giovedì 21 aprile 2022

Essere nel presente

 

Quando cerchiamo di cogliere noi stessi, il soggetto primo rimane sempre imprendibile, perché ciò che otteniamo è un semplice oggetto. Però abbiamo sempre la sensazione che ci sia un Testimone che osserva il nostro sforzo. In altri termini, non riusciamo a coglierci come soggetti, ma sappiamo che il soggetto è sempre presente sotto forma di testimonianza. Ebbene alcuni mistici sostengono che questa Testimonianza sia proprio il soggetto primo, quello che è sempre prima di ogni possibile sé conosciuto.

Questo soggetto è sempre attivo anche quando sogniamo. Il sé che conosciamo nei sogni non è il solito sé dello stato di veglia; è quasi sempre diverso. Ma noi abbiamo la sensazione che siamo comunque noi stessi. Dunque ciò vuol dire che qualcosa continua a testimoniare noi stessi. Ed è il Sé primo o ultimo, quello che è sempre presente senza poter essere conosciuto.

Quando cerchiamo di conoscerci (ho questo corpo, sono alto tanto, ho questi genitori e parenti, ho fatto queste esperienze, ho fatto questi studi, ho questo carattere, ecc.), quello che conosciamo è il nostro sé concreto, attuale, ma dobbiamo aggiungere che di lui siamo sempre coscienti, anche in stati alterati di coscienza, anche durante i sogni.

Ora ciò che è sempre cosciente è un Testimone, una Soggettività pura, che osserva sempre. Qui il “sempre” significa che è sempre presente, anche quando non cerchiamo di coglierlo. È la Testimonianza pura. Non possiamo coglierlo direttamente (altrimenti sarebbe un oggetto), ma è ciò che coglie, che è sempre consapevole del nostro essere.

Questo esercizio di “presa di coscienza” del Testimone va ripetuto continuamente, fino a convincerci che la nostra vera identità non è il sé concreto con cui ci identifichiamo abitualmente, ma “quel” Testimone. È ciò che i maestri dello zen chiamano il “Volto originario che esisteva prima dei nostri genitori”. Oppure è ciò cui alludeva Gesù quando diceva; “Prima che Abramo fosse, Io ero”.

Se si nota, questo Sé esiste nei sogni, seppure in forma distorta, e durante il sonno profondo, senza sogni, perché quando ci svegliamo è sempre lì a compiere  la sua testimonianza.

Questo Sé esisteva “prima” non perché fosse eterno, ma perché si trova nel presente che è al di fuori del tempo. Come diceva Wittgenstein, “se attribuiamo all’eternità non il senso di una perenne durata temporale, ma l’essere senza tempo, la vita eterna appartiene a quelli che vivono nel Presente.”

martedì 19 aprile 2022

L'evoluzione della coscienza

 

Poiché nell’essere umano sopravvivono e convivono tutti i precedenti elementi del processo evolutivo (appartenenti a piante, pesci, anfibi, rettili, primi mammiferi, primati, ecc.), sopravvivono e convivono anche gli elementi psicologici delle tappe evolutive della mente: quella arcaica, quella magica, quella mitica e quella razionale. Ogni volta nel neonato vengono ripercorsi tutti questi stadi. Ma non tutti giungono all’ultimo stadio. Qualche volta ci si ferma a uno stadio precedente, o comunque uno stadio più arcaico riaffiora anche nell’individuo più evoluto.

Ogni stadio è più evoluto, più comprensivo e più consapevole del precedente, finendo per trascendere i valori egocentrici, narcisisti, nazionalisti, fondamentalisti che hanno dato origine nel passato a impulsi ad ottenere potere, successo, ricchezza, dominio fisico, dominio psicologico, dominio sessuale, dominio politico, conquiste territoriali e religioni basate sull’assolutismo, sull’ubbidienza, sul potere magico e sulla mitologia.

Questo processo evolutivo che non si ferma mai ha dato oggi origine a pratiche di meditazione e contemplazione che a poco a poco sostituiranno le vecchie pratiche dell’adorazione di una Autorità divina e il loro relativo conformismo. Sta venendo alla luce un ego più comprensivo e più consapevole che vede in Dio non più un Essere specifico, onnipotente e onnisciente, ma la Totalità. Non più un Essere singolare, una specie di monarca assoluto, ma il Dio che è presente in ciascun essere vivente.

Non c’è bisogno di fondare una nuova religione, con dogmi e principi che escludono quelli delle altre religioni, ma di sviluppare una consapevolezza che, essendo cosciente degli stadi precedenti, ne sarà libera. Si tratta di osservare, di disidentificarsi e di trascendere, fino ad avvertire un immenso senso di liberazione.

 

lunedì 18 aprile 2022

Le trappole del pensiero

 

Parlare di Dio come forza o energia primaria è ancora insufficiente. Ci si potrebbe domandare da dove o da chi proviene tutta questa forza o energia. Così ricadiamo nell’antropomorfismo e quindi nel condizionato. La verità è che qualsiasi cosa diciamo nel nostro limitato linguaggio è manchevole. Avevano ragione i filosofi della teologia negativa quando sostenevano che di Dio non si può dire ciò che è, ma solo ciò che non è. Tutto il resto è un prodotto condizionato.

Il guaio è che i fedeli vogliono parlare di Dio e con Dio. Vogliono definirlo. Ma come si fa a definire l’infinito? Significa limitarlo, farne un oggetto di pensiero che rientri nelle nostre categorie.

Forse hanno ragione certi  maestri dello zen quando rispondono, interrogati sulla natura ultima, che è il Vuoto. Ma anche qui si usa un termine insufficiente, perché può intendersi come il Vuoto in quanto contrapposto al Pieno.

Niente. Meglio non dire niente, meglio non pensare  niente, perché si ricasca sempre nel vizio originale di usare categorie umane.

Ma noi vogliamo sapere che cosa sia Dio perché vogliamo sapere che cosa sia giusto e sbagliato. Vogliamo regole di comportamento, vogliamo un senso. E così ricadiamo nel dualismo, nell’antropomorfismo e nel mitologico. Dio è il bene, e il male è il Diavolo, l’Antidio. Stiamo balbettando, stiamo attribuendo alla Trascendenza un volto umano… certamente insufficiente.

Dio è inaccessibile al pensiero, alla ragione e al sentimento. Perciò quando vedo i sacerdoti eseguire i loro riti o i credenti affermare che Dio vuole una certa cosa, vengo preso da sconforto. Gli uomini credono di sapere, ma non sanno.

Se Dio fosse solo pace e amore, e se fosse una persona, non avrebbe creato questo mondo e interverrebbe quando gli uomini sbagliano. Cosa che non è.

Aveva ragione il Buddha quando rispondeva con un “nobile silenzio” quando gli venivano rivolte domande su Dio.

sabato 16 aprile 2022

Dio come forza

 

Personalizzare Dio come Padre, Madre o Figlio è ancora una forma di infantilismo religioso che è però un errore comune. Un tempo erano le forze della natura o della psiche che venivano personalizzate e divinizzate, e così nascevano i vari dei che venivano adorati. Nelle città romane, per esempio, c’erano splendidi templi dedicati a Giove, Venere, Marte, Giunone, Vulcano, ecc., e i fedeli vi si recavano per implorare questo o quel Dio. Poi, con il passare del tempo e l’avvento del cristianesimo, questi dei scomparvero e furono sostituiti da un unico Dio, che però poteva essere adorato sotto forma di Padre, di Madre, di Figlio, di Spirito Santo o di una pletora di santi.

