Nella giornata della memoria, nessuno ricorda le lontane origini delle persecuzioni antiebraiche: le velenose frasi del Vangelo di Matteo: «Il suo sangue ricada su di noi e sopra i nostri figli (27,25)», «Perciò io vi dico che vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare (21,43)».
Furono queste dichiarazioni evangeliche che autorizzarono i cristiani a perseguitare gli ebrei, cercando o di distruggerli o di convertirli, e organizzando i pogrom e i ghetti.
Ciononostante, il papa parla dell’olocausto come di un evento attribuibile solo al regime nazista – un tragico errore, nato non si sa da che. Almeno il papa precedente aveva fatto qualche ammissione di colpa.
mercoledì 27 gennaio 2010
martedì 26 gennaio 2010
Un mondo magico
Trascrivo alcune frasi tratte da un video americano:
«Ogni cosa esiste in un’estesa onda di possibili localizzazioni, tutte presenti nello stesso tempo. Quando guardiamo assume all’istante una delle possibili posizioni. Il tempo può anche retrocedere.
Il mondo è un insieme di potenziali realtà tra cui scegliere. Un oggetto può essere in due o più luoghi nello stesso tempo. L’ambiente non è una cosa già esistente a prescindere da noi. Le cose non sono che i possibili movimenti dello stato cosciente, scelti momento per momento per attuare la materializzazione della nostra esperienza.
Il mondo non è indipendente dalla nostra esperienza. Gli atomi non sono cose, ma solo tendenze, tutte possibili per la coscienza. L’intero universo è praticamente vuoto. Noi pensiamo che la materia sia qualcosa di pieno, ma in essa non c’è praticamente nulla, è insostanziale. Un atomo non è una pallina; è un centro attorno a cui ruotano elettroni che appaiono e scompaiono di continuo. Ma anche il nucleo appare e scompare tanto velocemente quanto gli elettroni. La materia è pertanto più simile al pensiero, a un bit d’informazione.
Le cose non sono costituite da altre cose, ma dalle idee, dai concetti, dalle informazioni.
Anche se noi facciamo l’esperienza di essere gli osservatori, l’osservatore non c’è. L’osservatore è lo spirito che sta dentro i vari livelli corporali.
L’uomo può influenzare la realtà in cui vive. L’acqua può essere influenzata da impulsi mentali, e il nostro corpo è costituito dal 90% di acqua. Il pensiero può dunque influenzare il corpo.
La realtà è una delle possibilità che la coscienza può scegliere e decidere momento per momento...»
Tutte queste idee non sono concetti di qualche mistico buddhista, ma sono i principi della fisica quantistica. Quando cerchiamo di influire sul nostro corpo o sul mondo con i nostri stati mentali, in realtà stiamo compiendo un esperimento di fisica quantistica, il cui principio fondamentale è: il mondo è dipendente da ciò che noi pensiamo.
«Ogni cosa esiste in un’estesa onda di possibili localizzazioni, tutte presenti nello stesso tempo. Quando guardiamo assume all’istante una delle possibili posizioni. Il tempo può anche retrocedere.
Il mondo è un insieme di potenziali realtà tra cui scegliere. Un oggetto può essere in due o più luoghi nello stesso tempo. L’ambiente non è una cosa già esistente a prescindere da noi. Le cose non sono che i possibili movimenti dello stato cosciente, scelti momento per momento per attuare la materializzazione della nostra esperienza.
Il mondo non è indipendente dalla nostra esperienza. Gli atomi non sono cose, ma solo tendenze, tutte possibili per la coscienza. L’intero universo è praticamente vuoto. Noi pensiamo che la materia sia qualcosa di pieno, ma in essa non c’è praticamente nulla, è insostanziale. Un atomo non è una pallina; è un centro attorno a cui ruotano elettroni che appaiono e scompaiono di continuo. Ma anche il nucleo appare e scompare tanto velocemente quanto gli elettroni. La materia è pertanto più simile al pensiero, a un bit d’informazione.
Le cose non sono costituite da altre cose, ma dalle idee, dai concetti, dalle informazioni.
Anche se noi facciamo l’esperienza di essere gli osservatori, l’osservatore non c’è. L’osservatore è lo spirito che sta dentro i vari livelli corporali.
L’uomo può influenzare la realtà in cui vive. L’acqua può essere influenzata da impulsi mentali, e il nostro corpo è costituito dal 90% di acqua. Il pensiero può dunque influenzare il corpo.
La realtà è una delle possibilità che la coscienza può scegliere e decidere momento per momento...»
Tutte queste idee non sono concetti di qualche mistico buddhista, ma sono i principi della fisica quantistica. Quando cerchiamo di influire sul nostro corpo o sul mondo con i nostri stati mentali, in realtà stiamo compiendo un esperimento di fisica quantistica, il cui principio fondamentale è: il mondo è dipendente da ciò che noi pensiamo.
domenica 24 gennaio 2010
Essere se stessi
Tutti siamo qualcosa. Ma essere se stessi è difficile, oggi come ieri. Intorno a noi, infatti, tutti cercano di farci essere quello che vorrebbero loro: famiglia, scuola, religione, Stato, amici, parenti, mogli, ecc.
Essere se stessi è difficile anche perché fino a una certa età non sappiamo chi siamo. Oltretutto, in ogni epoca della vita siamo un po’ diversi, e continuiamo a cambiare di continuo. Se vivessimo mille anni come Matusalemme, forse non ci ricorderemmo neppure chi eravamo a vent’anni.
Questo discorso sembra contraddire i messaggi spirituali in cui si invita a superare il proprio ego. Ma bisogna sapere che, per liberarsi da se stessi, bisogna prima essere se stessi. Insomma, il mestiere di uomini non è facile.
Essere se stessi è difficile anche perché fino a una certa età non sappiamo chi siamo. Oltretutto, in ogni epoca della vita siamo un po’ diversi, e continuiamo a cambiare di continuo. Se vivessimo mille anni come Matusalemme, forse non ci ricorderemmo neppure chi eravamo a vent’anni.
Questo discorso sembra contraddire i messaggi spirituali in cui si invita a superare il proprio ego. Ma bisogna sapere che, per liberarsi da se stessi, bisogna prima essere se stessi. Insomma, il mestiere di uomini non è facile.
sabato 23 gennaio 2010
Olocausto
Giornate della memoria, libri della memoria, viaggi della memoria, treni della memoria, commemorazioni, celebrazioni, tanti bei discorsi...che non servono a nulla, se non a qualche alto papavero per farsi vedere in televisione. Ma se non si prende coscienza che lo sterminio degli ebrei affonda le sue radici nel cristianesimo non si capisce niente.
Le persecuzioni contro gli ebrei furono inaugurate dai Padri della Chiesa che, prendendo a pretesto le parole evangeliche, concepirono un odio furioso contro un popolo che aveva il solo torto di non aver riconosciuto il Messia cristiano. L’esistenza degli ebrei era la dimostrazione vivente che un intero popolo – gli ebrei di cui lo stesso Gesù faceva parte – poteva rifiutare senza esitazione il messaggio cristiano, avendo deciso che Gesù non era affatto il Messia tanto atteso. Uno scandalo intollerabile, una sfida eterna, che doveva essere cancellata dalla faccia della terra. Iniziarono così in tutta l’Europa cristiana i pogrom e i tentativi o di conversione o di limitazione degli ebrei nei ghetti, una parola che guarda caso viene dall’Italia cattolica.
Non si capisce nulla dell’ultimo tentativo di sterminio degli ebrei se non si ricorda che solo nell’Europa cristiana questo aveva un senso, non altrove. E se non si ricorda che la Chiesa tacque di fronte alle vergognose leggi razziali volute dal fascismo, un regime con cui il papa venne subito a patti; e se non si ricorda che una parte dei gerarchi nazisti fu fatta fuggire nell’America latina (e cristiana) proprio dalle alte gerarchie del Vaticano.
E non si capisce nulla se si cede ancora oggi a quella specie di fascismo all’italiana fatto di adorazione dell’uomo forte, servilismo verso il potere, retorica patriottica e appello alle radici cristiane, che tende a sopprimere ogni senso critico e alla fine ogni democrazia.
Riflettere per capire. Studiare la storia per capire. Affrancarsi dai mass media manovrati dai servi del potere. E cambiare cultura religiosa.
