venerdì 25 ottobre 2013

Sondaggi e governanti

Quando un politico non ha niente in testa, quando non ha nessun valore, si affida ai sondaggi. C'è una vignetta di Sergio Staino in cui un centurione romano domanda a Ponzio Pilato: "Chi liberiamo? Gesù o Barabba?" E il governatore risponde: "Che dicono i sondaggi?"
Sembra una battuta, ma non lo è. In realtà Ponzio Pilato non aveva niente in testa, non aveva nessun valore, non capiva niente né di Gesù né di Barabba. Per lui erano individui incomprensibili, due estranei: l'uno valeva l'altro. E quando domandò al popolo di Gerusalemme: "Chi volete, voi, che io liberi?" eseguì, con i metodi di allora, proprio un sondaggio.

Le Tavole della Legge

C'è sempre qualcuno che pretende che il bene e il male siano stabiliti una volta per tutte e che siano incisi nella pietra - i comandamenti "divini". Sono i moralisti, sono i conformisti, sono i fascisti, sono i tradizionalisti che si oppongono all'autonomia e al libero arbitrio.
C'è sempre qualcuno che vorrebbe imporre una camicia di forza a tutti, disconoscendo gravemente le differenze individuali.
C'è sempre qualcuno che pretende che Dio sia il bene assoluto e che un bel giorno trionferà sul male.
C'è sempre qualcuno che non capisce che bene e male, non sono valori a se stanti, ma sono complementari, come le due facce di una stessa medaglia.
E dunque si continua a biascicare di bene e di male, di morale naturale e di valori assoluti, nonché di un Dio che avrebbe creato il cosmo standosene distaccato in cielo, mentre quaggiù si ruba, si truffa, si violenta e ci si fa la guerra, senza giungere mai neppure a una parvenza di pace.
C'è sempre qualcuno che ha la mente confusa - e la nostra filosofia gliela confonde ancora di più.

Filosofia e saggezza

La filosofia è entrata in crisi quando si è separata dalla saggezza, quando ha smesso di essere norma pratica di vita ed è diventata semplice analisi logica. E, poiché i suoi teoremi, a differenza di quelli della scienza, non possono essere dimostrati, sono risultati inutili, semplici giochi di pensiero.
Però, gli antichi filosofi pensavano ai problemi del mondo non solo con un intento conoscitivo, ma anche con l'intento di aiutare gli uomini a vivere giorno per giorno, in tutti i campi della loro esperienza. Una filosofia che non ci dica come dobbiamo comportarci nelle varie sfide dell'esistenza non serve a nulla.
Caro filosofo, forse sei capace di pensare. Ma sei capace di non pensare? E non ti rendi conto che tutti i problemi del mondo, compresi quelli della filosofia, derivano da un uso distorto della ragione e, quindi, anche da un suo uso eccessivo?

giovedì 24 ottobre 2013

L'animale sociale

Certamente l'uomo è un animale sociale - ma di una società in cui tutti competono e lottano l'uno contro l'altro.

Rapporti intimi

In fondo, il sesso significa, per gli uomini, introdurre una parte di sé nel corpo di un altro e, per le donne, accogliere nel proprio corpo una parte di un altro.
Estremo tentativo di connessione, cui la natura fa corrispondere il concepimento di un terzo essere.
Per queste connessioni, la password è "amore".

Le difficoltà dell'amore

Amare una persona che non si conosce o che si conosce poco è relativamente facile. Ma amare una persona che si è conosciuta, nel bene e nel male, nei pregi e nei difetti, è molto più difficile.

Preti mafiosi

Un prete nel messinese invita i fedeli a pregare per Totò Cuffaro, l'ex governatore della Sicilia condannato a sette anni per aver favorito la mafia.
I preti mafiosi e i preti fascisti sono la perfetta espressione dell'anima totalitaria della Chiesa cattolica. Che purtroppo ha influenzato a lungo l'anima italiana. Altrimenti, come avrebbero potuto prosperare un Mussolini o un Berlusconi?
In fondo, per questa gente, Dio non è nient'altro che il Grande Mafioso, il Boss del boss.

martedì 22 ottobre 2013

Il rischio divino

Dovremmo smetterla di considerare Dio come supremamente buono, il Sommo Bene, che se ne sta lassù in cielo. Dio è come l'energia che non è né buona né cattiva, al di là del bene e del male. Il bene e il male riguardano l'uso di questa energia da parte degli esseri viventi.
Ma gli esseri viventi, a loro volta, sono prodotti di questa energia e, quindi, sono ancora Dio che si mette in gioco - un Dio che non sa neppure lui se vincerà o perderà.
Questa è vera libertà. La libertà è rischio.
Il cosmo è una scommessa e nessuno sa chi la vincerà. Non c'è Uno che ha già prestabilito che vincerà il bene. Siamo tutti corresponsabili.
Nelle vecchie teologie, Dio se ne stava al di fuori del mondo - a giudicare. Ma non c'è nessun "fuori": l'energia creatrice si è dissolta nella creazione. Tutto è Dio. Tutto si evolve, tutto rischia.
In fondo, uno dei sensi del mito cristiano è quello di un Dio che entra nella creazione e muore, cioè si dissolve. Va preso alla lettera, altrimenti sarebbe una commedia.

lunedì 21 ottobre 2013

Il "nobile silenzio"

Il Buddha rispondeva a tutte queste domande della filosofia con un "nobile silenzio". Il che non significa che dicesse: "Che ne so io?", o che si rifiutasse di "dare una risposta"; significa che non voleva cadere nella trappola delle parole e delle idee contrapposte.
Come se dicesse: se vuoi "pensare" a questi problemi, prima liberati dei preconcetti, prima sgombra la mente dal solito dualismo.
Non appena ti poni la domanda "esiste o non esiste Dio?", sei già nella trappola dei pregiudizi.
Se vuoi capire qualcosa di questi problemi, non andare a scartabellare tutte le teologie, ma fai il silenzio mentale.

Esiste Dio?

Da come si formula la domanda, c'è la risposta. Infatti, la domanda "chi ha creato il mondo?" presuppone già che ci sia Qualcuno che lo ha creato o che non lo ha creato. Ma se uno dice anche di non credere in Dio - partendo però dall'idea di Dio - in realtà crede a un Dio che non c'è. Questo è l'ateismo moderno.
Lo stesso per la domanda "qual è l'origine del mondo?" Presuppone già che ci sia o non ci sia un'Origine. La domanda viene pensata a partire da quell'idea di Origine.
Così non va bene. Partiamo piuttosto da... nessuna idea preconcetta!
Siamo capaci di partire da questa posizione? Pensare a partire dal vuoto della mente? Solo in tal modo possiamo formulare una domanda che contempli risposte diverse dal dualismo precedente, cioè non condizionate.
Siamo capaci di spazzar via, anche per pochi secondi, tutta la filosofia, tutta la teologia, tutta la religione, tutte le idee precedentemente accumulate?
Se non ne siamo capaci, ci limiteremo a rimasticare vecchie idee, trite e ritrite.