Insomma siamo ancora al politeismo che permette ai fedeli di credere di rivolgersi a questo o quel Dio o santo. In realtà non si rivolge proprio a nessuno perché si tratta ancora di figure antropomorfe, nate dal bisogno di concepire Dio come Persona e di stabilire con lui un’illusoria relazione di cura.

Ancora oggi ci si rivolge alle divinità per chiedere un aiuto.

Ma questo aiuto non è visibile, con grande scorno di chi prega. Per esempio, oggi si prega per la fine dell’epidemia e della guerra, come se ci dovesse essere un interessamento e un intervento di qualche Dio.

Purtroppo Dio non si preoccupa degli uomini nel senso in cui noi ci preoccupiamo di un altro. Non si vedrà mai un Dio intervenire a fermare una guerra o a far venire un colpo all’aggressore.

Ciononostante gli uomini continuano a far processioni e a pregare, come se potessero convincere il loro dio o il loro santo a intervenire nel mondo.

Ma concepire Dio in tal modo è certamente un’illusione e dimostra un mancato approfondimento della natura divina. Dio non è un Padre, ma al massimo un’energia, una forza, che non ha un rapporto personale con le creature e che non può essere convinto da una preghiera a comportarsi come ci comportiamo noi.

Se noi fossimo Dio, interverremmo con una spada sul campo di battaglia, proteggeremmo i buoni o puniremmo i cattivi. Ma questo non succede mai e non può succedere, perché Dio non è una persona.

Sono stati i cristiani (e oggi tutti i contendenti sono cristiani) a imporci questa falsa immagine di Dio. Ma oggi vedersi in una relazione padre-figlio con Dio è non poter crescere spiritualmente, è avere una conoscenza limitata, è essere condizionati da una vecchia concezione religiosa.

Sono gli uomini che, anziché rivolgersi a divinità esterne, dovrebbero suscitare in sé quella forza divina che è in loro e proteggere il mondo.

venerdì 15 aprile 2022

Una religione semplicistica

 

Non so se avete notato le diverse opinioni dei vari leader religiosi sulla guerra in Ucraina. Il capo della Chiesa ortodossa di Mosca appoggia l’invasione e il genocidio delle truppe russe, mentre il capo della Chiesa ucraina difende gli ucraini. Quanto al Papa, si barcamena col suo solito stile ambiguo, condannando la guerra per principio; essendo anche un capo politico, non può inimicarsi Putin. Quindi ci asfissia in televisione esponendo per Pasqua alcuni racconti dei Vangeli.

Così vien fuori un pensiero debole debole, molto infantile, fatto di Babbi e di Mamme celesti.

Eppure sono tutti cristiani.

San Paolo si domandava in una delle sue lettere: “Cristo è stato forse diviso?”

Sì, evidentemente. Ognuno lo interpreta a modo suo, non riuscendo a superare nemmeno il nazionalismo. Del resto, questa è una vecchia storia. I cristiani si sono divisi nel corso della storia proprio perché incapaci di superare le distinzioni nazionali.

Questo succede perché il cristianesimo, con i suoi Iddii e i suoi santi, è solo l’ultima forma del paganesimo antico, inadeguato a capire che cosa sia la vera trascendenza, senza padri, madri e figli divini.

mercoledì 13 aprile 2022

Corpo e spirito

 

Nel campo della spiritualità d’ogni tempo e d’ogni luogo c’è l‘idea che esista un’anima già completa e perfetta che, per qualche strano motivo, ad un certo punto si incarna in un corpo umano. Una vera e propria caduta o un errore. Da quel momento l’anima aspirerebbe a ritornare alla propria vera natura, liberandosi del corpo.

Ma non si capisce come un’anima così evoluta possa fare l’errore di cadere in un corpo. Forse il mondo dei puri spiriti non è tanto soddisfacente? A questo alludono certi miti sugli angeli decaduti. Evidentemente non erano così felici nel mondo dei puri spiriti a contatto con Dio.

 Quindi è più probabile che l’anima sia il prodotto del corpo, una vera e propria sublimazione. Poiché il corpo dà origine a una mente, questa mente, nel suo livello più elevato, può essere considerata la parte spirituale,  che aspira, attraverso una sempre maggiore consapevolezza, a farsi anima. Quindi, non si tratta di un’anima perfetta che decade, ma di una materia che desidera raffinarsi sempre di più, aspirando addirittura a dominare la materia.

Oltretutto, se la materia arrivasse a essere così potente da farsi anima, non si vede come potrebbe desiderare di tornare indietro. Sarebbe un errore, anzi sarebbe impossibile. Chi desidera tornare a essere povero dopo che sia diventato ricco?

Perciò lavoriamo per essere sempre più intelligenti e consapevoli, fino ad arrivare a dominare il corpo. Ma non dimentichiamoci che non possiamo eliminare o trasformare la materia. L’essere umano è questa combinazione di corpo e mente. Il problema è semmai quello dell’armonia, non quello della prevalenza di un’anima.

La mente rimane pur sempre un prodotto della materia, non di un fantastico spirito. Se all’origne ci fosse un puro spirito, la materia semplicemente non esisterebbe.

Dunque, chi medita non deve mai trascurare il corpo e pensare di diventare un puro spirito. La morte è lì a falciare ogni illusione spiritualista. Se bastasse la morte a farci diventare tutti puri spiriti, rimarremmo tutti morti. Che bisogno ci sarebbe di un corpo?

lunedì 11 aprile 2022

Il cibo della mente

 

La meditazione può anche essere considerata un metodo per vivere meglio, alla pari di altre discipline che prendono in considerazione il corpo e la mente per mantenerli in forma. Può essere vista come una forma di nutrimento, senza il quale non è possibile acquisire energia.

L’energia è il carburante del nostro fisico, tant’è vero che in una upanisad il cibo viene considerato una divinità. In termini moderni, infatti, dobbiamo dire che il cibo-energia è la base che permette la vita.

A tal proposito, un uomo che ha la capacità di preparare un cibo sano e gustoso ha certamente una grande virtù. È un benemerito.

“Lasciate che il vostro cibo sia la vostra medicina e a vostro medicina sia il vostro cibo” diceva Ippocrate.

Ma non ci deve occupare solo del cibo fisico per assicurarci una vita felice. C’è anche quello che assorbiamo a livello sensoriale. E qui incominciano i guai. Perché non solo il cibo fisico può essere di pessima qualità. Anche il cibo delle impressioni sensoriali.

Nelle nostre società siamo sottoposti a un bombardamento continuo di informazioni e di stimoli sensoriali che possono essere considerati nocivi. Per esempio, quando c’è un’epidemia, un disastro o una guerra, i mass media non trasmettono altro, con la conseguenza che ci riempiono di messaggi negativi.

Ebbene, dobbiamo difenderci proprio da questo tipo di stimoli, che fanno male alla nostra psiche, al nostro equilibrio e alla nostra salute.

Dobbiamo quindi evitare di assistere passivamente a certe notizie, a certi messaggi, a certi spettacoli. Usiamo la consapevolezza per distinguere e selezionare. Eliminiamo l’eccesso, portiamo l’attenzione su altri stimoli. Chiediamoci se certe impressioni sensoriali siano utili alla nostra serenità e alla nostra pace.

