giovedì 21 aprile 2022

Essere nel presente

 

Quando cerchiamo di cogliere noi stessi, il soggetto primo rimane sempre imprendibile, perché ciò che otteniamo è un semplice oggetto. Però abbiamo sempre la sensazione che ci sia un Testimone che osserva il nostro sforzo. In altri termini, non riusciamo a coglierci come soggetti, ma sappiamo che il soggetto è sempre presente sotto forma di testimonianza. Ebbene alcuni mistici sostengono che questa Testimonianza sia proprio il soggetto primo, quello che è sempre prima di ogni possibile sé conosciuto.

Questo soggetto è sempre attivo anche quando sogniamo. Il sé che conosciamo nei sogni non è il solito sé dello stato di veglia; è quasi sempre diverso. Ma noi abbiamo la sensazione che siamo comunque noi stessi. Dunque ciò vuol dire che qualcosa continua a testimoniare noi stessi. Ed è il Sé primo o ultimo, quello che è sempre presente senza poter essere conosciuto.

Quando cerchiamo di conoscerci (ho questo corpo, sono alto tanto, ho questi genitori e parenti, ho fatto queste esperienze, ho fatto questi studi, ho questo carattere, ecc.), quello che conosciamo è il nostro sé concreto, attuale, ma dobbiamo aggiungere che di lui siamo sempre coscienti, anche in stati alterati di coscienza, anche durante i sogni.

Ora ciò che è sempre cosciente è un Testimone, una Soggettività pura, che osserva sempre. Qui il “sempre” significa che è sempre presente, anche quando non cerchiamo di coglierlo. È la Testimonianza pura. Non possiamo coglierlo direttamente (altrimenti sarebbe un oggetto), ma è ciò che coglie, che è sempre consapevole del nostro essere.

Questo esercizio di “presa di coscienza” del Testimone va ripetuto continuamente, fino a convincerci che la nostra vera identità non è il sé concreto con cui ci identifichiamo abitualmente, ma “quel” Testimone. È ciò che i maestri dello zen chiamano il “Volto originario che esisteva prima dei nostri genitori”. Oppure è ciò cui alludeva Gesù quando diceva; “Prima che Abramo fosse, Io ero”.

Se si nota, questo Sé esiste nei sogni, seppure in forma distorta, e durante il sonno profondo, senza sogni, perché quando ci svegliamo è sempre lì a compiere  la sua testimonianza.

Questo Sé esisteva “prima” non perché fosse eterno, ma perché si trova nel presente che è al di fuori del tempo. Come diceva Wittgenstein, “se attribuiamo all’eternità non il senso di una perenne durata temporale, ma l’essere senza tempo, la vita eterna appartiene a quelli che vivono nel Presente.”

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