Che cos'è la vera religiosità

Molti pensano che basti credere a qualche fede o a qualche Dio, oppure aderire a qualche religione, per essere religiosi. Noi pensiamo, invece, che per essere religiosi si debba svolgere un lavoro interiore di sviluppo della consapevolezza.
Senza tale sviluppo, tutte le nostre azioni sono sterili, prive di luce, casuali e non possono avere il carattere di "religiose".
È questa la differenza fondamentale tra le religioni tradizionali e la nuova spiritualità che va delineandosi nella nostra epoca. Non può esserci un comportamento religioso - e quindi etico - senza uno sviluppo della consapevolezza.

domenica 20 ottobre 2013

Religione e razzismo

Forse vi meraviglierete che certi gruppi razzisti o certe organizzazioni nazi-fasciste utilizzino simboli religiosi, magari cristiani. Eppure il razzismo, più che un'origine naturale, ha un'origine culturale. Per esempio, il teologo cristiano Origene affermò per primo che la pelle nera era associata al peccato. E questo permise ai devoti cristiani di giustificare non solo il razzismo e il colonialismo, ma anche la lucrosa tratta degli schiavi.
Naturalmente Origene (200 d.C.) non era una grande mente. Era quello che era convinto che la sessualità fosse peccato, al punto che si evirò per evitare ogni tentazione.
Se questi furono i Padri della Chiesa, figuriamoci i figli.

venerdì 18 ottobre 2013

The Roman Conspiracy

Joseph Atwill, autore americano di un libro intitolato “Il Messia di Cesare: la cospirazione romana per inventare Gesù” sostiene che negli anni ’60 del primo secolo, quando Tito fu impegnato in una campagna per sedare la ribellione dei Giudei, fu pensata e costruita la “menzogna” del cristianesimo, con lo scopo di mettere a tacere le teste calde di ampie fasce della popolazione che speravano in un messia.
Scrive l'autore che il cristianesimo "fu in realtà sviluppato e usato come un sistema di controllo delle menti per produrre schiavi che credessero che Dio avesse voluto la loro schiavitù” e aggiunge che questa religione, ha causato e sostenuto, nel corso dei secoli, una accettazione “cieca” della povertà e della guerra.
La ricostruzione di Atwill mi sembra alquanto fantasiosa. Ai tempi degli antichi romani non esisteva ancora la CIA che potesse creare o eliminare i profeti religiosi, anche se ci furono tentativi di creare culti favorevoli all'impero. Ma anche nelle fantasie può esserci un po' di verità. E la verità è che, da Costantino in poi, questa religione fu utilizzata per tenere a freno e controllare le grandi masse di popolo.
Però, questo si può dire di quasi tutte le religioni che, da che mondo è mondo, sono "l'oppio dei popoli".

L'anima vera della Chiesa

Ogni tanto faccio notare che si è passato sotto silenzio il sostegno dato dalla Chiesa ai criminali nazisti in fuga. Ecco che cosa scrive a questo proposito Thomas Schmid, direttore del quotidiano tedesco "Die Welt":
"Dopo la guerra, Priebke appartenne al grande sciame dei criminali nazisti che sfuggirono alla giustizia, perché furono aiutati . Egli riuscì a fuggire da un campo di prigionia britannico presso Rimini, andò a Vipiteno, si convertì al cristianesimo, disse sempre che nessun fardello gravava sulla sua coscienza, si nascose sotto il mantello della Chiesa cattolica. E con l'aiuto della Chiesa egli ebbe un passaporto della Croce rossa sotto il nome di Otto Pape, con cui legalmente emigrò in Argentina." ["La Repubblica", 18/10/2013]
La domanda è: tutto questo avvenne per la grande misericordia della Chiesa o per una profonda affinità tra ideologie totalitarie? Come mai le alte sfere della Chiesa salvarono in questo modo tanti assassini nazisti? Come mai? Qual è l'anima vera di questa istituzione?
È nera?

giovedì 17 ottobre 2013

Siamo isole

L'umanità è come un'isola in mezzo al mare, in vari sensi.
Primo, il nostro pianeta è in effetti un'isolotto di terra e di acque in mezzo a un universo sterminato; una piccola isola di vita in mezzo a pianeti vuoti, freddi o ribollenti.
Secondo, la vita di ogni essere è breve, che duri cent'anni o cento ore, in confronto a un tempo interminabile di non essere.
Terzo, la nostra conoscenza è una piccola cosa in mezzo al mare di tutto ciò che non conosciamo.
Quarto, la nostra consapevolezza è una piccola cosa in mezzo a un oceano di inconsapevolezza.
Quinto, siamo sì piccole isole, ma, al fondo, siamo tutti collegati. Che lo vogliamo e no, abbiamo tutti una stessa natura, tutti una stessa origine.

Per una spiritualità della consapevolezza


I criminali nazisti si sono sempre difesi sostenendo di "aver obbedito agli ordini". E con ciò si mettono la coscienza a posto.
Il problema è che la coscienza di tanta gente è sottosviluppata, soffocata, addormentata. Infatti il nostro sistema educativo, con i suoi appelli all'autorità, alla fede, alle gerarchie e alla ragion di Stato, non permette di sviluppare una coscienza matura, una coscienza consapevole. Basti guardare le maggiori religioni: tutte sottolineano la sottomissione e l'ubbidienza.
Diciamo allora con chiarezza che non esiste né religione né spiritualità senza sviluppo della consapevolezza. L'uomo che non s'interroga, che non si pone mai il problema della giustezza di un ordine o di un insegnamento, è pronto a compiere ogni nefandezza.
Abbiamo allevato automi, non uomini.
Risvegliarsi è risvegliarsi alla consapevolezza. Naturalmente essere consapevoli significa sottoporre a giudizio anche la nostra stessa coscienza, che non solo può sbagliare, ma è anche influenzata da mille condizionamenti. Tutti infatti sono coscienti (anche gli animali e le piante), ma non tutti sono consapevoli.
Siamo molto lontani da una semplice fede in un Dio o in un credo. Non si tratta di fare il tifo per Qualcuno o di schierarsi: il Paradiso bisogna conquistarselo con un po' di sforzo personale.

martedì 15 ottobre 2013

Preti negazionisti

È inutile che il papa vada in giro a fare il finto francescano. Ci spieghi piuttosto la presenza nella Chiesa dei preti lefebvriani, ossia di quel gruppo di cattolici ultraconservatori, tra cui alcuni negazionisti. Non a caso i funerali "religiosi" di Priebke sono stati affidati a loro.
Dobbiamo concludere che l'anima della Chiesa sia proprio nera?
D'altronde, ha sempre convissuto tranquillamente con i regimi fascisti e nazisti, di tutto il mondo, nel passato e nel presente. Anche il Papa è riuscito a cavarsela senza danni  sotto le dittature argentine.Grande capacità di navigazione o consonanza tra ideologie totalitarie?
Da noi ci raccontano la storia dei poveri pretini che mettevano in salvo ebrei e partigiani, ma trascurano quegli altri che mettevano in salvo i nazisti e li facevano espatriare in America Latina con il passaporto del Vaticano - uno Stato che deve la sua esistenza... a chi? A Mussolini.

lunedì 14 ottobre 2013

I funerali del boia

Il cardinale Francesco Coccopalmerio, grande canonista vaticano e presidente del pontificio Consiglio per i testi legislativi, ha dichiarato che "celebrare i funerali [di Priebke] significherebbe dire che quest'uomo, pur essendo un peccatore, era in comunione con la Chiesa. E questo non avrebbe senso, sarebbe un'ambiguità inammissibile: come si fa a ritenere in comunione con la Chiesa uno che fino all'ultimo ha negato pervicacemente la Shoah?"
Già, come si fa? Ma l'ipocrisia religiosa non indietreggia. E, quindi, se non ci sarà una cerimonia pubblica, ce ne sarà una "riservata e discreta".
Ma guarda quanta misericordia per questo boia nazista! Solo al povero Welby la Chiesa ha negato i conforti religiosi. In quel caso nessuna misericordia.