“La conoscenza è cibo” Vasugupta.

sabato 9 aprile 2022

La meditazione per vincere i condizionamenti

 

Non fatevi ingannare dalla tradizione – lo dice perfino il Buddha nel suo discorso ai Kalama. Per meditare non c’è nessun bisogno di posizioni particolari: quelle in cui viene raffigurato il Buddha in tante statue e che vengono da antiche tradizioni yoga. Noi occidentali non abbiamo bisogno di sederci per terra a gambe incrociate.

Per essere consapevoli non c’è bisogno di alcuna posizione specifica. Si può stare benissimo seduti su una sedia o su una poltrona molto più comoda. Si può anche stare in piedi. Ci si può anche muovere. L’importante è la consapevolezza, cioè il fattore mentale.

Per esempio, la mattina, appena alzati, ci si può sedere su una poltrona e lì portare la consapevolezza al fatto di respirare, di essere vivi, di avere un’altra giornata davanti a sé. Poi ci si può concentrare sul tipo di respirazione che abbiamo e sul corpo, per notare eventuali tensioni e dolori. Quindi si può fare un pieno di energia e di vitalità per l’intera giornata.

Quindi ci si può concentrare sugli stati d’animo, per scoprire quelli più negativi e sostituirli con quelli più positivi.

Basta questo a dare una svolta ai nostri pensieri, portandoli alla fine verso una visione più vera e più profonda di noi stessi e della realtà. Si possono scoprire cose molto interessanti e vere: l’impermanenza, il fatto che tutto cambi incessantemente, il fatto che le cose siano collegate fra di loro, i condizionamenti ( cioè i limiti) che tutti abbiamo, l’inesistenza delle divinità, la magia indifferente della vita, l’inevitabilità della morte, eccetera eccetera… Lasciamo perdere ciò che si dice in giro, i tromboni che credono di avere qualche autorità, i miti con cui occultiamo la verità, i libri sacri, le religioni, i comandamenti, il sacro, ecc., e fidiamoci soltanto di ciò che sperimentiamo personalmente.

Ricordiamoci che coloro che comandano nelle nostre società hanno sempre l’interesse a farci credere in cose che confermano la loro posizione di privilegio, ma che ci rendono essere ubbidienti, condizionati e sottomessi.

La verità – trovata da voi stessi – vi renderà liberi.

venerdì 8 aprile 2022

Un solo momento

 

Non è facile avere e mantenere la vera presenza mentale, perché, mentre siamo sicuri che il corpo è sempre presente quando ci sediamo in meditazione, la mente può essere altrove, lontana mille miglia. Quindi l’atto di sedersi in meditazione deve per prima cosa rivolgersi alla consapevolezza di essere lì in quel momento. “Io sono qui, io sto respirando, io sono vivo e io sono presente con il corpo e con la mente. Di solito ci si concentra sul respiro proprio per questo motivo, perché il respiro è sempre vivo e sempre presente, è un collegamento fra corpo e mente e può occupare per un istante la mente, scacciando ogni altro pensiero.

Inspirando ed espirando, sono consapevole che il respiro ha una certa qualità: è lento, è veloce, è tranquillo, è affrettato, è lungo, è breve… Non solo sono consapevole del mio respiro, ma sono concentrato e unificato. Per un momento sono libero da ansie e da paure, e posso rilasciare le tensioni, favorendo una certa calma. E la calma mi dà un senso di benessere.

Se ho qualche dolore, me ne posso liberare, almeno temporaneamente. E questo mi pone la questione dei miei pensieri, degli stati mentali, che influenzano enormemente la mia salute e la mia vita. Così divento più consapevole della mia situazione e posso lasciar andare atteggiamenti negativi per la mia serenità.

Un solo momento di consapevolezza o presenza mentale non serve ovviamente a modificare condizionamenti antichi, preoccupazioni derivanti dal passato o dal futuro e tensioni del presente, ma serve a farmi capire come esiste una possibilità di liberazione dalla sofferenza.

mercoledì 6 aprile 2022

Un'eredità difficile

 

Nascere su questa Terra significa condividere un’origine e un destino comune. Anche se siamo individui separati, abbiamo un patrimonio genetico che proviene dal passato, dai nostri antenati, con il quale dobbiamo fare i conti, nel bene e nel male. Siamo esseri aggressivi, avidi, pieni di desideri, insoddisfatti, egocentrici. Questo è il punto: per essere davvero esseri originali, non possiamo accettare tutto. Una parte della nostra eredità o karma deve essere accettata e un parte negata e superata. Questo fa di noi esseri in eterno conflitto interiore.

Spesso non sappiamo perché siamo tanto infelici – è un’eredità che viene dal passato. E non sappiamo perché abbiamo una certa dote - anch’essa viene dal passato.

Ciò significa che ogni nostra migliore intenzione viene spesso sabotata da atteggiamenti che remano in senso contrario. Questi atteggiamenti possono venire dal passato ma anche da un atteggiamento negativo collettivo. Per esempio, se ci sono azioni di guerra che suscitano rabbia, quella rabbia coinvolge anche noi. Il mondo ci influenza e noi influenziamo il mondo.

Cercare dunque la felicità, la pace o l’illuminazione non può essere solo un compito individuale. Ci vogliono anche un’eredità e una partecipazione. Ecco perché è così difficile.

L’eredità dell’uomo purtroppo trascina la sua origine ferina, ed è contro questo che dobbiamo lottare.Lotteremo per noi e per il nostro destino.umano.

martedì 5 aprile 2022

Il potere della non-mente

 

La conoscenza cui ci riferiamo in meditazione non è qualcosa cui si contrappone l’ignoranza, ma un recedere indietro, un abbracciare complessivamente, un vedere no stessi e gli altri, con uno sguardo che contempla i giudizi e i pregiudizi, i luoghi comuni e il pensiero mitologico, e se ne stacca completamente.

In meditazione ci si siede con questa ampiezza di visione e si vede l’insieme, che dà una conoscenza intuitiva e sintetica, lontana dalla conoscenza abituale. Non è la mente il vero soggetto, ma la non-mente, l’altrove della mente logica e dualistica, l’insieme non mentale che ci compone.

Noi tutti, pur essendo sé separati, siamo costituiti da elementi comuni – l’aria, il sole, la luna, le stelle, la terra, l’energia, l’universo… abbiamo dunque un “aldilà della mente separata” che è in grado di contemplare ed essere il tutto.

Con questa dobbiamo sederci in meditazione, non con l’altra che è piena di pregiudizi

lunedì 4 aprile 2022

Le mani nude del Papa

 

Inutilmente il Papa predica, inutilmente invoca, inutilmente fa appelli, inutilmente prega, inutilmente consacra Russia e Ucraina alla Madonna. Tutti i suoi santi e le sue divinità non servono a nulla, perché sono invenzioni della mente umana – questa è la dimostrazione.

Non si è mai visto un Dio scendere su un campo d battaglia a fermare la guerra. Eppure sono tutti cristiani quelli che combattono, eppure si rischia l’estinzione del genere umano.

Contrariamente a quel dicono i cristiani, mai nessun Dio è sceso sulla Terra e si è interessato alla sorte di queste folli scimmie. L’unica debole forza è la nostra stessa consapevolezza. Che altre prove volete?

L'ascolto profondo

 

Sembra incredibile, ma l’uomo è l’unico essere vivente che non ama stare in compagnia di se stesso, che appena ha una difficoltà o un momento di noia, si mette a fuggire da se stesso. Eppure a questo serve l’enorme industria del divertimento. A fargli dimenticare chi è e a distrarlo.