Le persecuzioni contro gli ebrei furono inaugurate dai Padri della Chiesa che, prendendo a pretesto le parole evangeliche, concepirono un odio furioso contro un popolo che aveva il solo torto di non aver riconosciuto il Messia cristiano. L’esistenza degli ebrei era la dimostrazione vivente che un intero popolo – gli ebrei di cui lo stesso Gesù faceva parte – poteva rifiutare senza esitazione il messaggio cristiano, avendo deciso che Gesù non era affatto il Messia tanto atteso. Uno scandalo intollerabile, una sfida eterna, che doveva essere cancellata dalla faccia della terra. Iniziarono così in tutta l’Europa cristiana i pogrom e i tentativi o di conversione o di limitazione degli ebrei nei ghetti, una parola che guarda caso viene dall’Italia cattolica.
Non si capisce nulla dell’ultimo tentativo di sterminio degli ebrei se non si ricorda che solo nell’Europa cristiana questo aveva un senso, non altrove. E se non si ricorda che la Chiesa tacque di fronte alle vergognose leggi razziali volute dal fascismo, un regime con cui il papa venne subito a patti; e se non si ricorda che una parte dei gerarchi nazisti fu fatta fuggire nell’America latina (e cristiana) proprio dalle alte gerarchie del Vaticano.
E non si capisce nulla se si cede ancora oggi a quella specie di fascismo all’italiana fatto di adorazione dell’uomo forte, servilismo verso il potere, retorica patriottica e appello alle radici cristiane, che tende a sopprimere ogni senso critico e alla fine ogni democrazia.
Riflettere per capire. Studiare la storia per capire. Affrancarsi dai mass media manovrati dai servi del potere. E cambiare cultura religiosa.
martedì 19 gennaio 2010
La non-mente
Il fatto che nell’antichità e in tutto il mondo il primo culto reso alla Divinità fosse quello dei sacrifici (umani e animali) la dice lunga su quale idea gli uomini avessero di Dio: una potenza selvaggia e violenta, padrona della vita e della morte, arbitraria e feroce, che poteva essere placata con sacrifici si sangue. D’altronde questa è l’idea che abbiamo dell’uomo di potere – un uomo più violento, più forte, più implacabile degli altri.
In seguito è arrivato il restyling del “religiosamente corretto” e si è incominciato a dire che Dio è solo amore e bontà, il bene supremo. Vedi Platone e il cristianesimo.
Ma queste belle parole non nascondono la realtà. Quando ci arriva una sciagura incomprensibile, ecco che si riaffaccia l’antica idea di Dio: il Moloch che richiede sacrifici umani. E non se ne esce.
Ci sono religioni che hanno sostituito all’idea di una violenza divina il concetto di karma. Le sciagure che ci colpiscono sono dovute alla nostra stessa responsabilità, ad azioni negative compiute nelle vite precedenti.
Questa soluzione ha il vantaggio di dare un senso all’apparente arbitrarietà delle sciagure, che chi crede in un Dio buono e onnipotente non riesce a spiegare. Ma è inutile nascondersi dietro il dito della logica, che cerca di dare un significato razionale e “morale” ad ogni avvenimento.
In realtà queste soluzioni al problema del male immotivato presuppongono che la nostra logica sia la stessa che guida la mente divina. Ma è più probabile che non sia così. La trascendenza dovrebbe essere (ahimè, in base alla logica) al di là del bene e del male e di tutti i nostri concetti dualistici.
Questo per dire che non può essere la mente a spiegare l’irrazionalità della vita. Può farlo solo la non-mente. È solo la non-mente che può spiegare la non-logica.
Che cos’è la non-mente e la non-logica? Non il contrario della mente e della logica, ma il silenzio della risposta alla domanda della mente logica – silenzio che non è tanto non-pensiero, quanto meditazione dell’intero quadro – una meditazione che sviluppa una consapevolezza sempre più profonda e comprensiva, oltre la razionalità.
In seguito è arrivato il restyling del “religiosamente corretto” e si è incominciato a dire che Dio è solo amore e bontà, il bene supremo. Vedi Platone e il cristianesimo.
Ma queste belle parole non nascondono la realtà. Quando ci arriva una sciagura incomprensibile, ecco che si riaffaccia l’antica idea di Dio: il Moloch che richiede sacrifici umani. E non se ne esce.
Ci sono religioni che hanno sostituito all’idea di una violenza divina il concetto di karma. Le sciagure che ci colpiscono sono dovute alla nostra stessa responsabilità, ad azioni negative compiute nelle vite precedenti.
Questa soluzione ha il vantaggio di dare un senso all’apparente arbitrarietà delle sciagure, che chi crede in un Dio buono e onnipotente non riesce a spiegare. Ma è inutile nascondersi dietro il dito della logica, che cerca di dare un significato razionale e “morale” ad ogni avvenimento.
In realtà queste soluzioni al problema del male immotivato presuppongono che la nostra logica sia la stessa che guida la mente divina. Ma è più probabile che non sia così. La trascendenza dovrebbe essere (ahimè, in base alla logica) al di là del bene e del male e di tutti i nostri concetti dualistici.
Questo per dire che non può essere la mente a spiegare l’irrazionalità della vita. Può farlo solo la non-mente. È solo la non-mente che può spiegare la non-logica.
Che cos’è la non-mente e la non-logica? Non il contrario della mente e della logica, ma il silenzio della risposta alla domanda della mente logica – silenzio che non è tanto non-pensiero, quanto meditazione dell’intero quadro – una meditazione che sviluppa una consapevolezza sempre più profonda e comprensiva, oltre la razionalità.
domenica 17 gennaio 2010
Le ragioni della fede
In caso di disastri immani, la gente invoca Dio – non si sa se per benedirlo o per maledirlo...o semplicemente perché non sa cos’altro fare. Per esempio, nel caso del terremoto di Haiti, che ha distrutto anche le chiese (a dimostrazione che Dio lì proprio non c’è), i sopravvissuti si aggirano tra i cadaveri, già pronti a ricostruire gli stessi edifici e a invocare la stessa protezione divina. Insomma, non si impara mai nulla.
Anche gli ebrei non hanno imparato nulla dalla storia. Dopo i milioni di morti provocati dal nazifascismo, chiunque altro avrebbe concluso che la sua fede in un Dio protettore era infondata. Ma loro no: hanno ripreso a credere nelle stesse cose di prima, a credere di essere il “popolo eletto”.
E, quel che è peggio, parte degli ebrei italiani non ha ancora capito che il loro sterminio fu voluto in ultima analisi dai cristiani, che hanno sempre voluto o convertirli o annientarli, in quanto popolo che non aveva riconosciuto il loro Messia (un ebreo).
Non hanno imparato nulla, al punto che oggi alcuni di loro accolgono a braccia aperte un papa che non solo ha fatto parte della gioventù hitleriana, ma che vuole anche far santo un altro papa che è stato completamente zitto di fronte alle leggi razziali italiane e alle camere a gas naziste: un vero eroe dell’opportunismo e del segreto desiderio che qualcun altro finisse il lavoro sporco che la Chiesa cristiana aveva incominciato da secoli. Ma come non capire che Hitler fu solo l’ultimo anello della volontà distruttiva dei cristiani? La storia è lì a dimostrarlo: chi furono i primi a perseguitare gli ebrei e a costruire i ghetti?
Irrazionalità delle fedi – per non dire di peggio. Ma questa idea che qualcuno ci protegga dall’alto è la più dura a morire. In un istante una scossa di terremoto può distruggere noi e le nostre chiese, dove ci illudiamo di poter racchiudere la potenza selvaggia e a-razionale di Dio; e in un istante può arrivare una cometa o esplodere una stella che cancellerà per sempre il pianeta Terra. Nell’indifferenza cosmica. Dove sarà allora il Dio della protezione?
Anche gli ebrei non hanno imparato nulla dalla storia. Dopo i milioni di morti provocati dal nazifascismo, chiunque altro avrebbe concluso che la sua fede in un Dio protettore era infondata. Ma loro no: hanno ripreso a credere nelle stesse cose di prima, a credere di essere il “popolo eletto”.
E, quel che è peggio, parte degli ebrei italiani non ha ancora capito che il loro sterminio fu voluto in ultima analisi dai cristiani, che hanno sempre voluto o convertirli o annientarli, in quanto popolo che non aveva riconosciuto il loro Messia (un ebreo).
Non hanno imparato nulla, al punto che oggi alcuni di loro accolgono a braccia aperte un papa che non solo ha fatto parte della gioventù hitleriana, ma che vuole anche far santo un altro papa che è stato completamente zitto di fronte alle leggi razziali italiane e alle camere a gas naziste: un vero eroe dell’opportunismo e del segreto desiderio che qualcun altro finisse il lavoro sporco che la Chiesa cristiana aveva incominciato da secoli. Ma come non capire che Hitler fu solo l’ultimo anello della volontà distruttiva dei cristiani? La storia è lì a dimostrarlo: chi furono i primi a perseguitare gli ebrei e a costruire i ghetti?
