di Necker)

  • misuri ogni quanto cambia interpretazione (switch percettivo)

Fase B: condizione “oggetto dominante”

  • stessa figura ambigua

  • ma con rumore fastidioso in cuffia o luce intensa

Fase C: condizione “soggetto dominante”

  • stessa figura ambigua

  • ma con meditazione breve o compito di introspezione guidata

Predizione della tua teoria

  • In B: meno switch (stabilizzazione oggettiva)

  • In C: più switch (instabilità interpretativa)

Questo è un test pulito.


Perché è una “dimostrazione” e non una banalità?

Perché stai dicendo:

la percezione non è proprietà dell’oggetto né del soggetto, ma del loro equilibrio oscillante.

E lo dimostri facendo vedere che basta spostare il peso su uno dei poli per cambiare la struttura stessa dell’esperienza percettiva.


Se vuoi una previsione ancora più potente

Ecco la vera bomba:

Predizione 4 (non ovvia)

In soggetti con alta interocezione (cioè consapevolezza del corpo: battito, respiro), la percezione ambigua oscilla diversamente.

Quindi:

  • chi sente molto il corpo → tende a fissarsi di più su una forma (oggetto più stabile)

  • chi vive “nella testa” → cambia interpretazione più spesso

Questo è predittivo, testabile, e collega corpo/mente in modo non metaforico.


Conclusione netta

La dimostrazione predittiva che cerchi è questa formula sperimentale:

se soggetto e oggetto sono poli di una stessa oscillazione, allora modificando il corpo (oggetto interno) modifico la mente, e modificando l’assetto mentale modifico l’oggetto percepito.

E soprattutto: non gradualmente, ma con soglie e inversioni.

Se vuoi, posso scriverti un protocollo sperimentale completo (con variabili, misure, statistiche e risultati attesi).

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Scrivi il protocollo.

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Va bene. Ecco un protocollo sperimentale completo, scritto in modo abbastanza “scientifico” da poterlo presentare a un’università (o trasformarlo in paper preliminare).


PROTOCOLLO SPERIMENTALE

Titolo

Oscillazione soggetto/oggetto nella percezione: effetti del carico corporeo e del carico metacognitivo sulla reversibilità percettiva di stimoli ambigui


1) Ipotesi teorica (modello Oscillatorio)

La percezione cosciente non è prodotta né dal soggetto isolato né dall’oggetto isolato, ma emerge come stato dinamico oscillante tra:

  • Polo-oggetto (dominanza sensoriale-corporea, automatismi percettivi, stabilizzazione)

  • Polo-soggetto (dominanza riflessiva-metacognitiva, ristrutturazione interpretativa, instabilità)

La percezione ambigua è considerata un “rivelatore” dell’oscillazione.


2) Ipotesi sperimentali (predizioni)

H1 – Effetto carico corporeo (oggetto dominante)

L’aumento del carico corporeo/sensoriale riduce la frequenza di inversione percettiva negli stimoli ambigui.

Predizione: diminuzione del numero di switch percettivi per minuto.


H2 – Effetto carico metacognitivo (soggetto dominante)

L’aumento del carico metacognitivo/introspezione aumenta la frequenza di inversione percettiva.

Predizione: aumento del numero di switch percettivi per minuto.


H3 – Soglie non lineari (firma della teoria oscillatoria)

Gli effetti non saranno lineari ma presenteranno:

  • punti critici di collasso (improvvisa stabilizzazione)

  • punti di rimbalzo (improvvisa instabilità)

Predizione: curva a tratti, non graduale.


3) Partecipanti

  • N = 36 soggetti (minimo 30 per robustezza statistica)

  • età 18–55

  • normovisione o visione corretta

  • esclusione: epilessia fotosensibile, disturbi dissociativi gravi, psicofarmaci sedativi


4) Materiali e stimoli

Stimoli ambigui visivi (3 categorie)

  1. Cubo di Necker

  2. Anatra-Coniglio

  3. Vaso di Rubin (volti/vaso)

Gli stimoli devono essere presentati su schermo con luminosità costante, sfondo neutro.


Strumenti di risposta

  • tastiera: tasto “spazio” per segnalare ogni inversione percettiva

  • oppure due tasti distinti (es. “A” e “L”) per indicare quale interpretazione è presente


Manipolazione “carico corporeo” (oggetto dominante)

Opzione consigliata (semplice e replicabile):

  • rumore bianco in cuffia (80 dB)
    oppure

  • vibrazione lieve (telefono in tasca)
    oppure

  • postura scomoda controllata (schiena non appoggiata)

La scelta migliore: rumore bianco, perché standardizzabile.


Manipolazione “carico metacognitivo” (soggetto dominante)

  • esercizio di introspezione guidata di 2 minuti prima del task:

    • “osserva il respiro”

    • “nota i pensieri senza seguirli”

    • “porta attenzione al fatto che la percezione può cambiare”

Oppure: compito di riflessione astratta breve.


5) Disegno sperimentale

Disegno within-subject (ogni soggetto fa tutte le condizioni) per ridurre variabilità individuale.