Abbiamo paura che, ritornando in compagnia di noi stessi, ci si trovi a faccia a faccia con qualcosa di sommamente sgradevole – noi stessi, la nostra sofferenza, le nostre paure, le nostre angosce... In questo modo ci si divide in due. ci si aliena e non sappiamo chi siamo.

La nostra pratica è esattamente il contrario: trovare noi stessi, tornare a casa. E prendere coscienza del dolore che proviamo, nostro e anche dei nostri antenati, da cui siamo tutti fuggiti. Infatti vivere è in gran parte soffrire, se non altro perché siamo tutti destinati alla morte.

Se gli esseri umani sono pronti a distruggere se stessi attraverso armi nucleari, vuol dire che qualcosa in loro è profondamente malato, vuol dire che provano un dolore che non viene neppure riconosciuto. Qual è la loro aspirazione più profonda? Ogni desiderio è in realtà una sofferenza, e tutti siamo insoddisfatti. Perfino questa ricerca dell’illuminazione o del paradiso rivela che ci troviamo in una specie d’inferno, che stiamo male.

Ma tutto questo va riconosciuto – con comprensione e compassione.

La nostra sofferenza è la sofferenza di tutti: dobbiamo esserne consapevoli attraverso l’ascolto profondo. Il nostro problema è che non capiamo noi stessi e quindi neppure gli altri. E che fuggiamo non appena avvertiamo la nostra tristezza, la nostra paura, la nostra rabbia, il nostro desiderio o il nostro vuoto.

Perciò non ci resta che metterci in ascolto – di noi stessi e degli altri. Non fuggire attraverso un’azione qualsiasi. È il primo passo per cambiare.

Mettiamoci seduti e diventiamo consapevoli di ciò che siamo, qui e ora.

sabato 2 aprile 2022

Pienamente consapevoli

 

Ogni tanto è bene essere pienamente consapevoli di ciò che si fa o si pensa. Essere pienamente consapevoli di ciò che succede è un esercizio di presenza mentale tipico della meditazione. Di solito siamo parzialmente o superficialmente coscienti di ciò che succede, ma non pienamente consapevoli. E questa è proprio la differenza  tra una comune coscienza e la consapevolezza.

La consapevolezza è un esercizio volontario che vuole intensificare la coscienza abituale. Si può essere consapevoli di qualcosa che appartiene al corpo oppure di qualcosa che appartiene alla mente (percezioni, sensazioni, pensieri, fantasie, ecc.).

Quando si soffre fisicamente o mentalmente è bene fermarsi a esserne pienamente presenti. Gli animali lo sanno istintivamente – quando stanno male, si fermano. Ma gli uomini no. Gli uomini possono cercare di evadere o di sfuggire alla situazione. E così prolungano la loro sofferenza.

Se invece ci si ferma, si investe di energia la sofferenza. In fondo  noi siamo esseri energetici  che possono dislocare la loro energia su un punto particolare. In principio l’aumento di consapevolezza può acuire la sofferenza, ma a lungo andare l’incremento e la focalizzazione dell’energia porta a un miglioramento o addirittura alla scomparsa.

Lo stesso discorso vale per la gioia, che può essere migliorata con un aumento della concentrazione. Si finisce per assaporare di più.

Comunque, l’afflusso di energia è un aiuto fondamentale per risolvere i problemi. Che spesso scompaiono come ombre al sole.

Gli uomini, a differenza degli altri animali, possono dirigere e accrescere l’energia della consapevolezza proprio là dove fa male (o bene) riuscendo a cambiare la situazione. Ma è necessario allenarsi a farlo.

venerdì 1 aprile 2022

La pretesa

 

Tutti vogliamo la pace, ma chissà perché c’è sempre la guerra. Tutti vogliamo la felicità, ma chissà perché c’è sempre la sofferenza. Forse perché l’uno non può esserci senza l’altro?

Quando il Dio biblico creò la luce, dovette creare anche il buio; altrimenti non si sarebbe vista la luce.

È così per tutti gli opposti. Per esserci l’uno, deve esserci anche l’altro.

Questo una mente illuminata lo capisce subito. Il mondo (e la nostra mente) sono fatti così. Dovremmo in realtà parlare di pace-guerra, felicità-sofferenza, luce-ombra, amore-odio, ecc., ma la nostra mente è dualistica – vede una cosa senza vedere l’altra. E così si costruisce un mondo di eterni contrasti.

Ma questi contrasti non dovrebbero esistere per chi vede l’intero, l’insieme, il tutto. La mente illuminata vede il tutto… scoprendo naturalmente che è il niente!

Se io soffro adesso, è perché ho la pretesa di essere felice.

Se non avessi nessuna pretesa, sarei un dio. Perché sarei al di là.

mercoledì 30 marzo 2022

Al fondo di tutto

 

Non basta raggiungere uno stato di quiete per poter dire di essere degli illuminati. In realtà abbiamo raggiunto uno stato di piacevolezza, che può essere distrutto con facilità quando ci muoviamo. Se restiamo fermi e tranquilli a lungo, abbiamo ottenuto qualcosa di positivo. Ma noi dobbiamo ottenere qualcosa che possa permanere anche quando non siamo tranquilli.

 

La Via perfetta è come il grande spazio,

senza difetto e senza eccesso.

Ma il desiderio e il rifiuto

ti impediscono di realizzarla. (Sheng-Yen)

 

Questo vuol dire che la vera malattia della mente è il dualismo, è farsi trascinare dai poli opposti, ora da una parte ora dall’altra.

 

Il dissidio fra il pro e il contro

È la malattia della mente.

 

Questo è il punto. Ciò che ci oscura la mente non è il movimento, ma il dissidio della mente che è sempre divisa, contraddittoria e attaccata ad ogni punto di vista, alle cose, alle persone, alle sensazioni e alle opinioni. Questo significa che ondeggia continuamente senza trovare una vera stabilità e senza trovare una vera comprensione unitaria..

 

La Via Suprema non è ardua

Purché tu ti astenga da ogni preferenza.

Senza amore e senza odio

Ne otterrai la chiara comprensione.

 

Ma, allora, dovremmo vivere senza provare né amore né odio, né giusto né ingiusto, né piacere né sofferenza? Chiaramente questo non è possibile. No, il metodo consiste nel non attaccarsi a nulla, nell’uscire dall’angoscioso mondo dell’attaccamento agli estremi trovando quell’origine che è al fondo di tutto.

 

Se ristagni nel dualismo

Come ti accorgerai dell’unità?

 

L’oggetto è tale a causa del soggetto,

Il soggetto è tale a causa dell’oggetto.

Sappi che i due

Sono in origine un unico vuoto.

Nell’unico vuoto i due sono un’unica cosa

Che contiene tutti i fenomeni.

 

Prima bisogna unificare la mente, e poi trascenderla.

lunedì 28 marzo 2022

L'anima

 

Nessuno ci toglie dalla mente che, nonostante le variazioni e le modifiche, ci sia un nucleo dentro di noi che rimanga immutato - il nostro sé, la nostra identità ultima. Anche se non sapremmo definirlo a parole, lo percepiamo dentro di noi: noi siamo quello. Se siamo stati bambini, ragazzi, giovani, maturi, anziani, vecchi, ecc. riconosciamo che siamo sempre le stesse persone, che qualcosa in noi è rimasto sempre lo stesso.

È questo che ci fa pensare che esista una specie di anima che non muta. Non sappiamo se potrà esistere dopo la morte del corpo e della mente. Ma è indubbiamente ciò che noi siamo.

