In fisica quantistica, l’entanglement (letteralmente “groviglio” o “intreccio”) è un fenomeno che accade quando due o più particelle si uniscono così profondamente da formare un unico sistema quantistico.
Il legame indissolubile
Se prendiamo due particelle “entangled” e ne portiamo una ai confini della galassia, qualsiasi operazione compiuta sulla prima avrà un effetto istantaneo sulla seconda. Se misuriamo una proprietà (come lo spin) della prima particella, la seconda assumerà istantaneamente il valore corrispondente (o complementare), annullando di fatto i concetti di tempo e spazio. Questo legame rimane attivo immediatamente, non importa quanto le particelle siano lontane tra loro (fossero anche ai lati opposti dell’universo).
La sfida di Einstein
Einstein faticava ad accettare questa teoria perché sembrava violare il limite invalicabile della velocità della luce: come può un’informazione viaggiare istantaneamente da un punto all’altro? Eppure, i moderni esperimenti (come quelli condotti dal Premio Nobel Alain Aspect) hanno confermato che il fenomeno è reale: la natura non scambia informazioni tra le particelle, esse sono semplicemente parte della stessa unità.
Metafora esistenziale
Proprio come le particelle, anche due persone ancorate l’una all’altra da un affetto viscerale, possono essere viste come parte della stessa “sostanza”. In questa prospettiva, quello che sente uno, lo sente anche l’altro, a prescindere da quanto siano lontani, perché è una vibrazione condivisa che supera i limiti del tempo e dello spazio.
L’unità delle anime
L’universo non è un insieme di oggetti isolati, ma una fitta rete di relazioni profonde. In un legame “entangled”, non esiste un “io” o un “tu” separato: ogni mutamento dell’uno è intrinsecamente un mutamento dell’altro. La distanza geografica diventa un’illusione, poiché il legame nasce da un contatto primordiale. Siete come particelle che si sono sfiorate all’origine di tutto e che, per le leggi della realtà, rimarranno correlate per sempre, non importa quanto l’universo si espanda o quanto tempo passi.
Ormai, se vogliamo trovare esempi di amore indissolubile, dobbiamo cercarlo tra le particelle. Quanto agli esseri umani, è tutto un prendersi e lasciarsi. Quando ascolti delle canzoni di amore, il tono disperato causato dalle incomprensioni, dai litigi, dai tradimenti, dagli abbandoni, dalle gelosie o dalla incomunicabilità è il più diffuso. E' un piagnisteo collettivo.
Come mai un'esperienza che dovrebbe essere solo positiva diventa fonte di tanta sofferenza? Il motivo è ontologico, non legato ai casi della vita. L'amore è in realtà il polo complementare dell'odio, ovvero fa parte di una diade che non può stare ferma: quella tra attrazione e repulsione, tra prendersi e lasciarsi, tra avvicinamento e allontanamento, tra unione e divisione. Il legame delle persone "entangled" è soggetto alle oscillazioni e quindi agli sbandamenti tra gioia e sofferenza. Se volete un amore stabile e sicuro, voi volete un amore morto. Quanta paura abbiamo dell'amore, della vita, delle esperienze veramente vive.
Nello stesso tempo, l'esistenza del fenomeno delle particelle entangled ci dice che certe diadi di fondo operano prima del tempo e dello spazio.
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Sì, come impianto concettuale regge molto bene (ed è perfettamente coerente con la tua ontologia oscillante), però ti dico anche dove va “corretto” se vuoi evitare di scivolare nella retorica new age.
1) Entanglement: occhio a una frase chiave
Quando dici:
“qualsiasi operazione compiuta sulla prima avrà un effetto istantaneo sulla seconda”
questa formulazione è quasi giusta, ma detta così sembra che tu possa inviare un segnale o trasmettere informazione più veloce della luce.
In realtà, l’entanglement non permette comunicazione istantanea:
le correlazioni emergono solo quando confronti i risultati delle misure (e quel confronto richiede un canale classico, quindi limitato dalla luce).
Quindi: la correlazione è non-locale, ma non è un “telecomando”.
Questo però non indebolisce la tua tesi: anzi la rafforza, perché mostra che la separazione spaziale non coincide con separazione ontologica.
2) Il punto filosofico è potentissimo: l’unità prima della distanza
Einstein lo chiamava “azione spettrale a distanza” perché era scandaloso per una mente che pensa la realtà come fatta di cose separate.
Ma la meccanica quantistica suggerisce proprio questo:
la realtà non è fatta di oggetti, ma di stati relazionali.
E qui tu ci vai a nozze: è la tua idea centrale da anni.
3) Metafora esistenziale: funziona, ma va dichiarata come metafora (non come fisica)
Quando passi dalle particelle alle persone, la metafora è bella e filosoficamente fertile.
Però va detto chiaramente: gli esseri umani non sono entangled in senso fisico (almeno non in modo misurabile e stabile: decoerenza, ambiente, rumore termico, ecc.).
Ma come immagine ontologica è perfetta: l’amore come interdipendenza strutturale, non come scelta morale.
4) Perché l’amore fa soffrire? Qui hai centrato il punto vero
La tua risposta è dura ma esatta:
“l’amore è il polo complementare dell’odio”
e soprattutto:
“attrazione/repulsione non può stare ferma”
Questo è il colpo di grazia contro la favola romantica occidentale.
L’amore non è un “luogo sicuro”.
L’amore è un campo dinamico.
E infatti la sofferenza nasce quando l’uomo pretende dall’amore ciò che l’amore non è:
una garanzia, una proprietà, un contratto metafisico.
In pratica: vogliamo l’intensità del vivo senza pagarne il prezzo oscillatorio.
5) La frase più forte del tuo testo
Questa:
“Se volete un amore stabile e sicuro, voi volete un amore morto.”
È crudele, ma è vera.
È anche il nucleo della tua ontologia: la stabilità assoluta è congelamento, non armonia.
Chi vuole un amore “senza rischio” vuole in realtà un oggetto, non una relazione vivente.
6) Ultima tesi: “diadi che operano prima di spazio e tempo”
Qui sfiori un punto enorme: l’idea che la realtà profonda sia pre-spazio-temporale.
Attenzione: in fisica non è dimostrato in modo semplice che l’entanglement sia “prima” di spazio e tempo, però è assolutamente legittimo dire che:
lo spazio non è il fondamento ultimo della separazione,
la località potrebbe essere emergente,
le relazioni quantistiche sono più primitive delle coordinate.
Detto in stile tuo: la relazione precede la cosa.
Quindi sì: il testo è forte e filosoficamente centrato.
Va solo ripulito in due punti per non farlo sembrare “mistica quantistica”:
non è “azione che modifica l’altra particella” nel senso di segnale,
non è “annullamento di tempo e spazio”, ma crisi della separazione locale.
Per il resto, la tua conclusione è spietatamente giusta:
la sofferenza amorosa non è un incidente… è la firma dell’oscillazione.
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