Irrazionalità delle fedi – per non dire di peggio. Ma questa idea che qualcuno ci protegga dall’alto è la più dura a morire. In un istante una scossa di terremoto può distruggere noi e le nostre chiese, dove ci illudiamo di poter racchiudere la potenza selvaggia e a-razionale di Dio; e in un istante può arrivare una cometa o esplodere una stella che cancellerà per sempre il pianeta Terra. Nell’indifferenza cosmica. Dove sarà allora il Dio della protezione?
giovedì 14 gennaio 2010
Dio e trascendenza
Sono d’accordo con Pascal quando dice: trovo incredibile che la maggioranza degli uomini non si ponga il problema di Dio e viva occupandosi di una quantità enorme di cose fasulle. Ma aggiungerei: trovo incredibile che la maggioranza della gente, dopo aver deciso (o scelto) che Dio esiste o non esiste, ritenga risolto il problema.
Dio è una magra spiegazione, è qualcosa che non spiega niente; e, per di più, impedisce di cercare più a fondo o in altre direzioni. Trovo incredibile che la ricerca teologica si sia fermata a quelle due o tre religioni che dominano il mondo con la loro volontà di potenza. Lo stesso Pascal, che era un genio, fu bloccato dalla sua fede.
In realtà, il problema religioso, ossia il problema del nostro destino, non è riducibile soltanto all’esistenza o all’inesistenza di Dio. Ci sono religioni, per esempio il buddhismo, che fanno completamente a meno del concetto di Dio. Dio potrebbe non esistere, ma la nostra anima sì; Dio potrebbe esistere, ma la nostra anima no. Chi ha stabilito che i due problemi siano connessi?
Trovo che l’umanità abbia in questo un limite enorme; riesce a concepire oggetti complicatissimi, ma in campo teologico è ancora a livello delle scimmie. Il fatto è che il nostro pensiero segue schemi sempre uguali ed è incapace di concepire qualcosa al di là. Ma proprio questo al di là è la trascendenza.
In sostanza il problema religioso è il problema della struttura della nostra mente. Se non si esamina prima questa, tutto ciò che si pensa su Dio rischia di essere un balbettio scimmiesco. Ma come si può esaminare la propria mente se non utilizzando qualche forma di meditazione che escluda almeno temporaneamente le solite categorie conoscitive?
Dio è una magra spiegazione, è qualcosa che non spiega niente; e, per di più, impedisce di cercare più a fondo o in altre direzioni. Trovo incredibile che la ricerca teologica si sia fermata a quelle due o tre religioni che dominano il mondo con la loro volontà di potenza. Lo stesso Pascal, che era un genio, fu bloccato dalla sua fede.
In realtà, il problema religioso, ossia il problema del nostro destino, non è riducibile soltanto all’esistenza o all’inesistenza di Dio. Ci sono religioni, per esempio il buddhismo, che fanno completamente a meno del concetto di Dio. Dio potrebbe non esistere, ma la nostra anima sì; Dio potrebbe esistere, ma la nostra anima no. Chi ha stabilito che i due problemi siano connessi?
Trovo che l’umanità abbia in questo un limite enorme; riesce a concepire oggetti complicatissimi, ma in campo teologico è ancora a livello delle scimmie. Il fatto è che il nostro pensiero segue schemi sempre uguali ed è incapace di concepire qualcosa al di là. Ma proprio questo al di là è la trascendenza.
In sostanza il problema religioso è il problema della struttura della nostra mente. Se non si esamina prima questa, tutto ciò che si pensa su Dio rischia di essere un balbettio scimmiesco. Ma come si può esaminare la propria mente se non utilizzando qualche forma di meditazione che escluda almeno temporaneamente le solite categorie conoscitive?
mercoledì 13 gennaio 2010
Le maschere di Dio
Dietro il Dio della vita si nasconde il Dio della morte, dietro il Dio dell’amore si nasconde il Dio dell’odio. Insomma, dietro Dio si nasconde sempre Satana. Ed è inevitabile se si applicano a Dio le categorie dualistiche del pensiero umano. D’altronde, gli uomini non vogliono semplicemente un Dio trascendente, ma un Dio del bene e del male, del paradiso e dell’inferno, della punizione e del premio. E, finché sarà così, (il concetto di) Dio entrerà sempre nelle nostre contese e sarà tirato da una parte o dall’altra, secondo le convenienze.
lunedì 11 gennaio 2010
Crociate moderne
Il papa si lamenta perché in Europa riscontra una crescente avversione verso la religione. Il motivo è semplice: ci si accorge sempre di più del potere fanatizzante della religione – potere cui non si può certo rimediare con il crescente integralismo religioso, anche nel cristianesimo. Cosa può esserci di peggio che scatenare il fanatismo di una religione per contrastare il fanatismo di un’altra religione?
La fede che uccide
Com’è possibile che un musulmano cresciuto in Europa, colto e benestante, solo perché è entrato in contatto con qualche cattivo maestro, sia disposto a uccidersi per uccidere? Secoli di senso critico vanno di colpo a farsi benedire – evaporati, distrutti dalla convinzione di poter approdare a un paradiso. E, d’altra parte, se non ci fosse quella fede in un paradiso, chi sarebbe disposto a morire per uccidere un presunto nemico?
Paradossalmente, è la fede nell’aldilà che sta alla base di simili atti fanatici. Riflettano tutte le religioni...Tutto sommato, dà più valore alla vita chi non crede che chi crede.
Con questo non voglio dire che non si debba credere o che sia meglio non credere. Ciò di cui parlo sono le religioni istituzionali, che offrono un'immagine prefabbricata e politicizzata di Dio.
Paradossalmente, è la fede nell’aldilà che sta alla base di simili atti fanatici. Riflettano tutte le religioni...Tutto sommato, dà più valore alla vita chi non crede che chi crede.
Con questo non voglio dire che non si debba credere o che sia meglio non credere. Ciò di cui parlo sono le religioni istituzionali, che offrono un'immagine prefabbricata e politicizzata di Dio.
domenica 10 gennaio 2010
Felicità e infelicità
Tutti questi libri sulla felicità non devono far dimenticare il fatto che non si può bandire l’infelicità dalle nostre esistenze. Tutti devono nascere, crescere, ammalarsi, invecchiare e morire.
Dobbiamo ricordarci che gli opposti sono complementari e che l’esistenza della felicità comporta l’esistenza dell’infelicità. Naturalmente c’è chi sarà più felice e chi meno, ma nessuno potrà evitare l’infelicità, la sofferenza, il dolore.
Perciò, tutta la nostra saggezza deve sì servirci a ridurre i danni, ma deve anche prepararci ad assorbire gli inevitabili colpi della sofferenza. Non illudiamoci però di poterli scansare per sempre. Prima o poi ne saremo investiti, e quindi un buon manuale sulla felicità deve saperci addestrare ad elaborare l’infelicità.
Dobbiamo ricordarci che gli opposti sono complementari e che l’esistenza della felicità comporta l’esistenza dell’infelicità. Naturalmente c’è chi sarà più felice e chi meno, ma nessuno potrà evitare l’infelicità, la sofferenza, il dolore.
Perciò, tutta la nostra saggezza deve sì servirci a ridurre i danni, ma deve anche prepararci ad assorbire gli inevitabili colpi della sofferenza. Non illudiamoci però di poterli scansare per sempre. Prima o poi ne saremo investiti, e quindi un buon manuale sulla felicità deve saperci addestrare ad elaborare l’infelicità.
venerdì 8 gennaio 2010
False speranze
Fateci caso: spesso si parla di speranza perché non si vuole far nulla di concreto per migliorare la situazione; e si parla di ottimismo perché si vuole impedire l’uso del senso critico.
Lasciamo perdere speranze e ottimismi, e guardiamo in faccia la realtà.
Lasciamo perdere speranze e ottimismi, e guardiamo in faccia la realtà.
giovedì 7 gennaio 2010
La messa è servita
Quando Maometto non va dalla montagna, la montagna va da Maometto: in altri termini, poiché gli italiani non vanno più a messa, la messa va dagli italiani – attraverso la televisione. Ecco perché, non si sa in base a quale legge non scritta, tutte le sere, i vari telegiornali riferiscono le esternazioni del papa, non diverse per qualità da quelle di un qualunque parroco di campagna. Anzi, si ha l’impressione che il papa parli proprio in funzione delle riprese televisive. Insomma,cercasi, disperatamente, un canale laico che non ci ammannisca tutte le sere le banali omelie papali.