Il Buddha dice che non è vero, che si tratta d un’illusione, e ci fa l’esempio di un carro. Qual è l’elemento che lo definisce? Togliendo ad uno ad uno gli elementi che lo compongono, in effetti non c’è nessuno che lo definisca, e lo stesso vale per noi.

Ma ogni oggetto è definito da un’insieme di elementi, da un rapporto particolare di vari elementi, e questo vale anche per noi. Noi siamo quell’insieme particolare di rapporti, fattori, condizioni e informazioni che ci hanno portato ad essere ciò che siamo. Una parte è fisica, come il corpo e il DNA. Ma un parte è psicologica: come reagiamo alla situazioni.

Detto questo, ognuno può pensare quel che vuole. Che questo particolare e unico rapporto di elementi sia immortale o no. In fondo, nell’infinito, c’è spazio per tutti – per tutte le combinazioni possibili e immaginabili.

sabato 26 marzo 2022

Lo spirito impotente

 

Con Putin, vediamo a quale punto di aberrazione può arrivare una mente umana che non possieda alcuna autoconsapevolezza e che sia incentrata solo sul proprio ego. Un individuo del genere può diventare un pazzo omicida e minacciare la stabilità del mondo intero e la sua stessa sopravvivenza. Perché lo ha fatto? Non perché abbia qualche anomalia del cervello, ma solo per una mancanza. Abbiamo già visto nel passato uomini del genere. Solo che questa volta il narcisista, l’egocentrico, il non-cosciente, possiede l’arma nucleare. E quindi dobbiamo almeno sperare che abbia un minimo di coscienza.

A questo siamo ridotti: a sperare che non sia del tutto inconsapevole. Ora non abbiamo altra arma: il nostro spirito, la nostra consapevolezza, non hanno un’arma fisica, non hanno un vero potere, sono impotenti, perché operano a livello psicologico, non materiale.

Possiamo intervenire solo a livello mentale, non fisico.

Ma dovremmo imparare la lezione. E diffondere la pratica della consapevolezza dappertutto. L’uomo inconsapevole è capace di ogni atrocità.

Siamo ancora nel mondo della potenza materiale. A chi ha una forza materiale dobbiamo opporre un’altra forza materiale.

Non so se un giorno ci sarà un mondo in cui sarà scomparsa la materia e conterà solo lo spirito. Ma forse sarebbe ancora peggio, perché basterebbe un pensiero a distruggere tutto.

Lo spirito attuale è un piccolo rimasuglio del consolidamento dell’origine.

venerdì 25 marzo 2022

Riuscire a cambiare

 

In meditazione, possiamo adottare una prospettiva ottimista o pessimista. Possiamo dire: “La vita è un’occasione unica e tutti possono diventare degli illuminati”, oppure dire: “Gran parte della vita sarà sofferenza”. Entrambe le prospettive sono valide, ma parziali.

Lo stesso Buddha, che coglieva spesso l’aspetto più negativo dell’esistenza, ebbe a dire che era davvero raro poter avere una vita umana. C’erano le stesse probabilità che una tartaruga cieca aveva di riemergere dal mare e di infilare la testa nel giogo di un  carro che galleggiava sulle acque. Una probabilità bassissima e dunque una fortuna grandissima.

La fortuna grandissima è quella di nascere con una coscienza umana. Ma questa stessa coscienza, se non coltivata, si rivolta contro di noi e diventa una condanna. Bisogna vedere come la si usa.

È come avere un’arma molto potente. Se non la sappiamo usare,  ci scoppierà in mano e ci ucciderà. E questo succede in molte persone che sono ignoranti. Non conoscono le istruzioni, non sanno di che cosa dispongono.

La mente umana, infatti, pur essendo molto più potente di quella di altri esseri viventi, può incominciare a macinare pensieri e sensazioni distruttivi, autodistruttivi e sempre più confusi. Oppure può produrre pensieri e sensazioni che ci danno quiete e consapevolezza. Tutto dipende da come la si usa.

Per usarla ben, occorre prime prendere coscienza del potere che abbiamo.

Prendere coscienza significa diventare estremamente consapevoli di noi stessi, dei nostri mezzi e del nostro stato. E questo lo si può ottenere con la presenza mentale. Dobbiamo arrivare a dire: “Questa è la mia coscienza, con le sue potenzialità. Questa è la mia situazione.”E averlo ben chiaro.

E poi rendersi conto dell’uso o del non uso che ne facciamo.

Qui si apre un campo di vaste possibilità, legate alla conoscenza che possiamo raggiungere di noi stessi e alla nostra capacità di cambiare.

In sostanza, per cambiare, occorrono autocoscienza e volontà di intervenire. Ma qui è la sfida per la nostra salvezza fisica e per la nostra salvezza spirituale.

giovedì 24 marzo 2022

L'animale più feroce

 

Sull’orlo della distruzione, dobbiamo dire che avevamo visto giusto: l’uomo è un animale malato, l’uomo è un essere squilibrato, l’uomo è pazzo- è capace di segare il ramo su cui vive.

Guardate Putin, un bullo, uno smargiasso che, per ottenere quel che vuole, è disposto a distruggere il mondo.

Avevamo visto giusto nel nostro pessimismo. Non siamo stati salvati da nessuna divinità e le religioni sono pure fantasie degli uomini. Anche Putin e i suoi preti hanno una visione religiosa, che prevede un’apocalisse atomica.

Il fatto stesso di parlare e di aver costruite migliaia di testate atomiche indicano uno stato di follia in chi governa il mondo.

Siamo pronti a distruggere il mondo per la nostra volontà di potenza, per il nostro delirio paranoide.

L’uomo è un animale malato, un animale pericoloso, che non è consapevole di sé. È questa mancanza di consapevolezza che dovrebbe essere curata.

La consapevolezza di sé, dei propri squilibri, dei propri istinti distruttivi, dovrebbe essere sviluppata in ogni bambino, in ogni uomo, se vogliamo salvare il mondo.

mercoledì 23 marzo 2022

Non-attaccamento

 

Non solo siamo attaccati a certe cose e a certe persone che consideriamo “nostre”, ma siamo anche attaccati a certe idee. E questo è un problema perché in tal modo diamo inizio al conflitto che può anche degenerare nella violenza e che in ogni caso ci divide dagli altri.

Proviamo allora ad applicare il non-attaccamento anche alle opinioni e restiamo aperti alle opinioni degli altri attraverso un ascolto simpatetico. Ovviamente non è facile, perché dobbiamo mettere da parte idee cui siamo attaccati – idee che fanno parte di noi stessi.

Ma proprio questo è il punto. Cerchiamo di essere staccati da preferenze mentali che ci chiudono in un cerchio ristretto e che alla fine generano isolamento e sofferenza.

È necessario adottare l’ascolto profondo, evitando di imporre e sposare punti di vista. Oltretutto adottare punti vista è adottare qualcosa di parziale. La verità, invece non può essere parziale.

Per far questo dobbiamo metterci in posizione di ascolto profondo, ossia dobbiamo essere profondamente consapevoli, senza anteporre interessi e opinioni personali.

martedì 22 marzo 2022

Non-mente

 

La mente creatrice non può che essere  una non-mente, dato che non può rispondere ai nostri criteri di dualismo e cosificazione  che portano a contraddizioni insanabili e a domande senza risposta. La sua logica deve essere diversa dalla nostra. Per esempio, non può essere una mente “buona” nel senso nostro, ma deve essere al di là del bene del male, come di ogni altra aporia.      

