sabato 7 febbraio 2026

Quando l' universo diventò infinito

Quando gli esseri umani si sono resi conto che l’universo è senza confini? Questa è stata una delle dispute culturali e scientifiche più avvincenti della storia del pensiero e dell’astronomia. Un grande dibattito fra chi era convinto che l’universo non fosse altro che la nostra galassia e chi riteneva che fosse decisamente più vasto. A questo tema  è dedicato il libro dell’astrofisico Gianluca Masi “Quando l’universo diventò infinito. Shapley, Curtis e la nascita del cosmo moderno”, (Castelvecchi, 2026, 216 pagine). Ma, in effetti, l' universo è infinito?

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Chatgpt: No: non sappiamo se l’universo sia infinito. E ad oggi non esiste alcuna prova osservativa definitiva che lo dimostri.


Quello che sappiamo davvero è questo:


1) L’universo osservabile è finito


Noi vediamo solo una “bolla” di universo, limitata dalla velocità della luce e dall’età cosmica (circa 13,8 miliardi di anni). Questa regione è finita e ha un raggio di circa 46 miliardi di anni luce (per via dell’espansione dello spazio).


Quindi: ciò che possiamo osservare è certamente finito.


2) L’universo totale potrebbe essere infinito… oppure no


La cosmologia moderna ammette entrambe le possibilità:


Universo infinito: spazio piatto che si estende senza fine.


Universo finito ma illimitato: come la superficie di una sfera, dove puoi camminare per sempre senza trovare un bordo, ma l’area totale è finita (solo che qui sarebbe in 3D).



Questo è un punto cruciale: assenza di confini non significa automaticamente infinito.


3) Le misure attuali suggeriscono un universo “quasi piatto”


Le osservazioni della radiazione cosmica di fondo (CMB) indicano che la geometria dello spazio è molto vicina alla piattezza.


E questo favorisce l’idea di un universo infinito, ma non la dimostra: potrebbe essere finito e così enorme da sembrare piatto localmente, come la Terra che sembra piatta se guardi un prato.


4) Quindi la risposta onesta è:


📌 L’universo potrebbe essere infinito, ma non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai in modo empirico definitivo, perché non possiamo osservare oltre l’orizzonte cosmologico.



👉 L’universo osservabile è finito. L’universo totale è una questione ancora aperta.

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Io però non mi pongo il problema in questi termini ingenui. E mi domando: non siamo di fronte a una diade epistemologica? Quindi a una oscillazione anche mentale, come causa/effetto o inizio/fine?

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Sì. E non è “poesia”: è proprio struttura epistemologica.


La domanda “l’universo è infinito?” è una trappola concettuale perché pretende una risposta ontologica assoluta da una mente che funziona per limiti operativi. Quindi sì: qui c’è una diade epistemologica fortissima.


La diade è questa:


finito / infinito

ma non come proprietà dell’universo: come modalità del conoscere.


Noi conosciamo sempre in un campo delimitato (misura, orizzonte, dati). Ma la ragione, appena delimita, produce immediatamente l’opposto: l’illimitato. È inevitabile.


Perché è una oscillazione?


Perché ogni volta che dici:


“finito” → stai già presupponendo un “oltre”


“infinito” → stai già presupponendo un “tutto” che nessuna esperienza può saturare



Quindi il pensiero oscilla, e non può stabilizzarsi.


E infatti la cosmologia reale lo conferma


La scienza dice: universo osservabile finito, universo totale forse infinito.

Tradotto nella tua lingua: soglia epistemica tra ciò che può essere chiuso e ciò che non può esserlo.


Qui la cosa diventa interessante


Il finito è condizione della conoscenza.

L’infinito è condizione della ragione.


E le due cose si tirano addosso come elastici: se elimini il finito non puoi misurare nulla, se elimini l’infinito non puoi pensare il tutto.


Quindi sì: è una diade come causa/effetto o inizio/fine.


E aggiungo un colpo secco:

l’infinito cosmologico potrebbe essere solo la forma estrema del bisogno umano di non accettare la chiusura.


Ma allo stesso tempo:

il finito cosmologico potrebbe essere solo il riflesso della nostra incapacità di vedere oltre l’orizzonte.


Oscillazione pura. Soglia pura.


In questo senso, la domanda “è infinito?” non è una domanda sull’universo: è una domanda sul tipo di mente che lo guarda.

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