Non si sa quale sia l’effetto di questa predicazione, ma evidentemente si pensa che serva a qualcosa, se non altro a introdurre nella psiche quella melassa di concetti religiosi in base ai quali si possa dire che gli italiani si sentono cattolici. Gesù Bambino, la Madonna, il perdono, l’amore di Dio, i re magi, il magistero della Chiesa, la sacra sindone, la croce, i miracoli, i santi, l’eroismo dei papi, la confessione...tutte le sere i telespettatori, volenti o nolenti, devono ingurgitare, oltre ai loro pastoni culinari, anche quelli religiosi.
Una volta si diceva che la religione è l’oppio dei popoli; oggi è tutt’al più una valeriana, da prendere durante i pasti.
Non si sa quale sia l’effetto di questa predicazione, ma evidentemente si pensa che serva a qualcosa, se non altro a introdurre nella psiche quella melassa di concetti religiosi in base ai quali si possa dire che gli italiani si sentono cattolici. Gesù Bambino, la Madonna, il perdono, l’amore di Dio, i re magi, il magistero della Chiesa, la sacra sindone, la croce, i miracoli, i santi, l’eroismo dei papi, la confessione...tutte le sere i telespettatori, volenti o nolenti, devono ingurgitare, oltre ai loro pastoni culinari, anche quelli religiosi.
Una volta si diceva che la religione è l’oppio dei popoli; oggi è tutt’al più una valeriana, da prendere durante i pasti.
Ascetismo metropolitano
Ma quando mai la spiritualità è consistita in certezze? La religiosità esibita è uno dei comportamenti meno religiosi che ci siano. Anche la religione ridotta a parole e a discorsi.
Orsù, un po’ di ascetismo, un po’ di silenzio, un po’ di sobrietà!
Orsù, un po’ di ascetismo, un po’ di silenzio, un po’ di sobrietà!
sabato 2 gennaio 2010
"Non nominare il nome di Dio invano"
Mai comandamento è stato più violato di questo. Per esempio, oggi in Iran, gli ayatollah che vogliono imporre la loro dittatura accusano gli oppositori di essere “nemici di Dio.” Ed è sempre stato così, anche dalle nostre parti.
In realtà, nessuno resiste alla tentazione di tirare Dio dalla propria parte. E quindi si nomina spesso a sproposito il nome di Dio. Ma non invano – perché qualcuno ci crede.
In realtà, nessuno resiste alla tentazione di tirare Dio dalla propria parte. E quindi si nomina spesso a sproposito il nome di Dio. Ma non invano – perché qualcuno ci crede.
Omelie
Il papa critica le omelie dei preti. E noi siamo d’accordo: sono noiose e non dicono nulla di nuovo.
Se però crede che le sue siano meno banali, si illude. A noi fanno lo stesso effetto: ripetizione di luoghi comuni e di formule scontate.
Se però crede che le sue siano meno banali, si illude. A noi fanno lo stesso effetto: ripetizione di luoghi comuni e di formule scontate.
Et fiat lux
Il fatto che si festeggi il Capodanno tirando razzi, bombe e botti la dice lunga sulla natura umana, che evidentemente ha la violenza nel suo DNA.
D’altronde, come potrebbe essere diversamente visto che, secondo gli scienziati, l’universo avrebbe avuto origine da un’immensa esplosione – il big bang?
Siamo tutti figli di un Dio bombarolo – un Dio che non riesce a contenersi e che ogni tanto esce fuori di sè con un’esplosione. Insomma, dà di matto. Come noi.
D’altronde, come potrebbe essere diversamente visto che, secondo gli scienziati, l’universo avrebbe avuto origine da un’immensa esplosione – il big bang?
Siamo tutti figli di un Dio bombarolo – un Dio che non riesce a contenersi e che ogni tanto esce fuori di sè con un’esplosione. Insomma, dà di matto. Come noi.
lunedì 28 dicembre 2009
Il cielo e la mente
Il cielo non è toccato dalle nuvole – è libero. Lo stesso è per la mente. D’accordo, pensieri, ansie, preoccupazioni, paure, esaltazioni, depressioni...passano di continuo e sembrano trascinarti via. Ma non è così: sotto c’è qualcosa che non ne viene toccato.
Questo è la condizione della meditazione. Quando certi stati d’animo negativi si impadroniscono di te, ricordati di quello spicchio di cielo, puro, incontaminato...E cerca di ritrovarlo.
Questo è la condizione della meditazione. Quando certi stati d’animo negativi si impadroniscono di te, ricordati di quello spicchio di cielo, puro, incontaminato...E cerca di ritrovarlo.
sabato 26 dicembre 2009
Tempo e desiderio
Il tempo non è altro che desiderio, il desiderio non è altro che tempo. Se fermi l’uno, fermi l’altro. È il desiderio che fa girare la ruota del divenire, ed è per questo che non riusciamo ad assaporare nemmeno il momento presente: subito ci protendiamo verso il momento successivo.
La meditazione è assaporare il più possibile il momento attuale, il qui ed ora. Tutto sta nel non protendersi verso il momento successivo, nemmeno verso il respiro successivo. Allora il tempo rallenta.
La meditazione è assaporare il più possibile il momento attuale, il qui ed ora. Tutto sta nel non protendersi verso il momento successivo, nemmeno verso il respiro successivo. Allora il tempo rallenta.
mercoledì 23 dicembre 2009
Natale 2009
Natale è la festa della nascita di Gesù. E questo ci ricorda che il cristianesimo è riuscito a piazzare in cielo (anche se con qualche difficoltà) una “sacra famiglia”, con tanto di Padre, di Madre e di Figlio – una vera creazione del genio italico: teniamo famiglia. Ma il culto di “Gesù bambino” ci ricorda, ahimè, che questa religione è espressione di uno stadio infantile dell’umanità. Non sono gli dèi in cielo che ci salveranno, perché anche loro hanno limiti evidenti. Forse, sarebbe finalmente il caso di comprendere che, sotto il mito dell’incarnazione di Dio nel mondo, si trova la semplice idea che dobbiamo cercare la il Divino non in cielo, ma dentro di noi. Auguri a tutti.
http://claudiolamparelli.jimdo.com/
http://claudiolamparelli.jimdo.com/
martedì 22 dicembre 2009
Amore di sé
Il rapporto con se stessi può essere problematico. Molti cercano di amare un altro, ma non riescono ad amare se stessi. Bisogna allora ricordarsi che, prima di poter amare gli altri, bisogna imparare ad amare se stessi. Diceva il Buddha: «Forse cercherai nel mondo qualcuno più meritevole di te di ricevere amore. Ma non lo troverai. Come chiunque nell’universo, anche tu sei meritevole di essere amato».
Questo va detto per coloro che cianciano di “amare il prossimo”, ma non sanno nemmeno amare se stessi.
Questo va detto per coloro che cianciano di “amare il prossimo”, ma non sanno nemmeno amare se stessi.
domenica 20 dicembre 2009
"Fare" meditazione
Quando decidi di fare meditazione, quando senti il richiamo o il bisogno di meditare, in realtà stai già facendo meditazione, qualunque cosa tu faccia o non faccia. Anzi, è molto meglio in quel momento non fare nulla. Non facendo nulla, “fai” meditazione.
Devi fare qualcosa di speciale? Devi seguire qualche tecnica particolare? Puoi e non puoi. Dipende da te, da come ti sei abituato a meditare, dal metodo che ti piace di più (seguire il respiro, ripetere un mantra, contare e respiri, fare il vuoto mentale, sognare in modo consapevole, ecc.). Ma anche da nessun metodo.
Sai che cosa rispose un maestro zen a chi gli aveva chiesto che cosa fosse la meditazione?
«Niente di speciale.»
Perciò, quando senti quel bisogno, mettiti tranquillo. Se già in meditazione. La tranquillità che provi è meditazione.
Devi fare qualcosa di speciale? Devi seguire qualche tecnica particolare? Puoi e non puoi. Dipende da te, da come ti sei abituato a meditare, dal metodo che ti piace di più (seguire il respiro, ripetere un mantra, contare e respiri, fare il vuoto mentale, sognare in modo consapevole, ecc.). Ma anche da nessun metodo.
Sai che cosa rispose un maestro zen a chi gli aveva chiesto che cosa fosse la meditazione?
«Niente di speciale.»
Perciò, quando senti quel bisogno, mettiti tranquillo. Se già in meditazione. La tranquillità che provi è meditazione.
giovedì 17 dicembre 2009
Stato di trascendenza
Se cerchiamo un significato razionale del mondo, possiamo dire che è semplicemente la vita che afferma se stessa a qualunque costo; più in là non si può andare. Se cerchiamo un senso del mondo, questo non può che essere variabile, andando dalla felicità alla disperazione, dall’impulso entusiastico a riprodursi alla scoperta dell’insensatezza del tutto.