Così si spiega perché non interviene come interverrebbe un dominus umano. Noi non lo comprendiamo perché siamo sempre all’interno di una mente che deve desiderare e preferire  schierandosi da una parte o dall’altra. Ma in meditazione possiamo intuirlo allorché ci mettiamo in contemplazione, osservando contemporaneamente come agiscono i contrari; in realtà essi non sono affatto opposti ma si sostengono reciprocamente.

Il bene contiene già il male e viceversa.

Cerchiamo dunque di metterci anche noi in uno stato di non-mente, per vedere come funziona il mondo.

domenica 20 marzo 2022

La chiave

 

Visto che tutte le teorie sono opinabili e che non risolvono nessun problema, l’unico modo di avvicinarsi alla verità della vita è una chiara visione, scevra di tutti i pregiudizi. Con la chiara visione lasciamo da parte le ideologie e le nostre preferenze e cerchiamo di guardare le cose con occhio spassionato. Rimaniamo fermi e impassibili e osserviamo il quadro che ci si presenta. Una lotta continua, un’insoddisfazione implacabile. Osserviamo gli altri, ma soprattutto noi stessi, con le nostre abitudini del vantaggio personale, del desiderio, dell’attaccamento alle cose e alle persone. Proviamo alternativamente piacere o avversione e nutriamo l’illusione del controllo… mentre siamo schiavi della mente.

Per capire le cose, molto meglio la non-mente e il non-pensiero. È con questo che vediamo chiaramente le cose, non con la mente che subito incontra paradossi e contraddizioni. Questa è la vera chiave con cui è stato costruito il mondo, non con i poveri mezzi della logica, con il pensiero razionale.

Sgomberare la mente, anziché riempirla di teorie. Uscire dal condizionamento, l’attenzione costante al qui e ora. Uscire dalla prigione, trovare la libertà.

sabato 19 marzo 2022

Sull'astronave

 

La situazione dell’uomo è paradossale. Si trova in un mondo che non sa cos’è e che non sa da dove salti fuori e perché. In sostanza non sa niente. Non sa chi è. Non sa che senso attribuire a questa improvvisa comparsa della vita e di sé, che è comunque temporanea e finirà con un’altrettanto incomprensibile scomparsa.

Inoltre il suo soggiorno non è per niente soddisfacente. Sì, ci sono dei piaceri e delle gioie, ma anche continue lotte e sofferenze. Manca sempre qualcosa alla sua felicità. Tutto è temporaneo, evanescente e in continuo mutamento.

La ragione ha bisogno di spiegazioni, ma non le trova. Ci sono teorie, fedi, teoremi, ma niente che possa essere dimostrato, niente che non lasci aperti nuovi interrogativi.

La gente si abitua a questo stato di cose, e vive come se non le importasse niente delle spiegazioni. Vive e muore senza rilevare l’assurdità della situazione o affidandosi a vecchie spiegazioni che in realtà non spiegano nulla. L’ipotesi che un Dio abbia creato il cosmo non ci dice né che cosa sia questo Dio né perché  abbia creato queste cose. Quando uno di noi crea qualcosa, sa perché lo fa e lo cura.

Ma Dio avrebbe creato il mondo senza curarlo, senza intervenire per salvaguardarlo, così come vediamo oggi che rischiamo di distruggerlo. Non c’è mai nessun intervento superiore. Sembra che tutto sia affidato agli uomini stessi che  sono in preda a manie di grandezza, ad avidità aggressiva e ad autodistruzione. Tanto che, se ci fosse un Dio creatore, dovremmo dire che ha sbagliato i suoi calcoli.

Insomma, in mancanza di una spiegazione soddisfacente, non ci resta che affidarci a ciò che abbiamo e vediamo.

Abbiamo un corpo e una mente cosciente che capisce – fino a un certo punto – quel che ci capita e quel che facciamo. Noi siamo quel corpo e quella mente-cervello, e siamo nello stesso tempo consapevoli che tutto  questo è destinato a dissolversi, come se fosse un sogno. E già tutto questo non ci piace, getta un’ombra di inutilità e di insoddisfazione su quel che facciamo.

Tutto è destinato a dissolversi… che razza di mondo è questo? Un mondo sospeso, un mondo senza capo e senza coda, affidato a se stesso. È come se fossimo su un’astronave lanciata nello spazio. Senza sapere né da dove veniamo né dove siamo diretti. E, per di più, l’astronave può durare pochi anni.

venerdì 18 marzo 2022

Come essere felici

 

Noi siamo convinti che la felicità consista semplicemente nell’aumentare i piaceri della vita: i soldi, il buon cibo, il sesso, le proprietà… più se ne avremo più saremo felici. Lo vediamo benissimo in chi si arricchisce di colpo. Si affretta ad acquistare beni e persone. Ma non è così, anzi più sono i beni e le persone che riesce a far entrare nella sua orbita, più aumentano i possessi, più aumentano le preoccupazioni.

Allora, cos’è che aumenta davvero la soddisfazione?

Non sono gli attaccamenti alle cose e alle persone, ma l’esatto contrario: il distacco.

Bisogna in realtà intuire la natura della vita per capirlo. Niente ci appartiene veramente… neppure noi a noi stessi. Ecco perché c’è sempre l’insoddisfazione. Noi cerchiamo di far nostre le cose e le persone. Ma è un’illusione.

Il ricco che si compra la villa, il quadro famoso  o la bella modella, e se li gode da solo, sa che queste cose non sono sue, non le possiede, non se le può portare dietro quando morirà e prima o poi dovrà abbandonarle. Dunque ne è il proprietarie temporaneo.

Lo stesso può dirsi del proprio corpo e della propria personalità.  Non sono sue proprietà. Ma dovrà prima o poi rinunciarvi.

I ricchi sono disperati. Cercano di possedere, ma non afferrano nulla.

La realtà è fatta così. Non può essere posseduta, al massimo goduta… per un tempo limitato.

È come se fossimo degli ospiti, non dei proprietari. Quando mettiamo su una famiglia, crediamo di possedere qualcosa. E invece niente è nostro, nemmeno i  figli.

Ce ne accorgiamo quando siamo vecchi e ci volgiamo verso la fine della vita. Allora vorremmo almeno avere un un’anima, qualcosa di veramente nostro, da portarci dietro. Ma nessuno ha mai dimostratouanQQqquanolllbvv che esista. Ed esiste il fondato sospetto che sia l’ultima illusione e, quindi, l’ultima delusione.

Dunque è meglio lasciar perdere ogni idea di possesso, ed essere veramente liberi, non attaccati a nulla. Godiamoci la vita per quel che è. Ma lasciamo andare ogni pretesa di possesso e di controllo. Non siamo diversi da una margherita o da un gatto.

lunedì 14 marzo 2022

Fermare le guerre

 


In tempi di crisi, i credenti tirano fuori i loro santi, Iddii e Madonne. Perché hanno l’abitudine di chiedere aiuto a qualcuno e perché non sanno a chi altri rivolgersi. Ma non serve a niente evocare figure immaginarie. Avete mai visto un Dio o la Madonna fermare una guerra? Eppure proprio questo ci si aspetta dalle divinità – che intervengano nelle faccende del mondo. L’assunto del cristianesimo è proprio questo: che Dio sia intervenuto nella storia.

È questa la grande illusione, anzi la grande menzogna. Dio non è mai intervenuto, per il semplice fatto che non esiste.