Il bene del male

La guerra è male: chi lo potrebbe negare? Eppure, da una recente ricerca condotta da Peter Turchin nell'università del Connecticut è risultato che il motore della storia è la guerra. Lo studioso ha concluso che "aggressività e innovazioni militari danno un impulso alle civiltà a diventare coese, innovative e quindi a espandersi".
Volete un'altra prova che bene e male sono sempre complementari e che dall'uno può nascere l'altro? Come dal bene può nascere il male, così dal male può nascere il bene.

domenica 13 ottobre 2013

Ius soli

Razzisti e xenofobi, che se la prendono con gli immigrati, non hanno capito una cosa fondamentale: che saranno questi stranieri a salvare noi e non viceversa. Sono loro i nuovi italiani, capaci di iniziativa e di sacrifici; sono loro la nuova linfa vitale. Noi abbiamo già fallito.
Chi nasce in Italia, studia in Italia e parla italiano (magari con accento regionale) è italiano. Chi può negarlo? Quello che conta è la cultura, lo spirito, non il luogo di provenienza. D'altronde, se facessimo un esame del DNA agli italiani, avremmo molte sorprese, dato che in questo territorio sono passati e si sono riprodotti popoli di ogni genere.
I grandi paesi (per esempio gli USA) sono tali perché hanno accolto uomini di tutto il mondo, usufruendo delle loro capacità ed energie. Che meraviglia vedere un americano con la faccia di un cinese, di un negro o di un sudamericano. Che cosa sarebbero gli Stati Uniti se avessero respinto gli stranieri? Sarebbero un paesino asfittico, da dove la gente cercherebbe di emigrare.
Impariamo dunque a ragionare in termini di cultura o di spirito, non di sangue o di suolo. Allarghiamo la mente.
Volete un piccolo esempio? Intorno a chi gira la nazionale italiana di calcio? Balotelli.

Spiritualità e repressione

Nel nostro precedente blog, "La delusione d'amore", abbiamo mostrato come la meditazione non serva soltanto a chi vive come un monaco certosino, ma è utile proprio al vivere sociale. Dobbiamo abbandonare, però, tutte le impostazioni dell'antica spiritualità ascetico-religiosa. Vi ricordate i "santi" che guardavano con orrore le donne tentatrici o che si lasciavano morire di fame? Ebbene, dimenticateli! Sono il vecchio paradigma che ha prodotto solo infelicità. Secondo loro, Dio voleva solo sacrifici. Il Creatore della vita e della sessualità voleva che non vivessimo e che non usassimo il sesso? Sarebbe un controsenso.
Questo è sicuro: chi è felice, soddisfatto o comunque sereno può essere molto più spirituale dell'uomo represso e infelice, dell'asceta o del "santo" che muore pieno di piaghe psicosomatiche e di desideri insoddisfatti.

giovedì 10 ottobre 2013

La delusione d'amore

Tutti sappiamo in quali disastri finiscano tanti matrimoni. L'amore dura un po' e poi si trasforma in delusione e sofferenza. Perché? Perché noi avevamo la pretesa che quella relazione ci assicurasse conforto, sicurezza e felicità, e che ci facesse uscire da uno stato di solitudine o di insoddisfazione. Avevamo la pretesa che l'altro fosse fatto in un certo modo e che ci aiutasse e si prendesse cura di noi in un certo modo. Ma quando poi il partner non ha risposto a queste aspettative e si rivelato diverso dalla fantasia che ci eravamo fatti, ecco la delusione.
Anche se non sorgessero contrasti nella coppia, ci sarebbe comunque la delusione. Perché ci si accorgerebbe che non è possibile raggiungere la fusione agognata nella fase di innamoramento, che ognuno resta desolatamente isolato.
In realtà, nessun altro è in grado di darci quella sicurezza, quella serenità e quell'equilibrio che ognuno di noi deve conquistarsi da solo. Aspettarsi che sia un altro ad assicurarci l'equilibrio o la felicità di stare al mondo significa partire con il piede sbagliato.
Se la nostra felicità derivasse da un altro, in un attimo potrebbe essere distrutta. Se invece ci assicuriamo la serenità compiendo un lavoro su di noi, chi ce la potrà portar via?
Se il problema è nostro, è un'utopia credere che possa essere risolto da un'altra persona.
Dobbiamo affrontare e risolvere da soli, con un'osservazione continua, le nostre paure e le nostre insicurezze fondamentali, il nostro dolore non risanato.

Il peso dell'ignoranza

Quando viene stilata qualche classifica sul livello di cultura dei popoli, ci dobbiamo vergognare perché siamo sempre tra gli ultimi.
In Oriente si dice che l'ignoranza è la radice di ogni male. E hanno ragione. Se applichiamo questo parametro al'Italia, scopriamo che i nostri peggiori mali derivano dall'ignoranza. Infatti avere scarse competenze linguistiche e scientifiche significa non riuscire a capire il filo di un discorso un po' articolato e quindi non riuscire a valutare chi si ha di fronte, significa farsi raggirare da chi ha più conoscenze e le usa per imbrogliarci, significa votare per il primo affabulatore che si affacci sulla scena politica, significa affidarsi a leader corrotti, significa seguire come pecore religioni infondate e sfruttatrici, significa non avere un'etica sociale, significa dipendere sempre dagli altri, significa non apprezzare la cultura e l'arte, significa essere conservatore e tradizionalista, significa essere chiuso ai cambiamenti, significa doversi adattare a lavori umili, significa non avere un'opinione propria, significa non riuscire a calcolare quanto ci costi la corruzione o l'evasione delle tasse, significa non essere curiosi di sapere, significa non essere sensibili, significa dare importanza a cose senza valore e non dare importanza alle cose fondamentali.
  In sostanza, essere ignoranti significa vivere in una condizione di subalternità e di minorità.
E significa non capire niente di quanto ho appena scritto. Sì, perché l'ignorante non può essere consapevole di ciò che si perde.
Esistono vari livelli di ignoranza. Il primo è quello del semi-analfabeta che non legge mai un libro o un giornale. Il secondo è quello dei soggetti mediamenti acculturati, che hanno un ego roccioso, una voce tonante e sono duri d'orecchio. Il terzo è quello delle persone di cultura che si mettono al servizio dei potenti reazionari per raggirare il popolino ignorante. E il quarto è quello dei religiosi che credono di avere la "verità rivelata".

"L'ignorante non è solo zavorra, ma pericolo della nave sociale"
Cesare Cantù

lunedì 7 ottobre 2013

Essere buoni


Fare cose buone, fare del bene, significa essere buoni? Bisogna vedere le motivazioni: possono esserci motivazioni indegne, per esempio fare del bene per essere considerati buoni o per ricevere l'approvazione degli altri. Più sottile ancora è il desiderio di autostima: facendo del bene aumenta la stima che ho di me stesso.
Abbiamo bisogno di essere considerati o di considerarci generosi? Abbiamo bisogno di non sentirci in colpa? Abbiamo bisogno di volere che gli altri dipendano dal nostro aiuto? Abbiamo bisogno di crederci importanti o potenti? Lo facciamo per "senso del dovere"? Lo facciamo per motivi religiosi, ossia per ricevere la benedizione del Padreterno e per garantirci magari un buon posto nell'aldilà?
È chiaro che tutte queste motivazioni non sono per niente altruistiche e continuano a girare intorno al nostro egocentrismo.
Insomma, è davvero difficile essere buoni spontaneamente, senza secondi fini... più o meno egoistici. Purtroppo, la maggior parte di noi non ha abbastanza consapevolezza per rendersene conto.
Il problema non era affatto sfuggito a Gesù, che lancia terribili invettive contro gli ipocriti che fanno del bene per "farsi vedere", per ostentare la propria ricchezza e la propria "bontà".
Manca però in Gesù, che non è dotato di grandi mezzi culturali, il concetto di consapevolezza, piuttosto estraneo all'intera religione giudaica. E, quindi, pur condannando gli ipocriti e gli esibizionisti, non è in grado di invitare i suoi seguaci a fare un esame di coscienza.
Tutt'altra cosa è la cultura buddhista, ben più sviluppata spiritualmente e psicologicamente, che infatti prevede che ognuno sappia esaminare prima di tutto le motivazioni delle proprie azioni. Perché, senza consapevolezza, parlare di bontà è un'impresa impossibile.