Ma chi medita non deve cedere né ai significati né alle sensazioni. Ciò che conta è lo stato d’animo di fondo, alieno tanto dal facile ottimismo e dalle fedi quanto dalla depressione. Tale stato d’animo è in realtà la condizione dell’Osservatore imparziale, capace di essere al di là degli impulsi e delle spiegazioni temporanee. Ed è già uno stato di trascendenza. Potremmo definirlo “divino”, ma è superiore anche ai nostri miseri dèi.
Questa è la pratica della meditazione, al di là d’ogni mitologia.
Ma chi medita non deve cedere né ai significati né alle sensazioni. Ciò che conta è lo stato d’animo di fondo, alieno tanto dal facile ottimismo e dalle fedi quanto dalla depressione. Tale stato d’animo è in realtà la condizione dell’Osservatore imparziale, capace di essere al di là degli impulsi e delle spiegazioni temporanee. Ed è già uno stato di trascendenza. Potremmo definirlo “divino”, ma è superiore anche ai nostri miseri dèi.
Questa è la pratica della meditazione, al di là d’ogni mitologia.
mercoledì 16 dicembre 2009
Retorica religiosa
Quando sentiamo affermazioni come «l’amore vincerà sull’odio», capiamo che i luoghi comuni sono duri a morire, soprattutto in chi non è abituato a riflettere. L’amore non può prevalere sull’odio, così come la luce non può prevalere sul buio, per il semplice fatto che si tratta di due facce della stessa medaglia. Dove c’è amore c’è odio. E, se l’amore vincesse definitivamente, scomparirebbe insieme con il suo complementare.
L’amore non vincerà, e neppure l’odio. I due sono destinati a convivere insieme, per sempre.
http://claudiolamparelli.jimdo.com/
L’amore non vincerà, e neppure l’odio. I due sono destinati a convivere insieme, per sempre.
http://claudiolamparelli.jimdo.com/
martedì 15 dicembre 2009
Elogio della quiete
Tutti questi “uomini di potere”, contenti di avere un’agenda fitta di impegni e che si spostano da mane a sera senza un attimo di respiro, non ci incantano: sono in realtà dei poveri di spirito che nascondono con una simile attività frenetica il loro vuoto sostanziale. Si credono importanti, ma sono uomini da poco; si credono al centro del mondo, ma non fanno altro che inquinare il mondo. Se fossero privati del loro potere, cadrebbero subito in depressione.
È inutile fare tanti convegni sul surriscaldamento globale se questo è il modello dell’uomo di successo.
Perché tra i nostri valori non c’è quello della quiete? Eppure è più importante del pane per il nostro benessere. Certo, la quiete bisogna saperla riempire. Ma come riuscirebbero a riempirla coloro che non sono abituati a stare fermi? Non diceva Pascal che tutti i nostri problemi nascono dal fatto che non si riesce a stare fermi un’ora in una stanza?
È inutile fare tanti convegni sul surriscaldamento globale se questo è il modello dell’uomo di successo.
Perché tra i nostri valori non c’è quello della quiete? Eppure è più importante del pane per il nostro benessere. Certo, la quiete bisogna saperla riempire. Ma come riuscirebbero a riempirla coloro che non sono abituati a stare fermi? Non diceva Pascal che tutti i nostri problemi nascono dal fatto che non si riesce a stare fermi un’ora in una stanza?
lunedì 14 dicembre 2009
Il fascino dei simboli
A Rio de Janeiro ci sono narcotrafficanti “evangelizzati”, ossia uomini che scrivono sui muri e si tatuano sui corpi frasi della Bibbia, ma che poi bruciano o fanno a pezzi i loro nemici. Anche da noi molti mafiosi leggono la Bibbia, hanno la casa piena di statuette della Madonna e vanno a messa tutte le domeniche.
Questo succede quando una religione diventa pura esteriorità o tradizione. Anche un killer può allora ritenersi un buon cristiano, perché la religione non gli ha insegnato a fare i conti con la propria coscienza. Tutto è affidato a segni esteriori (crocifissi, immagini sacre, ecc.) e a rituali. Niente passa attraverso la coscienza. – Oppure, se ci passa, viene subito scacciato ricordando che “Dio può perdonare tutto”.
Questo succede quando una religione diventa pura esteriorità o tradizione. Anche un killer può allora ritenersi un buon cristiano, perché la religione non gli ha insegnato a fare i conti con la propria coscienza. Tutto è affidato a segni esteriori (crocifissi, immagini sacre, ecc.) e a rituali. Niente passa attraverso la coscienza. – Oppure, se ci passa, viene subito scacciato ricordando che “Dio può perdonare tutto”.
Religioni e violenza
Le religioni cedono all’intolleranza e alla violenza solo per affermare che la loro idea di Dio è la più giusta. E c’è da chiedersi come mai chi ha una fede sviluppi tanto odio per chi ha un’altra fede, al punto di volerlo distruggere. È notevole il fatto che questo capiti in un campo in cui si parla tanto di amore e di altruismo, e non succeda in altri campi. Nessuno ha mai promosso una guerra per affermare la propria concezioni filosofica o scientifica, mentre le maggiori religioni hanno sempre scatenato guerre contro gli “infedeli” delle altre religioni. La storia è piena di “guerre sante”. Che cosa c’è che suscita tanto fanatismo?
Il problema è che la fede religiosa, quando s’incarna in una istituzione pubblica, diventa l’elemento portante della società; e chi tocca quella fede è come se volesse distruggere le fondamenta di quella società.
Dunque, è quando la religione si esteriorizza che diventa omicida. Quando invece resta dove dovrebbe sempre rimanere – nell’interiorità – può suscitare un po’ di disappunto, ma mai una guerra.
Il problema è che la fede religiosa, quando s’incarna in una istituzione pubblica, diventa l’elemento portante della società; e chi tocca quella fede è come se volesse distruggere le fondamenta di quella società.
Dunque, è quando la religione si esteriorizza che diventa omicida. Quando invece resta dove dovrebbe sempre rimanere – nell’interiorità – può suscitare un po’ di disappunto, ma mai una guerra.
sabato 12 dicembre 2009
Preti pedofili
Il papa si dichiara scosso e addolorato per l’ennesimo scandalo dei preti pedofili in Irlanda. Ma non può più far finta di cadere dalle nuvole. Dopo vicende analoghe negli USA e in Spagna, la pedofilia nei preti non può essere considerata casuale; in nessun altro gruppo sociale c’è un così gran numero di pervertiti. E il motivo non è difficile da capire. È legato al tipo di educazione che i sacerdoti ricevono nei seminari – un’educazione rigorosamente “omosessuale” – e soprattutto alla repressione sessuale che viene loro imposta.
La sessualità è elemento strutturale dell’essere umano e non può essere repressa senza gravi conseguenze sul piano psicologico. In sostanza, un prete rimane un essere infantile e deresponsabilizzato, che non conosce l’altro sesso, e che rivolge le proprie attenzioni alle persone che frequenta. E chi non ha la fortuna (o il coraggio) di farsi un’amante o un amante, non può che rivolgersi ai bambini.
Tutto nasce dunque dalla negazione di uno dei più fondamentali diritti degli esseri umani: il diritto alla sessualità. E, finché questo diritto non sarà riconosciuto ai preti, assisteremo a scandali del genere.
Che cosa farà il papa nei confronti di questi preti? Li scomunicherà o si limiterà a trasferirli da una sede all’altra come ha sempre fatto finora?
La sessualità è elemento strutturale dell’essere umano e non può essere repressa senza gravi conseguenze sul piano psicologico. In sostanza, un prete rimane un essere infantile e deresponsabilizzato, che non conosce l’altro sesso, e che rivolge le proprie attenzioni alle persone che frequenta. E chi non ha la fortuna (o il coraggio) di farsi un’amante o un amante, non può che rivolgersi ai bambini.
Tutto nasce dunque dalla negazione di uno dei più fondamentali diritti degli esseri umani: il diritto alla sessualità. E, finché questo diritto non sarà riconosciuto ai preti, assisteremo a scandali del genere.
Che cosa farà il papa nei confronti di questi preti? Li scomunicherà o si limiterà a trasferirli da una sede all’altra come ha sempre fatto finora?
venerdì 11 dicembre 2009
L'io autentico
Siamo convinti di essere degli io, ma è difficile dire dove un incomincia un io e dove finisca l’altro. Spesso, più che un io individuale, c’è una specie di io collettivo, una specie di comunità, come quella delle formiche o dei coralli.
