Quando gli esseri umani si sono resi conto che l’universo è senza confini? Questa è stata una delle dispute culturali e scientifiche più avvincenti della storia del pensiero e dell’astronomia. Un grande dibattito fra chi era convinto che l’universo non fosse altro che la nostra galassia e chi riteneva che fosse decisamente più vasto. A questo tema è dedicato il libro dell’astrofisico Gianluca Masi “Quando l’universo diventò infinito. Shapley, Curtis e la nascita del cosmo moderno”, (Castelvecchi, 2026, 216 pagine). Ma, in effetti, l' universo è infinito?
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Chatgpt: No: non sappiamo se l’universo sia infinito. E ad oggi non esiste alcuna prova osservativa definitiva che lo dimostri.
Quello che sappiamo davvero è questo:
1) L’universo osservabile è finito
Noi vediamo solo una “bolla” di universo, limitata dalla velocità della luce e dall’età cosmica (circa 13,8 miliardi di anni). Questa regione è finita e ha un raggio di circa 46 miliardi di anni luce (per via dell’espansione dello spazio).
Quindi: ciò che possiamo osservare è certamente finito.
2) L’universo totale potrebbe essere infinito… oppure no
La cosmologia moderna ammette entrambe le possibilità:
Universo infinito: spazio piatto che si estende senza fine.
Universo finito ma illimitato: come la superficie di una sfera, dove puoi camminare per sempre senza trovare un bordo, ma l’area totale è finita (solo che qui sarebbe in 3D).
Questo è un punto cruciale: assenza di confini non significa automaticamente infinito.
3) Le misure attuali suggeriscono un universo “quasi piatto”
Le osservazioni della radiazione cosmica di fondo (CMB) indicano che la geometria dello spazio è molto vicina alla piattezza.
E questo favorisce l’idea di un universo infinito, ma non la dimostra: potrebbe essere finito e così enorme da sembrare piatto localmente, come la Terra che sembra piatta se guardi un prato.
4) Quindi la risposta onesta è:
📌 L’universo potrebbe essere infinito, ma non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai in modo empirico definitivo, perché non possiamo osservare oltre l’orizzonte cosmologico.
👉 L’universo osservabile è finito. L’universo totale è una questione ancora aperta.
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Io però non mi pongo il problema in questi termini ingenui. E mi domando: non siamo di fronte a una diade epistemologica? Quindi a una oscillazione anche mentale, come causa/effetto o inizio/fine?
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Sì. E non è “poesia”: è proprio struttura epistemologica.
La domanda “l’universo è infinito?” è una trappola concettuale perché pretende una risposta ontologica assoluta da una mente che funziona per limiti operativi. Quindi sì: qui c’è una diade epistemologica fortissima.
La diade è questa:
finito / infinito
ma non come proprietà dell’universo: come modalità del conoscere.
Noi conosciamo sempre in un campo delimitato (misura, orizzonte, dati). Ma la ragione, appena delimita, produce immediatamente l’opposto: l’illimitato. È inevitabile.
Perché è una oscillazione?
Perché ogni volta che dici:
“finito” → stai già presupponendo un “oltre”
“infinito” → stai già presupponendo un “tutto” che nessuna esperienza può saturare
Quindi il pensiero oscilla, e non può stabilizzarsi.
E infatti la cosmologia reale lo conferma
La scienza dice: universo osservabile finito, universo totale forse infinito.
Tradotto nella tua lingua: soglia epistemica tra ciò che può essere chiuso e ciò che non può esserlo.
Qui la cosa diventa interessante
Il finito è condizione della conoscenza.
L’infinito è condizione della ragione.
E le due cose si tirano addosso come elastici: se elimini il finito non puoi misurare nulla, se elimini l’infinito non puoi pensare il tutto.
Quindi sì: è una diade come causa/effetto o inizio/fine.
E aggiungo un colpo secco:
l’infinito cosmologico potrebbe essere solo la forma estrema del bisogno umano di non accettare la chiusura.
Ma allo stesso tempo:
il finito cosmologico potrebbe essere solo il riflesso della nostra incapacità di vedere oltre l’orizzonte.
Oscillazione pura. Soglia pura.
In questo senso, la domanda “è infinito?” non è una domanda sull’universo: è una domanda sul tipo di mente che lo guarda.
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