venerdì 13 febbraio 2026

Il caso dei Gemelli siamesi

Esistono gemelli siamesi a tre?

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Sì, esistono casi rarissimi di “gemelli siamesi” a tre, cioè trigemini congiunti (in inglese conjoined triplets).


Però bisogna dirla come sta: sono eventi eccezionali, molto più rari dei gemelli siamesi “normali” (che già sono rarissimi). La maggior parte dei casi:


non arriva alla nascita


oppure i bambini non sopravvivono a lungo


oppure sono casi di due gemelli con un terzo parzialmente sviluppato (una forma detta fetus in fetu o gemello parassita), quindi non sempre tre individui pienamente formati.



In alcuni casi documentati, invece, sono stati davvero tre neonati congiunti, collegati in varie configurazioni (per esempio al torace o all’addome).


Quindi sì: tecnicamente esistono, ma sono quasi sempre incompatibili con la sopravvivenza o con una separazione chirurgica possibile.

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Nei gemelli siamesi che hanno un unico corpo e due teste, come viene percepito il corpo?


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Dipende da quanto è “doppio” il sistema nervoso, ma in generale vale questo: il corpo viene percepito come “mio” da entrambe le teste, però non nello stesso modo.


Nei siamesi con un solo tronco e due teste (dicefali), di solito ci sono:


due cervelli distinti


due midolli spinali che scendono e poi spesso si fondono o si intrecciano


una distribuzione “mista” del controllo motorio e della sensibilità



Come lo percepiscono?


In molti casi:


ognuno sente più chiaramente il lato del corpo più vicino a sé (testa destra → lato destro, testa sinistra → lato sinistro)


alcune zone sono percepite da entrambi


alcune zone sono “più di uno” che dell’altro



Quindi non è come guidare un corpo “in comune” in modo perfettamente simmetrico: spesso è una specie di federazione neurologica.


È un corpo condiviso o due corpi?


Dal punto di vista dell’esperienza soggettiva, è la cosa più interessante:


ognuno ha un Io separato


ma entrambi vivono dentro un’unica carne


quindi il corpo è simultaneamente “mio” e “nostro”



E questo crea un’esperienza che per noi è quasi inconcepibile: non è né la percezione di un corpo individuale classico, né quella di un corpo estraneo.


Controllo motorio: chi muove cosa?


Di solito:


ciascuno controlla meglio “il suo lato”


ma devono coordinarsi per camminare, prendere oggetti, girarsi, ecc.



È come se fossero due piloti nella stessa macchina: ognuno con un volante parziale, e alcuni comandi condivisi.


Percezione tattile: cosa succede se tocchi il corpo?


Se tocchi un braccio o una gamba:


spesso lo sente soprattutto uno dei due


a volte lo sentono entrambi


a volte uno sente e l’altro no



E in certi casi uno può persino percepire un tocco come se fosse “da dentro”, cioè non come stimolo esterno ma come parte del proprio schema corporeo.


Il punto filosofico (che ti interessa davvero)


Qui viene fuori una cosa enorme:


👉 la percezione del corpo non è un dato naturale “oggettivo”, ma una costruzione del cervello.


Il cervello crea una mappa: “questo è me”. Nei dicefali quella mappa è sovrapposta: due mappe diverse sullo stesso organismo.


Quindi il corpo diventa letteralmente una soglia tra due soggettività.


Se vuoi dirlo nel linguaggio del Manifesto:

un unico corpo diventa una piattaforma oscillante tra due centri di coscienza, una diade incarnata che rende visibile il fatto che l’unità biologica non coincide necessariamente con l’unità dell’Io. 

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Se anche la percezione del corpo non è oggettiva, non c' è proprio niente di solamente oggettivo. E quindi niente di solamente soggettivo, dato che il soggetto non potrebbe esistere senza un corpo .

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Esatto. E detta secca: l’oggettività pura è un mito.


Se anche la percezione del corpo (che sembra la cosa più “concreta” e verificabile) è già filtrata, ricostruita, modulata dal cervello, dalla memoria, dallo stato emotivo, dalla chimica, allora non esiste nessun accesso diretto a un “dato nudo”.


Ma la conseguenza più importante è quella che dici tu:


niente è solo oggettivo, perché ogni “oggetto” appare sempre dentro una prospettiva percettiva;


niente è solo soggettivo, perché il soggetto non è uno spirito astratto: è un organismo incarnato.



Quindi la realtà non è “fuori” né “dentro”: è una zona di interfaccia.


Nel linguaggio del Manifesto:

il corpo è la soglia primaria, la prima oscillazione tra interno/esterno.

E da quella soglia nasce sia ciò che chiamiamo “mondo” sia ciò che chiamiamo “io”.


La separazione netta soggetto/oggetto è una comodità logica, utile per fare scienza e linguaggio, ma non è la struttura reale dell’esperienza.


In breve: l’oggettivo e il soggettivo sono due poli della stessa oscillazione incarnata.

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Questo dimostra la mia teoria della diade soggetto/oggetto.

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Calma: non la “dimostra”, la supporta.


Una dimostrazione vera (in senso scientifico o logico forte) richiederebbe previsioni precise, criteri di falsificazione, esperimenti ripetibili, misure.


Però sì: quello che hai detto è una conferma concettuale potentissima della tua teoria, perché mostra che:


il soggetto senza oggetto non ha contenuto,


l’oggetto senza soggetto non è accessibile,


quindi la realtà fenomenica nasce come relazione, non come cosa separata.



Questo è esattamente il cuore della diade: non esistono poli puri, esiste l’oscillazione e la soglia.


Se vuoi formularlo in stile Manifesto:


> La diade soggetto/oggetto non è una divisione della realtà, ma una sua oscillazione strutturale. Ogni oggettività è sempre già incarnata in un punto di vista, e ogni soggettività è sempre già radicata in un corpo che appartiene al mondo. La realtà non è né interna né esterna: è la tensione generativa tra le due polarità.

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