L’uomo non è padrone di se stesso perché non ha integrato in sé i vari pezzi sparsi del suo io (derivanti dalla famiglia, dalla società, dall’educazione, dalla religione, dallo Stato, dal periodo storico, ecc). Non si è ancora appropriato di sé. Da qui il senso di alienazione e di irrealtà.
Il giovane è una costellazione di questi io, spesso in conflitto tra loro. E il suo compito è quello di coordinare e unificare il tutto in una personalità originale. Non è un lavoro facile. Ma nessuno può sapere ciò che sei e nessuno può farlo al posto tuo. Eppure tutti lo fanno, tutti vorrebbero dirti ciò che devi essere.
Tu non ascoltarli. Tu devi sceglierti.
L’uomo non è padrone di se stesso perché non ha integrato in sé i vari pezzi sparsi del suo io (derivanti dalla famiglia, dalla società, dall’educazione, dalla religione, dallo Stato, dal periodo storico, ecc). Non si è ancora appropriato di sé. Da qui il senso di alienazione e di irrealtà.
Il giovane è una costellazione di questi io, spesso in conflitto tra loro. E il suo compito è quello di coordinare e unificare il tutto in una personalità originale. Non è un lavoro facile. Ma nessuno può sapere ciò che sei e nessuno può farlo al posto tuo. Eppure tutti lo fanno, tutti vorrebbero dirti ciò che devi essere.
Tu non ascoltarli. Tu devi sceglierti.
giovedì 10 dicembre 2009
Trascendenza e Dio
“Trascendenza” è la tendenza ad andare oltre, a oltrepassare. Ma, quando ci si rinchiude nel piccolo orizzonte di una fede, ci si impedisce proprio questo procedere oltre.
mercoledì 2 dicembre 2009
L'unità uomo/mondo
Qualcuno penserà che la meditazione sia una perdita di tempo o una cosa oziosa, e che la vita debba essere attività, movimento, lavoro, costruzione, ecc. Ebbene questo atteggiamento, così diffuso, è all’origine dell’infelicità dell’uomo, perché l’uomo d’oggi non si sente più parte di un tutto cui deve armonizzarsi, ma come un apprendista stregone che deve dominare e piegare il mondo ai propri voleri. Non è più il fattore contemplativo/armonizzativo che prevale, ma il fattore trasformatore/manipolatore che nasce però da un intimo dissidio. La disarmonia tra l’uomo e il mondo risale alla civiltà cristiana, che ha cancellato l’antico atteggiamento theoretico della filosofia greca e della sapienza orientale.
Per il cristianesimo l’uomo non è più un frammento del tutto (che dipende dal tutto ma da cui anche il tutto dipende), bensì un essere creato da un Dio che non si identifica con il cosmo. Mentre per l’antichità Dio era la Totalità, con il cristianesimo diventa un Padrone, un Dominus, che crea il mondo, dopo la Caduta, come luogo di pena e di transito temporaneo.
L’uomo e il mondo non sono più in armonia, e l’uomo non deve più contemplare il mondo per cercare di assimilarvisi, ma deve piuttosto costruire un altro ordine che non ha più nulla di naturale. Ciò che l’uomo crea non è più in armonia con il cosmo, ma è un atto di dominazione. E questa distruzione dell’unità uomo/natura è ben visibile nel degrado ambientale.
Il rapporto tra l’uomo e il mondo è lo stesso che corre tra Dio e l’uomo. Due ordini che non coincidono: il mondo è fatto per essere assoggettato, è qualcosa da plasmare.
Quando la sensibilità moderna giunge a dire che l’uomo si sente “gettato” nel mondo, in un mondo destituito d’ogni senso, ecco che siamo all’atto ultimo di quel percorso che, inaugurato dal cristianesimo, ha portato l’uomo, ormai consapevole della morte di Dio, a questo senso di abbandono.
Ma il senso è un’esperienza di comunione, di comunicazione, proprio quella che è stata interrotta e che non può più essere sostituita dal rapporto tra uomo e uomo, perché nessun uomo può essere un datore di senso cosmico, di senso ultimo, per un altro uomo.
Per il cristianesimo l’uomo non è più un frammento del tutto (che dipende dal tutto ma da cui anche il tutto dipende), bensì un essere creato da un Dio che non si identifica con il cosmo. Mentre per l’antichità Dio era la Totalità, con il cristianesimo diventa un Padrone, un Dominus, che crea il mondo, dopo la Caduta, come luogo di pena e di transito temporaneo.
L’uomo e il mondo non sono più in armonia, e l’uomo non deve più contemplare il mondo per cercare di assimilarvisi, ma deve piuttosto costruire un altro ordine che non ha più nulla di naturale. Ciò che l’uomo crea non è più in armonia con il cosmo, ma è un atto di dominazione. E questa distruzione dell’unità uomo/natura è ben visibile nel degrado ambientale.
Il rapporto tra l’uomo e il mondo è lo stesso che corre tra Dio e l’uomo. Due ordini che non coincidono: il mondo è fatto per essere assoggettato, è qualcosa da plasmare.
Quando la sensibilità moderna giunge a dire che l’uomo si sente “gettato” nel mondo, in un mondo destituito d’ogni senso, ecco che siamo all’atto ultimo di quel percorso che, inaugurato dal cristianesimo, ha portato l’uomo, ormai consapevole della morte di Dio, a questo senso di abbandono.
Ma il senso è un’esperienza di comunione, di comunicazione, proprio quella che è stata interrotta e che non può più essere sostituita dal rapporto tra uomo e uomo, perché nessun uomo può essere un datore di senso cosmico, di senso ultimo, per un altro uomo.
martedì 1 dicembre 2009
Assolutismo e intelligenza
Il cardinale Ruini afferma che uno dei problemi maggiori “è il relativismo. Perché laddove la cultura dominante ne è impregnata, è difficile avere sia certezze di verità, sia valori, sia convinzioni profonde che reggano la personalità.”
Ma quali sarebbero queste “verità” e questi “valori”? Temo che siano quelli della Chiesa. E siccome di tutto questo non può esservi certezza, il relativismo è d’obbligo proprio per fondare una personalità intelligente.
Ma quali sarebbero queste “verità” e questi “valori”? Temo che siano quelli della Chiesa. E siccome di tutto questo non può esservi certezza, il relativismo è d’obbligo proprio per fondare una personalità intelligente.
Il paese dei campanili
In un referendum la maggioranza degli svizzeri ha dichiarato di non volere la costruzione di nuovi minareti nel paese. Anche da noi molte persone vedono nei minareti una minaccia.
Ma può darsi che un non credente, un non cristiano, un ateo o un seguace di qualche altra religione, ricordando le persecuzioni e i delitti compiuti dal cristianesimo, veda nei campanili e nei crocifissi lo stesso tipo di minaccia. Tutto sommato egli si sentirebbe più sicuro in un paese dove non ci fossero né minareti né campanili, o dove ci fossero più religioni che si bilanciassero a vicenda.
Campanili e minareti, con la loro figura fallica, sono figli della stessa cultura: quella dell’intimidazione. Non sono dita levate verso il cielo, ma architetture di dominio sulla terra. Per questo le religioni sono tanto pericolose.
Ma può darsi che un non credente, un non cristiano, un ateo o un seguace di qualche altra religione, ricordando le persecuzioni e i delitti compiuti dal cristianesimo, veda nei campanili e nei crocifissi lo stesso tipo di minaccia. Tutto sommato egli si sentirebbe più sicuro in un paese dove non ci fossero né minareti né campanili, o dove ci fossero più religioni che si bilanciassero a vicenda.
Campanili e minareti, con la loro figura fallica, sono figli della stessa cultura: quella dell’intimidazione. Non sono dita levate verso il cielo, ma architetture di dominio sulla terra. Per questo le religioni sono tanto pericolose.
sabato 28 novembre 2009
I clericali nostrani
Il ministro Sacconi e il sottosegretario Roccella hanno dichiarato che la pillola abortiva RU486 potrà essere usata solo con un ricovero ospedaliero. Insomma un ulteriore ostacolo all’introduzione di un farmaco che negli altri paesi europei viene già usato da vent’anni. – Non è difficile entrare nella testa molto semplice dei fondamentalisti di casa nostra. Ecco per esempio che cosa avevo scritto più di un mese fa:
“I soliti clericali di casa nostra sono terrorizzati dall’idea che, con l’introduzione della pillola abortiva RU486, l’aborto diventi troppo facile. Sì, perché, secondo loro, l’aborto deve essere difficile e punitivo; insomma, la donna deve soffrire. – Il che conferma l’equazione: clericali = nemici della donna.