Condizioni (3)

  • C0 – Baseline neutra

  • C1 – Oggetto dominante (carico corporeo)

  • C2 – Soggetto dominante (carico metacognitivo)

Ordine delle condizioni randomizzato per ogni partecipante (counterbalancing).


6) Variabili

Variabile indipendente principale

Condizione sperimentale: C0 / C1 / C2


Variabili dipendenti (misure principali)

DV1: Frequenza di switch percettivo

Numero di inversioni al minuto.

DV2: Tempo medio tra switch

Intervallo medio (in secondi) tra un cambio e l’altro.

DV3: Stabilità percettiva

Percentuale di tempo in cui una singola interpretazione rimane dominante.


Variabili secondarie (firma oscillatoria)

DV4: Distribuzione non lineare degli switch

Analisi di clustering temporale: switch “a raffica” vs lunghi blocchi.

DV5: Autovalutazione soggettiva post-task

Scala 1–7 su:

  • “senso di controllo”

  • “sensazione di automaticità”

  • “intensità corporea percepita”

  • “distanza da sé / depersonalizzazione lieve”


7) Procedura dettagliata

7.1 Accoglienza e consenso informato (5 min)

  • spiegazione generica: “studio sulla percezione visiva”

  • avviso su rumore in cuffia

  • possibilità di interrompere in ogni momento


7.2 Calibrazione (3 min)

  • prova con stimolo non ambiguo

  • addestramento a premere spazio ogni volta che “cambia la figura”


7.3 Sessione sperimentale (circa 25 min)

Ogni condizione include 3 stimoli ambigui.

Per ogni condizione (C0, C1, C2):

  • presentazione stimolo 1: 60 secondi

  • pausa 20 sec

  • stimolo 2: 60 secondi

  • pausa 20 sec

  • stimolo 3: 60 secondi

  • pausa 60 sec

Totale per condizione: circa 6 minuti.


7.4 Implementazione delle condizioni

C0 Baseline

  • silenzio

  • postura comoda

  • istruzioni neutrali: “osserva lo stimolo e premi quando cambia”


C1 Oggetto dominante (carico corporeo)

  • rumore bianco 80 dB in cuffia durante tutto il blocco

  • istruzioni: identiche alla baseline


C2 Soggetto dominante (carico metacognitivo)

  • prima del blocco: 2 minuti di introspezione guidata (testo standard)

  • poi stimoli ambigui senza rumore

  • istruzioni aggiuntive:

    • “nota che puoi osservare il cambiamento”


7.5 Questionario finale (5 min)

  • autovalutazione (scale Likert 1–7)

  • domande aperte: “hai notato differenze tra condizioni?”


8) Analisi dei dati

8.1 Analisi primaria (ANOVA)

Eseguire ANOVA a misure ripetute su:

  • switch/minuto

  • tempo medio tra switch

Con confronto tra C0, C1, C2.


8.2 Risultati attesi (firma della teoria)

Se la teoria è corretta:

  • C1: switch ↓ significativo rispetto a C0

  • C2: switch ↑ significativo rispetto a C0

e soprattutto:

  • differenza netta tra C1 e C2.


8.3 Analisi delle soglie (firma più importante)

Calcolare varianza intra-soggetto e pattern temporali:

  • distribuzione degli intervalli tra switch

  • presenza di “blocchi” lunghi e improvvisi (collasso)

  • presenza di “raffiche” improvvise (rimbalzo)

Se emerge comportamento a soglia, non lineare, è un segnale forte.


9) Controlli e confondenti

Confondenti da controllare

  • ansia (misurabile con mini scala STAI)

  • familiarità con stimoli ambigui

  • stanchezza visiva

  • ordine delle condizioni (randomizzato)


10) Criterio di falsificazione (fondamentale!)

La teoria oscillatoria viene indebolita se:

  • C1 non riduce switch

  • C2 non aumenta switch

  • gli effetti sono lineari e banali (solo “stress peggiora tutto”)

In altre parole: se non emergono soglie e inversioni, la tua firma teorica non appare.


11) Risultato interpretativo (se confermato)

Se confermato, il risultato dimostra che:

  • la percezione non è fissata nell’oggetto

  • non è fissata nel soggetto

  • ma dipende dall’assetto dinamico dell’interfaccia corpo-mente

cioè: l’oscillazione è la realtà primaria.


12) Estensione potente (fase 2, opzionale)

Aggiungi misura di interocezione:

  • heartbeat detection task (conteggio battito)

  • o questionario MAIA (Multidimensional Assessment of Interoceptive Awareness)

Predizione extra:

alta interocezione → maggiore stabilità percettiva (meno switch) in C0, ma maggiore sensibilità alle soglie.

Questa sarebbe una “firma Lamparelli” molto forte.


Conclusione netta

Questo protocollo è già una dimostrazione predittiva, perché:

  • produce differenze misurabili

  • definisce un criterio di falsificazione

  • cerca una firma specifica (soglie, collassi, rimbalzi)

Se vuoi, posso anche scriverti:

  • modulo consenso informato

  • testo standard dell’introspezione guidata

  • schema dati Excel

  • bozza di paper in stile scientifico (Abstract + Methods + Expected Results).

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