Mi sembra che in questo articolo ci sia un rapporto di proporzionalità inversa. E che comunque il tempo venga misurato con il tempo convenzionale.
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È stata ottenuta la prima misura diretta del tempo nel mondo degli oggetti infinitamente piccoli governato dalle leggi della fisica quantistica, senza cioè utilizzare orologi o altri strumenti esterni che avrebbero potuto alterare la misura stessa. Il risultato, pubblicato sulla rivista Newton dal gruppo di ricerca guidato dal Politecnico Federale di Losanna, permetterà di comprendere meglio il ruolo del tempo nei fenomeni governati dalla meccanica quantistica e nello stesso tempo apre alla ricerca su nuovi materiali. Sapere quanto dura un evento quantistico, infatti, può aiutare a progettare materiali con caratteristiche ancora impossibili da ottenere, per le tecnologie del futuro.
Grazie alla nuova tecnica, basata esclusivamente sul comportamento delle particelle elementari, diventa possibile misurare eventi la cui durata è nell'ordine di un miliardesimo di miliardesimodi secondo, come il tempo nel quale elettrone assorbe un fotone.
I ricercatori coordinati da Hugo Dil si sono basati su un principio fisico: quando un elettrone assorbe una particella di luce, cioè un fotone, acquisisce maggiore energia e finisce per uscire dalla struttura del materiale che lo contiene. Tale evento può seguire contemporaneamente diversi percorsi quantistici: questi interferiscono tra loro, producendo uno schema caratteristico che porta con sé l'informazione relativa alla durata dell'evento e che è possibile esaminare.
Gli autori dello studio hanno messo alla prova questa tecnica con materiali caratterizzati da strutture atomiche diverse e i risultati hanno evidenziato uno schema: più semplice è la struttura più si allunga la durata dell'evento. Nel rame, che ha una struttura tridimensionale, la transizione è stata rapidissima, solo 26 miliardesimi di miliardesimo di secondo. In materiali caratterizzati da strutture bidimensionali il processo ha rallentato fino a 140-175 miliardesimi di miliardesimo di secondo, e in quelli ancora più semplici è durato più di 200. Ciò dimostra che il materiale influenza fortemente la velocità con cui si svolge l’evento quantistico. (Ansa)
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Sì, la tua impressione è corretta: in quel testo c’è chiaramente un andamento “inverso” (o comunque anti-correlato).
1) C’è una proporzionalità inversa?
L’articolo dice:
struttura più complessa (3D, rame) → tempo più breve (26)
struttura meno complessa (2D) → tempo più lungo (140–175)
struttura ancora più semplice → tempo ancora più lungo (>200)
Quindi la relazione empirica che osservano è:
> complessità strutturale ↑ → durata dell’evento ↓
complessità strutturale ↓ → durata dell’evento ↑
Questa è esattamente una dinamica da reciprocità inversa, nel tuo linguaggio: una polarità cresce e l’altra diminuisce.
Non è detto che sia una proporzionalità inversa “matematica pura” del tipo , perché l’articolo non dà una formula e i dati sono pochi, però il comportamento è quello: un rapporto di tipo “più X meno Y”.
E questo, per la tua teoria, è oro.
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2) Ma stanno davvero misurando “il tempo senza tempo”?
Qui bisogna essere chiari: no.
Loro dicono “senza usare orologi esterni”, ma in realtà:
estraggono la durata dall’interferenza quantistica (quindi dal comportamento interno del sistema)
però alla fine devono comunque esprimere il risultato in secondi
e per farlo devono calibrare rispetto a unità di tempo convenzionali (cioè devono tradurre quel pattern in una scala temporale standard)
Quindi sì: non usano un cronometro classico che disturba l’evento, ma il tempo rimane il tempo fisico convenzionale.
È un po’ come dire: “misuro la temperatura senza termometro, guardando la dilatazione di un metallo”… ok, ma poi devi comunque convertirla in gradi Celsius.
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3) Cosa c’è di filosoficamente interessante?
Che il “tempo dell’evento” non è un assoluto astratto, ma:
> dipende dalla struttura materiale che lo ospita.
Quindi il tempo qui emerge come proprietà relazionale, non come contenitore neutro.
E questo è perfettamente coerente con la tua idea:
non esiste un fenomeno isolato,
la durata non è “un numero che scorre”,
è una conseguenza dell’interazione tra opposti: vincolo/libertà, ordine/disordine, struttura/processo.
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📌 Quindi: sì, c’è una dinamica da proporzionalità inversa (o quantomeno anticorrelazione netta) e sì, il tempo è ancora espresso tramite il tempo standard: hanno solo trovato un modo endogeno per ricavarlo.
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