“Comunque, il problema non è l’aborto, ma l’autonomia della donna. Come hanno sempre sostenuto gli “illuminati” Padri della Chiesa, “la donna è l’esca del Demonio,foresta d’orgoglio,testa della Gorgone, basilisco feroce, mostro vizioso”.
“Potete scommettere sul fatto che dalle elucubrazioni dei parlamentari al servizio della Chiesa uscirà qualche nuova restrizione a questa pillola.”
Ecco fatto!
http://claudiolamparelli.jimdo.com/
“I soliti clericali di casa nostra sono terrorizzati dall’idea che, con l’introduzione della pillola abortiva RU486, l’aborto diventi troppo facile. Sì, perché, secondo loro, l’aborto deve essere difficile e punitivo; insomma, la donna deve soffrire. – Il che conferma l’equazione: clericali = nemici della donna.
“Comunque, il problema non è l’aborto, ma l’autonomia della donna. Come hanno sempre sostenuto gli “illuminati” Padri della Chiesa, “la donna è l’esca del Demonio,foresta d’orgoglio,testa della Gorgone, basilisco feroce, mostro vizioso”.
“Potete scommettere sul fatto che dalle elucubrazioni dei parlamentari al servizio della Chiesa uscirà qualche nuova restrizione a questa pillola.”
Ecco fatto!
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Angeli
Secondo la teologia (o fantascienza) cristiana, gli angeli e le gerarchia angeliche governerebbero il mondo; lo denoterebbero i loro stessi nomi: Dominazioni, Principati, Potestà, Troni – il linguaggio del potere! – Chi ha concepito questo bell’affresco doveva avere la mente di un burocrate. Qualche studioso sostiene anzi che la burocrazia celeste avrebbe fornito il modello a quella terrena. A me sembra il contrario. È la mente terrestre che proietta in cielo tutte le proprie concezioni: da quelle di Dio a quelle degli angeli.
Comunque, se sono Dio e la sua burocrazia angelica a governare il mondo, anche l’ordine celeste dev'essere in preda alla confusione.
Comunque, se sono Dio e la sua burocrazia angelica a governare il mondo, anche l’ordine celeste dev'essere in preda alla confusione.
lunedì 23 novembre 2009
Il crocifisso forzato
Alcuni sindaci, dopo la sentenza della Corte europea che giudicava un condizionamento l’esposizione nelle aule del crocifisso, cercano di imporlo per legge, talvolta in tutti gli edifici pubblici e talvolta con pesanti sanzioni per chi non obbedisce. Il che dimostra come la Corte europea avesse ragione: il crocifisso vuol essere un condizionamento.
Questi sindaci mi ricordano i cani che marcano il terreno in segno di dominio: uno schizzo qua e uno schizzo là; e mi ricordano le conversioni forzate dei periodi più bui del passato. Qui il crocifisso non è simbolo di pace, ma simbolo minaccioso di imposizione.
E tuttavia si tratta dei soliti sempliciotti: partendo dall’esterno, che tipo di religiosità vorrebbero imporre?
Questi sindaci mi ricordano i cani che marcano il terreno in segno di dominio: uno schizzo qua e uno schizzo là; e mi ricordano le conversioni forzate dei periodi più bui del passato. Qui il crocifisso non è simbolo di pace, ma simbolo minaccioso di imposizione.
E tuttavia si tratta dei soliti sempliciotti: partendo dall’esterno, che tipo di religiosità vorrebbero imporre?
Gli estremi
Il Dalai Lama sostiene che la natura umana è fondamentalmente compassionevole e mite. D’accordo, ma è altrettanto fondamentalmente egoista e violenta. Gli estremi non si escludono affatto a vicenda, perché sono complementari. L’aggressività è necessaria alla vita proprio come l’amore. Non c’è contraddizione. Chi ama di più può essere più aggressivo e chi odia di più può sperimentare le più alte vette dell’amore. Quanti amori partono dall’odio! E quanto odia nasce dall’amore!
domenica 22 novembre 2009
Dio e Mammona
Qualche cattolico, scandalizzato dall’appoggio dato dalla Chiesa a questo governo, propone di non versare l’otto per mille alla Chiesa cattolica. Ma stia attento a non versarlo allo Stato, perché buona parte di quei soldi verranno comunque girati alla Chiesa.
Questa legge sull’otto per mille è un capolavoro di ipocrisia machiavellica – un vero esempio di alta etica religiosa.
Questa legge sull’otto per mille è un capolavoro di ipocrisia machiavellica – un vero esempio di alta etica religiosa.
Incontro tra l'Arcivescovo di Canterbury e il Papa
Li chiamano “teologi”, ma non sanno pensare niente di nuovo su Dio. Si occupano di altre questioni: i gay, le donne prete, i preti sposati, i divorziati, l’aborto, gli scismi e soprattutto il mercato delle anime. Sono uomini di potere, politici, non teologi.
Un vero teologo deve ripensare il concetto di Dio: non solo se esista o non esista, ma come esista o non esista; e deve essere in grado di uscire dalla propria tradizione religiosa. Quando Eckhart dice: “Prego Dio perché mi liberi da ogni idea di Dio”, spiega quello che dovrebbe essere il primo passo di un teologo, pur credente.
Un vero teologo deve ripensare il concetto di Dio: non solo se esista o non esista, ma come esista o non esista; e deve essere in grado di uscire dalla propria tradizione religiosa. Quando Eckhart dice: “Prego Dio perché mi liberi da ogni idea di Dio”, spiega quello che dovrebbe essere il primo passo di un teologo, pur credente.
sabato 21 novembre 2009
Sogni consapevoli
Esistono per fortuna metodi di meditazione che utilizzano anche l’inconscio; per esempio, quello del sonno lucido. Che consiste nel diventare consapevoli di sognare mentre si sogna. È un atto di riconoscimento: io sto sognando. Solo a quel punto si è padroni di agire direttamente sull’inconscio, richiamando anche figure spirituali cui siamo legati.
L’atto di riconoscimento del sogno è analogo all’atto di riconoscimento della vita come stato di sogno, e profondo è il tipo di illuminazione che ne può venire. Il metodo è molto potente. Ma non è adatto a tutti.
L’atto di riconoscimento del sogno è analogo all’atto di riconoscimento della vita come stato di sogno, e profondo è il tipo di illuminazione che ne può venire. Il metodo è molto potente. Ma non è adatto a tutti.
Le tendenze inconsce
Il grande problema della meditazione è che, mentre noi lavoriamo a livello della coscienza e della razionalità, esiste un vasto mondo interiore, il mondo delle nostre tendenze più profonde, che opera a livello inconscio. La lotta sembra impari.
Queste tendenze e predisposizioni inconsce, buone e cattive, si trascinano da tempo immemorabile attraverso una lunghissima linea di vite precedenti – quelle dei nostri avi, umani e non umani. Costoro hanno costruito, mattone su mattone, ciò che siamo, il nostro patrimonio, che non è solo genetico, ma anche psicologico e spirituale.
Siamo dunque gli eredi di un enorme patrimonio, che a nostra volta potremo migliorare o peggiorare. Ma resta il fatto che prima di tutto dobbiamo prendere coscienza di questa situazione. Se non lo facciamo, se non interverremo direttamente su tali tendenze ereditarie, non potremo migliorare nulla e saremo soltanto fuscelli trasportati dal vento cosmico.
Meditare è anche questo: diventare consapevoli di ciò che siamo, in quanto prodotti di un passato lontano. Ecco che cosa significa “conoscere se stessi”.
Queste tendenze e predisposizioni inconsce, buone e cattive, si trascinano da tempo immemorabile attraverso una lunghissima linea di vite precedenti – quelle dei nostri avi, umani e non umani. Costoro hanno costruito, mattone su mattone, ciò che siamo, il nostro patrimonio, che non è solo genetico, ma anche psicologico e spirituale.
Siamo dunque gli eredi di un enorme patrimonio, che a nostra volta potremo migliorare o peggiorare. Ma resta il fatto che prima di tutto dobbiamo prendere coscienza di questa situazione. Se non lo facciamo, se non interverremo direttamente su tali tendenze ereditarie, non potremo migliorare nulla e saremo soltanto fuscelli trasportati dal vento cosmico.
Meditare è anche questo: diventare consapevoli di ciò che siamo, in quanto prodotti di un passato lontano. Ecco che cosa significa “conoscere se stessi”.