domenica 6 ottobre 2013

Caos e logos

Eravamo abituati a credere che Dio fosse la Sostanza, ma oggi scopriamo che viene prima la relazione - dice il teologo Vito Mancuso. Dalla volontà di relazione viene il cosmo. E dunque questa è la legge costitutiva del cosmo. (Non è una novità: il Buddha, già 2500 anni fa parlava di interdipendenza di tutti gli enti.) Ce lo conferma anche l'ultima fisica.
Tuttavia non possiamo dire che l'armonia originaria sia pacificatoria e amorevole, vada cioè solo in una direzione positiva, "buona". L'armonia è l'armonia dei contrari e, quindi, del conflitto. Intendiamoci il conflitto non è in sé solo distruttivo. No, distrugge per costruire e costruisce per distruggere.
Questo è la legge di Dio, del Tao, del Dharma, del Brahman o di quel che volete.
Ecco perché anche chi sceglie il bene (il presunto bene) finisce per mettere al mondo il male e viceversa. I contrari devono sempre tenersi e combattersi a vicenda, in una relazione di complementarità. Noi per esempio riteniamo bene far sopravvivere la vecchina fino all'ultimo. Ma perché la volontà sottostante, com'è visibile nell'evoluzione, ritiene che sia bene distruggere il vecchio e il debole? Contro chi combattiamo? Contro la volontà divina? Siamo migliori di Dio?
Dobbiamo dunque rinunciare a ogni volontà etica? No, ma dobbiamo renderci conto che la distruzione, la violenza, l'eutanasia e la morte rispondono ad una etica che vede al di là del bene e del male umani. Da dove ci viene la volontà di fare il bene? Certamente da Dio. Ma da dove viene la volontà di fare il male? Ancora da Dio.
Dopo aver capito questo, non si può fare teologia credendo che il solo bene venga da Dio e il male chissà da chi. Siamo ancora nell'infantilismo teologico, nel manicheismo.
Logos e caos, ordine e disordine sono la logica entro cui si evolve il mondo. Bene e male sono le due facce di una stessa medaglia: come non vederlo? Non c'è bene dal quale non nasca male e non c'è male dal quale non nasca bene.
Non si può ingenuamente credere che alla fine il bene trionferà sul male. Il processo, la dinamica, il motore del cosmo è come un pendolo: se va a sinistra è perché dopo va a destra, e viceversa. Ma non possiamo fermare il pendolo o farlo pendere solo a sinistra o a destra, come ci piace.
La verità sarebbe "il bene in quanto armonia delle relazioni"? Certo. Ma anche il suo contrario, anche "il male in quanto disarmonia delle relazioni". Questo è il principio costitutivo e funzionale del cosmo. Il resto sono utopie consolatorie e ingenue.
Non si tratta di essere seguaci di Nietzsche. Si tratta di guardare in faccia la realtà.
Lo stesso Gesù, che voleva solo il bene, che voleva l'amore nelle relazione sociali, è finito crocifisso per volontà dei suoi nemici e (per chi ci crede) del suo stesso Padre. E poi ha finito per dar vita a una Chiesa che si è dedicata alle persecuzioni, alle guerre sante e che oggi qualcuno vorrebbe riformare perché la riconosce corrotta. Ecco come è finito lo spirito del bene... ed era inevitabile.
Noi dobbiamo insegnare e perseguire il cosiddetto bene, ma non ci dobbiamo illudere che possa vincere. Non può vincere... pena la distruzione del mondo. Il bene non trionferà mai. Però consoliamoci: nemmeno il male.
Questa è la dinamica voluta da Dio. In Oriente, nell'induismo, si parla di "gioco di Dio", lila.
Il gioco terminerà solo con la fine dell'Universo.
Non c'è bisogno di fondare nessuna etica. L'etica è già fondata di per sé, ma è ambigua, ambivalente, instabile, dinamica, come tutto in questo mondo.

Uscire dal sogno

La meditazione è difficile perché è come cercare di diventare consapevoli mentre si sogna. Non so se siete mai riusciti a diventare consapevoli di stare sognando. Può capitare per qualche istante; e si prova una grande gioia. Ma poi ci si sveglia.
Poiché la vita è una specie di sogno, anche meditare significa diventare consapevoli mentre si sta facendo questo particolare sogno.
Anche qui si prova una grande gioia. Ma poi ci si sveglia... cioè, ci si rimette a dormire.
Per diventare consapevoli in un sogno, dobbiamo avere un soprassalto di coscienza, un ricordo improvviso: ci dobbiamo ricordare che stiamo sognando. (D'altronde, non era Platone che diceva che conoscere è ricordare?)
Dunque, dobbiamo ricordare che viviamo in un sogno. Ma come si stimola questo ricordo? Ecco il problema. Che cosa ci fa ricordare durante un sogno che stiamo sognando? Se si trattasse di semplice volontà conscia sarebbe facile. Ma noi siamo immersi in uno stato inconscio; non siamo più noi che comandiamo il gioco.
È un po' come nella psicoanalisi. Dobbiamo cercare di ricordare fatti ed esperienze che sono piombati nell'inconscio. Ma non basta utilizzare la mente conscia. Dobbiamo utilizzare la non-mente. Dobbiamo diventare attenti osservatori e cogliere ogni manifestazione, ogni sintomo, ogni lapsus, ogni emersione del materiale inconscio. Questo dobbiamo fare anche nella meditazione. Ricordare ciò che è stato dimenticato ed occultato.
Perciò, la situazione è questa: ci troviamo all'interno di un sogno, ma non riusciamo a rendercene conto, se non per pochi istanti. Dobbiamo attivare un ricordo sepolto e renderlo stabile.

giovedì 3 ottobre 2013

Homo homini lupus

Le tragedie degli immigrati (e lo scenario di sfruttamento e schiavismo che ne traspare) ci dicono chiaramente che l'uomo è l'animale più feroce che esista sulla terra. E ci confermano che nessun Dio può redimere questo mondo.
Solo l'uomo che acquista consapevolezza della violenza con cui e su cui è stato costruito questo universo (da chi... se non da Dio?) può cambiare qualcosa. Ma gli istinti predatori di fondo, voluti dalla natura-Dio, sono presenti in tutti noi.
Qualcuno può obiettare che anche le tendenze etiche derivano da una natura divina. Ed è vero. Però non si può affermare che Dio sia solo la parte buona. Il cosmo, con la sua ambivalenza, è il suo marchio, la sua espressione, il suo volto.

mercoledì 2 ottobre 2013

I clericali

Papa Francesco ha dichiarato che, quando incontra un clericale, diventa anche lui anticlericale. In effetti, è quel che si prova quando sentiamo parlare integralisti cattolici come Sacconi, Formigoni o Giovanardi. Noi da decenni abbiamo messo in evidenza come Gesù fosse un laico, non un sacerdote, e come sia impossibile che abbia pensato di mettere in piedi una Chiesa. Dunque, i Vangeli sono stati interpolati. Da chi? Proprio dalla Chiesa nascente dei primi secoli.
Purtroppo, per Papa Francesco, la storia del cattolicesimo è una storia di clericalismo: la Chiesa innanzitutto, i preti innanzitutto, i dogmi innanzitutto... e il popolo dei laici non ha mai contato niente.
Ecco perché le parole di Francesco sono belle, ma lasciano il tempo che trovano... finché non si riforma radicalmente la Chiesa, ossia il potere clericale.