Non esiste un Dio come ce lo immaginiamo noi: una specie di creatore che ha un disegno (si spera intelligente) per il mondo. Il cosmo è nato da sé solo, non in seguito a qualche volontà divina. E va avanti da solo.

I fatti di questi giorni sono lì a dimostrarlo. Non vedrete mai una divinità allungare una mano dal cielo (come nella Cappella Sistina) e fermare la strage. Solo gli altri uomini possono fermarla. Ma devono essere uomini capaci di ragionare e intervenire, non di uomini impulsivi e creduloni.

domenica 13 marzo 2022

L'uomo di pace

 

Il crescente conflitto tra gli uomini non è dovuto a  questo o quel problema, ma al semplice fatto che tutti sono insoddisfatti e cercano sempre di più. Secondo una frase buddhista, sono come pesci in uno stagno che si va rapidamente prosciugando. C’è violenza d’ogni genere nel mondo. Il desiderio è continuo, nessuno si accontenta e ci sono mille pretesti, mille ambizioni per scontrarsi.

Il desiderio è sia fisico sia mentale, ed è come una piena che travolge e porta distruzione.

C’è un unico modo per fermare il conflitto. Vedere in noi l’abitudine di desiderare cose fisiche e mentali e fermare la tendenza a dire: “Questo è mio!”

L’uomo dal calmo sapere non si considera mai in vantaggio o svantaggio, non utilizza le categorie di positivo o negativo, non fa confronti con gli altri, non si fa coinvolgere, non va costantemente alla ricerca del piacere, non s’illude di possedere le cose o le persone, ed è al di là di ogni agitazione. Di conseguenza ha una pace dentro di sé che irradia tutto intorno.

L’uomo di pace è l’uomo in pace.

Certo deve lottare contro la natura umana, stando molto attento a non cadere nelle vecchie abitudini di desiderare tutto e di non essere soddisfatto di niente.

sabato 12 marzo 2022

Dio e la libertà

 

Al-Sisi, il dittatore egiziano, vuole costruire una chiesa in ogni villaggio, in modo che tutti abbiano un luogo di culto… e di condizionamento. Prima o poi, tutti i dittatori scoprono le “virtù” della religione. Anche Putin lo aveva fatto con la Chiesa ortodossa. Che subito lo ha ripagato, sostenendo che è giusto uccidere per contrastare l’influenza modernista occidentale.

Così vediamo fino a quali bassezze possa ridursi una religione.

Anche la religione cattolica aveva appoggiato il fascismo e le sue leggi razziali.

È inutile ripetere le cose, una religione che non sia fondata sulla libertà (e nessuna lo è) finisce per appoggiare il dittatore di turno. Troppo facile far credere che il mondo e la Terra debbano aver un padrone. Che è quello che ha più potere.

Ma il COSMO non ha padroni.

Se il cosmo ha un despota – ragionano le religioni -, è giusto che anche in Terra esistano i despoti. Anche san Paolo lo dice: ogni autorità viene da Dio, e le si deve sottomissione.

Da questa idea di Dio vengono tutte le dittature del mondo.

Dio non è democratico, Dio non è liberale, Dio non è progressista.

Dio è sempre autoritario.

Anche Gesù, che cerca di riformare la vecchia idea di Dio, e che cerca di dire che Dio è solo amore, finisce vittima di quella idea di Signore. Addirittura – secondo i cristiani – finisce vittima di un Dio dei sacrifici e lui stesso  è la vittima sacrificale.

Non c’è scampo. Chi crede in Dio, finisce per credere in un Dittatore Supremo. Non c’è democrazia in cielo. Ancora oggi.

Dio è la volontà suprema, al di sopra della quale nessun’altra volontà è possibile. E quindi anche il concetto di amore divino è quello vecchio e possessivo. Io ti amo, ma tu devi ubbidirmi e fare quel che voglio io. Se no, non ti amo più e posso anche ucciderti.

Ecco perché con il concetto di Dio non si va molto lontano nel campo delle libertà e si portano dietro idee autoritarie.

venerdì 11 marzo 2022

La fortuna di essere nati

 

La fortuna di essere nati

Anche se ci riteniamo fortunati per essere nati (quasi avessimo vinto un terno al lotto nella grande lotteria dell’universo), non è detto che sia così. In fondo sono più le sofferenze che le gioie e dobbiamo sempre lottare per vivere. La vita non è un pasto gratis, e per qualcun il conto è salatissimo… o perché è nato difettoso o perché vive poco.

Qualcuno soffre moltissimo dato che vorrebbe vivere come un uomo libero, e invece è sempre ostacolato dalla nostra vita sociale, che ti costringe a fare determinate cose, ad assolvere determinati obblighi, a vivere con persone che non ama o che sono troppo limitate.

Anche se ci crediamo padroni di noi stessi, in realtà non lo siamo affatto: percezioni, sensazioni, emozioni e impressioni ci vengono imposte e noi dobbiamo subirle giudicandole positive, negative o neutre. Di conseguenza reagiamo, più che agire. Ma anche i pensieri sono in gran parte spontanei e non vengono scelti. Figuriamoci le opinioni.

Siamo come turaccioli in preda alle onde – veniamo sballottati da forze più grandi di noi. Lo stesso è per i desideri: possiamo rifiutarci di avere fame o di desiderare il sesso? No, chiaramente sono istinti della natura che ha già deciso per noi e non ci lascia scelta.

Che cosa è  veramente nostro? Quello che riteniamo il nostro io o sé è un insieme di condizioni che ci preesistono e ci determinano. Date quelle condizioni, ecco il nostro sé, ecco il nostro carattere, ecco i nostri pensieri, ecco le nostre azioni. In che cosa siamo liberi? Possiamo non nascere, possiamo non invecchiare?

Ci sposiamo, mettiamo al mondo dei figli e moriamo senza aver veramente deciso nulla. Siamo stati trascinati dalle onde del mare. Qualcuno crede di aver fatto delle cose. Ma non vede che è stato condizionato a farle.

Per essere liberi ci vuole ben altro. Ci vuole consapevolezza di tutto questo, ci vuole attenzione a che cosa può essere veramente personale e a che cosa è impersonale. Ci vuole volontà a non essere come tutti gli altri.

mercoledì 9 marzo 2022

L'anima incostante

 

Ci sono momenti di massima intensità percettiva, nel bene e nel male, in cui usciamo dal nostro comodo rifugio e quasi non ci riconosciamo più. Ci domandiamo: “Ma sono proprio io? Queste cose capitano proprio a me?”

Proviamo un senso di estraneità, perché ciò che succede supera i limiti di ciò che conoscevamo. Chi è quell’io che è sottoposto a simili condizioni? La verità è che usciamo dai limiti dell’abitudine e tutto è nuovo. Può essere un’esperienza terrificante o può essere un’esperienza di beatitudine. Allora ci domandiamo chi siamo noi, qual è il nostro vero sé.

Eravamo abituati a qualcosa e ora appare qualcosa di nuovo.

Non c’è mai una risposta a questa domanda. Noi non ci conosciamo affatto. Quello che conoscevamo era un io o un sé sottoposto a certe condizioni. Ma ora le condizioni sono cambiate. E non ci riconosciamo più.

Dobbiamo concludere che in realtà noi siamo un campo di reazioni che possono variare in ogni istante e che quello che crediamo di essere è un’abitudine. Per un certo periodo questo campo di reazioni sembra mantenersi uguale a se stesso, dando l’illusione che ci sia qualcosa di permanente. Ma a lungo andare e comunque in condizioni estreme, ci accorgiamo che il campo non si mantiene affatto stabile.

