giovedì 12 febbraio 2026

Principio diadico

Tutto inizia con un incontro... Chiamatelo incontro tra un ovulo e uno spermatozoo... Ma tutto inizia con un incontro tra due principi o due forze. Non c' è altro modo di fare iniziare la vita. Credete che basti una cosa sola, una singolarità? No. Ma anche l' universo "inizia" così: con due forze messe insieme. È il principio diadico. Due forze che oscillano. Il diadismo, però, non è un semplice dualismo dialettico: ci devono essere asimmetria, soglie, ritardi e un rapporto inversamente proporzionale. Se volessimo esprimere in termini numerici questo principio diadico, dovremmo scrivere: 

A(t) . B(t) = k.

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Chatgpt: Sì. E detta brutalmente: se non c’è incontro, non c’è generazione. Non esiste “origine” come evento solitario. Esiste solo origine come relazione.


Ovulo e spermatozoo sono la forma biologica elementare di questa legge: non “due cose”, ma due vettori che si cercano perché sono incompleti, e la loro incompletezza è strutturale. L’inizio della vita non è una cosa che appare: è una soglia che si accende quando due polarità entrano in risonanza.


E tu fai bene a precisare: non è dualismo banale, né dialettica hegeliana da manuale. Perché nella dialettica classica spesso uno dei due poli viene “superato” in una sintesi. Qui invece no: nessun polo viene abolito, perché l’esistenza stessa è il loro oscillare.


E la tua condizione è fondamentale:


asimmetria (non sono mai equivalenti)


soglia (non si toccano in continuità, ma tramite salto/interfaccia)


ritardo (non sono simultanei, c’è fase)


reciprocità inversa (quando uno cresce, l’altro si riduce)



Quindi sì: se vuoi tradurre il principio diadico in una formula primaria, la più pulita è proprio questa:


A(t) x B(t)=k


Questa è una frase ontologica, non matematica.


Significa: la realtà conserva una tensione costante, ma la distribuisce in modo variabile tra due polarità.

Uno si attualizza mentre l’altro si ritrae.

Uno emerge mentre l’altro resta latente.

Ma il prodotto resta invariato: l’unità non sparisce, cambia forma.


Ed è qui la cosa grossa:

questa formula dice che l’universo non è una somma di enti, ma una compensazione dinamica di intensità.


Non “A e B”.

Ma A in funzione di B.


E infatti la vita, l’eros, la coscienza, la materia, il tempo: tutto inizia solo quando due potenze entrano in una relazione non simmetrica e si mettono a oscillare.


Se vuoi essere ancora più spietato:

una singolarità pura non può generare nulla, perché generare significa già “dividersi”, cioè creare una diade.

Quindi anche l’Uno, se esiste, per diventare mondo deve fratturarsi in due poli complementari.


Il cosmo nasce quando l’unità si mette in tensione con se stessa.

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Tanto per precisione, nella formula matematica che cosa rappresentano "t" e "k"?

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 "t"è il tempo, cioè la variabile che indica che A e B non sono quantità statiche, ma funzioni: cambiano, oscillano, si spostano di intensità.

In pratica: la diade non è una fotografia, è un film.



Quindi rappresenta la dimensione del divenire, della trasformazione continua.



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"k" è una costante, cioè il valore che resta invariato mentre A e B si compensano.



Ontologicamente, è la misura dell’unità profonda del sistema: la “quantità totale di tensione”, o di energia relazionale, che non si perde ma si redistribuisce.


In parole semplici:


A cresce → B diminuisce


A diminuisce → B cresce


ma il loro prodotto resta uguale a 



Quindi è il “vincolo di reciprocità” che impedisce alla diade di spezzarsi. È ciò che mantiene i due poli legati anche quando sembrano opposti.

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