La febbre sessuale

Quando diventi vecchio e guardi la frenesia sessuale degli altri con distacco, non sai se considerare il calo del desiderio come una mancanza o una liberazione. Dipende dai caratteri. Comunque, vedi la sessualità come una follia, dovuta allo sprigionarsi di ormoni; una follia che dura 60 anni, che pervade l'esistenza e che non lascia pace. Ma una follia necessaria, programmata dalla natura per farci riprodurre.
Impari anche che non è giusto giudicare quando tutto è passato, quando non hai più quelle impellenti esigenze. È come se uno con la pancia piena giudicasse chi soffre di fame. Per giudicare, bisogna trovarsi dentro la situazione.
Allora, può darsi che la vecchiaia ti dia la saggezza.

Nel silenzio della mente

Quando riusciamo a vedere le cose senza filtri, senza tanti convincimenti, senza tanti preconcetti e senza tante fedi, quando ci avviciniamo alla realtà nel silenzio mentale, ossia sospendendo i nostri innumerevoli condizionamenti, riusciamo a percepire con più obiettività, con più imparzialità e con più chiarezza.
La cultura, i pensieri e la riflessione sono una gran cosa. Ma sono il noto. E, quando si vuole conoscere qualcosa di nuovo e di fresco, rappresentano un ingombro e vanno messi da parte.

Le idee di Dio

Esistono molte idee di Dio, molte interpretazioni possibili. Si può credere in un Dio Persona o in un Dio impersonale, una specie di Legge che governa l'universo. Si può credere in un Dio che interviene nelle vicende del mondo o in un Dio che, una volta creato l'universo, lo lascia a se stesso. Si può credere in un Dio in quanto Essere a se stante, un Dio esteriore, o in un Dio che è dentro di noi, che è la forza che ci anima. Si può credere in un Dio che sceglie una religione o in un Dio che è al di sopra di tutto. Si può credere che Dio sia in qualche modo conoscibile o in un Dio che non può essere conosciuto con i nostri poveri mezzi mentali. Si può credere che l'uomo possa inquadrare Dio nelle sue teologie, che sia una specie di padre potenziato, o si può credere che l'uomo non possa pensarlo e che debba di conseguenza avvicinarsi a lui nel silenzio completo della mente. Si può credere in un Dio che sia fondamento della legge morale (ma quale?) o in un Dio che sia al di là del bene e del male. Si può credere in un Dio che sia creatività e libertà o in un Dio che sia conservazione e necessità… Ognuno può esercitarsi come vuole, ognuno può concepire il Dio che vuole, ognuno crede o non crede in ciò che vuole. Ma resta il fatto che non dobbiamo mai abbandonare la consapevolezza che Dio sia prima di tutto una nostra idea, legata alla nostra storia, alla nostra cultura e alla nostra psicologia. Potremmo dire che come un uomo è, così è il suo Dio.

Lavoro e spiritualità

Nelle nostre società, il lavoro dà dignità e mezzi di sostentamento. E perderlo o non trovarlo è sempre un dramma.
Se per un certo periodo fossimo disoccupati, dovremmo ricordarci che la nostra identità sociale non coincide con la nostra identità profonda. È su questa consapevolezza che dobbiamo lavorare per non farci abbattere dal disorientamento e per resistere.

lunedì 30 settembre 2013

Il messaggio della Bhagavad Gita

Quando pensiamo alla morte con spavento, riflettiamo sul messaggio della Bhagavad Gita, il grande poema indiano: "Il saggio non si lamenta né per i vivi né per i morti". E aggiunge: "Il saggio sa bene che non si può né uccidere né morire".
Questo significa che niente nasce e niente muore veramente, ma che tutto si trasforma, e che l'anima non conosce né la nascita né la morte. "Non ci fu mai un tempo in cui io, tu e tutti costoro non esistevamo, e mai nessuno di noi cesserà di esistere".
Chi parla è il Dio Krishna che cerca di incoraggiare Arjuna, un guerriero recalcitrante, che ha paura di impegnarsi nella battaglia della vita.
Nascere e morire vuol dire prendere un nuovo corpo, assumere una nuova forma, così come si cambia un abito.
"Questi cambiamenti non turbano chi è coscio della propria natura spirituale."

Disse Hegel: "Con la Bhagavad Gita possiamo avere una chiara idea di quella che è la più praticata, ma anche la più alta di tutte le religioni dell'India".
Anche Schopenhauer affermò che "si tratta dell'opera più istruttiva e sublime che esista al mondo."
Non bisogna però esagerare con gli entusiasmi ed occorre saper leggere questo testo. Forse l'opinione più equilibrata è quella di Kant, che disse: "Questo poema esige il più alto rispetto".

venerdì 27 settembre 2013

Cesare e Dio

Mentre l'Italia si danna l'anima per trovare nel suo bilancio anche solo un miliardo di euro, apprendiamo che il mancato pagamento dell'Ici da parte della Chiesa vale quattro miliardi. Quattro miliardi di imposte non pagate, che dovranno rifondere gli altri italiani - impoverendosi sempre di più.
Grazie, Francesco. Ma, invece di predicare a favore dei poveri, potresti evitare di contribuire all'aumento della povertà? Non era Gesù che diceva che bisogna dare "a Cesare quel che è di Cesare?" E perché tu non vuoi pagare allo Stato le tasse dovute per le attività commerciali della Chiesa?

giovedì 26 settembre 2013

La domanda fondamentale


Siamo così estranei a noi stessi che non sappiamo dare risposta al koan di fondo, al vero koan, al koan dei koan, ossia alla domanda: "Che cos'è questo? Che cos'è questo momento? Come mi sento? Qual è la mia esperienza adesso?" Il che equivale a domandarsi anche il senso di quel che si vive.
Sembra facile, ma non lo è.
Non dobbiamo rispondere con le parole: "Sto bene, sto male, sto così così, ecc."; queste sono espressioni generiche che non si riferiscono fedelmente all'esperienza: la descrivono ma non la colgono.
L'esperienza di questo momento può solo essere percepita direttamente, con i sensi, con il cuore, con l'intuito, con la mente; senza la mediazione di parole o di concetti.
Solo io posso sapere "che cos'è questo?", solo la mia esperienza può sapere ciò che percepisco in questo momento. Se lo esprimo con le parole, subito lo interpreto e lo deformo. La risposta è la percezione diretta, non la parola che la interpreta.
Ma la percezione diretta è difficile, perché è anticipata da troppe categorie mentali.
Questo tipo di consapevolezza o di presenza mentale è l'esercizio fondamentale della meditazione, un esercizio che tutti possiamo provare.
Se riuscite a "rispondere" cogliendo la nuda esperienza, questo vi dà attimi di illuminazione.
Eseguite l'esercizio quando avete la mente fresca, altrimenti o non riuscirete a rispondere o darete semplici interpretazioni. E vi renderete conto che noi siamo così confusi e alienati che non sappiamo neppure che cos'è questo istante.
Figuriamoci quando parliamo di Dio o di realtà ultima. Parole, concetti, astrazioni - non realtà.

