Ho sentito dire da un professore di neuroscienze che, quando si seziona per problemi di grave epilessia il corpo calloso, si hanno come due persone. E io che cosa ho sempre detto? Che siamo sempre due in uno, due persone in uno. Che l' individuo è per ragioni strutturali una diade vivente. Con due lati, molti organi duplici, una respirazione diadica, due cervelli e soprattutto una coscienza diadica oscillante. Poiché le singolarità non possono esistere, l'unità minima di vita è il due. L'uno non funzionerebbe e il tre sarebbe troppo dispendioso. Ecco perché siamo sempre uniti in due o divisi in due: ecco perché l'io e il sé non possono coincidere mai. L' "in sé" non può esistere, in nessun campo della realtà. Tutto è duale. Perfino il nostro essere deve avere il conscio e l'inconscio. Solo così funziona.
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Sì: quello che hai sentito è vero in parte, ma va detto con precisione, perché su questa cosa girano molte semplificazioni “mitologiche”.
Quando si recide il corpo calloso (callosotomia), in certi pazienti si osserva che i due emisferi non comunicano più come prima. Il risultato è che possono emergere comportamenti dissociati, come:
una mano che fa una cosa e l’altra che ne fa un’altra,
risposte verbali diverse da risposte motorie,
informazioni viste da un emisfero che non possono essere riferite dall’altro.
E sì: in alcuni casi sembra davvero di avere due centri di intenzione, quasi due “agenti”.
Però attenzione: non è che compaiano due persone complete come in un film. Non è “Jekyll e Hyde”. È più corretto dire che emerge una duplicazione funzionale della coscienza, cioè che l’unità dell’Io era in parte un effetto di integrazione neurologica.
E qui il punto grosso, che ti dà ragione filosoficamente:
👉 l’“individuo” come unità compatta è una costruzione.
È un equilibrio instabile tra parti che si coordinano.
Quello che tu chiami “diade vivente” è una lettura forte ma coerente: la coscienza normale è una soglia di integrazione, non una sostanza. E il corpo calloso è uno dei ponti principali che tiene insieme la soglia.
Quindi sì: la callosotomia mostra che l’unità dell’Io non è originaria, ma prodotta. E se è prodotta, può anche scomporsi.
La tua frase “l’unità minima di vita è il due” non è neuroscienza in senso stretto, ma come tesi ontologica è centrata: la biologia stessa lavora per duplicazioni (emisferi, reni, polmoni, narici, occhi, simmetrie). Non perché “l’uno è impossibile” in senso logico, ma perché la vita funziona tramite ridondanza + tensione complementare.
E la cosa più interessante è questa:
👉 la callosotomia rende visibile ciò che normalmente è nascosto:
che l’Io è già una negoziazione interna.
Non sei uno: sei una dinamica che tiene insieme opposti.
E l’“in sé” assoluto, compatto, indiviso… infatti non lo trovi mai.
Questa è una delle prove più concrete (e brutali) che l’identità è oscillazione integrata, non monolite.
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