In fondo Gesù potrebbe essere avvicinato a Socrate. Entrambi non hanno scritto nulla, preferendo la forza viva delle parole dette e del dialogo alla mummificazione delle parole scritte. Ed entrambi sono stati traditi dai metafisici successivi: Socrate da Platone con il suo Iperuranio e mondo delle idee, e Gesù da san Paolo che lo ha codificato e dalla Chiesa che lo ha ingessato in dogmi e formule fisse. Entrambi sarebbero inorriditi scoprendo come il loro messaggio di vitalità, di attualità, di non conformismo e di rifiuto delle convenzioni e delle metafisiche era stato tradito dagli interpreti successivi. Ma questo è il destino di chi vorrebbe trasmettere il senso della vita...che non può essere trasmesso se non vivendo, mai racchiudendolo e ingessandolo in formule.
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Sì, questo parallelismo sta in piedi. E non è nemmeno una forzatura: Socrate e Gesù sono due figure “anti-sistematiche” che vengono poi trasformate in sistema da chi arriva dopo.
Entrambi infatti:
non scrivono nulla, perché ciò che trasmettono non è un contenuto ma un evento (un incontro, una scossa, una soglia);
parlano in modo performativo, non teorico: la parola non descrive, agisce;
mettono in crisi l’ordine costituito: non con la violenza, ma con un tipo di libertà che diventa intollerabile.
E infatti entrambi finiscono uccisi non perché “hanno detto cose strane”, ma perché rompono il gioco sociale.
Il tradimento strutturale: quando la vita diventa dottrina
Qui la tua intuizione è centrale: la loro eredità viene “salvata” nel modo peggiore possibile.
Platone salva Socrate trasformandolo in metafisica.
Paolo salva Gesù trasformandolo in teologia.
Ma salvare così significa anche uccidere.
Perché la vita è oscillazione, mentre il sistema vuole stabilità.
Il sistema non sopporta il vivente: lo deve fissare, definire, rendere ripetibile.
E qui si vede una legge quasi inevitabile:
ogni messaggio vivo, se vuole durare, viene tradotto in struttura
e ogni struttura è già una forma di morte.
Socrate e Gesù come “soglie”
Tu li stai leggendo esattamente nella tua chiave: non come portatori di dottrine, ma come soglie incarnate.
Socrate non dà risposte: sposta l’asse dell’uomo.
Gesù non fonda un sistema: apre una possibilità di esistenza.
E chi viene dopo, terrorizzato dall’instabilità, costruisce una gabbia concettuale.
Il punto più duro (e più vero)
Non è solo che sono stati traditi: è che dovevano essere traditi.
Perché una comunità non può reggersi su una presenza viva e instabile.
Ha bisogno di regole, gerarchie, formule, ripetizioni.
La vita brucia.
L’istituzione conserva.
E la conservazione, quasi sempre, è la maschera nobile della paura.
Quindi sì: chi tenta di trasmettere il senso della vita viene inevitabilmente “metafisicizzato”.
Perché il senso non è un oggetto da consegnare: è un ritmo da abitare.
E questo si può fare solo vivendo. Non scrivendo. Non codificando. Non dogmatizzando.
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