mercoledì 25 settembre 2013

Mente e felicità

Noi riteniamo che la realtà sia là fuori e che la mente sia una specie di specchio che la riflette. Niente di più sbagliato. La scienza ha dimostrato che il mondo che percepiamo è una ricostruzione e una interpretazione della nostra mente. Infatti un cervello diverso (per esempio quello di un insetto) vede il mondo in maniera diversa.
Ma che meraviglia scoprire che già 2500 anni fa il buddhismo aveva scoperto questo principio:

Tutti gli elementi sono dominati,
costituiti e dominati dalla mente.
Se qualcuno parla o agisce
con mente pura,
sarà seguito dalla felicità
così come l'ombra che non si allontana mai.
Dhammapada

Le implicazioni di questa scoperta sono notevoli. Perché dall'atteggiamento della mente sono influenzate non solo le nostre percezioni, ma anche il significato e il valore che attribuiamo agli eventi. Ecco perché in Oriente è nata la meditazione come pratica di gestione della mente - una mente che è responsabile della maggior parte della nostra felicità o infelicità.

lunedì 23 settembre 2013

La nostra natura luminosa

Un giorno un discepolo domandò al maestro zen Magu Baoche che si faceva vento con un ventaglio: "Se la natura del vento è sempre presente, perché usi un ventaglio?"
Il maestro continuò a sventolarsi.
Il discepolo ripeté la domanda: "Se il vento è dappertutto, perché usi un ventaglio?"
Il maestro continuò a farsi vento con il ventaglio.
Il discepolo capì e ringraziò con un inchino.
Come sempre capita nello Zen, il discorso riguarda la natura ultima o prima della realtà, che secondo la dottrina è sempre presente ed è originariamente illuminata. Il monaco, dunque, domanda: "Se la nostra natura è illuminata fin dall'inizio, se è presente dappertutto, se la possediamo da sempre, che bisogno abbiamo di meditare?"
E il maestro Magu, continuando a sventolarsi con il ventaglio, è come se rispondesse: "Anche se siamo tutti illuminati, dobbiamo comunque praticare e sforzarci per ottenere l'illuminazione.
Noi diremmo che siamo tutti potenzialmente illuminati, ma che, per esserlo in atto, dobbiamo compiere qualcosa di nostra iniziativa e impegnarci per raggiungere l'illuminazione.
Nel Mahaparinirvana Sutra si dice: "Tutti gli esseri viventi senza eccezioni possiedono la natura di Buddha". Ma, per "realizzarla", per porla in atto, dobbiamo appunto compiere una certa azione - che consiste nella pratica della meditazione. La natura luminosa di Buddha, l'illuminazione, viene talvolta paragonata ad un diamante che in origine è coperto di roccia e detriti. Se vogliamo liberarlo, dobbiamo compiere un lavoro di "pulitura": dobbiamo eliminare la roccia e i detriti e lucidarlo.
In questo caso le rocce e i detriti rappresentano tutte le sovrastrutture mentali e culturali, tutti i condizionamenti, tutti i concetti, tutte le parole con cui nascondiamo la nostra originaria natura luminosa.

venerdì 20 settembre 2013

L'idolatria del denaro

Papa Francesco dichiara che "dall'idolatria del denaro nascono tutti i mali". Grazie dell'informazione - già lo sospettavamo.
Ma, prima di tutto, lui non è un povero - anche se fa finta di esserlo. E, poi, perché lo dice a noi? Perché non lo dice ai suoi alti prelati e, in particolare, a quelli che comandano lo IOR, la banca vaticana, specializzata nel riciclo di denaro sporco?

giovedì 19 settembre 2013

Sentirsi bene


Piero Ottone sostiene che la cosa più importante nella vita è "sentirsi bene". Completamente d'accordo. I grandi nemici del "sentirsi bene" sono le malattie, i disturbi e le preoccupazioni.
Il "sentirsi bene" è un fatto del tutto soggettivo. Io mi sento bene in condizioni in cui un altro si sente male. E poi non basta avere una buona salute. Bisogna sapersi accontentare dei beni fondamentali della vita (il mangiare, il dormire, avere una buona digestione, avere una buona compagnia, avere giusti mezzi di sostentamento, ecc.) e non consumarsi dietro ad ambizioni quali la fama, il successo, la ricchezza, la carriera, le passioni amorose, ecc. Ci vuole un certo distacco, una certa filosofia, una certa meditazione.
Se siamo divorati da desideri o da sogni che non possono essere appagati, anche in presenza di una buona salute ci sentiremo male.
Bisogna insomma saper discriminare le cose veramente importanti dalle cose superflue, i bisogni fondamentali dalle ambizioni della mente. Ci sono persone ricche che potrebbero aver tutto dalla vita, ma che soffrono perché, per esempio, hanno sete di potere o di dominio, o perché invidiano qualcuno ancora più ricco, o perché vogliono arrivare primi o perché vogliono arrivare chissà dove.
"Sentirsi bene", dunque, non è questione soltanto di buona salute, non è il frutto di un buon carattere o del destino, ma è la capacità di apprezzare ciò che si ha e di lasciar cadere le ambizioni fasulle. Se oggi sto bene, se non ho particolari problemi, perché tormentarmi con ansie, con preoccupazioni e con desideri? Rimango qui con il mio "stare bene", e nell'apprezzare il mio stare bene sto sempre meglio.

lunedì 16 settembre 2013

La crisi ecologica

Un tempo si credeva che gli dei fossero presenti nell'acqua, nell'aria, nella terra, nelle fonti, nel vento, nel fuoco, nei vulcani, nel mare, nei raccolti, negli alberi, negli animali, negli uomini e, insomma dappertutto. C'era quindi un rispetto religioso per la natura.
Poi sono arrivate le religioni teiste sostenendo che gli dei stavano solo in cielo, in un altro mondo.
Non c'è quindi più stato rispetto per la natura, si è spezzata un'armonia e si è diffuso lo sfruttamento e la devastazione del pianeta.

Filosofia e religione

Mentre la filosofia tiene aperto il senso della domanda, o dà solo risposte parziali, sempre dubitative, la religione lo chiude completamente, lo definisce in ogni particolare e fornisce una risposta dogmatica.
Così, il paradosso è che la religione, nata per dare un senso alla vita, in realtà lo chiude entro limiti ben definiti e stereotipati. Ciò che vorrebbe dare un senso all'esistenza, lo blocca subito.
Il fideista è uno che non cerca più.
Che tristezza!

domenica 15 settembre 2013

Al di là del bene e del male


Non sono d'accordo con la teologia che fa di Dio il Principio del Bene - da Platone al cristianesimo. Bene e male sono complementari e sono l'uno necessario all'altro. Come tali, mentre si contrappongono, si appoggiano a vicenda.
Dio, inteso come fondamento, principio e struttura del mondo, prevede che bene e male si combattano e si sostengano di continuo, nelle vicende universali e nell'uomo. Non è quindi pensabile che l'uno possa vincere l'altro o che Dio stia dalla parte di uno solo. Dio li vuole entrambi, come motore del cosmo.
Per esempio, il leone che uccide la gazzella è un bene per il leone che mangia ma è un male per la gazzella che muore. Resta il fatto che la legge della vita si basa sull'uccisione di altri esseri viventi. Il bene per l'uno è il male per l'altro. Anche noi uccidiamo altri esseri viventi (animali e vegetali) per nutrirci. Potremmo vivere mangiando solo frutti? Ci mancherebbero le proteine.
Chi ha concepito questa legge non andava per il sottile e prevedeva un conflitto continuo, una strage continua. La vita si basa sull'uccisione di altra vita. In fondo, anche la legge dell'invecchiamento e della morte è un derivato di tale principio: tutti alla fine vengono uccisi. Non può trattarsi di un Dio soltanto del Bene e dell'Amore.
È  un Dio del Bene e del Male, un Dio dell'Amore e dell'Odio, un Dio della Vita e della Morte. Questo ci dice l'osservazione. Poi, le religioni s'inventano un Dio dimezzato che, dopo aver creato questo meccanismo, sceglie il bene. Sarebbe un Dio alienato, un Dio che con una mano fa una cosa e con l'altra ne sceglie una parte.
Dio è il Bene, Dio è Amore, Dio è Giustizia, Dio è Pace..? Se fosse così, non ci sarebbero i loro contrari. È anche illusorio pensare che uno dei due principi antinomici possa avere un giorno il sopravvento.
Ma questo significa che noi non dobbiamo cercare di fare il bene?
Noi dobbiamo cercare innanzitutto di aver ben chiaro l'intero meccanismo dialettico e renderci conto che dal bene nascerà prima o poi il male, contro la nostra stessa volontà. Anche il più buono tra noi sarebbe vittima e produttore del male.