Allora l’io si sente estraneo a se stesso, e capisce che la cosiddetta anima è una semplice idea ripetitiva che, al mutare delle condizioni, muta anch’essa.

Ciò che capisce tutto questo è l’universo, la nostra vera identità.

martedì 8 marzo 2022

Il Dio della tradizione

 

Se siete dei credenti, vorreste magari che Dio intervenisse proprio ora a fermare la guerra - sarebbe logico. Dio ha creato il mondo e vuole che vada in un certo modo… bene. Ma perché non succede mai? Non è mai intervenuto nelle precedenti guerre mondiali e nella persecuzione degli ebrei. Qualcuno l’ha visto? A Leopoli il Cristo della cattedrale armena è stato messo in un bunker per proteggerlo. La statua del Dio che ci ha salvato deve essere salvata. Come le chiese quando viene il terremoto.

Eppure basterebbe poco poco, un miracolino… far venire un colpetto a Putin – cosa che succede implacabilmente tutti i giorni a migliaia  di uomini.

Allora che cosa ci raccontano i preti?

Fandonie.

È evidente che un Dio del genere non esiste. Oppure Dio è una specie di Putin in grande, che vuole la violenza e la sottomissione. Tutto può darsi.

Noi facciamo un piacere a Dio dicendo che non esiste. Diciamo che non può esistere un Dio del male.

No, Dio come l’abbiamo immaginato non esiste. Non c’è un disegno divino. La vita è fine a se stessa, e non importa a nessuno se è tutto un carnaio.

Importerebbe a noi, che in tal senso dobbiamo smettere di credere agli Iddii e darci da fare per eliminare i tipi come Putin, ancora legati alla vecchia volontà di potenza.

Non a caso, il capo della Chiesa ortodossa si è affrettato a schierarsi dalla parte di Putin, ossia della guerra contro le democrazie e l’apertura mentale. Il Dio della tradizione, che vuole tenere gli uomini come masse ubbidienti e non pensanti.

 

Come si vede, ci sono Iddii conservatori e Iddii della nuova creazione, ci sono Iddii dell’autorità e Iddii progressisti. Tutto dipende dagli uomini. Come uno è, così è il suo Dio.


sabato 5 marzo 2022

I buoni capi

 

Le religioni ci danno istruzioni di comportamento in varie circostanze della vita. Ci dicono “fai questo”, “ fai quello”, per essere un uomo buono e giusto. Ma non ci dicono che cosa fare di fronte alle ingiustizie della vita e di fronte alla violenza che si abbatte su di noi o sui nostri cari. Che cosa fare se abbiamo a che fare con un prepotente e con un violento? Offrire l’altra guancia, come dice Gesù? Ma in questo modo il prepotente ha sempre ragione, ha la strada spianata, e il buono deve subire ogni sopruso.

Solo una tradizione, il Taoismo, ci vuole dare istruzioni sul come scegliere buoni capi e sul come i buoni capi devono comportarsi. La prima regola è che i capi “non dovrebbero abbandonarsi alle loro personali inclinazioni e avversioni” e che “dovrebbero controllare  i propri sentimenti”.

“L’azione di un vero capo è rivolta a conservare intatta l’energia della Natura”. “Quando i capi dominano se stessi e si danno una disciplina, allora vengono naturalmente raggiunti dai saggi e dai buoni”. Ma non bisogna farsi illusioni: “al mondo ci sono pochi uomini buoni e saggi, e molti cattivi”.

Comunque, “vincere davvero in campo militare significa combattere senza distruggere, lottare senza devastare, cosicché gli uomini non sanno perché si sottomettono e non hanno motivo di provare paura”.

Tutto il contrario di quel che vediamo oggi in azione; la pura forza senza alcun autocontrollo.

In sostanza, gli antichi taoisti ci dicono che il miglior modo per evitare guerre insensate è eleggere capi saggi. “Solo i saggi di profonda sapienza possono dirigere la società. Senza sforzi mentali e senza un’intensa concentrazione non si può giungere al fondo delle cose.” “Capi crudeli ed esigenti e ministri impulsivi e avventati attrarranno uomini malvagi, opportunisti, distruttivi e immorali.”

La rovina della Russia e del mondo intero è di aver accettato un capo che ha fatto strada nei Servizi segreti eliminando gli avversari. Già in tutti questi anni, ci siamo accorti come i suoi dissidenti venissero ammazzati. Un vero criminale, un assassino, per cui uccidere cinquanta o cinquantamila persone è la stessa cosa. In mano a questo uomo si trovano adesso armi nucleari.

Putin conosce solo il linguaggio della forza bruta. Di conseguenza il mondo non sarà al sicuro finché quest’uomo comanderà. E non saranno certo le religioni attuali a risolvere il problema. Ci vuole uno sforzo di consapevolezza e di energia.

L’esistenza stessa di questi uomini dimostra l’inesistenza di un Dio che sorvegli questa Terra.

giovedì 3 marzo 2022

Tutto è conflitto

 

I fatti di questi giorni, con la guerra in Ucraina, ci ricordano che la realtà della storia è legata alla pura forza, a ciò che chiamiamo energia, e non ha niente a che fare con le opinioni, lo spirito, le marce della pace, le preghiere, gli Iddii e le nostre buone intenzioni. Il puro e brutale uso della forza è in grado di spazzare via ogni falsificazione spiritualistica. Dove sono finiti i vostri Dei con le illusioni che intervengano nella storia secondo i vostri migliori desideri? È tutta un’illusione che sparisce di fronte al primo movimento dell’energia.

A ben vedere Dio o la verità consistono proprio in questo moto dell’energia, sono energia che afferma se stessa e che non lascia spazio a nessun pensiero. Dice l’Upanishad che la verità è come l’ “oh! ” che si emette all’apparire di un lampo. Tutto il resto è vaniloquio, sproloquio, commento, aggiunta, semplice speranza o opinione. Ma la realtà è forza brutale.

È alla luce di questo lampo che dobbiamo veder le cose, non in base alle piccole lampade artificiali che confondono ogni cosa.

Tuttavia chi agisce come il lampo, ma è schiavo della propria mente per desideri e ambizioni, finirà per distruggere se stesso perché non è in grado di agire per tutti. All’esterno appare calmo e composto, ma all’interno è divorato dallo stesso fuoco che ha acceso. L’universo non sa nulla degli interessi di questo o quello.

martedì 1 marzo 2022

Volontà di potenza

 

Quando ci si domanda se esistono altre civiltà e perché non le troviamo, dobbiamo tener conto che qualsiasi civiltà nata in questo universo finisce per auto-struggersi perché è animata dallo stesso impulso di affermazione e aggressione che vediamo in azione nella nostra. Questa è la verità. Non siamo in grado di auto-limitarci né sul piano del consumo delle risorse del pianeta né sul piano delle nostre armi. Non so se questa sarà la fine del mondo, ma è sicuro che prima o poi ci arriveremo – ci auto-distrugggeremo.

Per non farlo, dovremmo sviluppare una consapevolezza che è di pochi e che in ogni caso non è di chi aspira al potere. Chi aspira al potere e ci arriva, è sempre uno squilibrato che non è capace di auto-osservarsi e di auto-limitarsi. È dominato da una volontà di potenza che non conosce limiti e che finirà per perdere lui e gli atri che lo seguono.