venerdì 10 aprile 2020

Cani di paglia


Chi mette al mondo la vita, mette al mondo la morte – entrambe una grande sofferenza. Si nasce soffrendo e si muore soffrendo: vuoi che nel mezzo sia tutto bello? Se l’avessi saputo prima di nascere, forse non l’avresti accettato.
Ma la verità è che nessuno ti ha chiesto niente. I tuoi genitori non ci hanno pensato. Si sono uniti ubbidendo ad un impulso del tutto irrazionale, guidati dal piacere, ossia lo zuccherino che si dà all’elefante per farlo ubbidire. Hanno semplicemente seguito il loro desiderio, il loro istinto, ciò che voleva la forza vitale, il domatore.
Sono poche le persone che dicono: “No, non voglio mettere al mondo uno che comunque dovrà nascere e morire, uno che comunque dovrà invecchiare, ammalarsi e soffrire”. Si segue il corso della vita, non si pensa, ci si lascia andare, si vuole fare ad altri ciò che è stato fatto a noi.
Siamo tutti caduti in una trappola: abbiamo creduto che la vita ci ispirasse saggiamente, che facesse gli interessi degli esseri viventi. Non ci è venuto il dubbio che noi fossimo dei giocattoli o semplici animali da allevamento. Ora, le pecore possono essere allevate con amore dal pastore, ma non vengono allevate nel loro interesse, vengono allevate nell’interesse del pastore. Questo deve essere chiaro: non è la vita che serve noi, siamo noi che serviamo la vita.
E, alla fine, dovremmo veramente tutti chiederci: ma ne vale la pena?
Chi siamo veramente noi? Siamo questi organismi psicosomatici, voluti dalla natura, o siamo coloro che sanno vedere se stessi e trarre le loro conclusioni? Siamo giocattoli per il divertimento altrui o cerchiamo la nostra autonomia, la nostra libertà?
Quello che è certo è che ci hanno imprigionati in un corpo e in un mondo che non è il nostro, che non è noi. La nostra vera identità sta altrove, al di là del nascere e del morire.

2 commenti:

  1. Leggendo questo post e alcuni altri degli ultimi tempi è quasi incredibile pensare che Lei é l'autore de "l'arte della serenità", un libro che mi ha dato tante nozioni e una nuova consapevolezza per uscire ogni volta, aprendo una pagina a caso, dai momenti bui...
    Mi dispiace sentitLa ora così abbattuto dalla vita e leggendo sembra percepire che non ha alcun senso...Si, vero, la sofferenza c'è in un mondo duale in cui viviamo noi, ma quanti altri momenti meravigliosi di unione, di riconoscere la luce, la bellezza, la verità, la pace in noi...quella sensazione di amore senza confine...saremmo mai in grado di percepirli e di crescere verso una consapevolezza più ampia senza i momenti più impegnativi?
    Proprio Lei, in altri post, spiega in modo cosi semplice e chiaro di come entrare nello stato di meditazione e di poterlo vivere anche nella vita quotidiana...non è la vita sempre quella su cui diamo il nostro focus? Il buio c'è, ma basta un piccolo raggio di luce e il buio svanisce...

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  2. La serenità può essere raggiunta solo se guardiamo con distacco il bene e il male, non se ci identifichiamo con ciò che ci pare più positivo e che ci fa più comodo. Invecchiando verremo tutti colpiti da degenerazioni, malattie e morte. Non cadiamo in un ottimismo di maniera. E neppure nel pessimismo. Riconosciamo la vita per ciò che è. E cerchiamo di non ricaderci mai più.

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