“Vedo e approvo il meglio, ma seguo il peggio” Ovidio, Metamorfosi.
È inutile contrapporre il bene al male, perché si tratta delle due facce della stessa medaglia. Quando si lavora per il bene, si lavora anche per il male, e viceversa. Come dice bene Demostene, “per l'uomo il bene non è essere buoni, ma essere saggi”. Ecco perché tutta la nostra retorica sul bene e sull'amore è sempre destinata al fallimento. “Dove c'è molta luce, l'ombra è più nera” notava Goethe. Più esaltiamo il bene, più mettiamo al mondo il male; più esaltiamo l'amore, più diamo spazio all'odio. Sant'Agostino lo riconosceva implicitamente quando sosteneva: “Poiché Dio è bene, i mali non sarebbero se non fosse un bene che ci siano.” In effetti, bene e male, come li intendiamo noi, sono semplici concetti della mente, non realtà assolute. La morte o il terremoto sono per noi male, ma non per i vermi che mangeranno i nostri corpi.
Questo ci deve indurre a concludere che tutto è utile alla vita e all'evoluzione: la malattia, la morte, la sofferenza... Il problema è che la nostra mente è dualistica e che noi non abbiamo concetti per esprime, per esempio, il bene-male o l'amore-odio come un tutto unico. Ma dovremmo imparare a ragionare proprio in questi termini. Allora, la nostra piccola etica del bene ci apparirebbe per quel che è: troppo limitata. Dovremmo imparare a ragionare e ad agire in termini cosmici. Usciremmo così dalle soffocanti e ristrette etiche religiose, con tutto il loro corredo di inutili dogmi.
Eppure, sarebbe bastato accorgersi che i vari decaloghi religiosi prevedono sempre eccezioni. Non uccidere? Sì, ma in caso di necessità, in caso di legittima difesa, in caso di guerra, in caso di pena capitale, per poter mangiare..?

"Avendo superato il male, avendo superato il bene, egli è al di là di tutti i tormenti del cuore" Brhadaranyaka Upanishad

venerdì 13 settembre 2013

Gesù e i sacerdoti

In una intervista, Eugenio Scalfari ha detto che i nemici dell'attuale Papa vanno cercati in quella parte della Chiesa che non vuole lasciare il potere. È vero. Ma la Chiesa è potere, e quindi, come dice lui, non ci sarà un secondo Papa Francesco.
Diciamo di più. Se anche tornasse Gesù in persona, verrebbe di nuovo fatto fuori. Da chi? Da quegli stessi sacerdoti e clericali che fecero in modo che fosse crocifisso.

Chiesa e dittature

Nello sceneggiato televisivo "Baciamo le mani", il solito fotoromanzo a tinte forti della fabbrica di Canale 5, vediamo un prete che serve fedelmente, fino alla morte, un Padrino mafioso. Dice infatti: "Io servo solo due persone: Dio e il Padrino".
Finalmente viene messo in scena non un angelico ed eroico prete che combatte la mafia, ma un prete cattivo che prega Dio perché lo aiuti a uccidere una testimone.
A proposito, come ha fatto Papa Bergoglio a convivere così a lungo con la spaventosa dittatura argentina, quella che imprigionava, torturava e uccideva migliaia di persone? Non ce lo hanno mai spiegato.
Quale politica avrà adottato? Quella dello struzzo o quella delle tre scimmiette, in cui i nostri preti sono maestri. "Non parlo, non vedo e non ascolto... ma dico messe".
Certo che deve avere un'ottima capacità di navigazione.

Metafore religiose

Le religioni sono metafore. "Metafora" è una parola che viene dal greco e che indica qualcosa che "porta fuori".
Dove portano le religioni? Evidentemente, fuori da questo mondo, verso ciò che ci trascende.
Quando però vengono utilizzate per riportarci "dentro", come nel caso del cristianesimo, che riporta Dio su questa terra, la metafora fallisce.
E, infatti, il cristianesimo riferisce tutto alla dimensione umana e quindi non ha più un'idea di che cosa sia la Trascendenza.

Elogio della vecchiaia

L'uomo è un animale intelligente, ma non intelligentissimo. Per molto tempo il suo comportamento resta dominato dagli istinti della specie. Soltanto in vecchiaia questi si allentano, e, in quel periodo, egli può riconsiderare se stesso, la propria vita e la sua stessa condizione umana, libero dalle necessità impellenti della natura, che lo costringono a impiegare tutte le sue energie per lavorare e riprodursi.
Per questo la vecchiaia può essere l'età della saggezza.
        Può esserlo - se si è capaci di riflettere e di meditare.

Identità e paura della morte

Avete paura di morire? Ma non ne avete abbastanza di essere voi stessi? di pensare sempre e di sentire sempre le stesse cose? Non vorreste essere un altro? Non vi saziate mai di voi stessi! Provate a immaginare qualcosa di diverso.
Il fatto è che su questa terra niente ci appartiene, nemmeno il nostro io. Ci viene prestato così come si presta un abito. Che alla fine deve essere restituito.