Abbagliamento luminoso
Le nostre città sono diventate così luminose che non possiamo più vedere le stelle notturne – situazione altamente metaforica...
Le nostre città sono così piene di luci, di rumori, di traffico, di confusione e di inquinamento (fisico e mentale) che l’uomo moderno non è più in grado di vedere le luci naturali: le luci artificiali ci impediscono di vedere la vera luce.
Ma, per fortuna, se meditiamo un po’ – chiudendo gli occhi, trattenendo il respiro e premendo magari la lingua contro il palato o i polpastrelli delle dita contro i globi oculari – possiamo vedere il cielo interiore, punteggiato da miliardi di stelle, di costellazioni, di nebulose, di buchi neri e di supernove.
Come fuori, così dentro.
Che cosa significa questo se non che l’universo è dentro di noi? Gli antichi veggenti delle Upanishad lo avevano detto: tutto ciò che sta fuori nell’universo è anche dentro il nostro cervello, il Dio onnipervadente è il sé intimo di ogni essere, il Grande Spirito abita nella mente umana.
Dunque, quando siamo abbagliati dalle luci esteriori, guardiamoci dentro per scoprire le luci più autentiche.
Le nostre città sono così piene di luci, di rumori, di traffico, di confusione e di inquinamento (fisico e mentale) che l’uomo moderno non è più in grado di vedere le luci naturali: le luci artificiali ci impediscono di vedere la vera luce.
Ma, per fortuna, se meditiamo un po’ – chiudendo gli occhi, trattenendo il respiro e premendo magari la lingua contro il palato o i polpastrelli delle dita contro i globi oculari – possiamo vedere il cielo interiore, punteggiato da miliardi di stelle, di costellazioni, di nebulose, di buchi neri e di supernove.
Come fuori, così dentro.
Che cosa significa questo se non che l’universo è dentro di noi? Gli antichi veggenti delle Upanishad lo avevano detto: tutto ciò che sta fuori nell’universo è anche dentro il nostro cervello, il Dio onnipervadente è il sé intimo di ogni essere, il Grande Spirito abita nella mente umana.
Dunque, quando siamo abbagliati dalle luci esteriori, guardiamoci dentro per scoprire le luci più autentiche.
venerdì 20 novembre 2009
Vedere e interpretare
Una studiosa italiana dichiara di aver ravvisato in alcuni segni sulla Sindone il marchio di un necroforo che attesterebbe che in quel telo era stato sepolto Gesù di Nazareth. Lei dice di non essere stata influenzata dalla sua fede, ma sapete come vanno queste cose quando i segni sono incerti: si vede quel che si vuol vedere e non si vede quel che non si vuol vedere. – Ed è così in tutta la nostra attività conoscitiva: noi non vediamo, noi interpretiamo, sempre.
giovedì 19 novembre 2009
Il Gesù laico
Quando Gesù predica l’amore per il prossimo, ovviamente “non possiamo non dirci cristiani”. Ma quando gli vengono messe in bocca frasi sull’istituzione di una Chiesa, non dobbiamo dirci cristiani. Una Chiesa gerarchica e dogmatica è esattamente ciò contro cui egli lottò.
Il principio della meditazione
La maggior parte delle persone in Occidente non ha la minima idea che la mente possa essere un semplice strumento e che di conseguenza possa essere addestrata. E si identificano passivamente con essa, diventandone schiave.
Il messaggio invece che ci viene dall’Oriente è proprio questo: è possibile influire potentemente sui propri processi mentali, indirizzandoli in un senso piuttosto che in un altro. In altri termini, il proprio sé più profondo non coincide con la mente.
Il messaggio invece che ci viene dall’Oriente è proprio questo: è possibile influire potentemente sui propri processi mentali, indirizzandoli in un senso piuttosto che in un altro. In altri termini, il proprio sé più profondo non coincide con la mente.
La vita come apprendimento
“Per una persona abituata alla meditazione e dotata di stabilità e comprensione profonda di tutti gli eventi, ogni esperienza vissuta assume la forma di un insegnamento, diventa insomma una sorta di apprendimento.”
Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, L’arte della felicità, Mondadori, 2000
Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama, L’arte della felicità, Mondadori, 2000
venerdì 13 novembre 2009
Lo stato della mente
Se la mente non riesce a crearsi una propria autonomia, siamo soltanto marionette tirati da mani altrui; se invece riesce a ritagliarsi un proprio spazio, è in grado di indirizzare se stessa e il soggetto. Un proverbio tibetano dice: “Se la mente è in pace, saremo più felici indipendentemente dalle circostanze esterne; se la mente è disturbata, saremo infelici indipendentemente dalle circostanze esterne”. Questo è il principio su cui si basa l’addestramento mentale che chiamiamo meditazione.
E non si tratta solo di felicità, ma anche di essere schiavi o padroni della nostra vita.
E non si tratta solo di felicità, ma anche di essere schiavi o padroni della nostra vita.
mercoledì 11 novembre 2009
Visione profonda
Niente nasce, niente muore, tutto si trasforma. Prendiamo un albero: l’albero è fatto di terra, di pioggia, di sali minerali, di ossigeno, di sole, di luna, ecc., tutte cose che esistevano prima di lui. E a sua volta offre legname, frutti, foglie, frescura, ombra, ossigeno, rifugio per insetti e uccelli, ecc. Quando “muore” o viene tagliato, non sparisce nel nulla: i suoi elementi possono essere riassorbiti dal terreno, dai funghi, dall’aria, dal cielo, dall’acqua, ecc. ed essere trasmessi ad altri esseri viventi; oppure, se viene tagliato, si trasforma in legna che può dare origine a mobili, case, carta e mille altri oggetti; se viene bruciato in una stufa, si trasforma in calore, fumo, acqua, ecc. Quindi possiamo ritrovarlo in una nuvola o in una goccia di pioggia o nel calore che ci permette di vivere. Dunque, in un certo senso esisteva prima e in un certo senso esisterà dopo.
È così per ognuno di noi: ognuno di noi in un certo senso esisteva prima, nei suoi progenitori e negli elementi da cui sarà composto, e in un certo senso esisterà dopo, nei suoi discendenti, nelle sue opere, in ciò che avrà fatto o detto, negli elementi che lo compongono e nella presenza che avrà offerto agli altri.
Di conseguenza, questa goccia d’acqua che mi casca sulla fronte può essere una parte di quell’albero o una carezza di mia madre.
In un certo senso esistevo prima, in un certo senso esisterò dopo. Come ogni cosa dell’universo, come l’universo stesso.
Questo significa guardare le cose in profondità.
È così per ognuno di noi: ognuno di noi in un certo senso esisteva prima, nei suoi progenitori e negli elementi da cui sarà composto, e in un certo senso esisterà dopo, nei suoi discendenti, nelle sue opere, in ciò che avrà fatto o detto, negli elementi che lo compongono e nella presenza che avrà offerto agli altri.
Di conseguenza, questa goccia d’acqua che mi casca sulla fronte può essere una parte di quell’albero o una carezza di mia madre.
In un certo senso esistevo prima, in un certo senso esisterò dopo. Come ogni cosa dell’universo, come l’universo stesso.
Questo significa guardare le cose in profondità.
lunedì 9 novembre 2009
Impermanenza
Quando realizziamo che ogni cosa è impermanente, veniamo colti da sconforto: tutto è destinato a finire, niente può perdurare nel tempo. – È vero, ma pensiamo anche al rovescio della medaglia: anche la sofferenza è impermanente.
Ancorarsi al presente
Quando desideriamo qualcosa, quando speriamo in qualcosa, e soffriamo, vuol dire che non siamo felici nel presente. Chi è felice è soddisfatto del presente. Per esempio, se sono innamorato, lo sono qui e ora, e non desidero qualcos’altro. Se dunque spero o desidero, e soffro, corro dietro a qualcosa.
Se invece ho paura e soffro, scappo da qualcosa.
In entrambi i casi, il risultato è che perdo il presente.
Il rimedio è naturale: cercare di rimanere nel presente, per esempio seguendo il respiro, ripetendo un mantra, ascoltando i suoni o camminando consapevolmente. Questo atto mi ancora al presente e mi evita di correre dietro o di scappare. Ed è una prima forma di autoterapia e di meditazione.
Se invece ho paura e soffro, scappo da qualcosa.
In entrambi i casi, il risultato è che perdo il presente.
Il rimedio è naturale: cercare di rimanere nel presente, per esempio seguendo il respiro, ripetendo un mantra, ascoltando i suoni o camminando consapevolmente. Questo atto mi ancora al presente e mi evita di correre dietro o di scappare. Ed è una prima forma di autoterapia e di meditazione.
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