giovedì 12 settembre 2013

La lettera del Papa

Ormai i Papi moderni interpretano la loro missione come se fossero delle rock-star: tutti i giorni in televisione e sui mass media, sperando che tutti parlino di loro e facciano aumentare l'audience. Vedrete che prima o poi li vedremo in qualche trasmissione di talent o di gossip.
Papa Francesco si distingue per voler parlare con tutti, per voler coinvolgere tutti, per cercare ogni via di comunicazione. Ed ecco che risponde alle domande del giornalista Eugenio Scalfari, il quale si era molto preoccupato, come tutti i laici poco convinti, se Dio perdonasse chi non crede in Gesù. E Papa Francesco lo rassicura: chi non crede a Gesù, ma segue la propria coscienza, sarà perdonato. Bontà sua. Peccato che Papi precedenti avessero condannato proprio la libertà di coscienza e avessero ribadito che solo la loro autorità è fonte di verità. Sempre modesti.
Il cosiddetto dialogo con i non credenti è in realtà un dialogo tra sordi, perché ognuno resta della propria opinione. Ma resta il fatto che viene presentato come una concessione di chi ha "il dono di seguire Gesù nella fede". Se proprio non ce la fate, dice il Papa, seguite la vostra coscienza. Questo vale, però, solo per i non credenti; per i credenti, evidentemente, esiste solo il magistero della Chiesa: non devono pensare con la loro testa.
La coscienza mi dice che quello di Gesù è soltanto un mito sapientemente artefatto e che "Dio" è una Consapevolezza creativa che risiede in tutti e in tutte le cose, e che non ha bisogno di reincarnarsi una seconda volta, in un solo uomo per di più. L'universo è l'incarnazione di questo Dio. Che bisogno c'è di reincarnarsi di nuovo in questo o in quello?
Ma l'annuncio centrale del cristianesimo è che Dio si è incarnato in un uomo. Affermazione che è un po ridicola. Come se non fosse già incarnato negli altri uomini, oltre che nelle formiche, negli alberi e nelle gocce d'acqua.
Grandezza e miseria del cristianesimo. Sì, perché ridurre Dio a uomo è una diminuzione, è un rimpicciolimento, una limitazione. La Trascendenza che si riduce a uomo. Come fa a starci dentro?
Lo "scandalo" del cristianesimo è tutto qui. Avere la presunzione di unire l'Infinito con il finito e arrivare a dire che Dio è un uomo, un singolo uomo. Che la verità è un uomo. Questo porta a contraddizioni e a paradossi senza fine. Per esempio, il Dio-Uomo muore, però devo risorgere - se no, che Dio è?
In tal senso il cristianesimo è figlio del giudaismo da una parte e delle religioni pagane dall'altra. Il giudaismo aveva già ridotto a una macchietta semi-umana Dio, presentandolo come una Persona che si arrabbia, ama, odia, compie ingiustizie, guida guerre, passeggia nervosamente e interviene a stringere alleanze che puntualmente falliscono. Ma un giorno manderà su questa Terra un suo Inviato, un Messia, che potrà essere o un Monarca trionfante o un Servo sofferente, come appunto Gesù. Gli ebrei, però, hanno avuto il buon senso di non riconoscere in Gesù questo Messia e, prudentemente, lo aspettano ancora. Un giorno giungerà...
Quanto alle religioni pagane, avevano già annunciato incarnazioni divine e avevano concepito storie in cui gli dei scendevano direttamente sulla Terra a compiere varie malefatte, compresa la messa incinta di vergini. Lo stesso altre religioni in altre parti del mondo. L'India, per esempio, è piena di Iddii incarnati. Krishna cos'è se non un Dio incarnato? E anche il nome ricorda quello di Cristo. Esiste addirittura una leggenda secondo cui Gesù non sarebbe morto sulla croce, ma si sarebbe nascosto in India. E se andate in India, troverete la "tomba di Gesù".
Oggi è di moda dire che Gesù lo si conosce in un incontro diretto. "Ho incontrato Gesù." Ma non si può incontrare un uomo morto duemila anni fa. Ciò che si incontra è un'immagine di Gesù veicolata da altri uomini e dalle organizzazioni religiose, ognuna con la propria personale interpretazione. Dunque, s'incontra non un uomo, ma un'idea.
Oltretutto, la realtà storica di Gesù non è mai stata provata: non esistono testimoni storici suoi contemporanei. Lo stesso san Paolo non aveva conosciuto Gesù di persona. In ogni caso, è certo che i Vangeli veicolano, accanto a temi che potrebbero essere storici, altri che sono certamente mitologici, come alcuni miracoli. Camminare sulle acque, sedare le tempeste, resuscitare i morti, dare la vista ai ciechi..? Queste storie si trovano in tutte le mitologie. Perfino nella Bibbia troviamo resurrezioni ad opera di profeti.
Non si può escludere che l'intera storia di Gesù sia un parto letterario, certamente geniale. Gli Esseni, per esempio, tratteggiavano un "maestro di giustizia" molto simile a Gesù. Non ci dimentichiamo che certi personaggi letterari diventano ancora più "reali" degli uomini veri, come se fossero vissuti.
Gesù era un guaritore che usava i metodi dei guaritori del tempo: la saliva, l'imposizione delle mani, le preghiere, ecc. E, come rivelano gli stessi Vangeli, non sempre riusciva a "fare il miracolo". Molto dipendeva dalla fede, cioè dalla suggestione collettiva di chi gli stava intorno. Un giorno fuggì da un posto senza poter fare miracoli e prodigi perché la gente non lo voleva e non gli credeva.
Il teologo Vito Mancuso dice che la verità non né una dottrina né un dogma, ma "relazione". L'espressione è ambigua. Dalle relazioni umane nascono sia verità sia falsità. Non basta che un gruppo di persone si metta insieme per stabilire che quello in cui credono sia vero. Ci vuole ben altro. Milioni di persone hanno credute e credono in verità fasulle, in favole e falsità. Non basta la "relazione", ci vuole una conferma reale, storica, condivisa da tutti e verificata nella vita di tutti giorni.
Che ogni cosa sia interdipendente, questa è una verità palese e verificabile. Tutto nasce da relazioni, da una rete che avvolge tutti. Ma questo punta più a un Dio-Tutto che a un Dio come Singolarità, ad un Dio del Relativismo che a un Dio Assoluto (Ab-solutus), ad un Dio del Divenire che ad un Dio dell'Essere Statico, ad un Dio dell'Evoluzione che ad un Dio dei dogmi.
Il concetto di Trinità è ben poca cosa. Perché solo tre e non tutti?
E, comunque, non ci si può mettere a parlare della verità partendo da una sola fede. Nessuna religione include tutto. Ma bisognerebbe prima esaminare tutte le altre religioni, alcune delle quali rispettano maggiormente la Trascendenza senza ridurla a dimensione terragna; e, soprattutto, vedono chiaramente i limiti della mente umana quando cerca di conoscere Dio.
Manca nelle religioni, in tutte, una presa di coscienza del fatto che esse sono sistemi simbolici e metaforici di valori, di credenze e di pratiche. Manca la consapevolezza che sono condizionate. Per esempio, il cristianesimo non è che una metafora del rapporto figlio-padre e dell'uomo come figlio di Dio al tempo in cui è nato, duemila anni fa. Ma, nel frattempo, questa relazione è cambiata.
Cambierà anche il Papa Francesco? Non credo. Per ora resta abbarbicato ad una rigida ortodossia, anche se questo è un peccato contro il Dio dell'evoluzione.

mercoledì 11 settembre 2013

Fughe bibliche

La Guardia di Finanza ha accertato che, dal 2009 al 2012, lo IOR, l'Istituto per le Opere di Religione, la banca del Vaticano, ha spostato quasi mezzo miliardo di euro dalle banche italiane a quelle svizzere e alla Deutsche Bank. Come mai? Perché lo Stato italiano ha voluto verificare seriamente come venivano applicate le norme antiriciclaggio. Ormai in Italia restano poche decine di milioni. Evidentemente, lo Spirito Santo deve aver ispirato i consiglieri tedeschi di Benedetto XVI a evitare i controlli delle leggi italiane e a fuggire, come Mosè, verso la Terra Promessa.
Che cosa abbia a che fare questo comportamento degli istituti della "santa" sede con tutti i discorsi sull'incarnazione di Dio, nessuno lo capisce. A meno che "incarnazione" non significhi sporcarsi le mani e la coscienza con le sozzure terrene. È questa la realizzazione della grande promessa cristiana?

domenica 8 settembre 2013

L'universo in noi

Quando stiamo seduti in meditazione, respirando naturalmente, senza sforzi, senza pensieri, senza intenzioni, concentrati ma non tesi, in realtà trascendiamo noi stessi - il nostro piccolo ego individuale. In tal senso diventiamo più imparziali, più impersonali, più equanimi e più comprensivi. Ci allarghiamo e ci "eternizziamo", perché diventiamo un tutt'uno con l'universo. Lo contempliamo e lo siamo, al di là del tempo e dello spazio. Il paradosso è che siamo del tutto noi stessi, oltrepassando i limiti egoici.
Ovviamente, il paradosso è per noi che pensiamo e scriviamo, non per chi è in meditazione, in quel momento.